Nabucco

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★★★☆☆

Il primo successo di Verdi

Nel 2012 in preparazione al bicentenario dalla nascita del maestro di Busseto la Unitel Classica e il teatro Regio di Parma mettono insieme il progetto “Tutto Verdi” comprendente la serie completa delle sue 26 opere. Al numero 3 c’è il Nabucodonosor (a partire dal 1844 semplicemente Nabucco), la prima grande opera dopo gli “esperimenti” di Oberto e di Un giorno di regno.

Debuttato il 3 marzo 1842 alla Scala con la Giuseppina Strepponi nella temibile parte di Abigaille, il dramma lirico in 4 parti su libretto di Temistocle Solera si rivelò un successo fin dalle prove: «il carattere dello spartito era talmente nuovo, talmente sconosciuto, lo stile così rapido, così insolito che lo stupore era generale e che cantanti, cori, orchestra, all’udire questa musica, mostravano un entusiasmo straordinario» (Arthur Pougin, riportato in Verdi di Massimo Mila).

Atto I – Gerusalemme, Nel tempio di Salomone, Ebrei e Leviti invitano le vergini ebree a pregare per la salvezza di Israele, poiché Nabucco, il re d’Assiria, li ha invasi. Entra Zaccaria, profeta ebraico, dicendo che Dio ha tratto in suo potere Fenena, figlia di Nabucco: lei forse potrà far ritornare la pace; invita perciò gli Ebrei a confidare nel loro dio. Improvvisamente si sentono urla: giunge quindi Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme, per annunciare che Nabucco si sta avvicinando furibondo. Zaccaria affida Fenena a Ismaele, predicendo rovina al dio di Belo. Rimasti soli Ismaele e Fenena, ricordano quando, nelle vesti di ambasciatore di Giuda, Ismaele andò in Babilonia e fu imprigionato. Fu Fenena a salvarlo sia dalla prigione sia dall’amore furente della di lei sorella, Abigaille. Fenena gli rammenta la sua attuale condizione di schiava, e Ismaele, follemenente innamorato, le giura che le renderà la libertà. Mentre sta per aprire una porta segreta da cui fuggire, entra Abigaille, schiava creduta figlia primogenita di Nabucco, seguita da alcuni guerrieri babilonesi travestiti da Ebrei. Sorpresi i due amanti, ella accusa Ismaele di tradire la patria per una donna babilonese e grida vendetta, confessando di averlo amato e di avergli offerto anche il regno di Babilonia; sentendosi schernita, ha mutato ora il suo amore in odio, ma si dichiara pronta a salvarlo se Ismaele cambierà partito. Gli Ebrei sono in preghiera nel tempio, quando giunge la notizia che Nabucco a cavallo si sta avvicinando. S’avanza anche Abigaille, inneggiando a Nabucco: è lei che ha aperto il passo ai guerrieri babilonesi, che ora fanno irruzione nel tempio. Segue anche Nabucco, che viene affrontato da Zaccaria; questi minaccia di uccidere Fenena, che tiene in pugno, se Nabucco osasse profanare il tempio. Mentre Zaccaria sta per vibrare il colpo su Fenena, Ismaele ferma il pugnale; la fanciulla corre fra le braccia di Nabucco, che annuncia tremenda vendetta.
Atto II – L’empio. Abigaille ha in mano uno scritto, sottratto a Nabucco, nel quale scopre le sue origini servili. Per questa ragione Nabucco destina il trono alla figlia minore, Fenena, mentre Abigaille è tenuta in schiavitù. Questa sua condizione la rende furente contro tutti, al punto da minacciare di morte Fenena, il finto padre Nabucco e il regno. Il gran sacerdote di Belo avverte Abigaille che Fenena sta liberando gli Ebrei, per cui il popolo assiro acclama regina Abigaille. Nella reggia Ismaele incontra i Leviti che gli intimano di fuggire, maledicendolo perché ha tradito il suo popolo. Sopraggiunge Anna, che dice di aver pietà di Ismaele: ha salvato un’ebrea, Fenena, che si è infatti convertita al dio di Israele. Entra Abdallo dicendo che è stata annunciata la morte di Nabucco e che Abigaille è invocata regina.  Abigaille intima a Fenena di renderle la corona; ma entra Nabucco e, strappata la corona dalle mani di Abigaille, la sfida a prenderla dal suo capo. Nabucco ripudia il dio di Babilonia, che ha reso i babilonesi traditori, e quello degli Ebrei, che li ha posti in suo potere e, in un impeto d’orgoglio, dichiara sé stesso dio. A questa affermazione viene colpito da un fulmine e Nabucco sembra avere sul volto le tracce della follia: sconvolto, cade, invocando l’aiuto di Fenena, mentre Abigaille raccoglie la corona.
Atto III – La profezia. Negli orti pensili di Babilonia Abigaille è sul trono. Il sacerdote di Belo invoca la morte per tutti gli Ebrei e per Fenena per prima, perchè traditrice di Belo. Entra quindi Nabucco, trasandato e con abbigliamento lacero. Abigaille ordina di rinchiuderlo nelle sue stanze, poiché ha perso il senno, ma Nabucco rivendica il suo trono e affronta Abigaille chiedendole come osa sedervi. La donna dice di averlo occupato per il bene di Belo quando lui era demente e lo informa dell’imminente sterminio degli Ebrei. Nabucco è stupito, Abigaille rincara la dose e lo accusa di essere un vile e Nabucco, messo alle strette, firma allora l’ordine, ma quando si rende conto che in questo modo ha condannato anche Fenena vorrebbe tornare sui suoi passi. Abigaille non lo permette, e dice che avrà lei come figlia. Infuriato, Nabucco la definisce schiava e cerca il foglio che attesta la sua nascita servile, ma Abigaille lo estrae dal seno e lo distrugge. Abigaille fa rinchiudere Nabucco in prigione ed egli disperato le chiede di rendergli almeno Fenena. Intanto, sulle sponde dell’Eufrate, gli Ebrei incatenati pensano con nostalgia alla loro patria. Subito dopo giunge Zaccaria, che profetizza la futura liberazione del suo popolo.
Atto IV – L’idolo infranto. Negli appartamenti della reggia Nabucco sta dormendo. Si ode il suono di guerra e Nabucco si sveglia ansante credendo che Belo stia cadendo in mano agli Ebrei. Si affaccia alla finestra e vede la figlia Fenena tratta a morte in catene. Cerca di liberarsi, ma si rende conto di essere rinchiuso; disperato, si tocca la fronte e invoca il perdono al Dio di Giuda. Sentendosi guarito e rinvigorito riesce ad aprire con violenza la porta, ruba la spada ad Abdallo e corre a salvare Fenena. Intanto negli orti pensili il sacerdote di Belo attende Fenena, che si prepara al martirio. Irrompe Nabucco, con Abdallo e i guerrieri; cade l’idolo e Nabucco spiega come il dio di Giuda lo rese demente quand’era tiranno, facendo anche impazzire Abigaille che nel frattempo ha bevuto il veleno. Tutti si inginocchiano e rendono grazie a Dio. Entra Abigaille, in fin di vita, sorretta da due guerrieri: chiede perdono a Fenena, benedicendo il suo amore con Ismaele; muore implorando la pietà di Dio, mentre Zaccaria saluta Nabucco re dei re.

I libretti d’opera dell’800 – e questo del Solera non fa eccezione – sono stati fatti oggetto talora di una critica letteraria spietata che ne ha messo in luce gli aspetti grotteschi e risibili, dimenticando però che il linguaggio del libretto non è una cosa a sé, ma è funzionale alla musica che accompagna. Certo che gli ottonari della cabaletta di Abigaille appartengono a uno stile eccessivo, hanno rime sgangherate e usano metafore logore, ma la musica li carica di connotazioni prima impensabili. «L’umil schiava» è stata proclamata regina, la sua rivincita sulle altezzose «regie figlie» si sta per compiere; ne esce un ritratto di donna vendicativa che approfitterà della sua posizione per sfogare un rancore represso da tempo. Quell’accenno infatti allo «sgabello insanguinato» ci suggerisce una certa cruenta lotta di potere che ha già mietuto vittime in abbondanza. Questo è quanto ci dicono i versi – e non è poco per due quartine di ottonari. Ma ecco che la musica riveste queste parole caricandole di un’ulteriore capacità connotativa.

La frase musicale su cui Abigaille canta i primi versi è concitata, procede per ampi salti d’intervallo, repentini passaggi di registro, note accentate, trilli nervosi. Non è l’incedere solenne di una regina nella sua maestà, è la foga un po’ isterica di una donna che si affanna per salire sul trono, inciampa nello strascico, le va la corona di traverso… Tutte cose che il testo poetico non faceva sospettare e che è la musica a mettere in luce. Da «vendetta» a «fulminar» c’è poi un salto vertiginoso di quasi due ottave (dal la sopracuto al do centrale) che ben dipinge l’abbattersi dal cielo della folgore vendicatrice. E al lampo segue il tuono: tre colpi di timpano concludono l’esposizione della prima strofa.

Se poi a cantare questi versi c’è una professionista dalla voce di acciaio come Dimitra Theodossiou il ritratto del personaggio è perfetto. Assieme al Nabucco di Leo Nucci, inossidabile anche lui, forma il culmine del cast, per il resto modesto, di questa produzione del 2009 che si avvale della regia abbastanza statica di Daniele Abbado (che veste i coristi in abiti moderni mentre i personaggi principali sembrano usciti dalle figurine Liebig) e della energica direzione musicale di Michele Mariotti.

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