El sobre verde

Jacinto Guerrero, El sobre verde

Madrid, Teatro de la Zarzuela, 23 febbraio 2022

(video streaming)

I giovani fanno rivivere la rivista in Spagna

Jacinto Guerrero (1895-1951) è noto soprattutto per le zarzuelas Los gavilanes (1923), El huésped del Sevillano (1926), La rosa del azafrán (1930), ma il compositore toledano ha scritto anche per la rivista e il cinema. Autore di melodie memorabili, linee vocali naturali e fluide e un’orchestrazione non sofisticata ma efficace, i suoi lavori sono una combinazione vincente di immediatezza ed elegante semplicità.

“Sainete con gotas de revista en dos actos”, così viene definito El sobre verde (La busta verde) presentato con grande successo a Barcellona il 22 gennaio 1927 al Teatro Victoria e tre mesi dopo nella capitale all’Apolo. Semplice la vicenda narrata nel libretto di Enrique Paradas e Joaquín Jiménez.

Atto primo. Madrid, inverno 1927. Nicanor, un ragazzo povero (ma di classe) che dorme su una panchina e vive per strada con il suo amico Simeón e la sua banda di mendicanti, borseggiatori, truffatori e musicisti di strada, riceve una misteriosa busta verde da un uomo a cui ha salvato la vita in un incidente; dentro c’è un biglietto della lotteria di Natale. La capricciosa dea Fortuna assegna il jackpot a Nicanor, che promette alla sua banda di fondare un ostello per ospitare tutti i poveri senza tetto. Ma prima, per festeggiare il premio, parte con Simeone per un viaggio intorno al mondo.
Atto secondo. New York, un hotel di lusso all’interno di un grattacielo. Nicanor e Simeon, che ricordano a malapena l’idea dell’ostello, stanno da tempo sperperando tutto il loro capitale: chiedono la suite migliore, comprano vestiti costosi e decidono di visitare il famoso Cabaret al 101° piano con le “guide turistiche” Mimi e Fifi; sebbene Simeon sospetti che stiano andando in rosso, Nicanor continua a spendere quel poco che gli rimane mentre i migliori numeri musicali internazionali si esibiscono al Cabaret. Quando il portafoglio si esaurisce, i due protagonisti vengono spogliati dei loro costumi e buttati fuori dall’hotel per tornare ad essere dei disgraziati senza tetto. Nicanor maledice la Fortuna e lei appare accanto a Lavoro per dirgli che ognuno è responsabile delle proprie azioni e per dargli una seconda possibilità, così Nicanor si sveglia dalla sua fantasticheria sulla panchina della strada dove è iniziata la commedia. Forse ha cambiato il suo modo di vedere il mondo.

I 18 numeri musicali che lo compongono furono rimpolpati dall’autore stesso nelle riprese successive con altre canzoni come il fox-trot “Me casé una noche con Plutón” o la pasacalle “Papá, compreme usté un Citroën”. Le irresistibili melodie rivivono oggi a quasi un secolo di distanza nella nona produzione del progetto Zarza del Teatro de la Zarzuela per giovani tra i diciotto e i trent’anni che cantano, ballano e recitano con impegno ed entusiasmo sotto la guida di Nuria Castejón, la scenografia di Ricardo Sánchez Cuerda e i ricchi costumi di Gabriela Salaverri. Nell’adattamento musicale di Cecilia Bercovich e Ismael García Daganzo per orchestra da camera – quartetto d’archi, oboe, clarinetto, piano e percussione – dirige la stessa Cecilia Bercovich. Della folta schiera di interpreti vocali ricordiamo almeno il Nicanor di David Pérez Bayona, il Simeón di Andro Crespo, la Fortuna di Cristina García e il direttore dell’albergo/jackpot di Íñigo Etayo. Chissà che un giorno non li ritroveremo su altri palcoscenici.

«El sobre verde è una festa musicale comica piena di canzoni, danza e umorismo, ma nella nostra versione ci offre anche una breve ma intensa riflessione sulla Fortuna. In questi tempi iperconnessi, tecnologizzati e dominati dagli schermi dei computer, in cui il denaro governa il destino del mondo, in cui l’Avere è più importante dell’Essere, in cui l’apparenza, il numero di like, la marca dei vestiti o gli zeri nel conto corrente sembrano contare più dell’amicizia, della lealtà o della giustizia, la favola di Nicanor, il suo viaggio dal basso all’alto, ci lascia un retrogusto agrodolce e ci porta a chiederci: cosa faremmo se trovassimo la busta verde?» (Álvaro Tato).