Der Freischütz

Carl Maria von Weber, Der Freischütz

Zurigo, Opernhaus, 1999

(registrazione video)

Dal romanticismo all’espressionismo: il Freischütz di Ruth Berghaus

La registrazione fa parte delle “legendary performances” su DVD: secondo l’attuale sovrintendente Andreas Homoki «quando Nikolaus Harnoncourt si è avventurato nel romanticismo nero del Freischütz e Ruth Berghaus lo ha messo in scena in un modo astratto e simbolico, è stato un evento di teatro musicale che ha fatto parlare la gente ben oltre Zurigo». Quello spettacolo viene ora trasmesso in streaming dal sito dell’Opernhaus, primo di una serie di omaggi al Maestro Harnoncourt che in questo teatro ha lavorato assiduamente.

Harnoncourt e Berghaus non potrebbero essere temperamenti più diversi, ma entrambi gli artisti hanno concordato nella loro volontà di ripensare un’opera così famigliare nel mondo germanico. La produzione della Berghaus era nata nel 1993 e la ripresa del 1999, a tre anni dalla sua scomparsa, confermò i favori per la lettura della regista tedesca, tra i maggiori esponenti del Regietheater. Il suo Freischütz rifiuta ogni naturalismo ed è lontano da quella combinazione di colori da villaggio-rurale che di solito è attribuita all’opera di Weber. Monocromi costumi (di Marie-Louise Strandt) e superfici monumentali caratterizzano le scenografie di Hartmut Meyer che appaiono in una prospettiva distorta. Blocchi di luce colorata si combinano per formare geometrie e immagini che ricordano la pittura del costruttivismo russo insieme a una gestualità da espressionismo tedesco. Il tutto esalta l’atmosfera di inquietante mistero magico della vicenda in cui il folclore popolare si mescola col soprannaturale.

Il libretto di Friedrich Kind fu modificato e ridotto da Weber tanto che il librettista disconobbe il testo della versione operistica e nel 1843 (ventidue anni dopo la prima rappresentazione) pubblicò quella che avrebbe dovuto essere la redazione originale, quella qui utilizzata, dove i testi recitati non sono abbreviati, come succede spesso in paesi non di lingua tedesca, ma rispettati nella loro completezza. Quella che spesso è vista come una successione di piacevoli arie inframmezzate da lunghi dialoghi parlati, per lo più incomprensibili, qui riacquista la sua giusta dimensione teatrale e drammaturgica.

Le letture operistiche di Harnoncourt sono talora messe in discussione dalla critica, ma qui la sua concertazione viene quasi unanimamente lodata soprattutto per il suo «tessuto sonoro di inaudita trasparenza» (Elvio Giudici).

Cast di tutto rispetto questo, con Matti Salminen Kaspar di grande autorevolezza, Peter Seiffert lirico Max che riprenderà spesso la parte, Inga Nielsen sensibile Agathe anche se la cantante è verso la fine della carriera e la scena è in parte presa dalla splendida Ännchen di Malin Hartelius. László Polgár è un memorabile Eremit, così come il Kilian di Volker Vogel e l’Ottokar di Cheyne Davidson e il Kuno di Werner Gröschel. Samiel è affidato all’attore Raphael Clamer.