Biennale d’Arte di Venezia 2022

Tau Lewis, Angelus mortem

Biennale d’Arte di Venezia (parte II, Arsenale): il teatro del silenzio

Venezia, Arsenale, 21 maggio 2022

Anche all’Arsenale, l’altra sede della Biennale d’Arte di Venezia assieme ai Giardini, domina la presenza di artiste: molte delle opere esposte hanno come medium i tessuti, gli arazzi, i tappeti, i  manufatti in terracotta, oggetti da sempre creati dalle mani femminili. Molte fotografie e video, rumori – il gocciolio della fontana dell’Ukraina, le gocce di acciaio fuso nel padiglione di Malta che vuole ricreare l’atmosfera della Decollazione di San Giovanni Battista del Caravaggio – e profumi – la terra, le erbe, il muschio di molte opere.

Ma soprattutto domina il silenzio per fruire al meglio delle installazioni che molte volte sembrano scenografie per drammi che stanno per essere messi in scena o che sono appena terminati. Come il padiglione dell’Italia: fino all’ultimo non si capisce se gli ambienti che attraversiamo – una sala con le macchine per il movimento delle gru, gli alloggi del custode, la sartoria abbandonata con ancora i rocchetti di filo azzurro pronti – siano un reperto industriale reale o una ricostruzione. Il dubbio viene sciolto quando una sala diventa un tratto di mare mosso con centinaia di lucciole sulla superficie, Destino delle comete intitola questa parte l’artista Gian Maria Tosatti. La prima, che restituisce un paesaggio di fabbriche silenti, in cui la presenza umana è svanita, era la Storia della notte. È la prima volta che il Padiglione Italia è affidato a un unico artista.

Gian Maria Tosatti, Storia della Notte e Destino delle Comete