La Didone

★★★★☆

Opera ben ancorata all’insegnamento monteverdiano

Francesco Caletti detto Cavalli aveva iniziato a scrivere per il teatro nel 1639, a 37 anni, dopo una carriera musicale dapprima come tenore e successivamente come organista. La Didone (1641) è la terza delle sue 39 opere, delle quali una dozzina sono andate perdute. Il libretto del Busenello si basa ovviamente sul quarto libro dell’Eneide, ma un lieto fine rimpiazza il suicidio della regina cartaginese. Lo giustifica così il librettista: «Nel primo atto arde Troia, e Enea, così comandato dalla madre Venere scampa quegli incendi, e quelle ruvine. Nel secondo egli naviga il Mediterraneo, e arriva ai lidi cartaginesi. Nel terzo ammonito da Giove abbandona Didone. E perché secondo le buone dottrine è lecito ai poeti non solo alterare le favole, ma le istorie ancora: Didone prende per marito Iarba. E se fu anacronismo famoso in Virgilio, che Didone non per Sicheo suo marito, ma per Enea perdesse la vita, potranno tollerare i grandi ingegni, che qui segua un matrimonio diverso e dalle favole, e dalle istorie. Chi scrive soddisfa al genio, e per schifare il fine tragico della morte di Didone si è introdotto l’accasamento predetto con Iarba. Qui non occorre rammemorare agl’uomini intendenti come i poeti migliori abbiano rappresentate le cose a modo loro, sono aperti i libri, e non è forestiera in questo mondo la erudizione. Vivete felici».

Il verboso libretto è opportunamente sforbiciato di un buon 40% in questa edizione del 2011 del Théâtre des Champs-Elysées diretta da William Christie e messa in scena da Clément Hervieu-Léger della Comédie-Française, ma qui imprestato al teatro di Caen. Ciò ci ricorda che l’opera a quell’epoca non era solo il trastullo di un dopocena, ma l’evento di un’intera giornata per cui poteva durare moltissimo. Con questo allestimento si superano comunque abbondantemente le tre ore. Questo è anche il primo approccio de Les Arts Florissants a un’opera di Cavalli. Con le scarne notazioni musicali rimaste, Christie compie un notevole lavoro di riscrittura dell’orchestrazione, rispettando le intenzioni dell’epoca, con una smilza compagine di strumenti originali, per lo più ad arco (che però un po’ si perdono nella vastità del moderno teatro) e un continuo al clavicembalo elegante e discreto che lascia ampio spazio alla bellezza del testo cantato.

I personaggi dell’opera di Cavalli sono numerosi, ma tre sono quelli principali e tutti di ottimo livello, soprattutto il seducente Enea di Krešimir Špicer, lirico, intenso e dalla perfetta dizione. Un po’ manierata è invece l’interpretazione di Anna Bonitatibus come Didone e convincente nella sua tormentata passione e successiva pazzia lo Iarba del controtenore Xavier Sabata.

Ex collaboratore di Chéreau, Hervieu-Léger compie un abile lavoro di regia sui personaggi e sull’ambientazione che passa dalle rovine fumanti di Troia alla soleggiata Cartagine. In scena anche particolari intriganti come la carcassa del cervo al primo atto, simbolo della morte della città, che ritroviamo nel terzo atto quale segno dell’abbandono di Didone.

Nessun extra se non una galleria dei personaggi. Assenza di sottotitoli in italiano, la lingua dell’opera. E questo la dice lunga sulla considerazione del mercato italiano cui sarebbe naturalmente destinato un prodotto come questo. O tempora…

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