Il castello del duca Barbablù

Béla Bartók, Il castello del duca Barbablù

★★★★★

Monaco, Nationaltheater, 7 febbraio 2020

(live streaming)

Sul luogo del delitto

Judith è il titolo del singolare spettacolo – tutto al femminile: direzione d’orchestra di Oksana Lyniv e regia di Katie Mitchell – proposto dalla Bayerische Staatsoper.

Invece di abbinare a Il castello del duca Barbablù un altro breve lavoro per il teatro, qui l’allestimento prevede l’esecuzione del Concerto per orchestra del 1944 dello stesso Bartók assieme a un video di Grant Gee in cui vediamo un’agente della polizia, esperta nel lavoro di investigazione sotto copertura, indagare sulla scomparsa di tre donne che hanno lavorato tutte come escort. Nel corso dell’indagine la donna, di nome Anna Barlow, è in grado di localizzare l’area in cui è scomparsa l’ultima vittima. Si costruisce quindi un’identità simile a quella delle donne scomparse e, accedendo al sito web di un’agenzia di mature escort, riceve una richiesta da un uomo che si fa chiamare Barbablù. Anna accetta il lavoro e riceve le istruzioni per essere prelevata in auto e portata nel sotterraneo di un edificio.

Quando si alza il sipario sulle prime spettrali note dell’opera la scena è quella dell’ultima inquadratura del video, con la donna ancora in macchina nel sotterraneo dove Barbablù la riceve chiamandola Judith. In questa seconda parte la vicenda è quella prevista dal libretto, ma i risvolti simbolici e psicanalitici del libretto qui sono assenti, la vicenda essendo quella di un thriller ben congegnato e magnificamente ambientato dalla Mitchell grazie anche alle scenografie di Alex Eales: una sequenza di camere che sfilano con continuità sotto i nostri occhi. La prima camera, quella delle torture, qui è una sala operatoria; la seconda è la camera delle armi con la pistola che avrà un ruolo determinante nel finale; la terza un caveau pieno di gioielli; la quarta è quella del giardino segreto in cui la torcia a ultravioletti della donna svela macchie strane sul muro  e altri inquietanti reperti; la quinta è un simulatore di volo per ammirare virtualmente il vasto paesaggio dall’alto; la sesta un tetro locale piastrellato. L’apertura della settima è ottenuta con la minaccia della pistola che Judith/Anna riesce a prendere all’uomo, liberando così le tre donne. Le ultime parole dell’uomo colpito a morte «E ora sarà per sempre notte» qui assumono un significato ben diverso da quello suggerito da Balázs. Ma nel 2020, ci dice la Mitchell, non c’è spazio per ambiguità e simbolismi. La tensione è magistralmente sostenuta dalla regista e raggiunge l’acme quando ci fa vedere l’uomo che incomincia a sospettare della donna e noi cominciamo a temere per lei.

Dopo una tesa e lucida esecuzione del Concerto per orchestra, la giovane Oksana Lyniv, ex assistente di Kiril Petrenko, offre una lettura magistrale dell’atto unico di Béla Bartók che accompagna perfettamente la ricerca visuale della geniale regista inglese. Con grande sensibilità accompagna i dialoghi, ma quando è il momento fa esplodere l’orchestra in un’abbacinante cluster sonoro, come nella scena della quinta porta. E qui si sente la mano del suo maestro.

In scena due grandi interpreti quali Nina Stemme e John Lundgren, entrambi svedesi, che danno corpo e voce nella lingua originale ungherese a due personaggi che si caricano di intenzioni e psicologie sottili, dove tutto è giocato sull’ambiguo rapporto fra uomo e donna, fra dominatore e vittima. Uno spettacolo da non perdere.