L’Orfeo

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★★★★★

Primo vero capolavoro della storia del melodramma

L’opera in musica nasce con la favola di Orfeo ed Euridice il cui mito raccolto da Virgilio (libro IV delle Georgiche) e da Ovidio (Metamorfosi, libro X) prima di Monteverdi viene messo in musica da Jacopo Peri (Euridice, 1600) e da Giulio Caccini (Euridice, 1602) entrambi su testo di Ottavio Rinuccini. Dopo Monteverdi quasi non si contano le opere sulla stessa vicenda: La morte d’Orfeo (1619, Stefano Landi), Orfeo (1647, Luigi Rossi), Orfeo (1672, Antonio Sartorio), La descente d’Orphée aux enfers (c. 1685, Marc-Antoine Charpentier), Orpheus (1726, Georg Philipp Telemann), Orfeo ed Euridice (1762, Christoph Willibald Gluck). Per non parlare dell’Orphée aux Enfers di Offenbach (1858) e più vicini a noi Orpheus und Eurydike (1921, Ernst Křenek), L’Orfeide (1925, Gian Francesco Malipiero) e The Mask of Orpheus (1986, Harrison Birtwistle). Una lista esauriente si può trovare qui.

“Favola in musica” su libretto di Alessandro Striggio e rap­presentata al palazzo ducale di Mantova il 24 febbraio 1607, L’Orfeo è tra i più anti­chi dram­mi per musica a essere ancora regolarmente messo in scena, anche se subito dopo la morte del compositore il lavoro venne di­menticato e per la sua prima rap­presentazione scenica si dovette aspettare il 1911.

All’approssimarsi dell’occasione della celebrazione del suo quadricentenario nel 2007, innumerevoli sono state le esecuzioni nei maggiori teatri del mondo e questa produzione si affianca a quelle del Liceu di Bar­cellona (Jordi Savall), del Nederlandse di Amsterdam (Stephen Stubbs), la Monnaie di Bruxelles (René Ja­cobs), la Scala di Milano (Rinal­do Alessan­drini), per citare solo al­cune di quelle disponi­bili in DVD.

Qui siamo al Teatro Real di Madrid nel 2009 e c’è la garan­zia di un William Christie sul podio e di un Pier Luigi Pizzi alla messa in scena. L’esecuzione viene fatta con alcuni tagli (non si può infatti attribuire solo a una diversa scelta dei tempi la durata delle esecuzioni: si va infatti dai 102 minuti di Harnon­court ai 171 di Jacobs, passando per i 130 di Malgoire e i 140 di Stubbs e Savall; Christie è come Alessandrini sui 113 minuti) e utilizzando, come è ormai prassi consoli­data, un’orchestra, quella de Les Arts Floris­sants, con strumenti d’epoca: dulciana, tiorba, lirone, viola da gam­ba ecc. Gli orchestrali non sono in buca, ma a livello della platea – non c’è infatti separazione con la scena – e nella prima parte vesto­no costumi d’epoca, così come il direttore, che sem­bra es­sere appe­na uscito da un quadro di Rembrandt con la sua ele­gante e candi­da gorgiera pieghettata.

Sulla scena del teatro madrileno Pizzi fa rivivere la prima sto­rica rap­presentazione e non si risparmia sugli effetti spettacolari, con un palazzo ducale che sorge dal basso alla luce di fiaccole, al suono marziale dei tambu­ri dei Sacqueboutiers di Tolosa per l’esposizione della famosa fanfa­ra, prima in scena e su­bito dopo ripresa dall’orchestra con un mira­bile effetto di ampli­ficazione. Siamo dunque nelle sale del pa­lazzo di Mantova e si celebra­no le nozze di Orfeo con Euri­dice quando entra la Musica a esporre la sua prosopopea.

Sontuosi i costumi in sete sgargianti e tradizionali ma fun­zionali i movimenti coreografici di Gheorghe Iancu. Questo nella pri­ma parte, che termina con il racconto della Messaggera, un gran coup de théâtre che interrompe l’allegro bachelor party di Orfeo e dei pastori con l’accorato rac­conto della tragica morte di Euridice punta da «angue insidïo­so». Nella seconda parte tutti smettono i fastosi costumi per in­dossare semplici abiti moderni per accompagnare Orfeo nel suo viag­gio agl’inferi.

Interpreti di prim’ordine per i ruoli di Euridice (Maria Gra­zia Schiavo), Speranza (Sonia Prina) e per il quartetto di pastori (soprattutto Cyril Auvity e il controtenore Xavier Sabata). Qual­che perplessità desta la scelta come Orfeo del baritono Die­trich Henschel, eccellente in­terprete sia della musica moderna che di quella antica (soprattutto Bach), di ottimo fraseggio e pre­senza sce­nica, ma ha un timbro sgradevole e non sempre è a suo agio con la vocalità richiesta da Monteverdi, complice an­che una dizione non perfetta. Rivelatore è il duetto finale con Apollo, con il ti­nerfeño Agustin Prunell-Friend, vero specialista di musica barocca, al cui confronto Hen­schel mostra difficoltà evi­denti nelle fioritu­re del canto.

Fosse stato disponibile come Or­feo il Simon Keenlyside della produzione di René Jacobs questa versione di Christie non avrebbe avuto para­goni. Neanche con quella del Liceu di Barcello­na con un altro specialista della mu­sica di quell’epoca, Jordi Savall, che però non ha un’orchestra così precisa, stacca tempi più discutibili e soprat­tutto in scena ha una specie di “filologica” rappresentazione con scene dipinte, pa­stori che sembrano usciti da un presepio, inter­preti meno inte­ressanti e assenza di regia. Non è certo il caso di questa produzione di Madrid in cui tutti i cantanti dal­l’ultimo corista ai personaggi principali si muovono con scioltezza sul palcoscenico.

Ottimi la ripresa e il suono ed extra interessanti nel DVD. Non si fini­sce mai di rendere grazie alla possibilità di avere una registrazio­ne fedele di un evento effimero a cui solo pochi fortuna­ti hanno potu­to assistere.

Altre edizioni:

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