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Pascal Dusapin, Antigone
Parigi, Philharmonie, 8 ottobre 2025
(video streaming)
Dusapin: anatomia musicale di un mito che continua a sanguinare
Sull’orlo del silenzio, l’Antigone di Pascal Dusapin trasforma la tragedia di Sofocle in un intenso teatro dell’ascolto. Attraverso una scrittura musicale rarefatta e inquieta, il conflitto tra Antigone e Creonte diventa lo scontro insanabile tra coscienza e potere. La direzione di Klaus Mäkelä e la regia essenziale di Netia Jones esaltano una tragedia moderna, severa e profondamente umana. Una tragedia per il nostro tempo.
Commissione congiunta con la Dresdner Philharmonie, l'”operatorio” Antigone di Pascal Dusapin è su libretto dello stesso compositore, tratto dalla traduzione tedesca di Hölderlin della tragedia di Sofocle, di cui segue sostanzialmente la struttura drammatica. È articolato in una successione di scene che possono essere lette come cinque atti teatrali continui, collegati da interludi orchestrali senza vere cesure tradizionali.
Atto I – Il decreto di Creonte. La guerra civile a Tebe è terminata. I due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, si sono uccisi combattendo l’uno contro l’altro per il potere. Creonte, nuovo sovrano della città, proclama che Eteocle, difensore di Tebe, sarà onorato con solenni funerali; Polinice, considerato traditore, dovrà invece restare insepolto. Antigone apprende il decreto e ne rimane sconvolta. Convinta che le leggi divine impongano di onorare i morti, decide di seppellire il fratello nonostante il divieto. La sorella Ismene cerca di dissuaderla, temendo le conseguenze, ma Antigone sceglie di agire da sola.
Atto II – La trasgressione. Durante la notte Antigone compie il rito funebre sul corpo di Polinice. Le guardie scoprono che qualcuno ha infranto l’ordine del re. Dopo una seconda visita al cadavere, Antigone viene sorpresa sul luogo e arrestata. Condotta davanti a Creonte, non nega nulla. Anzi, rivendica apertamente il proprio gesto, dichiarando che l’obbedienza agli dèi vale più dell’obbedienza agli uomini. Lo scontro tra i due è violentissimo. Creonte difende l’autorità dello Stato, mentre Antigone difende la coscienza e la pietà familiare. Nessuno dei due è disposto a cedere.
Atto III – La condanna. Creonte decide di punire Antigone. Ismene tenta di condividere la colpa della sorella, ma Antigone rifiuta. Entra in scena Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone. Emone cerca di convincere il padre che il popolo è dalla parte di Antigone e che la clemenza sarebbe segno di saggezza. Creonte interpreta queste parole come una sfida alla sua autorità e conferma la sentenza. Antigone verrà rinchiusa viva in una grotta sepolcrale, lasciata al proprio destino.
Atto IV – L’ultima marcia di Antigone. Antigone viene accompagnata verso la sua tomba. È uno dei momenti più intensi dell’opera: la giovane donna saluta la luce, la vita e il matrimonio che non potrà mai celebrare. Non rinnega però la propria scelta. Accetta la morte come conseguenza necessaria della fedeltà ai propri principi. La grotta viene chiusa e Antigone resta sola.
Atto V – La profezia e la rovina. Compare il vecchio indovino Tiresia. Egli avverte Creonte che gli dèi sono indignati: il corpo di Polinice è stato oltraggiato e una grave sciagura colpirà la sua famiglia. Per la prima volta Creonte vacilla. Decide quindi di revocare la condanna: prima fa seppellire Polinice e poi corre a liberare Antigone. Ma è ormai troppo tardi.
Epilogo – La catastrofe. Quando Creonte raggiunge il sepolcro, trova Antigone morta: si è impiccata. Accanto a lei c’è Emone. Disperato, il giovane si uccide. La notizia giunge alla regina Euridice, moglie di Creonte. Anche lei si toglie la vita e Creonte rimane completamente solo. Il re comprende infine che la sua ostinazione e il suo orgoglio hanno provocato la distruzione della propria casa. La tragedia si chiude con la sua desolazione e con la consapevolezza che nessun potere umano può imporsi impunemente contro ciò che è giusto e sacro.
Fin dalle prime battute emerge un linguaggio musicale teso, scabro e inquieto, nel quale l’orchestra non accompagna semplicemente l’azione, ma ne diventa la coscienza segreta. Le linee vocali, lontane dalla tradizione melodica dell’opera ottocentesca, seguono il ritmo della parola e della declamazione tragica, costruendo un flusso continuo che mantiene costante la tensione teatrale.
Di grande intensità la direzione di Klaus Mäkelä alla testa dell’Orchestre de Paris, dove ogni strumento riceve un trattamento quasi solistico, valorizzato anche dall’eccellente ripresa video. Ottimi gli interpreti: Christel Loetzsch è un’Antigone di grande statura che affronta magistralmente la difficile parte vocale; Tómas Tómasson è l’inflessibile Creonte; Anna Prohaska è Ismene; Jarrett Ott restituisce con efficacia la lunga parte del Messaggero; Thomas Atkins dà voce a Emone; Edwin Crossley-Mercer a Tiresia nella sua breve ma significativa presenza; la voce del controtenore Serge Kakudji si fa ammirare nel ruolo del Corifeo.
La regia di Netia Jones, che firma anche costumi e scenografia, valorizza l’essenzialità del dramma evitando ogni inutile decorativismo. L’impianto scenico è costituito da una struttura di prismi — il palazzo del re Creonte — posta su una piattaforma rettangolare che si incunea nell’orchestra. Su quell’estremità, una decina di microfoni su treppiede fungono da tramite comunicativo con la città. Sobrie proiezioni lasciano affiorare ombre sulla bianca geometria dei prismi.
Spoglio e simbolico, lo spazio concentra l’attenzione sul conflitto tra individuo e potere, tra coscienza e ragion di Stato. La tragedia procede così con una forza inesorabile, come un meccanismo che nessuno dei protagonisti riesce più a fermare. Particolarmente riuscita la progressione verso l’atto finale, dove la musica sembra restringere progressivamente il respiro dei personaggi fino alla catastrofe conclusiva. La morte di Antigone, il suicidio di Emone e quello di Euridice non rappresentano soltanto la rovina di una famiglia, ma il crollo dell’intero ordine costruito da Creonte.
Il risultato è uno spettacolo di rara intensità emotiva e intellettuale, che conferma Pascal Dusapin come una delle voci più autorevoli del teatro musicale contemporaneo. Lontana da ogni modernizzazione forzata, questa Antigone dimostra come i grandi miti greci continuino a interrogare il nostro presente, ricordandoci che il conflitto tra legge e coscienza, tra potere e umanità, rimane ancora oggi irrisolto.
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