Domenico Gilardoni

Il borgomastro di Saardam

photo @ Gianfranco Rota

Gaetano Donizetti, Il borgomastro di Saardam

★★★★☆

BandieraInglese  Click here for the English version

Bergamo, Teatro Sociale, 26 novembre 2017

Un’opera buffa di Donizetti rivive a Bergamo

Non solo Pesaro con il Rossini Opera Festival, anche Bergamo intitola un festival lirico al suo illustre figlio Gaetano Donizetti, una lunga festa di compleanno dedicata all’altro creatore di opere del belcanto italiano.

Il festival è occasione per far conoscere lavori poco frequentati del compositore, come questo Borgomastro di Saardam. Il libretto, di Domenico Gilardoni, è basato sulla comédie-héroïque Le Bourgmestre de Saardam, ou Les deux Pierre di Mélesville, Merle e Boirie (1818) e la stessa vicenda ispirerà lo Zar und Zimmermann di Albert Lortzing nel 1837…

continua su bachtrack.com

Il giovedì grasso

Gaetano Donizetti, Il giovedì grasso

★★★☆☆

Szeged, Nemzeti Színház, 1 luglio 2017

(video streaming)

Un raro Donizetti in Ungheria

La città di Szeged è la terza dell’Ungheria e ospita ogni anno gli spettacoli dell’Armel Opera Festival, arrivato nel 2017 alla sua decima edizione. In programma opere prime o poco conosciute del repertorio, come questo Il giovedì grasso, farsa in un atto che Gaetano Donizetti presentò a Napoli il 26 febbraio 1829. Il libretto di Domenico Gilardoni è tratto dal vaudeville Le nouveau Pourceaugnac (1817) di Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson, a sua volta ispirato da una commedia di Molière, come dice uno dei personaggi: «Voi per caso non vedeste di Molière il Pourcegnac? Ebben: quella commedia riprodurre in oggi io vo’!».

Nina e Teodoro sospirano per il loro amore contrastato dal colonnello, padre della ragazza, che l’ha promessa a un certo Ernesto. Per aiutare i due giovani, i coniugi Sigismondo e Camilla architettano un piano come quello della commedia di Molière. È giovedì grasso, giorno degli scherzi, e con le burle faranno «perdere il cervello» ad Ernesto. Sigismondo si travestirà da Monsieur Piquet, avvocato, e abbraccerà Ernesto come suo vecchio amico. Appena giunto, Ernesto riesce tuttavia a conoscere dall’ingenua cameriera Serafina il piano ordito ai suoi danni e decide di stare al gioco e di ritorcerlo contro gli autori. Camilla, vestita da Madame Piquet, rimprovera il marito di tradirla; allora Ernesto la consola espansivamente e provoca una reale gelosia di Sigismondo che è insospettito ulteriormente da un biglietto lasciato scivolare da Ernesto nella tasca del vecchio servo Cola. All’arrivo del colonnello, Ernesto riconcilia Sigismondo con la consorte e approva il matrimonio di Nina e Teodoro.

Al Teatro del Fondo furono scritturati i coniugi Giovanni Battista Rubini e Adelaide Comelli, già applauditi nel Gianni di Calais, e il mitico Luigi Lablache. Scrive al proposito l’Ashbrook: «Lo scorrevole trattamento delle idee musicali prova la maggior fluidità del linguaggio donizettiana. Più che le idee stesse, colpiscono la facilità e la naturalezza con cui esse sono fra loro concatenate. L’aria di Sigismondo, in dialetto napoletano scritta per Lablache, guarda ancora una volta al mondo della musica popolare napoletana, nel caso specifico alla tarantella». La parte di Ernesto, realizzata dal Rubini, è quella di un tenore “buffo” e costituì allora la maggior novità per le consuetudini musicali del genere.

Con una regia spiritosa e piena di gag surreali di Toronykőy Attila, un guardaroba eclettico di costumi variopinti e la efficace direzione di Gyüdi Sándor, una compagnia di voci magiare si impegna nelle pagine ora liriche ora comiche di un Donizetti ormai maturo e pronto per i capolavori degli anni ’30. Il soprano Morgane Heyse nel ruolo di Nina è stato premiato come miglior interprete dell’Armel Opera Festival 2017.

Sulla dizione non si può che apprezzare la buona volontà dei cantanti. D’altronde, perché non allestiamo noi nei nostri teatri queste rarità donizettiane? E poi, me la vedo proprio una compagnia di italiani cantare in ungherese!

Viva la Mamma!

Gaetano Donizetti, Viva la Mamma!
(Le convenienze ed inconvenienze teatrali)

★★★★★

Lione, Opéra Nouvel, 30 giugno 2017

La farsa di Donizetti incontra l’esprit francese

Farsa è, certo, ma Le convenienze ed inconvenienze teatrali (qui ribattezzate Viva la Mamma!) di Gaetano Donizetti, ora all’Opera di Lione, acquistano un tono nostalgico e quasi di denuncia nelle mani di Laurent Pelly.

Lo spettacolo inizia infatti in un teatro trasformato in autorimessa: sotto la prima balconata sono parcheggiate alcune vetture, freddi neon illuminano il locale e il boccascena è murato. In questo desolato ambiente, come emersa dalle nebbie del passato, si raccoglie una scombinata compagnia di cantanti per le prove del dramma metastiano Romolo ed Ersilia. La capricciosa prima donna si scontra subito con la seconda donna, questa capeggiata dalla madre, e i loro diverbi inducono il giovane cantore e il primo tenore, un tedesco poco accomodante, ad abbandonare il campo. Le prove vanno avanti con l’inserimento del marito della prima donna e di mamma Agata, la quale si improvvisa cantante fra la costernazione generale. A un certo punto tutti quanti sembrano volersene andare, ma la forza pubblica chiamata dal direttore del teatro costringe gli artisti a rimanere e uno alla volta entrano nel varco che si è nel frattempo aperto nel boccascena murato. Nella seconda parte vediamo la sala nel suo originale splendore: le poltrone, i lampadari di cristallo, il sipario di velluto rosso. Le prove proseguono e le intemperanze di mamma Agata passano in secondo piano quando arriva la notizia che il direttore, visto l’andamento delle cose, ha deciso di non mettere più in scena l’opera e tutti, sommersi dai debiti, si danno alla fuga: «La notte ci aiuta, | facciamo fagotto, | e avvolti in cappotto | vediam di scappar». I calcinacci che cadono dal soffitto e gli operai che entrano con picconi e martelli pneumatici preannunciano la fine indecorosa che abbiamo visto all’inizio. Il meccanismo di teatro nel teatro ha qui in Pelly un significato in più ed è realizzato a meraviglia nella realistica scenografia di Chantal Thomas, in cui il tempo sembra avvitarsi su sé stesso. Su tutto si posa un velo di tristezza che certo mancava allo sfrenato allestimento del Teatro della Fortuna di Fano ora in DVD.

operavivalamamma17_copyrightstofleth.jpg

L’esile storia è narrata dalla musica di un compositore che ben conosceva il mondo del teatro e sapeva mettere in burla gli stili musicali con cui egli stesso si esprimeva. La parodia della rossiniana “canzone del salice” è solo uno dei momenti di esilarante umorismo in cui viene messa in evidenza l’arte del grande Laurent Naouri, qui irresistibile Mamma Agata: il baritono mette in gioco le sue eccezionali qualità canore in tutti i possibili registri vocali per costruire uno dei personaggi più spassosi dell’opera lirica con un’articolazione perfetta della parola e una presenza scenica che sprizza scintille fin dalla sua strepitosa entrata. L’imponente statura, le espressioni del viso, gli sguardi raggiungono momenti di surreale comicità con cui hanno a che fare gli altri interpreti, suggeritore incluso. Patrizia Ciofi sta perfettamente al gioco sfoderando gli acuti e le agilità di cui è capace e anche se lo smalto vocale risulta un po’ appannato, scenicamente è comunque efficacissima. Squillo e potenza sonora non mancano al Guglielmo di Enea Scala che lascia presto la scena, ma nella geniale idea registica ritorna di soppiatto all’inizio della seconda parte per regalarci un’aria non prevista dal libretto ma perfettamente inserita e altrettanto perfettamente realizzata dal punto di vista vocale, la cavatina «Non è di morte il fulmine» dall’Alfredo il Grande dello stesso Donizetti. Sorprendente anche la performance di Pietro Di Bianco, il direttore d’orchestra Biscroma, che dimostra non solo di cantare e recitare in maniera eccellente ma anche di suonare a meraviglia il pianoforte per accompagnare le prove dei cantanti. Efficaci gli altri interpreti nonostante le dizioni poco proponibili del marito Procolo (l’inglese Charles Rice) e dell’Impresario (il polacco Piotr Miciński). O era un effetto voluto?

operavivalamamma31_copyrightstofleth.jpg

Dopo i due Laurent (Pelly e Naouri), il terzo Lorenzo di questa produzione è il giovane bel direttore d’orchestra – quello vero! – Lorenzo Viotti, 26 anni, ma già una solida preparazione che gli permette di concertare con precisione e verve i numeri di questa deliziosa operina donizettiana.

L’allestimento era previsto in coproduzione col Regio di Torino, ma non si sa perché l’accordo sia saltato e chi vorrà vederlo dovrà andare a Ginevra o a Barcellona.

Opera-de-Lyon-Laurent-Naouri-casse-la-baraque-dans-Viva-la-Mamma-!-de-Donizetti_width1024.jpg

operavivalamamma61_copyrightstofleth.jpg

Le convenienze ed inconvenienze teatrali

51npBf8zM0L

★★★★★

Il baritono sulle punte

Quale sarà la più divertente opera buffa italiana? Difficile fare la scelta, ma tra le prime cinque questa di Donizetti certamente non potrebbe mancare. Originariamente farsa in un atto con libretto di Domenico Gilardoni e rappresentata a Napoli nel 1827 come Le convenienze teatrali, fu poi rimpolpata dal compositore e in questa nuova versione in due parti debuttò a Milano nel 1831 come Le convenienze ed inconvenienze teatrali. Al di fuori d’Italia l’opera è conosciuta anche come Viva la Mamma! in Germania e Francia e come The Prima Donna’s Mother is a Drag nei paesi anglosassoni. Il che conferma il successo popolare di questo lavoro.

Atto primo. Siamo nella sala prove di un teatro, dove arriva un gruppo ben assortito formato dalla primadonna Daria col marito Procolo, dalla seconda donna Luigia, dal tenore tedesco Guglielmo, dal musico Pipetto (il castrato) e dall’Impresario del teatro. La compagnia di canto si è riunita qui in attesa di Biscroma e Cesare, rispettivamente compositore e librettista dell’opera Romolo ed Ersilia. Finalmente gli autori arrivano e consegnano le parti della scena appena terminata: si tratta della grande aria di Ersilia «E vuoi goder tiranno», che Daria esegue tra l’approvazione del marito e il fastidio malcelato degli altri interpreti che reclamano le loro “convenienze”: ognuno vuole una parte che lo metta adeguatamente in rilievo. Le rassicurazioni degli autori non bastano a calmare le rivalità degli interpreti, che nel grande concertato dell’introduzione sognano applausi e gloria per sé e fischi e insulti per gli altri. Finalmente gli animi si calmano e si può proseguire con la prova: Guglielmo canta la sua aria «Ah, tu mi vuoi?», ma l’insopportabile accento tedesco e l’imperizia tecnica trasformano l’esecuzione in un disastro. L’Impresario cerca allora di affrontare un altro spinoso problema, ovvero l’ordine dei nomi sul cartellone, ma è subito interrotto da un rumoroso arrivo: è Agata, la mamma della seconda donna, che irrompe nella sala urlando perché gli uscieri hanno tentato di impedirle di entrare in teatro. Agata arriva a minacciare il Compositore se non scriverà un’aria che esalti le doti canore della sua figliuola. L’impresario cerca di riportare nuovamente l’attenzione di tutti sulla lettura del cartellone, ma anche qui ognuno ha qualcosa da obiettare e Pipetto, offeso, decide di abbandonare la compagnia, mentre Guglielmo minaccia di fare altrettanto se non saranno rispettate le sue convenienze. Intanto le punzecchiature di Mamm’Agata nei confronti della Primadonna scatenano le furie di Procolo che si lancia in un’invettiva in difesa della sua metà. La situazione è fuori controllo e l’Impresario decide così di rivolgersi all’autorità per far rispettare i contratti. Mamm’Agata non si perde d’animo e insiste con il Compositore perché inserisca un duetto tra la figlia e la Primadonna, ma ne scaturisce un nuovo litigio, poiché Daria non ne vuol sapere di abbassarsi a cantare con una seconda donna. L’Impresario, che nel frattempo ha cercato senza successo di fermare Pipetto, torna disperato a dare la notizia che è necessario trovare in fretta un sostituto. Mamm’Agata non perde tempo e si offre di cantare la parte di Romolo, ma il duetto con il tenore Guglielmo si trasforma in una baruffa, nella quale Biscroma avrà la peggio. Guglielmo dà forfait e Procolo si offre di sostituirlo. Nessuno ha più voglia di provare, ma l’arrivo della posta e dei giornali trattiene tutti in teatro. Una serie di equivoci riporta alta la tensione e si arriva a un passo dall’alzare le mani: il Direttore di Palcoscenico dovrà far ricorso alla forza pubblica per costringere gli artisti a tornare al lavoro: Procolo viene arrestato e Mamm’Agata è allontanata con la forza.
Atto secondo. Sul palcoscenico riprende la prova: dopo che Agata stravolge le parole della sua romanza «Assisa a piè d’un sacco», tocca a Daria provare la sua aria di baule: «Bel raggio lusinghiero». C’è una piccola pausa, durante la quale Guglielmo ritorna in scena alla chetichella e dà sfoggio delle sue doti con «Ah, tu mi vuoi?». La prova riprende con il balletto, ma anche qui Agata riesce ad intrufolarsi e a fare danni. È la volta di Procolo, ma anche la sua aria «Son guerriero» si rivela un disastro. Si prosegue faticosamente con la marcia funebre, ma la scena è interrotta dall’Impresario che reca una notizia inaspettata: lo spettacolo è stato sospeso e nessuno sarà pagato. Come fare per i debiti che ognuno ha contratto? Non c’è che una scelta: approfittare della notte e darsela precipitosamente a gambe.

Non è certo la prima volta che in scena va il teatro nel teatro: pensiamo allo Schauspieldirektor (1786) di Mozart, mentre per rimanere nell’ambito dell’opera in italiano ci sono L’opera seria del Gassmann (1769) e Il maestro di Cappella, l’intermezzo di Cimarosa (1793). Qui il compositore Bergamasco si burla di un genere che Rossini aveva abbandonato ritirandosi nell’esilio dorato di Parigi e ha buon gioco nel parodiare le pagine del maestro così che Le convenienze ed inconvenienze teatrali diventano «opera nell’opera su un’opera che con Rossini era ormai arrivata al traguardo» (Ilaria Narici).

La genesi del lavoro è riportata così dall’Ashbrook: «Oltre alle commedie di Sografi, che hanno ispirato a Donizetti perlomeno il titolo, si possono identificare collegamenti con tre opere pressappoco contemporanee. Una di queste è la [sua] smidollata opera eroica Elvida, che qui appare sotto il titolo Romolo ed Ersilia, l’opera che la compagnia delle Convenienze è intenta a provare. Il pubblico di allora l’avrebbe riconosciuta facilmente in quanto l’aria o cavatina e cabaletta cantata da Corilla, la primadonna, durante l’introduzione è l’aria di sortita di Elvida, che era stata udita al San Carlo sedici mesi prima. Un secondo legame si ravvisa con l’inizio de Il fortunato inganno, in cui si tratta di discussioni sul modo di musicare un testo, di imitazioni di strumenti, di lamentele sulla musica, ossia degli stessi elementi sfruttati, più ampiamente, nelle Convenienze. Il terzo legame riguarda l’idea di usare un baritono travestito per il ruolo della megera Mamm’Agata. Ciò può essere stato suggerito dalla famosa prestazione di Tamburini nell’Elisa e Claudio di Mercadante al Teatro Carolino di Palermo probabilmente durante l’anno che Donizetti trascorse in quella città. Secondo la tradizione, Tamburini, che impersonava Arnoldo, per farsi udire da un pubblico eccessivamente rumoroso, cominciò a cantare in falsetto, registro che sapeva maneggiare con straordinaria abilità e facilità; ciò scatenò tali applausi e successivamente tali disapprovazioni nei confronti dei risultati apparentemente meno brillanti della primadonna della serata (Caterina Lipparini) che quest’ultima abbandonò il teatro infuriata. Allora Tamburini, per permettere la continuazione dello spettacolo, cantò in falsetto anche il ruolo della primadonna, indossandone, con ovvia difficoltà, il costume, e riuscì persino a interpretare il duetto fra Arnoldo ed Elisa. Il successo fu tale che si vide obbligato a partecipare al balletto della serata danzando, a quanto pare, un pas de quatre con la Taglioni e la Rinaldini. Se anche il racconto fosse vero solo per metà, conterrebbe un elemento — la convenzione del musico al rovescio — che non poteva mancare di solleticare il robusto senso dello humour di Donizetti». (Donizetti and his Operas, 1982)

Tra le tante riprese di questo fortunato lavoro c’è la produzione del 2009 al Teatro della Fortuna di Fano diretta da Vito Clemente con la spumeggiante regia di Roberto Recchia. Ques’ultimo due anni prima aveva già allestito un’altra divertente opera di Donizetti, Don Gregorio ossia L’ajo nell’imbarazzo, con lo stesso irresistibile Paolo Bordogna quale protagonista.

Non è facile trovare un baritono che sappia ballare sulle punte, ma in Italia l’abbiamo e Bordogna potrebbe essere scritturato da Les Ballets Trockadero de Montecarlo dopo la sua performance in questo allestimento dell’opera di Donizetti dove oltre a gorgheggiare nella rossiniana “Canzone del salice” – ma avrebbe fatto anche “Bel raggio lusinghier” se non ci fosse stata quella stupida di primadonna… – si cimenta con grande tecnica in un pas de quatre classico.

La Mamm’Agata di Paolo Bordogna è stata definita altrove un paradossale incrocio tra Joan Crawford e Bette Midler in un istrionismo senza pari nel campo del teatro d’opera. La sua non è una caricatura volgare di un uomo in abiti femminili: Bordogna è una madama napoletana i cui gesti sono del tutto femminili, non effeminati, e si accompagnano a una mimica del volto dalle infinite sfumature, a un canto sempre sostenuto e a una parola sempre perfettamente articolata.

Donata d’Annunzio Lombardi è la primadonna, con acuti non sempre a fuoco, ma scenicamente spigliata. Eccellente il “tenore tedesco” Danilo Formaggia in tutti i suoi comici effetti vocali. La voce petulante e tagliente di Stefania Donzelli per una volta è consona alla parte della soccombente seconda donna, che però nel finale si prende una rivincita sparando gli acuti della Regina delle Notte. Adeguati il resto del cast, il coro e la direzione orchestrale.

Grande è l’attesa per l’allestimento di Pelly, coprodotto col Regio di Torino, che andrà in scena tra un anno a Lione con una Mamm’Agata sorprendente: Laurent Naouri.

L’immagine del DVD Bongiovanni non è un gran che, ma il disco ha due extra golosi: il divertente trailer dello spettacolo e il concertato della prima parte che si può ascoltare evidenziando i singoli cantanti. Una trovata geniale. Nell’opuscolo accluso oltre allo schema dell’opera sono poi presenti ben quattro saggi che fanno luce sul lavoro e sul suo allestimento.

2702_Convenienze_big2.jpg

2702_Convenienze_big3.jpg