Le convenienze ed inconvenienze teatrali

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Il baritono sulle punte

Quale sarà la più divertente opera buffa italiana? Difficile fare la scelta, ma tra le prime cinque questa di Donizetti certamente non potrebbe mancare. Originariamente farsa in un atto con libretto di Domenico Gilardoni e rappresentata a Napoli nel 1827 come Le convenienze teatrali, fu poi rimpolpata dal compositore e in questa nuova versione in due parti debuttò a Milano nel 1831 come Le convenienze ed inconvenienze teatrali. Al di fuori d’Italia l’opera è conosciuta anche come Viva la Mamma! in Germania e Francia e come The Prima Donna’s Mother is a Drag nei paesi anglosassoni. Il che conferma il successo popolare di questo lavoro.

Atto primo. Siamo nella sala prove di un teatro, dove arriva un gruppo ben assortito formato dalla primadonna Daria col marito Procolo, dalla seconda donna Luigia, dal tenore tedesco Guglielmo, dal musico Pipetto (il castrato) e dall’Impresario del teatro. La compagnia di canto si è riunita qui in attesa di Biscroma e Cesare, rispettivamente compositore e librettista dell’opera Romolo ed Ersilia. Finalmente gli autori arrivano e consegnano le parti della scena appena terminata: si tratta della grande aria di Ersilia «E vuoi goder tiranno», che Daria esegue tra l’approvazione del marito e il fastidio malcelato degli altri interpreti che reclamano le loro “convenienze”: ognuno vuole una parte che lo metta adeguatamente in rilievo. Le rassicurazioni degli autori non bastano a calmare le rivalità degli interpreti, che nel grande concertato dell’introduzione sognano applausi e gloria per sé e fischi e insulti per gli altri. Finalmente gli animi si calmano e si può proseguire con la prova: Guglielmo canta la sua aria «Ah, tu mi vuoi?», ma l’insopportabile accento tedesco e l’imperizia tecnica trasformano l’esecuzione in un disastro. L’Impresario cerca allora di affrontare un altro spinoso problema, ovvero l’ordine dei nomi sul cartellone, ma è subito interrotto da un rumoroso arrivo: è Agata, la mamma della seconda donna, che irrompe nella sala urlando perché gli uscieri hanno tentato di impedirle di entrare in teatro. Agata arriva a minacciare il Compositore se non scriverà un’aria che esalti le doti canore della sua figliuola. L’impresario cerca di riportare nuovamente l’attenzione di tutti sulla lettura del cartellone, ma anche qui ognuno ha qualcosa da obiettare e Pipetto, offeso, decide di abbandonare la compagnia, mentre Guglielmo minaccia di fare altrettanto se non saranno rispettate le sue convenienze. Intanto le punzecchiature di Mamm’Agata nei confronti della Primadonna scatenano le furie di Procolo che si lancia in un’invettiva in difesa della sua metà. La situazione è fuori controllo e l’Impresario decide così di rivolgersi all’autorità per far rispettare i contratti. Mamm’Agata non si perde d’animo e insiste con il Compositore perché inserisca un duetto tra la figlia e la Primadonna, ma ne scaturisce un nuovo litigio, poiché Daria non ne vuol sapere di abbassarsi a cantare con una seconda donna. L’Impresario, che nel frattempo ha cercato senza successo di fermare Pipetto, torna disperato a dare la notizia che è necessario trovare in fretta un sostituto. Mamm’Agata non perde tempo e si offre di cantare la parte di Romolo, ma il duetto con il tenore Guglielmo si trasforma in una baruffa, nella quale Biscroma avrà la peggio. Guglielmo dà forfait e Procolo si offre di sostituirlo. Nessuno ha più voglia di provare, ma l’arrivo della posta e dei giornali trattiene tutti in teatro. Una serie di equivoci riporta alta la tensione e si arriva a un passo dall’alzare le mani: il Direttore di Palcoscenico dovrà far ricorso alla forza pubblica per costringere gli artisti a tornare al lavoro: Procolo viene arrestato e Mamm’Agata è allontanata con la forza.
Atto secondo. Sul palcoscenico riprende la prova: dopo che Agata stravolge le parole della sua romanza «Assisa a piè d’un sacco», tocca a Daria provare la sua aria di baule: «Bel raggio lusinghiero». C’è una piccola pausa, durante la quale Guglielmo ritorna in scena alla chetichella e dà sfoggio delle sue doti con «Ah, tu mi vuoi?». La prova riprende con il balletto, ma anche qui Agata riesce ad intrufolarsi e a fare danni. È la volta di Procolo, ma anche la sua aria «Son guerriero» si rivela un disastro. Si prosegue faticosamente con la marcia funebre, ma la scena è interrotta dall’Impresario che reca una notizia inaspettata: lo spettacolo è stato sospeso e nessuno sarà pagato. Come fare per i debiti che ognuno ha contratto? Non c’è che una scelta: approfittare della notte e darsela precipitosamente a gambe.

Non è certo la prima volta che in scena va il teatro nel teatro: pensiamo allo Schauspieldirektor (1786) di Mozart, mentre per rimanere nell’ambito dell’opera in italiano ci sono L’opera seria del Gassmann (1769) e Il maestro di Cappella, l’intermezzo di Cimarosa (1793). Qui il compositore Bergamasco si burla di un genere che Rossini aveva abbandonato ritirandosi nell’esilio dorato di Parigi e ha buon gioco nel parodiare le pagine del maestro così che Le convenienze ed inconvenienze teatrali diventano «opera nell’opera su un’opera che con Rossini era ormai arrivata al traguardo» (Ilaria Narici).

La genesi del lavoro è riportata così dall’Ashbrook: «Oltre alle commedie di Sografi, che hanno ispirato a Donizetti perlomeno il titolo, si possono identificare collegamenti con tre opere pressappoco contemporanee. Una di queste è la [sua] smidollata opera eroica Elvida, che qui appare sotto il titolo Romolo ed Ersilia, l’opera che la compagnia delle Convenienze è intenta a provare. Il pubblico di allora l’avrebbe riconosciuta facilmente in quanto l’aria o cavatina e cabaletta cantata da Corilla, la primadonna, durante l’introduzione è l’aria di sortita di Elvida, che era stata udita al San Carlo sedici mesi prima. Un secondo legame si ravvisa con l’inizio de Il fortunato inganno, in cui si tratta di discussioni sul modo di musicare un testo, di imitazioni di strumenti, di lamentele sulla musica, ossia degli stessi elementi sfruttati, più ampiamente, nelle Convenienze. Il terzo legame riguarda l’idea di usare un baritono travestito per il ruolo della megera Mamm’Agata. Ciò può essere stato suggerito dalla famosa prestazione di Tamburini nell’Elisa e Claudio di Mercadante al Teatro Carolino di Palermo probabilmente durante l’anno che Donizetti trascorse in quella città. Secondo la tradizione, Tamburini, che impersonava Arnoldo, per farsi udire da un pubblico eccessivamente rumoroso, cominciò a cantare in falsetto, registro che sapeva maneggiare con straordinaria abilità e facilità; ciò scatenò tali applausi e successivamente tali disapprovazioni nei confronti dei risultati apparentemente meno brillanti della primadonna della serata (Caterina Lipparini) che quest’ultima abbandonò il teatro infuriata. Allora Tamburini, per permettere la continuazione dello spettacolo, cantò in falsetto anche il ruolo della primadonna, indossandone, con ovvia difficoltà, il costume, e riuscì persino a interpretare il duetto fra Arnoldo ed Elisa. Il successo fu tale che si vide obbligato a partecipare al balletto della serata danzando, a quanto pare, un pas de quatre con la Taglioni e la Rinaldini. Se anche il racconto fosse vero solo per metà, conterrebbe un elemento — la convenzione del musico al rovescio — che non poteva mancare di solleticare il robusto senso dello humour di Donizetti». (Donizetti and his Operas, 1982)

Tra le tante riprese di questo fortunato lavoro c’è la produzione del 2009 al Teatro della Fortuna di Fano diretta da Vito Clemente con la spumeggiante regia di Roberto Recchia. Ques’ultimo due anni prima aveva già allestito un’altra divertente opera di Donizetti, Don Gregorio ossia L’ajo nell’imbarazzo, con lo stesso irresistibile Paolo Bordogna quale protagonista.

Non è facile trovare un baritono che sappia ballare sulle punte, ma in Italia l’abbiamo e Bordogna potrebbe essere scritturato da Les Ballets Trockadero de Montecarlo dopo la sua performance in questo allestimento dell’opera di Donizetti dove oltre a gorgheggiare nella rossiniana “Canzone del salice” – ma avrebbe fatto anche “Bel raggio lusinghier” se non ci fosse stata quella stupida di primadonna… – si cimenta con grande tecnica in un pas de quatre classico.

La Mamm’Agata di Paolo Bordogna è stata definita altrove un paradossale incrocio tra Joan Crawford e Bette Midler in un istrionismo senza pari nel campo del teatro d’opera. La sua non è una caricatura volgare di un uomo in abiti femminili: Bordogna è una madama napoletana i cui gesti sono del tutto femminili, non effeminati, e si accompagnano a una mimica del volto dalle infinite sfumature, a un canto sempre sostenuto e a una parola sempre perfettamente articolata.

Donata d’Annunzio Lombardi è la primadonna, con acuti non sempre a fuoco, ma scenicamente spigliata. Eccellente il “tenore tedesco” Danilo Formaggia in tutti i suoi comici effetti vocali. La voce petulante e tagliente di Stefania Donzelli per una volta è consona alla parte della soccombente seconda donna, che però nel finale si prende una rivincita sparando gli acuti della Regina delle Notte. Adeguati il resto del cast, il coro e la direzione orchestrale.

Grande è l’attesa per l’allestimento di Pelly, coprodotto col Regio di Torino, che andrà in scena tra un anno a Lione con una Mamm’Agata sorprendente: Laurent Naouri.

L’immagine del DVD Bongiovanni non è un gran che, ma il disco ha due extra golosi: il divertente trailer dello spettacolo e il concertato della prima parte che si può ascoltare evidenziando i singoli cantanti. Una trovata geniale. Nell’opuscolo accluso oltre allo schema dell’opera sono poi presenti ben quattro saggi che fanno luce sul lavoro e sul suo allestimento.

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