Donnerstag aus Licht

Karlheinz Stockhausen, Donnerstag aus Licht

★★★

Paris, Philharmonie, 15 novembre 2021

(video streaming)

La quarta giornata di Licht è autobiografica

Opera per 14 interpreti (3 voci soliste, 8 strumentisti, 3 ballerini), coro, orchestra e nastro magnetico, Donnerstag, la prima in ordine di composizione delle sette opere che formano Licht, è stata scritta tra il 1977 e il 1980. Giovedì è il giorno di Michael, il colore è il blu brillante, i suoi colori secondari sono il viola e il violetto, l’elemento è l’etere, il pianeta è Giove e il senso è l’udito.

L’opera può essere considerata un’autobiografia dell’autore: utilizzando il nome di Michael, Stockhausen racconta la propria storia, iniziando nel primo atto con la sua infanzia infelice in Germania, prima sotto i nazisti e poi dopo la guerra. Suo padre, un insegnante di scuola elementare, prestò servizio nell’esercito e scomparve sul fronte in Ungheria e lui perse sua madre a causa dell’eutanasia, la condizione di molti malati di mente sotto il Terzo Reich. Nell’opera, Michael, l’orfano, deve sostenere un esame di ammissione per iscriversi alla scuola di musica. Il secondo atto racconta il viaggio di Michael intorno alla terra, il cui ruolo è interpretato dalla tromba solista, mentre l’orchestra è un mondo a sé stante, in movimento e con il comico andirivieni delle rondini ritratte da due clarinetti. Alla fine della settima e ultima tappa delle sue peregrinazioni, Michael è tornato, e la sua ricomparsa si esprime nel terzo atto quando cori invisibili cantano testi scritti tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Michael è venuto per esaltare le virtù della pace. Un anno prima della prima mondiale a Milano, fu chiesto a Stockhausen cosa pensasse potesse essere la felicità sulla terra e la sua risposta fu: «Un’opera musicale perfetta».

L’ora e il luogo sono universali. Saluto del giovedì. Il saluto del giovedì viene eseguito nel foyer all’arrivo del pubblico.
Atto primo: La giovinezza di Michael. Scena 1: Infanzia. Michael, figlio di genitori poveri, dimostra doti eccezionali. Il padre, maestro di scuola, gli insegna a pregare, a cacciare, a sparare e a recitare in teatro. Dalla madre impara a cantare e a fare baldoria, a ballare e a sedurre. I genitori litigano e un fratello minore, Hermannchen, muore in tenera età. La madre impazzisce, tenta il suicidio e viene ricoverata in ospedale. Il padre si dà all’alcol e parte per la guerra. Scena 2: Mondeva. Nella foresta, Michael incontra Mondeva (Moon-Eve), metà donna e metà uccello, e se ne innamora. Mentre scopre come controllare la sua musica attraverso il gioco erotico, in una scena parallela la madre di Michael viene uccisa da un medico in un manicomio. Scena 3: Esame. Michael si sottopone a un triplice esame di ammissione al conservatorio. Prima come cantante, poi come trombettista e infine come ballerino, stupisce la giuria che lo ammette con entusiasmo.
Atto secondo: I viaggio di Michael intorno al mondo. Nel secondo atto, Michael intraprende un viaggio intorno al mondo in quello che è essenzialmente un concerto per tromba con orchestra, eseguito in un enorme globo rotante sullo sfondo di un firmamento stellato. Ci sono sette “stazioni” lungo il percorso, in ognuna delle quali la musica assume i colori del luogo: Germania, New York, Giappone, Bali, India, Africa centrale e Gerusalemme. La formula di Michael si evolve gradualmente da una forma iniziale semplice a una stravaganza sempre più florida, fino a frantumarsi in frammenti incoerenti nelle stazioni 5 e 6. Quando raggiunge l’Africa centrale, Michael sente un lontano corno di bassetto e ordina al globo di smettere di girare. Quando raggiunge la settima stazione, Gerusalemme, Michael ordina alla Terra di ruotare al contrario e inizia un nuovo processo di riabilitazione in una conversazione terapeutica con un contrabbassista. Appare Mondeva e i due si esibiscono in un duetto in cui le loro formule melodiche si fondono e si intrecciano fino a quando ognuno suona la formula dell’altro. Due clarinettisti clowneschi, vestiti come una coppia di rondini, lo deridono e – insieme agli ottoni bassi orchestrali, emblema di Lucifero – lo “crocifiggono”, dopodiché l’atto si conclude con una “ascensione” musicale in cui i suoni della tromba e del corno di bassetto girano intorno fino a unirsi in un trillo.
Atto terzo: Michael torna a casa. Michael – nella sua triplice manifestazione di tenore, trombettista e ballerino – torna alla sua dimora celeste. Scena 1: Festa. Michael combatte il drago. Mentre i cori invisibili cantano tutt’intorno, viene accolto da Eva – anch’essa nella triplice forma di soprano, corno di bassetto e danzatrice – da cinque cori, cinque gruppi orchestrali e un’orchestra d’archi di sottofondo. “Meditazione”. Eva presenta a Michael un dono di tre piante e un altro di tre composizioni di luce: “Prima composizione di luce: Caos dai colori”. “Seconda composizione di luce: Soli dal Caos”. “Terza composizione di luce: Caos dai colori”. Parte 1: “Le lune”. Parte 2: “Lune e immagini vitree”. Parte 3: “Cielo stellato”. I segni zodiacali appaiono uno dopo l’altro, dall’Acquario al Capricorno. All’improvviso, un’anziana signora si fa avanti e chiede: «Perché non tornate tutti a casa?». I cori le rispondono: «Non c’è nessuna ‘casa’. Anche gli angeli sono sempre in movimento». Eva consegna a Michael un ultimo dono, un globo terrestre come ricordo del suo viaggio intorno alla terra. Lucifero appare, prima come un gremlin che esce dal globo e presenta a Michael il suo globo blu, più piccolo. Michael lo passa al coro, facendo infuriare il gremlin, che fa gesti minacciosi e chiama i soccorsi. “La battaglia di Michael con il drago”. Lucifero riappare in una seconda forma, come trombonista ballerino vestito da torero con mantello e cappello nero, mentre il gremlin si trasforma in drago. Michael dà battaglia e il drago, ferito più volte, sprofonda a terra. Michael prende in prestito la lunga bacchetta del direttore d’orchestra per dare il colpo di grazia. Il drago tenta un’ultima volta di rialzarsi, ma cade sulla pancia. Anche il trombonista barcolla e cade sulla schiena, a gambe all’aria. “Boys’ Duet”, suonato da due angelici sassofonisti soprano. “Discussione”. Arriva un messaggero per annunciare che Lucifero sta di nuovo causando problemi. Lucifero riappare, ora in triplice forma come cantante-basso, trombonista e ballerino-mimo, e schernisce Michael, che lo respinge: «Hai perso. Hai corrotto la tua saggezza con la tua amara ironia, il sarcasmo velenoso ora riempie il tuo cuore. … Non sei più immortale, Lucifero! … Non puoi permetterci per una volta di celebrare una festa in pace?». Lucifero può solo andarsene mormorando disgustato: «Stupido! Stupido!», mentre la scena finisce. Scena 2: Visione. In un processo di 15 trasposizioni cicliche, Michael spiega (in una triplice veste di cantante, trombettista e ballerino) la sua esperienza e la sua opposizione a Lucifero.
L’addio del giovedì. L’arcangelo Michael come trombettista. L’Addio del Giovedì (chiamato anche “Addio di Michael”) viene eseguito fuori dal teatro da cinque trombettisti che iniziano mentre l’ultima scena, la Visione, si sta concludendo. Sono vestiti come Michael e si posizionano sui tetti o sui balconi che circondano la piazza, illuminati come statue su una torre. Ciascuno di loro ripete un segmento della formula di Michael, con lunghe pause tra una ripetizione e l’altra, per circa 30 minuti, ritirandosi alla fine nell’ordine in cui i rispettivi segmenti sono presenti nella formula. I Cori invisibili sono riprodotti in teatro su otto canali per la maggior parte del primo atto e di nuovo nel terzo atto, scena 1, e sono composti in modo tale che non potrebbero mai essere cantati da un coro dal vivo, in parte perché ci sono ben 180 voci separate e in parte per le esigenze di sincronia polifonica, esattezza dell’intonazione ed equilibrio dinamico. Ci sono tre testi cantati in ebraico (“Il giorno del giudizio” da L’ascesa di Mosè, “La fine del tempo” dall’Apocalisse di Baruch e un inno di lode, “I cieli si rallegrano”, dal Libro del Levitico), oltre a un altro brano da La fine del tempo, cantato in tedesco.

Donnerstag fu messo in scena la prima volta il 15 marzo 1981 dal Teatro alla Scala di Milano, ma senza il terzo atto, omesso a causa di uno sciopero del coro. Seguirono altre quattro rappresentazioni senza il terzo atto e alla fine si raggiunse un accordo e l’opera completa fu rappresentata il 3 aprile, con due ulteriori repliche. La regia era di Luca Ronconi, i costumi e le scenografie di Gae Aulenti, la direzione di Péter Eötvös e con Karlheinz Stockhausen come tecnico del suono. Quell’anno lo spettacolo ricevette il premio della critica musicale Franco Abbiati per la migliore nuova opera di musica contemporanea. Il secondo atto, “Michaels Reise um die Erde” (Il viaggio di Michael intorno alla Terra), del tutto strumentale, è talora eseguito come pezzo a sé stante ed è stato messo in scena separatamente nel 2008, da Carlus Padrissa de La Fura dels Bau. Una produzione dei primi due atti ha avuto luogo nel novembre 2018 all’Opéra-Comique di Parigi. La stessa produzione viene ora messa in scena nella sala della Philharmonie alla Cité de la Musique da Camera Lucida Productions, Le Balcon e lo Stockhausen-Stiftung für Musik, con la partecipazione di Medici.tv che l’ha messa a disposizione sul suo canale. Maxime Pascal è alla direzione musicale, Benjamin Lazar alla regia, di Adeline Caron sono scenografia e costumi, le luci di Christophe Naillet, Florent Derxa è alla produzione sonora, Augustin Muller all’elettronica e Yann Chapotel ai video. Anche questa volta manca il terzo atto e la ragione è la sua complessità, difficile da realizzare in periodo di emergenza sanitaria da Covid-19.

Nel primo atto il tenore Damien Bigourdan (Michael) è accompagnato dal ballerino Emmanuelle Grach e dalla tromba sbalorditiva di Henri Deléger che ha il ruolo principale nell’atto successivo, che descrive il giro del mondo durante il quale Michael deve lottare con diversi altri strumenti e dopo aver abbattuto il trombone, deve sbarazzarsi della tuba nella quale affonda quasi per metà per poi eseguire i suoi lunghi assoli con numerose sordine poste alla cintura come caricatori di mitragliatrice. Durante la sua visita in India, esegue il suo numero di “danza degli occhi” arricchito da un video su grande schermo. Il corno di bassetto di Iris Zerdoud è il doppione di Eva in questo secondo atto e alla ricerca di suoni inconsueti sul suo strumento, mentre Pia Davila le aveva dato la voce nel primo atto e Suzanne Meyer i passi di danza. Il basso Damien Pass non dispone questa volta della grande requisitoria del terzo atto per Luzifer e può quindi dare il meglio solo nel primo atto, mentre il suo doppio al trombone beneficia della precisione di Mathieu Adam e il suo doppio ballerino della performance di Jamil Attar. L’Addio del Giovedì è eseguito all’esterno, dalle terrazze dell’auditorium, mentre gli spettatori lasciano l’edificio di Jean Nouvel nella notte lucida di pioggia di Parigi per prendere la metropolitana e ritornare in centro.

Monco del terzo atto, lo spettacolo è sì godibile ma non dà l’idea dell’ambiziosa fantasia creatrice dell’autore in un lavoro che pone grandi difficoltà di realizzazione, ma è proprio in questa sua utopica visione che sta l’interesse per la smisurata eptalogia del compositore tedesco.