Leonore 40/45

Rolf Liebermann, Leonore 40/45

★★★☆☆

Bonn, Stadttheater, 10 ottobre 2021

(video streaming)

L’amore è più forte della guerra?

Opera semiseria in un preludio e sette quadri, Leonore 40/45 è il secondo lavoro per il teatro dopo Irre von Chaillot (La pazza di Chaillot, 1946, da Jean Giraudoux) di Rolf Liebermann (1910-1999). Presentata il 26 marzo 1952 a Basilea su un libretto un po’ ingenuo di Heinrich Strobel in tedesco e francese, narra la vicenda del tedesco Albert e della francese Yvette negli anni del secondo conflitto mondiale.

Preludio. Monsieur Émile, l’angelo custode, introduce il pubblico alla trama. Germania, luglio 1939: Hermann sta ascoltando una trasmissione dell’opera di Beethoven Fidelio davanti alla radio. Questa viene improvvisamente interrotta a causa di un annuncio speciale. Una voce annuncia che gli uomini nati tra il 1905 e il 1913 devono arruolarsi. Anche il figlio di Hermann, Albert, è colpito. Allo stesso tempo a Parigi: la conversazione tra Madame Germaine e sua figlia Yvette ruota intorno alla guerra imminente. Sono d’accordo che probabilmente sarà inarrestabile. Yvette non ha paura, però, perché ha fiducia nel suo angelo custode.
Atto I. Le truppe tedesche hanno occupato Parigi. Nell’inverno 1941/1942, Albert e Yvette si incontrano a un concerto. Anche se appartengono a nazioni opposte, tra loro nasce una grande simpatia. La madre di Yvette invita lo straniero a visitare lei e sua figlia a casa sua. Autunno 1943: Albert e Yvette condividono un grande amore per la musica. Questo li avvicina e si confessano il loro affetto reciproco. Agosto 1944: le truppe tedesche si ritirano da Parigi. Albert non ha altra scelta che dire addio alla sua amata.
Atto II. Agosto 1945: Albert si ritrova in un campo di prigionieri di guerra francese. Il suo cuore è pieno di desiderio per Yvette. Poco tempo dopo, Monsieur Émile a Parigi informa Yvette che il suo amante è stato assegnato a lavorare per il costruttore di strumenti Lejeune. Osserva di sfuggita che Lejeune sta cercando una segretaria. Per essere vicina ad Albert fa domanda per il lavoro e viene accettata. A causa del divieto di matrimonio tra nemici, Yvette e Albert non possono celebrare il loro matrimonio. Ma l’intervento di Monsieur Émile, annunciato dal tema della Leonora di Beethoven e vestito da angelo, risolve la situazione. Per la gioia degli ospiti, si comporta come un mago e si assicura che la giovane coppia non solo riceva nuovi mobili per il loro appartamento, ma anche un pianoforte a coda da concerto. Alla fine dell’opera, tutti si uniscono nel coro finale fugato: «Tutto va bene nel migliore dei mondi». (1)

L’ultima produzione di Leonore 40/45 risale al 1959 a Oldenburg e allora il pubblico sembrò non approvare il dramma della fraternizzazione tra un soldato della Wehrmacht e una giovane francese: «L’opera aveva provocato rivolte tra il pubblico in tutte (!) le sue rappresentazioni in Germania. Piuttosto che una riconciliazione tra “nemici ereditari”, la vedevano solo come una spregevole collaborazione» scrive Ulrich Schreiber (Advanced opera guide, the history of music theatre). Sessant’anni dopo molte cose sono cambiate e questa nuova produzione non incontra pregiudizi del genere. Leonore 40/45 fa parte del progetto “Focus” dello Stadttheater – che non è nuovo a prime mondiali di grande interesse – ed era stata  originariamente programmata assieme al Fidelio a celebrazione del 250° anniversario del compositore di Bonn, ma si era messo di mezzo il Covid e l’opera va ora in scena senza il pendant beethoveniano. La regia  di Jürgen R. Weber fa svolgere la vicenda come in un cabaret con un angelo narratore che appare all’inizio come il Canio di Pagliacci a introdurre la vicenda agli spettatori. La scenografia di Hank Irwin Kittel non usa la piattaforma rotante ormai imprescindibile negli allestimenti di oggi, ma costruisce una stanza-scatola con il piano in pendenza. L’azione avviene anche al di fuori mentre sullo sfondo uno schermo ospita filmati d’epoca e un altro schermo in una cornice barocca i video in stile Monty Python della visual artist Gretchen fan Weber. Il regista inserisce con le sue immagini il dramma che manca alla musica, come quando mostra il taglio dei capelli e la svastica dipinta sulla schiena alla ragazza, la punizione per le donne che erano state considerate collaborazioniste.

Alla testa della Beethoven Orchester Bonn il direttore Daniel Johannes Mayer dipana le note di una partitura in cui Liebermann utilizza la tecnica dodecafonica molto liberamente e con ironia («C’est de la cacododecaphonie!» si canta a un certo punto), tanto che nonostante la sua modernità non spaventa neppure il più inesperto dei frequentatori dell’opera. In molti punti la musica di Leonore 40/45 assomiglia a una sorta di musica da film, spesso sottolineando l’azione e quando non lo fa rivela qualche lungaggine di troppo. L’influenza di Kurt Weill è lontana, la scrittura di Liebermann è più sulla scia della musica tedesca del primo Novecento, uno Schönberg che non rifugge la melodia, soprattutto nel trattamento delle voci: dal lirico Albert, il bravo tenore Santiago Sánchez, alla vivace Yvette di Barbara Senator, al tono nostalgico degli interventi di Madame Germaine, Susanne Blattert, al padre, Pavel Kudiniov, tutti uniti nel quartetto del prologo modellato sull’analogo quartetto del Fidelio «Mich ist so wunderbar». La parte dell’angelo è quella di Monsieur Émile, deus ex machina con ali nere, una presenza scenica sardonica e una bella prova vocale per il baritono Joachim Goltz.

Semiseria sì, ma fondamentalmente seria: sulla Seconda Guerra Mondiale solo Benigni con il suo film La vita è bella è riuscito a scherzare.

(1) La stessa cosa si canterà nel Candide di Bernstein di 4 anni dopo: «Once one dismisses | The rest of all possible worlds, | One finds that this is | The best of all possible worlds».