Beethoven

Amedeo Poggi e Edgar Vallora, Beethoven. Signori, il catalogo è questo!

1995, Einaudi, 729 pagine

Medesima formula sperimentata nel fortunato Mozart questa del Beethoven di Poggi e Vallora: anche qui sono ordinate secondo il numero di opus, analizzate e raccontate tutte le opere del genio di Bonn. Dal Trio con pianoforte op. 1 n° 1  in Mi bem maggiore  del 1795 – Beethoven aveva 25 anni – al Quartetto op.135 in Fa maggiore del 1826, completato un anno prima della morte del compositore, il sedicesimo e ultimo suo quartetto per archi.

In realtà ci saranno ancora l’op. 136 (Una cantata), l’op. 137 (un quintetto per archi) e l’op. 138 (l’ouverture Leonora 1), ma la cronologia errata di queste composizioni evidenzia la difficoltà che ha avuto fin dall’inizio la catalogazione delle opere di Beethoven. Infatti, accanto alla catalogazione fornita dal compositore stesso, esiste un corpus di composizioni non contemplate dall’autore né dagli editori ordinato in epoca successiva e contrassegnato dalla sigla WoO (Werke ohne Opuszahl, opere senza numero di catalogo) che formano un insieme ancora più numeroso, fino al WoO 205. Come se non bastasse, gli studiosi fanno talora riferimento anche a un altro catalogo, quello curato dal musicologo svizzero Willy Hess, la cui ultima edizione è stata pubblicata nel 1957 e che elenca tutte le composizioni  non comprese nella vecchia Gesamtausgabe ottocentesca pubblicata dalla Breitkopf & Härtel di Lipsia. Entrambi questi cataloghi sono inseriti nella seconda parte dell’elenco di Poggi e Vallora.Nelle appendici si possono leggere il testamento di Heiligenstadt, le lettere all'”immortale amata”, il racconto degli ultimi mesi e della morte di Beethoven, una biografia essenziale e un indice delle composizioni divise per genere.

Ognuna delle 343 schede oltre all’analisi e alle particolarità del lavoro ci informa su tonalità, organico, data e luogo della composizione, fornisce l’incipit su pentagramma e un paragrafo sulle curiosità con aneddoti, pettegolezzi, stralci di lettere.