El dúo de La africana

Manuel Fernández Caballero, El dúo de La africana

★★★☆☆

Madrid, Teatro Real, 31 dicembre 2004

(registrazione video)

¡Una zarzuela al Real!

El dúo de La africana è un sainete, una zarzuela appartenente al género chico, composizioni in un atto e di durata inferiore a un’ora, genere nato nel 1867 a El Recreo, piccolo teatro madrileno di Calle la Flor. Gli atti erano eseguiti in modo unico ma continuo, con fino a quattro rappresentazioni successive di titoli diversi davanti a un pubblico che poteva rimanere pagando un nuovo biglietto. È una tradizione invece dei tempi moderni che le zarzuelas chicas siano eseguite in programmi doppi (o addirittura tripli) che le assimilano in lunghezza alle opere più grandi. El dúo de La africana debuttò con grande successo – duecento rappresentazioni ininterrotte! – al Teatro Apolo di Madrid il 13 maggio 1893 quale lepida parodia di una sgangherata compagnia d’opera capeggiata dall’italiano Querubini…

Una modesta compagnia d’opera si prepara per una prova dell’opera di grande successo di Meyerbeer, L’Africaine. Querubini, l’impresario che dirige la compagnia, ha per politica di spendere il meno possibile, sia per le scenografie che per i cantanti. Lui stesso spiega che «è una compagnia d’opera estiva ed economica» e che risparmia sui costi assumendo membri della famiglia per non doverli pagare, ma è esasperato da quanto poco lavoro viene fatto nelle prove. Durante la rappresentazione, il tenore Giussepini approfitta spudoratamente della situazione per abbracciare la prima donna, la Antonelli, moglie di Querubini. Quest’ultimo reagisce gelosamente interrompendo il duetto, al che il pubblico risponde con dei fischi. Querubini convoca il tenore, di cui non vuole liberarsi, perché canta gratis, «per amore dell’arte». Per allontanarlo da sua moglie, gli offre la mano di sua figlia Amina, ma lui non si decide. Nel seguente duetto di Giussepini e Antonelli, la coppia canta di nuovo con ardore, così Querubini interrompe di nuovo l’esecuzione. Il crescente tumulto del pubblico costringe la polizia a intervenire. Inoltre, la madre di Giussepini, Donna Serafina, irrompe sul palco con l’intenzione di portare via il figlio . Antonelli sviene per la perdita del suo amante, il pubblico è furioso e, di fronte alla possibilità di dover restituire il denaro agli spettatori, Querubini rianima la moglie e riprende lo spettacolo, portando la rappresentazione alla fine.

La produzione della stagione 1984/85 del Teatro de la Zarzuela approda al Teatro Real e costituisce lo spettacolo di fine anno 2004. Queste rappresentazioni non sono incluse nella normale stagione lirica, ma inaugurano un nuovo ciclo a carico della Fundación de la Zarzuela Española. I massimi rappresentanti del teatro si sono buttati con entusiasmo in questo evento: Jesús López-Cobos (direttore musicale) si occupa della direzione d’orchestra mentre Emilio Sagi (direttore artistico del teatro) appare sul palco quale membro della compagnia d’opera.

La vicenda è solo un canovaccio su cui imbastire trame anche diverse, quella che rimane sempre la stessa è la musica. Qui per portare lo spettacolo a una durata più accettabile, tra il primo e il secondo quadro è stata incorporata una scena extra. Il carattere metateatrale di El dúo de La africana ha suggerito l’inserimento nella storia di una presunta selezione di artisti per la compagnia di Querubini: ecco quindi le “audizioni” di Ruth Rosique ne El barbero de Sevilla di Nieto e Giménez, lo spassoso Enrique Viana en travesti ne La viejecita di Caballero, José Bros impegnato con i do di Tonio ne La fille du régiment di Donizetti e Carlos Álvarez ne La del Soto del Parral di Soutullo y Vert.

Jesús López-Cobos dipana gli accattivanti numeri musicali e le trascinanti melodie che rivestono gli arguti versi del libretto di Miguel Echegaray scritti in un italo-spagnolo maccheronico che fa il verso a certa librettistica dell’opera italiana, anche se qui si tratta di mettere in scena un grand-opéra francese. Il compositore cita temi di Meyerbeer in forme di opera italiana, ma sempre con gusto iberico. La jota è uno dei più frequentati pezzi di repertorio per soprano e tenore.

Il regista Juanjo Granda assieme a José Luis Alonso, che firma scenografie e costumi, mette in scena uno spettacolo ambientato a fine secolo, divertente ma dall’umorismo un po’ greve e inceppato da una recitazione non sempre fluida. Due soli i ruoli cantati: quello della Antonelli (María Rodríguez) e di Giussepini( Guillermo Orozco). Dei due interpreti si fa notare il tenore che oltre a una certa padronanza vocale riesce a esibire una recitazione non troppo caricata.