Partenope

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★★★☆☆

Brillante produzione rovinata da una scriteriata ripresa televisiva

Il dietro le quinte offerto come extra sul primo dei due dischi, girato con un telefonino o comunque un apparecchio a bassissima definizione, avrebbe dovuto mettere in guardia sulla ripresa televisiva dello spettacolo che risulta estremamente amatoriale, discontinua, incongrua e in definitiva altamente fastidiosa. Il regista Uffe Borgwardt sembra interessato soprattutto alla dentatura irregolare di Christophe Dumaux, ai peli del naso di Andreas Scholl, ai baffi finti di Tuva Semmingsen, ai lustrini degli abiti di Inger Dam-Jensen e alle nuche degli spettatori dell’ultima fila del teatro. Si rimpiange ancor più il non aver assistito di persona alla recita.

Peccato, perché la produzione registrata nell’ottobre 2008 nel danese Teatro Reale con la messa in scena di Francisco Negrin e Louis Désiré è estremamente gradevole, spiritosa, molto ben cantata e la sua ambientazione contemporanea ben adatta alla storia, un poligono amoroso molto moderno.

La regina Partenope festeggia il fatto di aver innalzato una nuova cerchia di mura attorno alla città omonima (Napoli) e… ah sì, c’è anche una battaglia, ma il regista la mette in burla. Poco importante è la vicenda storico-mitologia, al compositore interessano le relazioni interpersonali dei personaggi. Partenope è innamorata di Arsace che però si era promesso a Rosmira la quale, nelle vesti maschili del principe Eurimene, viene a riprendersi il suo amato. L’amore di Armindo per Partenope potrebbe risolvere la faccenda, poi però entra in scena un altro innamorato della regina e le cose si complicano.

Atto 1. Nella prima scena vediamo la regina Partenope, fondatrice di Napoli, nella sua sala del trono ornata da una statua di Apollo, intrattenere i suoi ospiti, tra i quali il principe Arsace di Corinto, bello e focoso, pretendente alla sua mano e, piuttosto timido ed impacciato, il principe Armindo di Rodi, anch’egli innamorato di Partenope, ma incapace di dirglielo. Arriva un nuovo ospite e presenta sé stesso come il principe Eurimene, ma è in realtà la principessa Rosmira sotto mentite spoglie, precedente fidanzata di Arsace che lui ha lasciato quando ha deciso di provare a conquistare la mano della regina Partenope e che lo ha rintracciato a Napoli. Arsace è sbalordito dalla somiglianza del nuovo arrivato Eurimene con la sua ex-fidanzata Rosmira e l’affronta quando sono soli. Rosmira ammette di essere lei e lo rimprovera per la sua incostanza. Arsace sostiene che lui l’ama ancora, al che Rosmira risponde che se è così si può provarlo con la promessa di non rivelare il suo nome o che lei è una donna. Arsace giura solennemente di farlo. Eurimene/Rosmira ha anche una conversazione con il triste Armindo e scopre che lui ama veramente Partenope per se stessa e non tanto per la sua posizione o il denaro. Armindo non ha il coraggio di rivelare a Partenope che l’ama, perché pensa che lei preferisca Arsace. Partenope stessa ha anche notato che Armindo è triste e vuole sapere che problema ha. Egli allora confessa il suo amore per lei, al che lei risponde che è impegnata con Arsace. Sentendo questo, Rosmira entra nel suo travestimento come Eurimene e dice che anche lui l’ama, sperando di tenere lontana Partenope da Arsace, ma sconvolgendo Armindo nel far questo. Arriva ancora un altro pretendente alla mano di Partenope, il principe Emilio del regno confinante di Cuma. Ha portato il suo esercito con lui e le chiede se accetta di sposarlo. Lei rifiuta e lui la minaccia di farle guerra, al che lei risponde che non si farà intimidire. Dice che andrà in battaglia e combatterà lei stessa e chiede ad Arsace di guidare le sue truppe, il che rende gli altri pretendenti gelosi. Solo con Eurimene, Armindo si sente molto giù per il fatto che Eurimene è suo rivale, ma Eurimene gli assicura che non è davvero il caso.
Atto 2. Il secondo atto si apre con una rappresentazione sul palco della battaglia tra Partenope e le forze di Emilio. Partenope è in definitiva vittoriosa ed Emilio viene imprigionato, ma non senza l’intervento di Armindo che l’ha salvata da una situazione pericolosa e salvato quindi la sua vita. Anche Rosmira, nella sua identità di Eurimene, ha combattuto nella battaglia e con orgoglio afferma che ha catturato Emilio. Arsace nega, attribuendosi tutto il merito di questo: sentito questo Eurimene sfida Arsace a duello. Armindo dice ancora una volta a Partenope quanto l’ama. Lei questa volta è più incoraggiante con lui, ma non si impegna. Arsace cerca di portare avanti le cose con Rosmira ma lei è molto sprezzante nei suoi confronti. Arsace è combattuto tra il desiderio per la regina Partenope e il suo vecchio amore Rosmira.
Atto 3. Rosmira, ancora in incognito come Eurimene, dice alla regina Partenope che ha sfidato Arsace a duello, perché è stato inviato dalla principessa Rosmira per vendicare il suo onore sull’uomo che aveva promesso di sposarla, ma l’ha lasciata all’altare. Partenope inorridita chiede ad Arsace se questo è vero e lui deve ammettere che è così. Partenope allora dichiara lei non avrà più nulla a che fare con lui; Armindo sta guardando a lei sempre di più come futuro marito. Arsace sta avendo una notte insonne, sapendo che sarà chiamato a combattere Eurimene in duello il giorno successivo. Ma come può combattere un duello con la donna che ama? Rosmira viene da lui nelle sue stanze, sorvegliata da Partenope. Quando Arsace chiama il nome di Rosmira, Partenope si fa avanti accusandolo di infedeltà, e Rosmira/Eurimene fa lo stesso. La mattina dopo, tutto si riuniscono per il duello tra Arsace e Eurimene. Arsace è in un dilemma dato che ha solennemente giurato di non rivelare l’identità di Rosmira ma non ce la fa a battersi in duello con una ragazza. Improvvisamente colto da una ispirazione, dice che alla persona che è stata sfidata è consentito di decidere come sarà combattuto il duello ed esige che combattano togliendosi le camicie. Eurimene esita, ma tutti dicono che sì, è giusto così, Arsace può dire come sarà combattuto il duello e quindi che si vada avanti e si tolga la camicia. Eurimene non ha altra scelta che ammettere che è in realtà la principessa Rosmira e contrita accetta Arsace come marito. Partenope sposerà Armindo, che è felice ed Emilio prenderà le sue truppe e se tornerà a Cuma.

Partenope (titolo che l’opera di Händel condivide con gli omonimi lavori di Luigi Mancia, Leonardo Vinci, Giuseppe Scarlatti, Johann Hasse, Antonio Caldara e Martin y Soler, per nominarne solo alcuni) è un adattamento del libretto di Silvio Stampiglia che era stato precedentemente proposto dal compositore alla Royal Academy of Music, ma respinto perché ritenuto troppo frivolo e “non commerciale”: «Il peggior testo che abbia mai letto in vita mia […] Il signor Stampiglia cerca di essere comico e spiritoso. Se ci è riuscito in Italia, ciò è semplicemente dovuto alla depravazione del gusto di quel pubblico. Sono certo che sarà accolto con disprezzo qui in Inghilterra.» (Owen Swiney, impresario teatrale dell’epoca).

Il Sassone, al culmine della sua fama londinese, si rivolge quindi al King’s Theatre per il suo sedicesimo allestimento in quel teatro. La maestria di Händel nel vestire di musica arie, duetti e pezzi d’insieme questa strana commedia raggiunge qui la perfezione. Al debutto nel 1730 il ruolo del titolo fu affidato a un’assidua interprete delle opere di Händel, quella Anna Maria Strada, diva del momento, di cui la Marty dice peste e corna nell’Affare Makropulos.

Alla bacchetta (o meglio, al clavicembalo) del direttore danese Lars Ulrik Mortensen è affidata la direzione del Concerto Copenhagen, uno degli innumerevoli complessi barocchi sorti negli ultimi decenni, che non sfigura al confronto di altri più blasonati ensemble.

Il cast si avvale di due star internazionali quali Andreas Scholl e Christophe Dumaux: il primo nel ruolo di Arsace e il secondo in quello minore di Armindo. Entrambi sono eccellenti ed applauditissimi, ma il controtenore francese la vince in quanto a bellezza della voce. Locali, o quasi, sono le due ottime interpreti femminili: Inger Dam-Jensen (soprano danese), capricciosa regina Partenope, e ancor più Tuva Semmingsen (mezzosoprano norvegese), Rosmira, e perché sia fotografata in topless sulla copertina del disco dopo aver indossato mustacchi e vesti maschili per tutta la serata lo scoprirà solo chi arriva alla fine dell’opera…