Meyerbeer

Jean-Philippe Thiellay, Meyerbeer

2018 Actes Sud, 185 pagine, €19.00

Nato tre mesi prima della morte di Mozart, scomparso qualche giorno prima della nascita di Richard Strauss. Ecco l’arco temporale della vita di Meyerbeer, nato ebreo tedesco come Jakob Liebmann Meyer Beer, diventato poi italiano, morto francese. Jakob, Giacomo, Jacques: tre nomi, tre chiavi di lettura della vita e della carriera di un compositore che ha dominato le scene liriche internazionali per parecchi decenni.

Le sue opere sono state rappresentate dappertutto, in Francia anche nei più piccoli teatri di provincia, in tutta la Germania, nel resto dell’Europa, oltre Manica e anche oltre Oceano. Ha frequentato teste coronate – da Federico Guglielmo IV di Prussia alla Regina Vittoria a Napoleone III –  artisti,  intellettuali e sapienti – George Sand, Victor Hugo, Alexandre Dumas, Heinrich Heine, Franz Liszt, Alexander von Humboldt tra i tanti.

Erede di Rossini a Parigi, venerato inizialmente da Wagner, poi sia da vivo che da morto vittima dell’antisemitismo, aveva capito perfettamente le aspettative della società europea di metà Ottocento inventando un genere d’opera del tutto nuovo. Al successo immenso subentrò un rapido oblio alla fine del secolo con la sua sparizione dall’immaginario lirico collettivo e ancora non ha goduto di una rivalutazione come è accaduto con la Rossini Renaissance, anche se, per lo meno oltralpe, si riprendono a mettere in scena le sue opere maggiori: Robert le diable, Les Huguenots, Le prophète, L’Africaine. Chissà se anche l’Italia saprà ricordarsi delle opere scritte nel nostro paese: Romilda e Costanza per Padova, Semiramide riconosciuta per Torino, Emma di Resburgo per Venezia, Margherita d’Anjou L’esule di Granata per Milano, Il crociato in Egitto ancora per Venezia. (1)

Lo smilzo librino di Jean-Philippe Thiellay, vice direttore generale dell’Opéra National di Parigi, giunge a colmare qualche lacuna e a stimolare un rinnovato interesse per il compositore senza il quale la storia del teatro musicale sarebbe stata ben diversa.

(1) Per dover di cronaca Margherita d’Anjou ha avuto un bell’allestimento a Martina Franca nell’estate 2017.

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