Charles Duveyrier

Les Vêpres siciliennes

Giuseppe Verdi, Les Vêpres siciliennes

★★★★☆

Rome, Teatro dell’Opera, 10 December 2019

   Qui la versione italiana

Verdi’s first French opera opens the operatic season in Rome

Three days after the Teatro alla Scala, Roman socialites put on their evening dresses and tuxedos for the opening of their opera season, a social event that nevertheless does not match the frenzy of the Milan prima. This year the Opera di Roma opened with Les Vêpres siciliennes, in the original French version which is not frequently seen in Italian houses.

Verdi lived in an environment influenced by French culture, drawing inspiration for many of his works from the French theatre and in the Grand Opéra he saw the chance to breathe new life into Italian opera. His thirty trips to Paris testify to this commitment…

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Les Vêpres siciliennes

Giuseppe Verdi, Les Vêpres siciliennes

★★★★☆

Roma, Teatro dell’Opera, 10 dicembre 2019

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Il Verdi francese apre la stagione dell’Opera di Roma

Tre giorni dopo il Teatro alla Scala, anche a Roma si sfoggiano abiti da sera e smoking per l’apertura della sua stagione, un’occasione mondana che però non raggiunge la frenesia che pervade Milano il 7 dicembre. L’Opera di Roma apre con un titolo non tra i più popolari di Verdi e per di più nell’edizione originale francese, versione non frequente nei teatri italiani.

Vissuto in un ambiente influenzato dalla cultura francese, il compositore ha tratto dal teatro francese ispirazione per molte sue opere e nel grand-opéra Verdi aveva visto la possibilità di svecchiare il melodramma italiano. I suoi trenta viaggi a Parigi testimoniano questa sua intenzione…

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Les vêpres siciliennes

Giuseppe Verdi, Les Vêpres siciliennes

★★☆☆☆

Monaco, Nationaltheater, 18 marzo 2018

(live streaming)

I Vespri dei morti viventi

Le mummie della cripta dei Cappuccini di Palermo, il “día de muertos” della tradizione messicana, lo splatter macabro de La notte dei morti viventi di George A. Romero: tutto entra in questo allestimento del quasi omonimo Antú Romero Nunes di Les Vêpres siciliennes alla Bayerische Staatsoper, la versione originale in francese della prima opera scritta da Verdi per Parigi da noi quasi sempre presentata nella versione italiana I Vespri siciliani.

Il regista tedesco di padre portoghese e madre cilena dopo Der Vampyr di Marschner alla Komische Oper di Berlino gioca nuovamente la carta horror in questa messa in scena.  Il risultato però ricorda piuttosto una Festa di Halloween nel Village e il ridicolo è sempre dietro l’angolo con la madonna (la madre di Henri? Santa Rosalia?) in formaldeide, Procida che tira fuori da un sacco bistecche che getta a quelle bestie dei francesi o il can-can delle spose siciliane che, sottoposte alle violenze della soldataglia, ne escono insanguinate ma soddisfatte. O ancora, il risveglio dei cadaveri appesi durante il duetto di soprano e tenore – i soliti acrobati sul filo che sembra non possano mancare in una regia à la page.

Un popolo che non si ribella all’oppressore è un popolo morto, ha pensato il regista. Ed ecco che quindi i siciliani hanno tutti maschere di teschio, ma anche i francesi con divise napoleoniche hanno visi truccati grottescamente da morto. La Totentanz di Romero Nunes inizia con un telo nero, unica concessione delle scenografie di Matthias Koch, che si alza per rivelare un giovane per terra con il giubbotto arancione addosso, forse scampato al naufragio del «beau vaisseau» di cui canterà Hélène o un emigrante spiaggiato a Lampedusa. Se anche così fosse non ci saranno conseguenze né attualizzazione alle tragedie di oggi nella lettura di Nunes Romero. C’è anche una ballerina che accenna passi di danza sulle coreografie di Dustin Klein che punteggeranno altri momenti dello spettacolo, come l’ingresso di Procida vestito come un principe assiro (o è un santo nella sua teca reliquiario?). Il “balletto delle stagioni” qui è sostituito da una più breve elaborazione in stile techno: se i ballabili erano un corpo estraneo introdotto da Verdi solo per convenzione (e spesso assenti nelle versioni italiane), perché non portare l’idea all’estremo introducendo qualcosa di totalmente estraneo? I buu del pubblico di Monaco sembrano al momento dare una risposta. E quando ci si aspetterebbe l’ingresso di Grace Jones, entra invece Hélène in abito bianco a cantare la sua sicilienne (quella che in italiano diventa un bolero) prima del massacro finale in cui tutti schiattano, sola sopravvissuta è la figura col giubbotto salvagente.

Dall’influocata ouverture in poi tutto è trascinante nella direzione di Omer Meir Wellber che non lesina con dinamiche e volumi sonori coerenti con quanto avviene in scena. Dei cantanti nessuno è francese e si sente nelle dizioni che vanno dall’approssimato all’improbabile. Rachel Willis-Sørensen è una Hélène dal timbro drammatico e dalle facili agilità ma gelida nell’espressione. Il tenore Bryan Hymel indisposto è sostituito dall’italiano Leonardo Caimi che ha fatto del suo meglio – e ancora grazie fosse disponibile un Henri all’ultimo momento. Neanche George Petean, Guy de Monfort con la roncola in mano (!) e il volto sfigurato da un trucco orripilante, punta sull’espressività e il suo doppio ruolo di tiranno e padre amoroso resta in sospeso. Erwin Schrott, Procida dall’aria svagata, è un alieno che riceve dal pubblico ovazioni da stadio.

I vespri siciliani

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★★★★★

Titolo emblematico della storia recente del Regio di Torino

I vespri siciliani avevano infatti inaugurato nel 1973 il ricostruito Nuovo Teatro Regio di Torino con la regia di Giuseppe Di Stefano affiancato per l’occasione da una mitica Elena, Maria Callas.

Questa nuova produzione è nata invece nel clima delle celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia ed è stata affidata al regista Davide Livermore per farne uno spettacolo-simbolo: «Nei Vespri Verdi racconta la Sicilia del Duecento (1), ma pensa all’Italia dell’Ottocento, anzi di più. Pensa all’Italia tout court: di ieri, di oggi e forse anche di domani. Lo spettacolo – difficile da cogliere subito in tutte le stratificazioni interpretative e i riferimenti d’attualità – è coetaneo al pubblico e rende plausibile e rivelatrice la trasposizione ambientale in una contemporaneità realistica e spettacolare, ma anche critica e allarmante. All’inizio vedremo rappresentato l’antefatto, cioè il funerale di Federico d’Austria, giustiziato da Monforte, come fosse in diretta televisiva […], così la cavatina di Elena, sua sorella, risulterà come una specie di commento a quella diretta e quando lei inciterà i siciliani alla rivolta la trasmissione sarà interrotta. Allo spettatore apparirà subito chiaro come viene gestito quel potere. L’apertura del secondo atto è un grande effetto scenografico e allo stesso tempo un colpo al cuore e alle più tragiche memorie recenti. Quando Procida rientrato a Palermo si commuove al ricordo degli eroi della sua terra, il palcoscenico si trasforma nel fotogramma visto mille volte del chilometro insanguinato di Capaci: voragine, auto sventrate e quasi ingoiate dal deserto scavato dalla dinamite. Sanguinosi ricordi».

E, di coerenza in coerenza, gli interni richiameranno lo squallore del Palazzo di giustizia di Palermo e di altre situazioni emblematicamente contemporanee.
 Il Vespro è in uno studio televisivo, pieno di gente col volto nascosto da maschere di gomma: se le toglieranno quando il palcoscenico sarà occupato da un piccolo Parlamento. Nel teatro politico di Verdi il pubblico e il privato s’intrecciano. Una prospettiva non pessimistica sull’uomo che fa il paio con la toccante conclusione visiva: la ricostruzione di una seduta nella sala di Montecitorio che prima di essere sommersa di tricolori ripassa collettivamente il primo articolo della Costituzione Italiana, certezza e speranza di autentica democrazia unitaria.

Les vêpres siciliennes, su libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier, aveva debuttato a Parigi nel 1855, ma già lo stesso anno ne era stata fatta una versione in italiano per il Regio di Parma con il titolo mutato per motivi di censura in Giovanna di Guzman e la vicenda trasportata in Portogallo (!) mentre al San Carlo di Napoli l’opera veniva rappresentata con il titolo Batilde di Turenna. In Italia è la versione nella nostra lingua quella che prevale e così è per questa edizione diretta dal direttore musicale del Teatro Regio Gianandrea Noseda con grande partecipazione e interpretata da un cast ragguardevole, dall’eccellente Giovanni da Procida di Il’dar Adrazakov allo strepitoso Arrigo di Gregory Kunde, dal Monforte di Franco Vassallo alla Elena di Maria Agresta.

Il DVD appartiene alla collana “Viva Verdi” della RAI distribuita in edicola.

(1) Atto I. L’azione si svolge nel 1282. Mentre i soldati francesi invasori festeggiano in una piazza di Palermo, Elena, duchessa e sorella del duca Federigo d’Austria, dichiara espressamente il desiderio di voler vendicare il fratello. I soldati francesi la invitano a cantare. Elena canta un’aria che incita alla rivolta i siciliani. Scoppia una sommossa, ma l’arrivo del governatore Monforte atterrisce i siciliani. Subito dopo arriva Arrigo, che, non riconoscendo Monforte, esprime il suo odio per il governatore nonostante questo abbia dato ordine di liberarlo. Monforte si svela, e offre ad Arrigo di diventare ufficiale dell’esercito francese. Arrigo rifiuta inorridito, e sprezza il consiglio del governatore di star lontano da Elena.
Atto II. Giovanni da Procida, patriota siciliano, è appena sbarcato. Viene raggiunto dai suoi fedeli soci, tra i quali Elena ed Arrigo, che discutono con Procida sul modo con cui indurre i Siciliani alla rivolta. Arrigo rivela il proprio amore ad Elena, che dice di ricambiarlo, ma deve pensare prima a vendicare il fratello. Appaiono i soldati di Monforte che prelevano Arrigo e lo portano dal governatore. Intanto, i soldati francesi hanno rapito le dodici future spose di alcuni palermitani durante le nozze. Istigati da Elena e Procida, i siciliani giurano vendetta mentre da lontano echeggiano le risa dei nobili francesi che s’avviano alla festa a casa di Monforte per la sera.
Atto III. Nel palazzo, Monforte rilegge una lettera inviatagli da una donna siciliana, che, costretta a diventare sua amante, lo informa di essere il padre di Arrigo. Convocatolo, il governatore dice al giovane di essere suo padre. Durante la festa, viene fatto un ballo. Arrigo si imbatte in Elena e Procida che gli confidano che Monforte verrà ucciso seduta stante. Arrigo, mentre Elena si avventa sul governatore, gli fa scudo col proprio corpo. I cospiratori rimangono attoniti per il tradimento di Arrigo. Elena e Procida vengono rinchiusi in prigione.
Atto IV. Arrigo, vicino alle prigioni, convocata Elena, le rivela il motivo del suo gesto. La donna cambia atteggiamento e lo perdona, confessandogli il suo amore. Anche Procida, comprende e lo perdona. Subito entra Monforte, che ordina l’esecuzione dei cospiratori. Elena e Procida danno l’addio alla patria. Un coro di monaci intona il De profundis. Arrigo supplica Monforte di non ucciderli. Monforte lo farà solo se lo chiamerà padre. Alla fine, proprio prima che il boia uccida i cospiratori, Arrigo si arrende e lo chiama col fatidico nome. Monforte grazia tutti e ordina il matrimonio tra Elena e il figlio, i vespri dello stesso giorno.
Atto V. Elena riceve le amiche nel giardino, felice del futuro matrimonio e si incontra con l’amato Arrigo. Procida gli si fa vicino e le dice che ci sarà una sommossa al suon delle campane. Elena si ribella, ma Procida l’accusa di star dalla parte del governatore. Arrigo, confuso, tenta di convincere Elena a sposarlo, ma lei è dubbiosa. Entra Monforte, e unisce i due giovani nel sacro vincolo del matrimonio. Risuonano le campane dei vespri ed Elena, inorridita, tenta di avvertire Monforte, ma i siciliani, guidati da Procida, irrompono nel giardino e lo uccidono.