TEATRO GRANDE

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Teatro Grande

Brescia (1810)

922 posti

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Il teatro vero e proprio sorge sul luogo di un primo teatro pubblico, costruito intorno al 1664. Esso, a sua volta, si era sviluppato sull’area concessa, nel 1643 dalla Repubblica di Venezia all’Accademia degli Erranti che vi edificò la propria sede. La costruzione era inizialmente delimitata dalle mura meridionali della cittadella. L’Accademia riuniva la nobiltà cittadina in varie attività di esercizio equestre e di scherma, matematica, morale e ballo. Il palazzo era composto da una vasta sala superiore, raggiunta da un maestoso scalone, e da un portico al pian terreno. Il porticato circondava un’area che gli accademici utilizzavano come maneggio, poi adattata a teatro con due interventi, nel 1664 e nel 1710. Il teatro del 1664 venne rifatto nel 1735-39 dall’architetto Manfredi, con la collaborazione di Antonio Righini e Antonio Cugini, due noti scenografi ed architetti teatrali dell’ambito dei Bibbiena padre e figlio.

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Nel 1745 al portale seicentesco vennero aggiunte due aperture minori, che conducono ad una scalinata ed all’atrio. Nel 1760-69 venne aggiunto un ridotto, quale sala accademica degli Erranti, in stile rococò, realizzato dall’architetto Antonio Marchetti. Sulle pareti, Zugno raffigura personaggi in costume dell’epoca, dediti ad attività musicali o intenti alla conversazione, bevendo cioccolata e indossando maschere. Sul grandioso soffitto, delimitato da una balconata mistilinea di grande effetto scenografico, lo stesso Zugno – allievo di Giambattista Tiepolo – dipinge figure allegoriche celebrative delle Arti e delle Scienze che venivano coltivate in seno all’Accademia degli Erranti: al centro, il dio Apollo si protende verso il cielo mentre, sulle nubi ai suoi piedi, Brescia in veste di Minerva è circondata dall’Astronomia, dalla Storia, dalla Musica e dal Commercio. Nel 1780 venne aggiunto un nuovo porticato, realizzato dagli architetti Antonio Vigliani e Gaspare Turbini. Nel 1789, lo stesso Turbini ridisegnò la facciata conservando, della preesistente opera seicentesca, tre finestroni sul fronte verso corso Zanardelli.

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La vecchia sala venne demolita e dal 1809 l’architetto Luigi Canonica, tra i maggiori progettisti teatrali dell’epoca, ne avviò la ricostruzione secondo il consolidato schema a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi; solo nel 1904, i due superiori furono trasformati in galleria e loggione. La nuova sala fu inaugurata nel 1810, con un grande spettacolo operisitico musicato per l’occasione da Simone Mayr. La decorazione, opera di Giuseppe Teosa, rappresentava un’allegoria delle vittorie di Napoleone e lunghe teorie di putti danzanti, distrutti durante i rifacimenti della fine del secolo. Il palco reale mantiene ancora le decorazioni originarie – i motivi egizi delle sfingi e delle palmette, così care alla moda dell’epoca – e la sovrapporta raffigurante l’Allegoria della Notte, dipinta da Domenico Vantini. Nel 1862 lo scenografo parmigiano Magnani disegnò una nuova decorazione della sala, con fastosi ornati neobarocchi, mentre la volta veniva affrescata dal pittore Campini.

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Nel 1894 il ridotto venne ritoccato dal Tagliaferri, che ‘rifece l’antico’, come usava all’epoca: egli aggiunse specchiere e putti in gesso ad opera di Francesco Gusneri e statue affrescate di Bortolo Schermini. Nel 1912 il teatro viene riconosciuto come monumento nazionale. Nel 1914 lo scalone d’ingresso venne decorato dal pittore bresciano Gaetano Cresseri con due grandi affreschi monocromi rappresentanti La tragedia e La commedia.

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Nel 2002 venne aggiunto, alla Sala delle Statue, il terzo busto di bronzo raffigurante il pianista bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, in occasione del settimo anniversario della morte dell’artista. Sempre in sua memoria, ogni anno in teatro ha luogo il famoso festival pianistico internazionale che da sempre richiama l’attenzione degli appassionati di tutto il mondo.

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