Das Liebesverbot

Richard Wagner, Das Liebesverbot

★★★☆☆

Madrid, Teatro Real, 7 dicembre 2016

(registrazione video)

Il ventenne Wagner e il suo peccato di gioventù

Per una strana coincidenza il debutto dei due massimi compositori d’opera dell’Ottocento ha avuto un certo parallelismo: martedì 29 marzo 1836 allo Stadttheater di Magdeburgo si registrava il fiasco della seconda opera di Richard Wagner, Das Liebesverbot, la sua unica opera buffa, mentre il 5 settembre 1840 la Scala assisteva all’analogo fiasco della seconda opera di Giuseppe Verdi, Un giorno di regno, anche questa la sua unica opera buffa. La coincidenza fu ripetuta con la terza opera dei rispettivi autori: nel 1842 trionfavano il Rienzi a Dresda e il Nabucco a Milano. Poi però i due compositori non avrebbero più seguito cammini paralleli.

Dopo l’abortito progetto del giovanile Die Hochzeit e la prima opera compiuta Die Feen, Wagner racconta nella prima parte della sua biografia, Mein Leben, la genesi del lavoro: «Durante un bel viaggio attraverso le foreste della Boemia nell’estate 1834, abbozzai la trama di una nuova opera. Ero ventunenne, allora: la mia natura mi indirizzava verso la gioia di vivere e la mia visione del mondo m’ispirava un felice stato d’animo. […] Ai miei occhi, la Germania appariva come una minuscola particella del mondo, e nulla più. Mi ero svincolato dalle astrazioni del misticismo e imparavo ad amare la corporeità, la bellezza degli oggetti materiali, il paradosso scherzoso e la sottigliezza di spirito erano per me qualcosa di meraviglioso. Spirito e brillante umorismo li trovavo entrambi nella musica degli Italiani e dei Francesi e abbandonai l’idea di assumere Beethoven a mio modello. Tutto ciò che mi circondava lo percepivo come un fermento: abbandonarmi a quel fermento, mi parve la scelta più naturale da seguire. […] Il frutto di tutte queste impressioni e di questi stati d’animo fu l’opera Das Liebesverbot, oder Die Novize von Palermo [Il divieto d’amare, ovvero La novizia di Palermo]. Il soggetto, lo presi a prestito da Misura per misura di Shakespeare. Per realizzare il mio libretto d’opera rielaborai la trama shakespeariana in maniera molto libera, in sintonia con i miei umori di allora. Nella mia concezione drammaturgica la linea guida era un attacco sferrato contro l’ipocrisia puritana e, alla fine, una temeraria glorificazione della “libera sensualità”».

Che poi la trama di Measure for Measure derivi a sua volta da una novella italiana non è un’eccezione per Shakespeare, anche il suo Othello ha origine dalla stessa raccolta, Hecatommithi (cento novelle) di Giambattista Cinzio (1504-1573). Si tratta infatti della novella VIII,5 trasformata successivamente dallo stesso autore nella tragedia Epitia.

Atto primo. Palermo, XVI secolo. Sobborgo con luoghi di divertimeno di ogni sorta. Brighella con l’aiuto di un drappello di sbirri è occupato a devastare le taverne di periferia fra le vibranti proteste del popolino. Oltre all’oste Danieli, arresta tutti quelli che hanno contravvenuto la nuova legge promulgata dal vicario del Re di Sicilia, Friedrich, che vieta i tradizionali festeggiamenti di carnevale, fa chiudere tutte le bettole e i luoghi di divertimento e punisce con la morte ogni trasgressione nel bere e nell’amare. Fra gli arrestati c’è Claudio, un giovane nobile e Dorella, già cameriera della sorella di Claudio – Isabella – che è ora al servizio di Danieli. Claudio prega il suo amico Luzio di correre a informare del proprio arresto Isabella che, dopo la morte dei genitori, si è ritirata in un convento e che, egli è convinto, è l’unica persona in grado di far recedere il vicario dal suo proposito. Chiostro nel monastero delle elisabettine. Nel convento Isabella è accolta da Mariana, sua amica di infanzia, che le confessa le ragioni della sua malinconia: Mariana aveva sposato, in segreto, l’uomo che amava tanto ma lui, entrato nelle grazie del Re di Sicilia e da questi nominato vicario l’ha ripudiata senza pietà. Bussano al portone, Mariana si ritira e Isabella va ad aprire e fa entrare Luzio che implora Isabella di salvare Claudio, reo di aver disonorato una fanciulla. Isabella apprende della legge promulgata da Friedrich e si dichiara disposta ad aiutare il fratello. Aula delle udienze giudiziali con tribune e gallerie. Brighella in veste di giudice condanna Ponzio Pilato, che nell’osteria favoriva incontri amorosi, all’esilio. Dorella, invece, riesce a far cedere il comico giudice alle sue lusinghe. Il popolo irrompe all’improvviso mandando all’aria le avances di Brighella. Entra Friedrich al quale una delegazione di nobili gentiluomini consegna una petizione affinché venga ripristinato il permesso di festeggiare il carnevale. Friedrich straccia la petizione senza neanche leggerla. Claudio è portato di fronte al giudice e condannato a morte insieme alla fanciulla che ha sedotto. Isabella chiede un’udienza privata con Friedrich. Le sue preghiere suscitano in lui dei sentimenti a lungo dimenticati e il vicario promette di accordare la grazia al fratello in cambio di una notte d’amore con lei. Piena di rabbia Isabella chiama tutti a raccolta per denunciare l’ipocrisia di Friedrich, ma poi esita a svelare l’accaduto poiché il vicario la convince che sarebbe inutile e che il popolo le riderebbe in faccia. La giovane novizia finge allora di accettare, a bassa voce si rivolge al prepotente dicendosi persuasa e comunicandogli che fisserà un incontro, in realtà ha già in mente uno stratagemma: invierà Mariana al rendez-vous con Friedrich; questi promette di liberare suo fratello Claudio.
Atto secondo. Giardino della prigione. Isabella svela a Claudio i termini dell’accordo fatto con Friedrich: salvarlo al prezzo del proprio onore. Claudio prima freme e decide piuttosto di morire, ma poi il terrore della morte lo fa tornare sui propri passi chiedendo alla sorella di salvarlo ad ogni costo. La sorella si offende e lo punisce tenendolo all’oscuro dello stratagemma architettato che prevede che al posto suo sia Mariana ad incontrare Friedrich – anch’egli in maschera – che sarà quindi colto in flagrante a violare ben due delle leggi da lui stesso promulgate. Per punire il fratello della propria codardia, Isabella intercetta il documento della grazia e fa richiamare il carceriere affinché rimetta in prigione il vile a trascorrere una notte nel terrore della morte imminente. Poi consegna a Dorella una lettera per Mariana ed un biglietto per Friedrich: recapitarla sarà facile, dice Dorella, in quanto Brighella è invaghito di lei e aggiunge che Luzio è un gran farfallone che ha fatto la corte a tutte le donne di Palermo. Quando Luzio chiede di Claudio facendo il galante con Isabella esortandola a non riprendere la via del convento, Dorella, un tempo amata da Luzio, è furente ma si reca ugualmente presso il palazzo di Friedrich. Quando Isabella riferisce a Luzio dello squallido patto propostole da Friedrich, la sua reazione è così sinceramente furiosa che Isabella capisce che la galanteria di Luzio è vero amore. Una stanza nel palazzo di Friedrich. Friedrich pensa al suo amore, che ha mandato all’aria tutti i suoi principi. Introdotta da Brighella, Dorella gli consegna il messaggio della giovane: l’appuntamento, in maschera, è per la notte che viene all’uscita del corso cittadino. Dapprima Friedrich esita a violare la legge per due volte, poi cede perché la passione ha la meglio su di lui: allo stesso tempo però, decide di non concedere la grazia a Claudio e quindi firma una sentenza di morte che consegna a Brighella. Brighella chiede un appuntamento a Dorella, lei glielo concede, mascherati lui da Pierrot e lei da Colombina. L’uscita del Corso. Nonostante il divieto, tutta Palermo ha disatteso l’ordine del vicario e festeggia il carnevale. Brighella, mascherato da Pierrot si mette alla ricerca di Dorella. Isabella e Mariana, mascherate allo stesso modo avanzano assieme e poi si separano. Mariana si incammina all’appuntamento con il suo fedifrago coniuge. Friedrich, mascherato, entra e si aggira in cerca di Isabella e, dietro di lui, Luzio che l’ha riconosciuto lo invita a partecipare ai festeggiamenti, prendendo in giro quel buffone ipocrita del vicario. Finalmente Friedrich trova Isabella, ignaro che si tratti di Mariana, e si apparta con lei. Luzio in preda alla gelosia vorrebbe seguire la coppia ma è trattenuto dall’invadente Dorella dalla quale riesce a liberarsi solo a prezzo di un bacio appassionato, ma la scena suscita la gelosia di Brighella e della vera Isabella – entrambi nascosti – rispettivamente per Dorella e per Lucio. Entra Ponzio che consegna a Isabella il messaggio del Vicario che condanna Claudio a morte: l’ordine è aggravato dall’immediata esecuzione, Claudio è salvo per puro caso! Furibonda Isabella si mette a gridare fin quando tutto il popolo non accorre e lo istiga a prendere le armi contro il tiranno. Sullo sfondo si vede Ponzio che ha catturato due coppie di maschere ree di atti licenziosi: davanti a tutto il popolo vengono così smascherati Friedrich, che si intratteneva con la sua ex moglie Mariana e Brighella che aveva finalmente vinto le resistenze di Dorella. Tutti inveiscono contro il tiranno, di cui Isabella rivela il doppio inganno. Intanto Claudio, liberato dal carcere, viene portato in trionfo. Colpi di cannone e squilli di campane annunciano che il re è appena sbarcato: si forma un corteo festoso che va incontro al sovrano, aperto dall’impunito Friedrich e dalla sua Mariana, nel quale tutte le coppie sfilano a braccetto.

Il ruolo di Isabella fu allora interpretato da Minna Planer, «non eccelsa cantante e mediocre attrice», scrive Querino Principe, «che Wagner corteggiava implacabilmente e che poi sarebbe divenuta sua moglie senza tuttavia dargli un briciolo di felicità coniugale. Anche le speranze di natura artistica e professionale che il giovane autore aveva riposto in quella sua seconda opera caddero tutte miseramente. La prima rappresentazione fu un fiasco. La seconda non ebbe mai luogo, anche se quella sera tre aspiranti spettatori (diconsi “tre”), si erano presentati alla cassa per acquistare altrettanti lugubri biglietti. Per giunta, la sera del 29 marzo, indecenti questioni di rivalità e di gelosie tra gli interpreti dei ruoli principali avvelenarono irrimediabilmente il clima di lavoro, né mancarono litigi di natura privata, anche quella sera, tra Richard e Minna». Wagner qualificò il suo lavoro «Jugensünde», come scrisse nella dedica al re Ludwig di Baviera quando nel 1866 gli offrì la partitura: «Vorrei espiare l’errore di allora: questo “peccato di gioventù” pesa troppo sulla mia coscienza! L’esito di quel peccato, lo pongo ai Tuoi piedi: Te lo affido. La Tua grazia gli restituisca l’onore, e possa redimerlo!». È curioso come la parabola artistica di Wagner abbia avuto inizio con l’esaltazione della sensualità e come finale la sua “apparente” condanna nel Parsifal. Das Liebesverbot non fu mai ammessa nel canone delle opere di Bayreuth: ancor più del Rienzi, la musica qui deve moltissimo alla musica italiana, come ammesso fin da subito dal compositore.

Per la prima volta in scena in Spagna – le castagnette che sentiamo all’inizio non sono un improprio omaggio alla terra iberica, ma sono previste dalla partitura per dare il tono mediterraneo in cui è immersa la vicenda in un’improbabile Palermo «mit Belustigungsörtern aller Art (con luoghi di divertimento di ogni tipo) – la giovanile opera di Wagner ha una produzione che non lesina sulla qualità della direzione musicale e su quella visiva, ma, diciamolo subito, è piuttosto carente sul piano vocale, con un cast del tutto inadeguato: che si tratti del Friedrich di Christopher Maltman dagli evidenti limiti vocali, del Lucio di Peter Lodahl con gli occhi fissi sui monitor e dalla voce strozzata, della Isabella di Manuela Uhl dal timbro perforante e dal tono sempre gridato, del Claudio di Ilker Arcayürek dall’intonazione precaria e dai fiati corti, della Mariana di Maria Miró dai suoni fissi, l’unico che si salva è il Brighella di Ante Jerkunica. Un po’ troppo poco.

Note positive invece per la brillante concertazione di Ivor Bolton. I drastici tagli mantengono lo spettacolo sotto le tre ore e la musica che rimane è comunque sufficiente a rendere l’idea. Bolton riesce nel difficile equilibrio di non far dimenticare trattarsi del futuro autore del Ring e dei Meistersinger senza però rinnegarne le ascendenze italiane: non c’è momento nella partitura che non richiami in qualche modo Donizetti, massimamente nel duetto Brighella-Dorella, ma anche nell’aria di Friedrich nel II atto con accompagnamento del clarinetto, nei concertati e nei finali.

Che la lettura del regista Kasper Holten punti al registro farsesco e smitizzante è evidente prima ancora che inizi l’opera: sul sipario chiuso viene proiettato il celebre ritratto di Wagner del 1862 di Caesar Willich in una elaborazione digitale che lo fa muovere ed ammiccare al ritmo della celebre ouverture. E quando il sipario si alza vediamo un distretto a luci rosse dominato dai neon colorati dei bordelli e dei sex shop della scenografia di Steffen Aarfing che si occupa anche dei costumi, sbizzarrendosi con quelli delle maschere del carnevale, due fra tutti quello da Lohengrin di Friedrich e quello da Valchiria di Brighella. La struttura scenica ricorda un interno escheriano con scale che salgono/scendono in varie direzioni con i vani tra una scala e l’altra che fungono da cellette dei monaci che prima pregano, poi passano a momenti più personali – chi spolvera, chi fa esercizi ginnici, chi si lima le unghie… – e poi da alcove per i momenti intimi dello scatenamento dei sensi del finale. L’epoca della messa in scena è quella attuale: gli editti di Friedrich vengono diffusi via Twitter, i messaggi dei personaggi via WhatsApp e Claudio in prigione comunica con Isabella tramite cellulare. Che la figura che impersona il re che ritorna porti la maschera di Angela Merkel non sorprende e conferma il tono irriverente e goliardico scelto dal regista inglese per questo inno alla libertà dei sensi così esplicitamente affrontato dal giovane Wagner.

Il video dello spettacolo è disponibile a pagamento su myoperaplayer.com