The Queen’s Throat

Wayne Koestenbaum, The Queen’s Throat

1994 Penguin’s Books, 272 pagine

Pubblicato nel 1994 The Queen’s Throat: Opera, Homosexuality and the Mystery of Desire  è un testo di riferimento per chi voglia capire la fascinazione/ossessione che l’opera esercita sul mondo queer.

L’autore è critico culturale, studioso del mondo gay, poeta, saggista e narratore. Tra i suoi libri di fiction Moira Orfei in Aigues-Mortes e Hotel Theory. Ha anche scritto il libretto dell’opera Jackie O di Michael Daugherty centrata sulla figura di Jacqueline Onassis cui aveva dedicato il saggio Jackie Under My Skin: Interpreting An Icon.

La tesi di Koestenbaum in The Queen’s Throat è che l’opera trae il suo potere da una specie di empatia fisica tra cantante e pubblico che ha a che fare sia con il desiderio che con l’udito. «La danza delle onde sonore sul timpano e il sospiro espirato in sintonia con il cantante, mi persuadono di avere un corpo, una seconda copia del corpo del cantante. Sono un lemming che ha avuto l’imprinting dal soprano, la mia esistenza una conseguenza del suo crescendo».

Il testo è suddiviso in capitoli, ognuno dedicato a un argomento esposto con passione e ironia. L’elenco dei titoli dice tutto:

  1. Opera Queens
  2. The shut-in fan: opera at home
  3. The codes of diva conduct
  4. The Callas cult
  5. The queen’s throat, or how to sing
  6. The unspeakable marriage of words and music
  7. A pocket guide to queer moments in opera

Il libro è stato definito un dialogo appassionato tra una forma d’arte e un modo di vivere, una cornucopia di stravaganze e rimandi autobiografici, come quando racconta che «da piccolo consideravo l’opera imbarazzante. E ancora oggi lo penso: quando sono bloccato nel traffico ho sempre timore che quello nella corsia di fianco mi senta mentre ascolto Montserrat Caballé cantare “Tu che le vanità” o Maria Callas “Convien partir”. Temo sempre che si metta a ridere di me o mi strisci la fiancata dell’auto. Paranoia? […] Quando invece ascolto Madonna lascio i finestrini aperti. Con la Callas li chiudo. Ho timore di estrinsecare i miei gusti. E quando il MET trasmette dalla radio il sabato pomeriggio, mi trovo una qualunque scusa per un viaggio in macchina senza meta. Considero il pedale dell’acceleratore un’estensione della gola della diva e nei crescendo e nelle ascese all’acuto accelero come per empatia, simulazione».