Les Troyens

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★★★☆☆

Virus alert!

L’ambiziosa penultima opera di Berlioz occupò il compositore dal 1856, ini­zio stesura del libretto da lui stesso tratto dall’Eneide di Virgilio, al 1858 quando completò la partitura. La mastodontica opera è in cin­que atti: i pri­mi due si svolgono a Troia, gli ultimi tre a Cartagine. Data la lunghezza del lavoro, per molto tempo esso è arrivato sulle scene nella forma di due opere distinte e l’autore non riuscì a veder rappresentata per intera la sua opera. Nel 1863 assistette infatti alla seconda parte Les Troyens à Chartage, ma non vide mai la prima parte, La prise de Troie. L’opera non fu ripresa nella sua integrità se non nel 1921.

Parte prima. La prise de Troie. Atto I. Il campo abbandonato dai Greci nella piana di Troia.  I Greci hanno tolto l’assedio alla città di Troia e i Troiani, dopo tanti anni di guerra, finalmente escono dalle mura e si danno alla più grande esultanza. Credendolo un’offerta a Pallade, decidono di portare in città il grande cavallo di legno che i Greci hanno abbandonato. Tutti pensano di essere salvi e non danno ascolto alle profezie di Cassandra, che vede invece nella partenza dei Greci solo un inganno che porterà alla rovina e alla morte tutti i Troiani. Atto II. Quadro primo. Una stanza nel palazzo di Enea. Mentre il popolo festeggia con giochi in onore degli dèi la libertà riconquistata, avvengono prodigi. Enea racconta che Laocoonte ha colpito il cavallo di legno con una lancia e che subito dopo è stato divorato da due orrendi serpenti. Credendo a un sacrilegio, Priamo ordina che il cavallo sia subito portato in città. Quadro secondo. Nel palazzo di Priamo, davanti all’altare di Vesta. Invano Cassandra insiste nelle sue profezie e cerca di convincere la folla accecata della rovina che l’attende. Poco dopo, nella notte, l’ombra di Ettore appare a Enea annunciandogli che Troia sta per essere presa dai Greci e che il suo destino è di andare in Italia per fondare una nuova città e trovarvi morte gloriosa. Mentre i Greci si impossessano delle mura e dei palazzi, seminando incendi e morte, Enea combatte l’ultima battaglia e si apre un varco con i suoi fidi, portando con sé il tesoro di Priamo. Cassandra e le donne troiane si uccidono piuttosto che cadere in mano ai vincitori.

Parte seconda. Les Troyens a Carthage. Atto III. Una grande sala del palazzo di Didone a Cartagine. Siamo a Cartagine, la nuova città dove regna Didone. Vi si festeggia la prosperità e la nuova ricchezza, e la regina nel corso di una cerimonia riceve l’omaggio del suo popolo laborioso. Viene annunciato l’arrivo di stranieri dal mare, e Didone li accoglie con amicizia. Sono i Troiani, guidati da Enea, la cui presenza turba la regina. Proprio in quel momento si apprende che Iarbas, re dei Numidi, si appresta a conquistare con le armi Cartagine. Enea si offre di combattere a fianco dei Cartaginesi contro il re barbaro. Atto IV. Quadro primo. Vinti i Numidi, Enea resta ospite di Didone. Fra l’eroe e la regina è nato un amore che è visto con simpatia dalla sorella di Didone, Anna, ma che preoccupa il fedele Narbal. Quadro secondo. I giardini di Didone in riva al mare. Si fanno grandi feste, cacce e balli; Enea, dimentico degli ordini degli dèi che vogliono che il suo destino si compia in Italia, si abbandona alla passione; Didone dimentica la fedeltà al marito morto. Ma Mercurio interviene con un grido ammonitore: Italia! Atto V. Quadro primo. Notte: la riva del mare gremita di tende troiane. Enea non può sfuggire al destino. Le ombre dei morti lo perseguitano ed egli deve decidere la partenza. Malgrado l’amore per Didone, deve dare alla flotta l’ordine di salpare. La spiegazione fra i due amanti è drammatica e tenera insieme. Quadro secondo. Nella casa di Didone. Didone torna disperata nelle sue stanze, combattuta fra odio e amore: chiede alla sorella di implorare Enea perché resti, ma viene informata che la flotta troiana ha già preso il mare. Quadro terzo. Nei giardini di Didone. La regina fa preparare un sacrificio per gli dèi degli inferi e si trafigge sul rogo con la spada. Ha la visione di una vendetta futura su Roma, a opera di Annibale, poi però la profezia si muta nel trionfo totale di Roma. I Cartaginesi maledicono per il futuro i Romani, mentre se ne annuncia il totale trionfo imperiale. La volontà degli dèi sarà esaudita e il sacrificio di Didone resterà senza frutti.

La presente realizzazione è del 2010 e viene rappresentata nell’audi­torium dell’avveniristico Palau de les Arts “Reina Sofía” di Valencia con la messa in scena del gruppo catalano La Fura dels Baus e la direzione di Valery Ger­giev.

Carlus Pedrissa e la compagnia catalana partono dall’idea del cavallo di Troia come un virus in un sistema informatico e il viaggio di Enea per la fondazio­ne di una nuova città come un viaggio extraterrestre. Con i fantasiosi costu­mi di Chu Uroz, miscela di fantascienza-tecnologia-sport, sembra di essere in Guerre stellari o su una nave spaziale atterrata in un inospitale pianeta. Magistrale come sempre l’uso di acrobazie, proiezioni e computer grafica, di casa nelle produzioni della Fura. Il cavallo è un inquietante oggetto ipertec­nologico, il palazzo della regina cartaginese sem­bra l’interno di un accelera­tore di particelle. Nel making of del disco e nell’opuscolo ci si può divertire a sentire i tanti riferimenti che hanno ispirato la messa in scena. L’unico che sembri poco convinto dell’opera­zione è il direttore. Per di più Gergiev dirige con energia, ma in maniera squadrata e senza particolari sottigliezze la parti­tura dello sterminato lavoro.

Nella folla di personaggi la parte femminile ha la meglio: sia la Cassandre di Elisabete Matos che la Didon di Daniela Barcellona esibiscono grande pre­stanza vocale e intensità di espressione, mentre sul lato maschi­le il Corèbe di Gabriele Viviani e l’Énée di Lance Ryan dimostrano en­trambi una stento­rea e monotona espressione, intonazione non perfetta e dubbia dizione. Ahi­mé questi sono i personaggi principali.

Delle versioni in DVD di quest’opera è da preferire quella di Gardiner/Kokkos, mentre recentemente si sono apprezzate sulla scena quella di Luisi/Zambello al MET e soprattutto quella di Pappano/McVicar a Lon­dra e poi a MIlano.

Altre edizioni:

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