Peter Grimes

 

Benjamin Britten, Peter Grimes

★★★★☆

Monaco di Baviera, Nationaltheater, 28 febbraio 2022

(video streaming)

A Monaco Peter Grimes diventa l’Olandese Volante

La bandiera dell’Ukraina sventola sulla facciata del teatro, sul palcoscenico prima della rappresentazione sale il sovrintendente Serge Dorny a ricordare come l’opera di Benjamin Britten sia stata concepita negli anni bui del secondo conflitto mondiale e la prima del 7 giugno 1945 sia avvenuta con le macerie ancora fumanti appena fuori del Sadler’s Wells Theatre. E oggi la guerra è nuovamente alle porte dell’Europa, a soli mille chilometri da Monaco di Baviera. Attacca l’inno europeo e il pubblico in piedi ascolta le solenni note di Beethoven. Così inizia il Peter Grimes che la Bayerische Staatsoper mette in scena al Nationaltheater.

Il tema del mare è presente fin da questa prima opera di Britten, ma sarà poi ricorrente, ricomparendo nel Billy Budd del 1951 e poi in Death in Venice del 1973, la sua ultima opera. The Borough, il titolo del poema di George Crabbe del 1810 che ha ispirato Britten e il suo librettista Montagu Slater, è una forte evocazione dell’outsider Grimes perseguitato a morte da una comunità bigotta e moralista. Una situazione tutt’altro che ignota a Britten e a Peter Pears, omosessuali in una società che considerava illegale l’omosessualità – la vicenda di Alan Turing, che sarà pure lui come Peter Grimes spinto al suicidio, si ripeterà nell’Inghilterra di quegli stessi anni. Così legge la vicenda il regista Stefan Herheim: «Poiché nessuno ha nulla di concreto contro Grimes, non ci può essere un verdetto del tribunale, ma solo un verdetto di voci. Lo stesso Grimes non è consapevole di essere colpevole. L’opera non è uno studio sul personaggio di un presunto assassino di bambini o di un sociopatico. In considerazione dell’omosessualità di Benjamin Britten e del suo compagno Peter Pears, per il quale scrisse il ruolo principale, ha senso puntare tutto sull’intolleranza sociale nei confronti di orientamenti sessuali tabù. Il mio stimato collega Christof Loy lo ha fatto non molto tempo fa nella mia futura casa, il Theater an der Wien [dove Herheim sarà presto direttore artistico], e lo ha riscattato in modo fenomenale dal punto di vista teatrale. La sua lettura risponde a certe domande sull’alterità di Grimes. Ma a me interessa l’estrema adattabilità e il comportamento normativo di tutti gli altri. Quelli che usano Grimes come una discarica per tutto ciò che temono».

Ancora non si è sentita una note e a sipario aperto vediamo entrare varia gente in quella che sembra la sala di un teatro di provincia «arranged as for Coroner’s Inquest» ossia utilizzata come tribunale. Il soffitto di legno a botte non può non ricordare l’interno di una nave capovolta. Talora il soffitto si abbassa rendendo ancora più claustrofobica la scena, per poi alzarsi di nuovo per rappresentare la chiesa per la funzione domenicale. Il palcoscenico sul palcoscenico lascia talora posto a una suggestiva vista sul mare con i suoi marosi, un vorticoso branco di pesci, cieli tempestosi, ma anche un’eclissi solare e una luna gigante nei video di Torge Møller. Anche le finestre laterali cambiano dimensione a seconda delle funzioni dello spazio disegnato da Silke Bauer. Qui c’è poco di quanto ci aspetteremmo da un villaggio di pescatori. L’ambiente è fatto per far risuonare la musica e i sentimenti dei personaggi. La direzione di Edward Gardner è sensibile ed estremamente attenta ai colori della partitura rendendo con trasparenza i momenti lirici o al contrario, con grande densità sonora, i drammatici crescendo che punteggiano la cupa vicenda. Gli interludi, superbamente eseguiti dalla Bayerisches Staatsorchester, qui sono messi in scena e durante il primo ad esempio vediamo Balstrode presentarsi quasi come un sosia di Peter. Poi il bambino si mette il maglione del padrone mentre nel finale sarà Peter a vestire un completo bianco come quello indossato dal bambino per la funzione della domenica. La maledizione degli infelici fanciulli costretti dalla misera a faticare in mare è la stessa del loro padrone ed è come se di Peter avessimo tre versioni diverse.

Nel ruolo eponimo Stuart Skelton fa ricorso a una mezza voce fascinosa in «Now the Great Bear and Pleiades» ma nel registro acuto si scontra con un’intonazione un po’ incerta, soprattutto quando canta senza accompagnamento orchestrale come avviene nell’arioso «What harbour shelters peace!» nel terzo atto. Nella lettura di Herheim viene evidenziato il disordine mentale del personaggio, che qui diventa un Olandese Volante altrettanto rifiutato dalla terraferma – e la messa in scena potrebbe adattarsi benissimo al dramma wagneriano. Per di più anche Ellen qui come Senta nel finale tenta di gettarsi da una rupe (la buca del suggeritore…) ma è fermata dagli abitanti del villaggio. Debuttante nella parte, Rachel Willis-Sørensen sfoggia una bella e lirica voce che esalta il tono materno della ragazza. Balstrode, qui più burbero del solito, trova in Iain Paterson un interprete autorevole. Più che deguati gli altri – con la vivace Auntie (Claudia Mahnke), le due scatenate Nipotine (Lindsay Ohse ed Emily Pogorelc) e lo squallido fornitore di droga Ned Keen (Konstantin Krimmel) – così come il coro istruito da Stellario Fagone.


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