Der Freischütz

71UJjw0bMyL._SL1225_

★★★☆☆

Non fa paura!

Prima opera del romanticismo tedesco e della sua identità nazionale, ancor più dei Meistersinger von Nürnberg di Wagner secondo Adorno, Der Freischütz – malamente tradotto in italiano come Il franco cacciatore con l’ambiguità di quell’aggettivo che non c’entra ovviamente nulla con la Francia mentre sarebbe più giusto tradurlo letteralmente come Il tiratore libero – è la terza opera pervenutaci com­pleta delle sei di Carl Maria von Weber.

Vivace è la rappresentazione della dimensione sovrannatu­rale e misteriosa tipica del primo romanticismo, ma nonostante le sue audaci inno­vazioni (e i conseguenti feroci attacchi della critica), l’opera divenne pre­sto un successo internazionale, con circa cinquanta repliche nei primi 18 mesi dopo il debutto nel 1821 a Berlino.

Il libretto di Friederich Kind è tratto dal primo dei racconti del Gespensterbuch (Il libro degli spiriti) di Johann August Apel e Friederich Laun, raccolta basata su leggende popolari tedesche.

Il guardaboschi Max perde ignominiosamente nella gara di tiro con il campione Kilian che lo prende spietatamente in giro. Il problema è che l’in­domani Max dovrà vedersela con una gara ben più importante che ha come premio la mano di Agathe cui è promesso sposo. Per non perdere questa op­portunità il guardaboschi si affida ai servigi dell’ambiguo Caspar che gli promette proiettili infallibili fusi di notte nella foresta durante un rito sa­tanico. Max acconsente, ma non sa che dei sette proiettili l’ultimo è di proprie­tà del perfido Samiel (il Cacciatore Nero, che tiene in schiavitù Caspar) ed è destinato a colpire l’amata. Succede ciò infatti, ma la ghirlan­da da sposa di Agathe devia il proiettile che uccide invece Caspar. Max sarebbe bandito per sempre dal paese se un eremita non venisse a far con­cludere meno tristemente la storia.

Il DVD contiene la registrazione della produzione del 1999 alla Staatsoper di Amburgo. La direzione senza infamia e senza lode è di Ingo Me­tzmacher, mentre la messa in scena si deve a Peter Konwitschny.

Molto ben riuscita nella sua vivacità la scena iniziale in cui tutti si fanno beffe dello sfortunato Max, mentre poco convin­cente risulta la scena dell’orrido del lupo che non ha nulla di spaventevole, ambientata com’è in una specie di soffitta o trovarobato e infatti il pubblico in teatro accoglie con una certa freddezza la fine del­l’atto.

L’interprete di Max è il tenore Jorma Silvasti, voce chiara e intonata ma con un fastidioso vibrato che sembra dettato dalla paura della parte. Ben più solido il Caspar di Albert Dohmen che porta la sua esperienza wagneria­na in questo ruolo. Char­lotte Margiono e Sabine Ritterbusch, rispet­tivamente Agathe e Ännchen, sono il lato femminile di que­sta vicenda al maschile. Avendo parti parlate oltre che cantate, i cantanti devono dimostrarsi anche attori, ma i risultati non sono sempre convincenti. Perfettamente a suo agio nella sua parte solo parlata l’attore tedesco Jörg-Michael Koerbl, insi­dioso Samiel e spiritello cattivo onnipresen­te in scena.

Sottotitoli in francese, inglese e tedesco e una sola traccia audio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...