Osud (Destino)

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Leoš Janáček, Osud (Destino)

direzione di Jakub Klecker

regia di Angar Haag

scene di Kerstin Jacobssen

novembre 2012, Narodní Divadlo, Brno

Con questa sua quarta opera Janáček abbandona il mondo rurale e il folklore dei lavori precedenti su testi della Preissová per un’ambientazione borghese in una piccola stazione termale. Un fatto contemporaneo realmente accaduto e alcuni elementi autobiografici formano il soggetto di questo suo lavoro.

A Luhačovice, sotto il colonnato delle terme passeggiano la signorina Míla e il compositore Živný, ex amanti che decidono di rimettersi assieme. Nel secondo atto la madre folle di Míla si getta da una finestra trascinando con sé la figlia ed entrambe muoiono. Nell’atto terzo siamo al Conservatorio dove Živný si trova col figlio avuto da Míla. Un fulmine lo colpisce, sembra morto, ma si rialza e si allontana col figlio.

«Questo libretto, gioco continuo fra ambiguo realismo e simbolismo onirico, fu steso su precise indicazioni di Janáček da Fedora Bartošová, una scrittrice appena ventenne. La giovane non seppe rendere la sconcertante modernità del soggetto, con quel suo sfuggente alternarsi di fantasia e di realtà, di poesia e di memoria, cosi vicini alla problematica della proustiana Recherche, altra autobiografia sui generis di un artista. Non seppe tradurre in narrazione drammatica quel continuo intersecarsi di esperienza vissuta e fantasia creativa che avrebbe permesso a Destino di diventare una specie di Fellini Otto 1/2 operistico. L’originalità geniale del soggetto di Destino resta purtroppo solo al livello delle intenzioni giacché il libretto è poco chiaro e pieno d’incongruenze, a meno di considerarlo un testo di teatro dell’assurdo. […] Ben altro valore ha la musica, rispetto all’inefficacia del libretto. La scrittura è abile e magistrale, e ciò che stupisce è il divario stilistico rispetto alla precedente Jenůfa. Nel passare da un soggetto realistico-contadino ad uno borghese-sentimentale, la musica si è saputa adattare alle nuove esigenze espressive. Le ‘melodie parlate’, che avevano reso così bene la franca rusticità popolare, senza eccedere in sguaiatezze veristiche, generano in Destino un leggero stile di conversazione salottiera. L’atmosfera un po’ smorta e annoiata dei bagni termali – e proprio per questo predisposta all’eros – è ricreata con un tempo di valzer che ha in sé qualcosa d’inquietante e annoiato. L’opera abbonda di un lirismo che sta a metà strada tra Massenet e Čajkovskij». (Franco Pulcini)

Completata nel luglio del 1905, rivista nel 1907, Destino non andò mai in scena durante la vita del compositore. La prima volta a debuttare a Brno, città natale di Janáček, fu nel 1958, trent’anni dopo la sua morte.

Nel 2002 Bob Wilson ha messo in scena l’opera a Praga (negli anni seguenti completerà la sua trilogia janačekiana con Kabanová e Makropulos). Questa del Teatro Nazionale di Brno di dieci anni dopo è una delle edizioni più recenti di questo particolare lavoro.

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