Friedrich Kind

Der Freischütz

Carl David Friedrich, Rocky Landscape in the Elbe Sandstone Mountains , 1823

Carl Maria von Weber, Der Freischütz

★★★★☆

 
648126338.png Qui la versione in italiano

Milan, Teatro alla Scala, 10 October 2017

Demons and angels in the first German romantic opera

Carl Maria von Weber’s Der Freischütz is a work of wide contrasts. Derived from a popular legend it was the opera of German national identity, perhaps even more than Die Meistersinger von Nürnberg. This was realized by the Germans who paid a huge success to the work at its first appearance at the Schauspielhaus in Berlin in 1821.

The contrast between good and evil haunts Max’s conscience: he is the unlucky shooter, so, as not to miss the shooting contest the following day whose prize consists in the hand of his beloved Agathe, he doesn’t shrink from involving the devil, here embodied by Samiel, the “black hunter” to whom Kaspar granted his soul, in order to earn infallible bullets…

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Der Freischütz

Carl David Friedrich, Burrone roccioso sulle montagne di arenaria dell’Elba, 1823

Carl Maria von Weber, Der Freischütz

★★★★☆

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Milano, Teatro alla Scala, 10 ottobre 2017

Angeli e demoni nella prima grande opera romantica tedesca

È opera di grandi contrasti Il franco cacciatore di Carl Maria von Weber. Tratto da una leggenda popolare, rappresenta l’opera per eccellenza dell’identità nazionale tedesca, forse anche più dei Maestri cantori di Norimberga. Lo capirono bene i tedeschi che tributarono un enorme successo al lavoro che nel 1821 aveva debuttato allo Schauspielhaus di Berlino.

Il contrasto tra il bene e il male tormenta la coscienza di Max, il tiratore sfortunato che per non sbagliare la gara dell’indomani, che prevede come premio la mano dell’amata Agathe, non esita a coinvolgere il diavolo, nella figura di Samiel, il “cacciatore nero” a cui Kaspar ha donato l’anima, per confezionare delle pallottole infallibili…

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Der Freischütz

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★★☆☆☆

Il diavolo in soffitta

Terza opera pervenutaci com­pleta delle sei di Carl Maria von Weber e prima del romanticismo tedesco e della sua identità nazionale (secondo Adorno ancor più dei Meistersinger von Nürnberg di Wagner) è Der Freischütz,  malamente tradotto in italiano come Il franco cacciatore su modello del francese franc-tireur (quando però i francesi chiamano l’opera Le Freischütz!), ma che sarebbe sarebbe più giusto tradurre letteralmente come Il tiratore libero. (1)

Vivace è la rappresentazione della dimensione sovrannatu­rale e misteriosa tipica del primo romanticismo, ma nonostante le sue audaci inno­vazioni (e i conseguenti feroci attacchi della critica), l’opera divenne pre­sto un successo internazionale, con circa cinquanta repliche nei primi 18 mesi dopo il debutto il 18 giugno del 1821 allo Shauspielhaus di Berlino.

Il libretto di Friederich Kind è tratto dal primo dei racconti del Gespensterbuch (Il libro degli spiriti) di Johann August Apel e Friedrich Laun, raccolta basata su leggende popolari tedesche.

Il giovane cacciatore Max perde ignominiosamente nella gara di tiro con il campione Kilian che lo prende spietatamente in giro. Il problema è che l’in­domani Max dovrà vedersela con una gara ben più importante che ha come premio la mano di Agathe cui è promesso sposo. Per non perdere questa op­portunità si affida ai servigi dell’ambiguo Kaspar che gli promette proiettili infallibili fusi di notte nella foresta durante un rito sa­tanico. Max acconsente, ma non sa che dei sette proiettili l’ultimo è di proprie­tà del perfido Samiel (il Cacciatore Nero, che tiene in schiavitù Kaspar) ed è destinato a colpire l’amata. Succederebbe ciò infatti, se la ghirlan­da da sposa di Agathe fatta di rose benedette non deviasse il proiettile che uccide invece Kaspar. Max sarebbe bandito per sempre dal paese se un eremita non venisse a far con­cludere meno tristemente la storia.

Il DVD contiene la registrazione della produzione del 1999 alla Staatsoper di Amburgo. La direzione senza infamia e senza lode è di Ingo Me­tzmacher, mentre la messa in scena si deve a Peter Konwitschny.

Molto ben riuscita nella sua vivacità la scena iniziale in cui tutti si fanno beffe dello sfortunato Max, mentre poco convin­cente risulta la scena dell’orrido del lupo che non ha nulla di spaventevole, ambientata com’è in una specie di soffitta o trovarobato e infatti il pubblico in teatro accoglie con una certa freddezza la fine del­l’atto.

L’interprete di Max è il tenore Jorma Silvasti, voce chiara e intonata ma con un fastidioso vibrato che sembra dettato dalla paura della parte. Ben più solido il Kaspar di Albert Dohmen che porta la sua esperienza wagneria­na in questo ruolo. Char­lotte Margiono e Sabine Ritterbusch, rispet­tivamente Agathe e Ännchen, sono il lato femminile di que­sta vicenda al maschile. Avendo parti parlate oltre che cantate, i cantanti devono dimostrarsi anche attori, ma i risultati non sono sempre convincenti. Perfettamente a suo agio nella sua parte solo parlata l’attore tedesco Jörg-Michael Koerbl, insi­dioso Samiel e spiritello cattivo onnipresen­te in scena.

Sottotitoli in francese, inglese e tedesco e una sola traccia audio.

(1) In inglese è invece The Marsksman o The Freeshooter, in spagnolo El cazador furtivo, in russo Вольный стрелок (il tiratore libero), appunto! Il titolo originale dell’opera era stato comunque un altro: inizialmente il librettista aveva pensato a Der Probeschoß (La prova di tiro) e poi a Die Jägerbraut (La fidanzata del cacciatore). Fu il sovrintendente del teatro a proporre il titolo definitivo.