Les trois soeurs

Simon Stone da Anton Čechov, Les trois soeurs

regia di Simon Stone

Torino, Teatro Carignano, 23 gennaio 2018

Čechov senza Čechov al tempo di Trump

Del testo originale di Anton Čechov rimangono quasi solo i nomi delle tre sorelle: Olga, Irina e Maša. Per il resto la riscrittura del giovane australiano nato in Svizzera Simon Stone è radicale. La struggente nostalgia qui non c’è, ma c’è il realismo e c’è l’attualità. Qui si parla della Brexit, della crisi dei rifugiati, di Trump, di hamburger, si citano Grindr, Facebook, Amazon, Kim Kardashian, Kanye West e i video giochi. Non è Mosca che fa sognare i giovani, bensì New York e San Francisco. Il ritmo allentato della pièce del commediografo russo qui diventa il passo frenetico dei dialoghi a mitraglia nel linguaggio crudo della quotidianità.

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Nato in Australia, lo spettacolo è poi passato a Basilea in lingua tedesca e quindi all’Odéon di Parigi, suscitando critiche contrastanti. Ora è a Torino dove al teatro Carignano viene montata la scenografia di Lizzie Clachan, una casa su vari piani e dalle grandi vetrate posta su una piattaforma rotante che permette la simultaneità delle scene e la molteplicità dei punti di vista. Non esiste intimità per i personaggi che osserviamo come cavie in una gabbia trasparente.

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Senza la tecnologia che permette di utilizzare microfoni individuali e invisibili lo spettacolo non sarebbe possibile in quanto quasi tutta l’azione avviene all’interno della casa e quindi dietro le pareti di vetro. Degli attori si può dire che neanche sembra che recitino, tanto è il coinvolgimento con i loro personaggi.