Luoghi

TEATRO ALFIERI

Teatro Alfieri

Torino 1855 (1949)

1500 posti

Costruito su progetto degli architetti Lorenzo e Barnaba Panizza fu inaugurato nel 1855, ma rimase distrutto da un incendio tre anni dopo. Re-ianugurato nel 1860 subì altri incendi nel 1863, 1868 e 1927, ma fu sempre ricostruito secondo i disegni originari. Colpito dalle bombe nel 1942 fu ricostruito dagli ing. Panizza e Lorenzelli nel 1949 ampliando la platea e unendo le due gallerie. L’ultima ristrutturazione risale al 2002.

Inizialmente fu adibito a rappresentazioni liriche data la grande capienza, 2000 spettatori prima dell’ultimo restauro. Poi divenne la destinazione preferita di rappresentazioni di prosa curati da Giuseppe Erba negli anni ’50 mentre oggi fa parte del circuito Torino Spettacoli del Teatro Nuovo.

TEATRO DI VILLA TORLONIA

Teatro di Villa Torlonia

Roma (1871)

135 posti

Una prima idea per la costruzione di un teatro nel parco della villa è collocabile nel 1839 quando nel progetto appare la denominazione “teatro ed aranciera”.  La costruzione del teatro sembra essere collegata al matrimonio di Alessandro Torlonia con Teresa Colonna avvenuto nel 1840, come attestano gli stemmi di entrambi i casati nella decorazione. Tuttavia il teatro fu iniziato nel 1841 da Raimondi e terminato solamente nel 1871. Il progetto originario prevedeva una gradinata lungo il lato del semicerchio esterno da utilizzare come teatro all’aperto, invece furono costruite due serre per piante esotiche con stufe poste nel piano interrato. L’architetto Raimondi sfruttò la pendenza del terreno per la costruzione dell’edificio facendo in modo che le due facciate dessero su due livelli differenti, in basso la facciata meridionale e nella parte più alta quella settentrionale.

Il teatro di Villa Torlonia è una celebrazione del “teatro di corte” degli inizi del XVII secolo, ove all’impianto generale del teatro all’italiana viene aggiunto lo schema elaborato in Francia nel XIX secolo. Difatti, oltre alla grande sala teatrale vi erano due grandi sale laterali che, grazie ad un sofisticato marchingegno, potevano diventare un unico ambiente col palcoscenico. Sono molto scarse le notizie sugli utilizzi del teatro, ma dopo che il principe si ritirò alla Casina delle Civette e cedette l’uso della villa a Benito Mussolini, il teatro versava già in uno stato di abbandono. In seguito vi furono arrecati altri danni dall’occupazione degli alleati. Il teatro è stato recentemente restaurato per via di un accordo tra il comune di Roma e Pirelli Cultura: dopo essere stati ripristinati tutti gli spazi interni e le numerose decorazioni lo spazio è stato inaugurato e riaperto al pubblico il 7 dicembre 2013.

La sala è a forma di ferro di cavallo con due ordine di gallerie. La platea è unita al boccascena dato che manca la buca per l’orchestra. Nel sottopalco vi sono macchine di scena, ma dell’apparato decorativo del palcoscenico e delle gallerie non è giunta traccia fino a noi. Il palcoscenico è decorato nella volta con dei riquadri dipinti raffiguranti Apollo e le Dodici Ore. Ai lati del palcoscenico sono dipinte architetture che imitano palchi ornati. La zona di fondo è apribile verso il parco della villa ed è dipinta ad imitazione di architetture, tendaggi e nicchie con statue. Il soffitto è decorato con figure danzanti e maschere teatrali entro scomparti in stucco bianco e dorato.

La facciata nord è rigorosamente accademica, mentre il prospetto sud è più innovativo, ove le serre sono ispirate ai nuovi edifici del Nord Europa. Gli ingressi per il pubblico erano posti sul lato settentrionale, formato da un portico di forma semicircolare, cadenzato da cinque nicchie con altrettante porte che immettono nella prima galleria. Il lato meridionale è percorso da serre mentre i lati constano di archi con finestre in vetro, ferro e colonne in ordine tuscanico.

Di notevole interesso gli ambienti interni. Dopo un primo vestibolo dipinto a grottesco e provvisto di lucernario, una sala gotica con scene cavalleresche e al pavimento un mosaico policromo si arriva a una prima saletta di passaggio dipinta in modo da sembrare una terrazza che poggia su colonne in stile corinzio. Una prima grande galleria è aperta verso l’esterno tramite una vetrata centinata e anticamente usata come serra. Le nicchie sulle pareti conservano copie di statue in gesso raffiguranti personaggi mitologici.

Il pavimento del foyer è una copia ottocentesca ridotta del mosaico di Otricoli dei Musei Vaticani. Spicca nella stanza un grande camino in marmo bianco con gli stemmi dei Torlonia e dei Colonna. La zona alta della volta è decorata a tempera con motivi allegorici e grotteschi. In alcune lunette poste entro complessi motivi architettonici sono raffigurate scene della guerra di Troia tratte dall’Iliade.

Ci sono poi un salottino ottagonale, una galleria piccola, un secondo vestibolo, una sala moresca, una seconda saletta di passaggio, una seconda grande galleria, un secondo salone foyer con al centro del pavimento un grande mosaico con il Rapimento di Europa, un secondo salottino ottagonale e una seconda galleria piccola.

Scale molto elaborate con i gradini in marmo e le ringhiere in bronzo dorato, simili a quelle di Filippo Ghirlanda site nel Casino Nobile, collegano i vari piani. Nei pianerottoli sono posti gli stemmi dei due coniugi Torlonia.

Il parco di Villa Torlonia

MICHAJLOVSKIJ TEATR

Michajlovskij Teatr

San Pietroburgo (1833)

890 posti

Fatto costruire per decreto dello zar Nicola I nel 1833, il teatro Michajlovskij (Михайловский театр) non aveva una sua compagnia stabile e ospitava spettacoli provenienti dagli altri teatri imperiali. I maggiori attori e cantanti francesi dell’Ottocento (la Plessy, Sarah Bernhardt, Hortense Schneider…) hanno calcato la sua scena. Con l’avvento dei bolscevichi nel 1917 il teatro fu chiuso e riaperto l’anno seguente come teatro d’opera. Da allora il suo nome è cambiato innumerevoli volte: nel 1920 divenne Opera Comique dell’Accademia di Stato, nel 1921 Piccolo Teatro dell’Opera, nel 1921 Piccola Opera dell’Accademia di Stato di Leningrado (MALEGOT). Dal 1989 al 2007 è stato ribattezzato Teatro Musorgskij per poi ritornare al nome originale di Michajlovskij.

Qui hanno fatto il loro debutto le opere di  Šostakovič e le regie di Vsevolod Mejerchol’d. Nel 1946 Prokof’ev vi ha presentato Guerra e Pace ma nei cartelloni del Michajlovskij si sono avvicendati per lo più spettacoli di balletto. La più recente ristrutturazione risale al 2007.

TEATRO SALVINI

Teatro Salvini

Pieve di Teco (1834)

50 posti

Perché inserire in un elenco che comprende il Teatro alla Scala e il Metropolitan un teatrino di una cinquantina di posti di una cittadina di 1300 abitanti dell’entroterra imperiese? Per dimostrare la cultura diffusa dello spettacolo nell’Italia del passato ed evidenziare un esempio di virtuoso recupero di questo patrimonio. Fin dal Settecento a Pieve di Teco si ha notizia di occasioni di intrattenimento musicale e teatrale. Dopo la ventata laica dell’era napoleonica, parte della popolazione chiede che la Chiesa della Ripa, già adibita a teatro prima del 1789, torni ad essere dedicata alla medesima attività, mentre la Confraternita di N.S. Assunta in Cielo si oppone vivacemente. Un decreto di Sua Maestà Reale conclude il dibattito proibendo la ricostruzione del teatro nella sede proposta. Nel 1834 Giuseppe Manfredi, esponente di una famiglia benestante, avanza al Consiglio Comunale, che la approva, la richiesta di concessione del fabbricato del forno della Roggia per costruire un teatro.

Così, sino agli anni Venti del XX secolo, il piccolo teatro di Pieve presenta spettacoli di diverso tipo, attraverso l’iniziativa privata ma anche grazie allo stesso Comune che si mantiene su posizioni di mecenatismo intelligente contribuendo ad arricchire il Salvini di importanti opportunità. Nel 1897 i Sibilla, nuovi proprietari, commissionano lavori di restauro e rifacimento della copertura dell’immobile; nello stesso periodo compare l’intitolazione all’attore Tommaso Salvini, uno dei miti teatrali dell’Ottocento. Ma la crisi demografica ed economica seguita alla Prima Guerra Mondiale spegne il fermento che aveva favorito la nascita e la crescita del Salvini: inizia la triste decadenza del teatro, che si accompagna a quella generale di Pieve di Teco, e il Salvini è definitivamente chiuso. Nel 2004, con i lavori di recupero della struttura, la Provincia di Imperia sceglie di ribaltare il finale di una storia di decadenza culturale e di restituire questo piccolo gioiello al suo territorio, animandolo con una programmazione di rilievo, nonostante le dimensioni contenute.

Il teatro, giunto a noi molto degradato ma mantenuto nella sua configurazione originale, presentava una piccola platea rettangolare  su cui si affacciano un ordine di palchetti lignei ed il loggione. La pianta a U rispondeva a un bisogno di comunicazione dell’epoca, quando, essendo molto frequenti le feste danzanti, l’interazione fra il palcoscenico – pur di modeste dimensioni – i palchetti e la platea doveva essere necessariamente favorita. La facciata dipinta e le decorazioni dell’interno, ancorché molto degradate, mantengono la loro leggibilità. Dopo il restauro si è mantenuto il feeling particolare di questa struttura leggera e calda, dove l’impatto emozionale, confortato dalla sicurezza degli interventi recenti, è ancora ingigantito dall’armonioso rapporto fra scena e cavea e fra spettatore e spettatore.

GRAND THEATRE

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Grand Theatre

Leeds (1878)

1550 posti

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Il Grand Theatre di Leeds è stato progettato da James Robinson Watson, capo assistente dell’architetto George Corson, con sede a Leeds, e inaugurato il 18 novembre 1878. L’esterno è in una miscela di stili romanici e scozzesi e l’interno ha motivi gotici come i ventagli e i pilastri polistili.

Il teatro è sede di Opera North e ospita regolarmente il Northern Ballet, produzioni itineranti, musical e spettacoli di prosa. L’edificio è stato chiuso nel maggio 2005 per un importante rinnovamento ed è stato riaperto nell’ottobre 2006 con una produzione del Rigoletto di Verdi. La platea è stata completamente rifatta, la buca orchestrale è stata ampliata, è stata installata l’aria condizionata e migliorate le strutture tecniche. Opera North ha ora un Opera Center a sud del teatro, accessibile tramite un ponte a livello stradale, che comprende due nuovi spazi per prove e uffici.

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ROYAL ALBERT HALL

Royal Albert Hall

Londra (1871)

5272 posti

D’accordo, non è un teatro d’opera, ma come poteva mancare tra i luoghi destinati alla musica questo incredibile edificio che Queen Victoria ha dedicato all’amato principe consorte assieme al monumento eretto di fronte nei Kensington Gardens? Originariamente concepita dallo stesso principe Albert dopo la Grande Esposizione londinese del 1851, in seguito alla sua morte prematura Henry Cole si incaricò di portare a compimento l’opera ispirandosi alla struttura degli anfiteatri romani su disegni del Royal Engineer Francis Fowke e poi di Henry Darracott Scott.

Il 20 maggio del 1867 la regina pose la prima pietra dell’opera originariamente ideata per accogliere 30.000 spettatori, ma per ragioni di ordine finanziario la sala venne ridimensionata in modo da poterne contenere 8.000, ancora ridotti oggi per motivi di sicurezza a poco più di 5500 contando i posti in piedi in galleria. Il complesso, costruito con circa sei milioni di mattoni rossi e sormontato da un tetto a cupola di ferro e vetro, venne inaugurato il 29 marzo 1871. La sala è un’ellisse di 83 per 72 metri e la cupola è alta 41 m. Lungo l’esterno scorre un fregio a mosaico con sedici scene che illustrano il Trionfo delle Arti e delle Scienze. Al di sopra un’iscrizione, le cui lettere in terracotta sono alte tre metri, mette insieme fatti storici e citazioni bibliche.

Il concerto inaugurale evidenziò immediatamente i problemi d’acustica della sala, ossia fastidiosi fenomeni di riverbero. Un primo tentativo fu fatto sospendendo un telone che riparava contemporaneamente dal sole, ma il problema non fu risolto.  Con il consueto humour gli inglesi commentarono che la Royal Albert Hall era l’unico posto in cui un compositore inglese era certo di ascoltare la sua opera due volte – a causa dell’eco… Nel 1949 la cupola di vetro fu sostituita con una di alluminio e materiale fonoassorbente e alla fine degli anni sessanta furono installati dischi acustici sospesi al soffitto per eliminare definitivamente l’eccessivo riverbero del suono. Negli anni 2000 si ebbero i maggiori lavori di ammodernamento che, lasciando immutato l’esterno dell’edificio, hanno permesso la costruzione di un nuovo portico (l’ingresso #12), un ristorante, uffici e magazzini.

A pochi mesi dall’inaugurazione Camille Saint-Saëns suonò all’organo la scena della chiesa del Faust di Gounod e nel maggio del 1877 Richard Wagner di persona diresse qui i primi quattro degli otto concerti del Grand Wagner Festival. I rimanenti furono diretti ha Hans Richter con il compositore e Cosima tra il pubblico. Dal 1941 l’edificio ospita i popolari BBC Proms, gli Henry Wood Promenade Concerts della BBC. Notevole è l’organo costruito da Henry Willis, all’epoca il più grande del mondo.

La sala nel 1871 con la cupola di vetro schermata da un telone dipinto.

TEATRINO DI VILLA ALDROVANDI-MAZZACORATI

Teatrino di Villa Aldrovandi-Mazzacorati

Bologna (1763)

80 posti

Celato nell’ala sinistra della Villa Aldrovandi Mazzacorati, il suo teatro è un raro esempio di teatro privato suburbano pervenutoci. Espressione della vivacità culturale del secolo dei lumi, il teatrino venne realizzato per volontà del conte Giovan Francesco Aldrovandi, attore dilettante, commediografo, brillante libertino e Pastore Arcade col nome di Teseio Diodoro. L’inaugurazione avvenne il 24 settembre 1763 con la tragedia Alzire di Voltaire tradotta da Vincenzo Fontanelli, esponente della corte degli Estensi di Modena e suocero del proprietario, e recitata dagli stessi nobili.

Su una planimetria rettangolare, due ordini di balconate si svolgono con andamento ininterrotto ad U. La raffinatezza dell’ambiente è conferita dalla delicatezza dei colori pastello degli affreschi e dai corpi sinuosi di venti tra telamoni e cariatidi che sorreggono le balconate. Nelle mani di queste figure si appoggiavano lanterne, ghirlande di fiori, ramoscelli o festoni in occasione di particolari festeggiamenti. Ogni scultura, la cui parte terminale è a forma di tritone, è diversa dall’altra e quattro di quelle che terminano una colonna, hanno un cesto posato sulla testa, forse per essere riempito con frutta e frasche.

La balconata superiore presenta una porta che collegava con le stanze private della famiglia, ma ora questo collegamento non è più possibile poiché la ricostruzione dell’ala laterale, resasi necessaria dopo la guerra in seguito a danni subiti dai bombardamenti aerei, ha dissestato il pavimento ricostruito, sopraelevandolo di qualche metro e rendendo così quasi inaccessibile la balconata. Le pareti laterali della platea sono affrescate a trompe l’œil con putti e ghirlande per suggerire l’impressione di essere in un giardino fiorito, mentre le due pareti laterali, di fondo, rappresentano scene di caccia tanto in voga nel ‘700. Le pareti delle due balconate superiori sono invece abbellite da affreschi in pieno stile neoclassico, imperiale: è tutto un susseguirsi di puttini che campeggiano entro medaglioni con nodi d’amore.


Dopo il 1824, la Villa rimase chiusa per alcuni anni poi passò a Giuseppe Mazzacorati che non apportò modifiche sostanziali all’edificio, ma si limitò a fare scrivere il suo nome sul timpano e mettere le sue insegne. Alla fine del 1800 la villa venne acquistata dalla famiglia Sarti che la cedette nel 1928 ai Fasci di combattimento e la Villa venne adibita a soggiorno estivo per bambini gracili e poi in ospedale tisiatrico. Negli anni ’70 fu sede dell’anagrafe e ora la proprietaria di tutto il complesso è la Regione.

CENTRAL CITY OPERA HOUSE

Central City Opera House

Denver (1878)

550 posti

Disegnato in stile Renaissance Revival, l’edificio in pietra (un granito locale) e mattoni fu finanziato dai minatori immigrati dal Galles e dalla Cornovaglia che avevano una grande tradizione musicale. Il soffitto della sala è decorato con un medaglione che riproduce il cielo tra motivi architettonici a trompe-l’œil.  L’elettricità è stata introdotta nel 1896, pochi anni prima di un restauro senza cambiamenti strutturali. Altri restauri si sono avuti nel ’32 e negli anni ’90 e nel corso di questi ultimi i vecchi sedili di noce americano con incisi i nomi di famosi artisti e di pionieri sono stati rimpiazzati con più confortevoli poltroncine.

L’acustica è eccellente e l’ambiente è mantenuto fresco anche in estate dall’acqua che scorre in un canale sotto il teatro. Le opere sono tutte date in inglese e le produzioni godono di un’eccellente reputazione. Tra gli artisti che si sono esibiti sul palcoscenico della Central City Opera House ci sono stati in passato Beverly Sills e Samuel Ramey. È di questi giorni (luglio 2018) la messa in scena di un Flauto magico da parte del nostro talentoso regista Alessandro Talevi.

OPERA DI ASTANA

Opera

Astana (Kazakistan, 2013)

1250 posti

Il teatro dell’opera della capitale del Kazakistan Opera Astana (Астана опера) è stato voluto dallo stesso leader che da ventotto anni guida l’ex stato russo, Nursultan Nazarbayev, il quale ne ha anche dettato lo stile, sia esterno che interno. Progettato dall’architetto italiano Renato Archetti ed edificato su un terreno di  9 ettari, con i suoi 64 mila metri quadri il teatro è tra i più grandi al mondo e come un moderno Partenone esibisce le sue colonne sulla facciata e su parte dei lati e un frontone triangolare sormontato da una quadriga in bronzo.

All’interno, sulla pianta di un teatro all’italiana, domina un gusto orientaleggiante nei cinque ordini di palchi aperti e nell’imponente palco presidenziale.  Oro, crema e rosso sono i colori delle decorazioni realizzate ad affresco nello stile locale. Un imponente lampadario di cristallo dà luce alla sala. Tutti i materiali impiegati provengono dall’Italia.

Il teatro ha un’orchestra, un cast di cantanti e un balletto propri che hanno effettuato vari tour all’estero. Accanto ai titoli consueti del repertorio operistico, l’Opera di Astana mette in scena anche lavori nazionali kazaki. Ha comunque inaugurato con l’Attila di Verdi nella produzione del San Carlo di Napoli e poi sono arrivate sia La Scala che La Fenice.

 

KABUKI-ZA

Kabuki-za 

Tokyo (1889, 1924, 1950, 2013)

1964 posti

Immerso nell’animato quartiere di Ginza tra imponenti grattacieli, l’insolito edificio in stile tradizionale ad imitazione di un castello è sede del teatro Kabuki. Il Kabuki-za fu voluto da Fukuchi Gen’ichirō, giornalista e sceneggiatore di epoca Meiji (1868-1912), e aperto nel 1889. Formato originariamente da una struttura di legno, l’edificio fu distrutto nel 1921 da un incendio. La ricostruzione non fu completata in quanto la struttura bruciò nuovamente durante il grande terremoto del 1923. La nuova ricostruzione fu finalmente completata nel 1924, ma il teatro fu distrutto dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale e fu restaurato nel 1950, preservando lo stile della ricostruzione del 1924.

La struttura del 1950 fu demolita nella primavera del 2010 e ricostruita nei successivi tre anni. La scarsa capacità dell’edificio di resistere ai terremoti e alcuni problemi di accessibilità hanno portato a questo nuovo intervento sul teatro. Durante la ricostruzione, gli spettacoli Kabuki hanno avuto luogo nel vicino Shinbashi Enbujō e in altre strutture, fino all’apertura del nuovo complesso teatrale, che è avvenuta il 28 marzo 2013. L’interno, pur nella modernità di impianto, mantiene le caratteristiche delle tradizionali sale per il Kabuki, con il grande sipario scorrevole policromo (a rappresentare le stagioni), la passerella che taglia la platea per l’ingresso dei personaggi chiave dello spettacolo e le attrezzature per gli interventi “aerei” degli attori.