Rodrigo

foto © Alciro Theodoro da Silva

Georg Friedrich Händel, Rodrigo

★★★☆☆

Göttingen, Deutsches Theater, 17 maggio 2019

(video streaming)

Rodrigo trash per i 99 anni degli Händel Festspiele

Col numero d’opus HWV5, Rodrigo ovvero Vincer se stesso è la maggior vittoria è la prima opera tutta italiana di Händel: nel settembre 1707 il ventiduenne compositore è a Roma quando riceve l’incarico per un’opera fiorentina. Iniziata la composizione nella capitale, Händel si trasferisce in Toscana per definire l’allestimento. Rodrigo va in scena probabilmente a novembre, ma non al Pratolino – il teatro di corte era già impegnato per le opere di Alessandro Scarlatti e di Giacomo Antonio Perti, i musicisti preferiti da Ferdinando de’ Medici – bensì al Teatro Civico Accademico di via del Cocomero. Nulla si sa di come sia stato ricevuto il lavoro, che fu pagato con 100 zecchini e un servizio d’argento.

Su un testo probabilmente di Antonio Salvi a sua volta tratto da Il duello d’Amore e di Vendetta di Francesco Silvani, la complessa vicenda ha un retroscena senza la conoscenza del quale la storia diventerebbe ancora meno comprensibile.

Antefatto. Rodrigo re delle Spagne ha deposto Vitizza, corrotto sovrano d’Aragona, pur cedendo anch’egli alle medesime debolezze al momento di salire sul trono. Sedotta la giovane Florinda, che ha da lui un figlio, promette a costei di ripudiare a suo favore la sterile moglie Esilena.
Atto primo. L’opera si apre con la notizia che Giuliano, conte di Ceuta e fratello di Florinda, ha battuto in guerra i figli di Vitizza. In virtù della promessa nuziale, Esilena rimane leale a Rodrigo pur cercando di salvare dalla condanna a morte Evanco, l’ultimo figlio sopravvissuto di Vitizza e innamorato di Florinda. Giuliano, cui Evanco è stato affidato, apprende che Rodrigo non è intenzionato a sposare Florinda e rompe quindi l’alleanza con il nuovo sovrano. Rodrigo confessa alla moglie Esilena la sua infedeltà con Florinda. Mesta, Esilena sembra rassegnata a lasciare il trono purché ciò serva a riportare la pace.
Atto secondo. All’accampamento militare Giuliano promette ad Evanco il trono se egli riuscirà a sposare Florinda. Fernando, generale di Rodrigo, ha dal canto suo offerto segretamente il suo aiuto nel complotto. Esilena ribadisce la sua intenzione a lasciare il trono in cambio di una promessa di pace. Florinda, tuttavia, rifiuta, dicendosi determinata ad avere vendetta della promessa tradita di Rodrigo. Fernando tradisce a sua volta e cattura Giuliano portandolo al cospetto del re il quale chiede la sua testa. Per timore di una sommossa popolare paventata dallo stesso Fernando e da Esilena, Rodrigo decide di inviare un messaggio ad Evanco nel quale gli dice che sarà graziato se rinuncerà al trono e se Florinda lascerà il regno. I soldati di Evanco in tutta risposta attaccano Siviglia ed entrati nella città uccidono Fernando proprio mentre questi sta per giustiziare Giuliano.
Atto terzo. L’esercito di Rodrigo combatte con quello alleato di Giuliano ed Evanco: Rodrigo ha la peggio e viene catturato. Mentre sta per essere ucciso, Florinda chiede di poter essere lei a dare il colpo mortale. Prima che possa colpire, entra Esilena con il figlio che la giovane ha avuto da Rodrigo: se ucciderà il sovrano, anche suo figlio morirà. Questa minaccia blocca Florinda ed Esilena convince Giuliano ed Evanco ad acconsentire ad un atto di pacificazione. Rodrigo sembra ravvedersi e chiede perdono ad Esilena: rinuncerà alla carica di sovrano e andrà in esilio con lei. Evanco può così conquistare il trono e sposare Florinda. Cresceranno il figlio di lei e di Rodrigo come erede al trono, con Giuliano come reggente.

Classico esempio di opera settecentesca su un libretto modellato sugli stilemi della tragedia francese dell’epoca, Rodrigo inanella 36 arie e un coro finale con elaborati recitativi spesso accompagnati. «La qualità del lavoro è discontinua, più che nel Trionfo del Tempo, ma è servito da esperienza. Le arie dipendono in larga misura su auto-imprestiti, alcune sembrano essere state posizionate con una acritica mancanza di preoccupazione per il contesto drammatico, cosa insolita per il futuro Händel, ma ci sono anche cose buone. Händel ha trasformato un’idea di Almira (“Quillt, ihr überhauften Zähren”) in qualcosa di meglio per Rodrigo (“Sommi dèi”), scoprendo nel frattempo l’efficacia drammatica di interrompere un’aria prima che sia completato l’atteso da capo. L’aria migliore è comunque l’“Empio fato e fiera sorte” di Esilena” in cui Händel raggiunge per la prima volta un momento di grande efficacia drammatica» (Donald Burrows).

In generale le arie sono brevi e su soli quattro versi, al più sei, alcune addirittura fulminanti, altre con un lungo e complesso intervento strumentale come l’aria di Esilena «Per dar pregio all’amor mio» con cui si conclude l’atto primo. Non pochi spunti melodici entreranno a far parte della successiva Agrippina con risultati drammatici ben diversi.

L’organico strumentale prevede due flauti, due oboi, tre violini, viola, violoncello e basso continuo. La partitura era giunta incompleta in tempi moderni, ma la musica è stata ricostruita nella sua interezza negli anni ’90 e nel 1997 il lavoro è stato eseguito in forma di concerto dal Complesso Barocco di Alan Curtis nell’ambito della 54ª Settimana Musicale Senese.

Nel 2019, in attesa di festeggiare il centenario delle Internationale Händel Festspiele Göttingen, Rodrigo viene messo in scena dal regista Walter Sutcliffe. Durante la lunga introduzione strumentale (ouverture, gigue, sarabande, matelot, menuet I, bourrée I, bourrée II, menuet II, passacaille, quest’ultima per violino obbligato) la scenografia di Dorota Karolczak mostra un salone che ha conosciuto il lusso nel passato, ma ora è in rovina a causa della guerra, col soffitto sventrato, le pareti fatiscenti. E occorre pedalare per fornire l’elettricità. Col tempo la situazione peggiora ancora di più: nella seconda parte il lampadario di cristallo è crollato sul pavimento sempre più ingombro di rifiuti. Anche i personaggi sono sempre più grottescamente trasformati in mostri bellicosi: tutt’altro che stilizzata, qui la violenza è esplicitamente esibita con ferite, sangue e armi da taglio e da sparo in abbondanza. Il finale con cane allo spiedo e Fernando risuscitato che suona il clavicembalo sono coerenti con la lettura trash di Sutcliffe.

I lunghi recitativi sono spesso accorciati e Laurence Cummings sceglie una diversa successione dei numeri nel terz’atto, senza però rendere più accettabile la debole drammaturgia dell’opera. A capo dell’orchestra del teatro, Cummings legge con senso drammatico la partitura e concerta i sei interpreti mediamente di buon livello. Voce esile e penetrante quanto un sopranista quella di Erica Eloff, Rodrigo convincentemente truccato, ma non molto convincente come personaggio. Fflur Wyn (Esilena) ha le arie più interessanti: oltre al citato «Empio fato», armonicamente inquieto, anche in «Fredde ceneri» la cantante può esibire il suo temperamento drammatico. Efficaci gli altri interpreti: il soprano Anna Dennis (Florinda); il tenore Jorge Navarro Colorado (Giuliano) e i controtenori Russell Harcourt e Leandro Marziotte (rispettivamente Evanco e Fernando).