Pinocchio

Carlo Collodi, Pinocchio

Regia di Antonio Latella

Torino, Teatro Carignano 1 dicembre 2017

Pinocchio tra fame e morte

Nell’ultima scena di questo lungo spettacolo di Antonio Latella Pinocchio e Geppetto si fronteggiano ad un tavolo su cui mangiano un piatto caldo di fagioli il cui profumo arriva alle prime file di platea. Il burattino è diventato bambino, ha lasciato il ciocco di legno che ha sempre portato come uno scudo e ha trovato il suo babbo, che però neanche alza gli occhi dal piatto per guardarlo, né tantomeno parlargli. Sempre disilluso e tradito dalla sua creatura, lui voleva un burattino tutto per sé, non un bambino. E poi «Fare un figlio non vuol dire amarlo». Ma c’è poco tempo per le querimonie: Geppetto si accascia morto sulla sedia e Pinocchio rimane definitivamente solo. Il sipario si chiude lentamente ma non riesce a celare, e rimane minacciosamente proteso verso la platea, un grande tronco sospeso che è stato incombente in scena sugli interpreti assieme alla incessante pioggia di trucioli che dopo tre ore di rappresentazione hanno ricoperto tutto il palcoscenico.

Così si conclude il forte spettacolo prodotto dal Piccolo di Milano e ora al Carignano di Torino. Era dai tempi del fortunato Pinocchio di Carmelo Bene – dopo aver debuttato nel 1961, nelle varie repliche teatrali lo spettacolo era arrivato fino all’edizione televisiva del 1999 – che in scena non veniva portata una lettura così potente e straziante della vicenda di Collodi. Una versione che si affianca a quella operistica e altrettanto scura di Philippe Boesmans vista la scorsa estate al Festival di Aix-en-Provence.

La ricca drammaturgia di Antonio Latella, Federico Bellini e Linda Dalisi non tralascia quasi nulla della vicenda originale, anzi aggiunge ironiche citazioni e un gioco verbale allegramente sviluppato dal logorroico burattino, compresa la liberatoria sparata del turpiloquio, gioia inconfessata di ogni adolescente. Lo spettacolo non tradisce mai l’originale, ma ne attualizza spietatamente i temi portanti.

Semplicemente strepitosi gli attori in scena. Citiamo, due per tutti, Marta Pizzigallo in varie parti tra cui una stralunata Colombina, e l’indefesso e ipercinetico Christian La Rosa, dalla sua cruenta nascita sul bancone da falegname a burattino/bambino che scopre la tragedia della vita, la povertà, la fame, la morte.

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