Partenope

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★★★☆☆

Brillante produzione rovinata da una scriteriata ripresa televisiva

Il dietro le quinte offerto come extra sul primo dei due dischi, girato con un telefonino o comunque un apparecchio a bassissima definizione, avrebbe dovuto mettere in guardia sulla ripresa televisiva dello spettacolo che risulta estremamente amatoriale, discontinua, incongrua e in definitiva altamente fastidiosa. Il regista Uffe Borgwardt sembra interessato soprattutto alla dentatura irregolare di Christophe Dumaux, ai peli del naso di Andreas Scholl, ai baffi finti di Tuva Semmingsen, ai lustrini degli abiti di Inger Dam-Jensen e alle nuche degli spettatori dell’ultima fila del teatro. Si rimpiange ancor più il non aver assistito di persona alla recita.

Peccato, perché la produzione registrata nell’ottobre 2008 nel danese Teatro Reale con la messa in scena di Francisco Negrin e Louis Désiré è estremamente gradevole, spiritosa, molto ben cantata e la sua ambientazione contemporanea ben adatta alla storia, un poligono amoroso molto moderno.

La regina Partenope festeggia il fatto di aver innalzato una nuova cerchia di mura attorno alla città omonima (Napoli) e… ah sì, c’è anche una battaglia, ma il regista la mette in burla. Poco importante è la vicenda storico-mitologia, al compositore interessano le relazioni interpersonali dei personaggi. Partenope è innamorata di Arsace che però si era promesso a Rosmira la quale, nelle vesti maschili del principe Eurimene, viene a riprendersi il suo amato. L’amore di Armindo per Partenope potrebbe risolvere la faccenda, poi però entra in scena un altro innamorato della regina e le cose si complicano.

Partenope (titolo che l’opera di Händel condivide con gli omonimi lavori di Luigi Mancia, Leonardo Vinci, Giuseppe Scarlatti, Johann Hasse, Antonio Caldara e Martin y Soler, per nominarne solo alcuni) è un adattamento del libretto di Silvio Stampiglia che era stato precedentemente proposto dal compositore alla Royal Academy of Music, ma respinto perché ritenuto troppo frivolo e “non commerciale”: «Il peggior testo che abbia mai letto in vita mia […] Il signor Stampiglia cerca di essere comico e spiritoso. Se ci è riuscito in Italia, ciò è semplicemente dovuto alla depravazione del gusto di quel pubblico. Sono certo che sarà accolto con disprezzo qui in Inghilterra.» (Owen Swiney, impresario teatrale dell’epoca).

Il Sassone, al culmine della sua fama londinese, si rivolge quindi al King’s Theatre per il suo sedicesimo allestimento in quel teatro. La maestria di Händel nel vestire di musica arie, duetti e pezzi d’insieme questa strana commedia raggiunge qui la perfezione. Al debutto nel 1730 il ruolo del titolo fu affidato a un’assidua interprete delle opere di Händel, quella Anna Maria Strada, diva del momento, di cui la Marty dice peste e corna nell’Affare Makropulos.

Alla bacchetta (o meglio, al clavicembalo) del direttore danese Lars Ulrik Mortensen è affidata la direzione del Concerto Copenhagen, uno degli innumerevoli complessi barocchi sorti negli ultimi decenni, che non sfigura al confronto di altri più blasonati ensemble.

Il cast si avvale di due star internazionali quali Andreas Scholl e Christophe Dumaux: il primo nel ruolo di Arsace e il secondo in quello minore di Armindo. Entrambi sono eccellenti ed applauditissimi, ma il controtenore francese la vince in quanto a bellezza della voce. Locali, o quasi, sono le due ottime interpreti femminili: Inger Dam-Jensen (soprano danese), capricciosa regina Partenope, e ancor più Tuva Semmingsen (mezzosoprano norvegese), Rosmira, e perché sia fotografata in topless sulla copertina del disco dopo aver indossato mustacchi e vesti maschili per tutta la serata lo scoprirà solo chi arriva alla fine dell’opera…

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