OPÉRA BASTILLE

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Opéra Bastille

Parigi (1989)

2700 posti

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L’Opéra Bastille è il secondo teatro dell’Opéra National de Paris insieme al Palais Garnier, che dal 1990 ospita prevalentemente spettacoli di danza e opere barocche. È il più grande teatro d’Europa e il secondo al mondo dopo il Metropolitan Opera House di New York. Costato una somma equivalente a 500 milioni di euro attuali, è stato inaugurato con un concerto diretto da Georges Prêtre il 13 luglio del 1989 dal presidente della Repubblica François Mitterrand, in occasione di una cerimonia alla quale parteciparono i capi di Stato e di governo riuniti in quei giorni a Parigi per il vertice del G7 convocato nella capitale francese in occasione del Bicentenario della Rivoluzione.

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Uno degli elementi fondamentali del progetto di rinnovamento urbanistico della città di Parigi assieme al Grand Louvre e alla Bibliothèque Nationale, l’Opéra Bastille è stata oggetto di polemiche fin dal momento della progettazione. Scartata l’ipotesi della Villette, come area venne prescelto un terreno a Place de la Bastille, nel XII arrondissement, in gran parte occupato da una stazione ferroviaria dismessa, da un vecchio cinema e da una stazione di servizio destinati ad essere demoliti. Trattandosi di una vasta area a forma di pianoforte a coda, era inevitabile che l’inserimento di un edificio di dimensioni così enormi avrebbe presentato complicazioni di ogni sorta.

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Nel 1983 fu indetto un concorso internazionale, in cui furono presentati 756 progetti. A rendere la partita ancora più difficoltosa, contribuirono le pesanti condizioni imposte ai progettisti. La giuria selezionò sei schizzi, che furono sottoposti a Mitterrand in settembre. Questi ne scelse tre senza che se ne conoscessero gli autori. Fu quindi organizzata una seconda selezione in novembre, nel corso della quale si scatenò una lotta dietro le quinte. Da parte di alcuni, si premeva affinché si recuperasse uno dei tre progetti eliminati. Di questi, il più riuscito era certamente quello di Christian de Portzamparc, scartato solo perché prevedeva un allineamento sulla rue de Charenton non conforme alle prescrizioni del concorso.  L’anno successivo, Portzamparc si prenderà la sua rivincita aggiudicandosi la progettazione della Cité de la Musique.

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Fu così che fu prescelto il progetto di Carlos Ott, un uruguaiano trentasettenne a quell’epoca attivo soprattutto in Canada. I risultati del concorso scatenarono polemiche a non finire. A lavori ultimati, le critiche non si contarono: l’inserimento troppo brutale di un edificio mastodontico e sgraziato nel contesto urbano; l’erezione, accanto al portico del nuovo teatro, di una struttura in cemento armato riproducente un edificio settecentesco che si trovava sulla piazza e che fu necessario demolire; l’acustica un po’ fredda della grande sala, curata dagli esperti Helmut Muller e Jean-Paul Vian; l’eccessiva distanza delle poltrone dal palcoscenico, comprese quelle delle prime file; gli scaloni interminabili, e solo quattro ascensori a disposizione degli spettatori; le toilettes esigue e mal distribuite. Ebbero una migliore accoglienza, soprattutto dal punto di vista estetico, la grande sala e i foyer panoramici.

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Il marmo bianco utilizzato per rivestire le pareti del foyer e l’amphithéatre proviene da Verona. Il granito dei rivestimenti della grande sala proviene dalla Bretagna e il legno delle poltrone è ricavato da un albero di pero che si trova in Cina. Le Monde, la grande scultura che si trova nel foyer, è di Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle. Non sono mancati i problemi legati alla manutenzione: dal 1996, i rivestimenti esterni dell’Opéra Bastille hanno incominciato a staccarsi, con grave rischio per l’incolumità dei passanti, tanto che è stato necessario imbrigliare l’intero edificio con delle grosse reti protettive.

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niki

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