Georges Méliès

Cendrillon

Jules Massenet, Cendrillon

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Berlin, Komische Oper, 12 juin 2016

 Qui la versione italiana

(streaming)

Cendrillon à la Komische Oper de Berlin : une représentation en tout point mémorable !

« Le bal est un champ de bataille! / Tenez-vous bien, / Ne perdez rien / De votre taille! / Pas de mouvements trop nerveux… » recommande Mme de la Haltière à ses filles Noémie et Dorothée alors qu’elles s’entraînent à la barre avec d’autres danseuses, certaines portant moustaches et barbe.

C’est peut-être de ces mots du livret d’Henri Cain que Damiano Michieletto s’est inspiré pour sa lecture particulière du conte de fées mis en musique par Massenet. Nous sommes en effet dans une salle de répétition de ballet et les « jeunes filles » en tutus bleu, dont de nombreux choristes masculins, doivent passer les sélections pour être choisies par un Prince Charmant dansant qui semble ne rien vouloir savoir, enfermé dans un spleen existentiel…

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Cendrillon

Jules Massenet, Cendrillon

★★★★★

Berlino, Komische Oper, 12 giugno 2016

bandiera francese.jpg Ici la version française

(registrazione video)

No, non è un sogno

«Le bal est un champ de bataille! | Tenez-vous bien, | Ne perdez rien | De votre taille! | Pas de mouvements trop nerveux…» raccomanda Mme de la Haltière alle figlie Noémie e Dorothée mentre si esercitano alla sbarra assieme ad altre ballerine, alcune con baffi e barba.

Ecco, forse è da queste parole del libretto di Henri Cain che Damiano Michieletto ha preso spunto per la sua particolare lettura della fiaba musicata da Massenet. Siamo infatti in una sala prove di balletto e le “fanciulle” in tutù azzurro, tra cui molti coristi maschi, devono passare le selezioni per essere scelte da un principe azzurro ballerino che però non sembra volerne sapere, chiuso com’è nel suo spleen esistenziale. Originariamente era previsto da Massenet un prologo recitato da attori, ma non venne mai messo in scena per non inficiare l’aspetto fiabesco del lavoro (“Conte de fées”, si legge sulla partitura): a Berlino Michieletto prevede un prologo, ma è muto e vediamo una vecchia signora entrare in scena e rammendare delle vecchie punte per ballerina. Qui il tono fiabesco è soppiantato da un’atmosfera realistica che rende ben più commovente il destino della povera Lucette, questo il nome della Cenerentola di Cain/Massenet, qui immobilizzata in un letto d’ospedale a causa di una gamba fratturata per una caduta in scena. La drammaturgia di Simone Berger è pienamente accettabile e assieme alla regia di Michieletto e alle scene di Paolo Fantin fa di questo spettacolo uno di quelli memorabili che ogni tanto si ha la fortuna di vedere.

Cendrillon è un lavoro della maturità di Massenet e fu creata per l’Opéra-Comique nel 1899. Non è tra le più frequentate di un compositore di circa 35 opere che al di fuori della Francia è conosciuto quasi esclusivamente per Manon e Werther – in particolare questo è un debutto sulle scene della Komische Oper. La musica è un dotto pastiche di stili, da quello “Versailles” di Mme de la Haltière a quello neoclassico del trio con le figlie, dal galante al passionale. I riferimenti letterari si sommano a quelli musicali in una raffinata e un po’ fredda parodia intellettuale e la scelta vocale ricorda lo Hänsel und Gretel di Humperdinck e il Rosenkavalier di Strauss per quanto riguarda il predominio delle voci femminili, anche per alcuni personaggi maschili. Ciò dà un colore particolare a quest’opera crepuscolare.

Cendrillon è una magnifica e intensa Nadja Mchantaf, sicura vocalmente e magnifica attrice, che per di più mette a frutto i suoi studi di danza classica in un’interpretazione a tutto tondo del personaggio che incarna con sconvolgente immedesimazione. Il suo prince charmant trova nel corpo androgino del mezzosoprano Karolina Gumos il partner giusto per vocalità e presenza scenica. Padre affettuoso – specificità di questo personaggio, unico nelle varie versioni di Cenerentola – è quello interpretato con grande sensibilità da Werner van Mechelen mentre Agnes Zwierko è la matrigna, una gustosa maestra russa di ballo. Fata dalle impeccabili colorature è quella di Mari Eriksmoen. Il resto del cast e i coristi partecipano a questa deliziosa fiaba con grande entusiasmo. Brillante e piena di colori la direzione di Henrik Nánási, direttore musicale del teatro.

La scenografia di Paolo Fantin, le luci di Diego Leetz e i costumi di Klaus Bruns fanno il resto: bastano due tende sugli specchi per trasformare la sala prove di ballo nella camera di ospedale e viceversa. Quando poi si tratta del duetto del terzo atto, qui trasformato in pas de deux, quinte di cartapesta scendono dall’alto per creare un romantico boschetto mentre la nebbia è fatta dai macchinisti e i riflettori vengono sistemati a vista. Il teatro è finzione, la realtà non è una fiaba, ma quanto amore per il teatro da parte di Michieletto che rende quest’opera molto più bella di quanto sia in realtà.

Cendrillon

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Una Cenerentola di favola

Nel 1899 Jules Massenet mette in musica il “conte de fées” Cendrillon (Cenerentola) in quattro atti – la 14esima delle sue oltre trenta opere – nello stesso anno in cui Georges Méliès gira il film muto dallo stesso titolo. Al volgere del secolo i due francesi si volgono dunque a quel Perrault che due secoli prima aveva pubblicato la sua fortunata versione di fia­be del patrimonio popolare.

Così aveva fatto Rossini nel 1817, ma la musica di Massenet è ovviamente un’altra cosa e l’umorismo è quello di chi ci aveva commosso con il Wer­ther o la Manon, un umorismo “francese”, fatto di sottigliezze e ironia.

Cendrillon non è certo la miglior opera di Massenet, ma contiene pagine magnifiche come il duetto d’amore del terz’atto che sembra anticipare i toni del Rosenkavalier. E comunque il compositore si conferma un esperto illustratore musicale di storie molto diver­se, da Erodiade a Tai­de, dal Don Chisciotte al Cid a Esclarmonde, da Saffo a Cleopatra. La vena fer­tile del musicista sembra sempre a suo agio qualunque sia il sog­getto scelto. E qui eccelle l’elegante parodia di stili che vanno dal barocco della solenne ouverture, alle fatuità settecentesche del risveglio del princi­pe alle trovate timbri­che e armoniche che preannunciano molta musica del XX secolo.

Sia Massenet che Méliès avevano a disposizione i più progrediti ritrovati tecnici della modernità di allora, in particolare il musicista debuttava in una Salle Favart, sede dell’Opéra Comique, appena restaurata, con un nuovo impianto elettrico e con la possibilità di rea­lizzare molti effetti scenici. La sua opera fu un trionfo immediato, con cinquanta repliche nella sola prima stagio­ne. Il libretto di Henri Cain è rispettosamente fede­le al testo di Perrault.

Atto primo. Madame de la Haltière e le sue due figlie si stanno preparando per il gran ballo che il principe darà a corte in uno stato di grande agitazione, mentre Pandolfe si lamenta con sé stesso per aver scelto in seconde nozze una moglie così autoritaria da costringerlo a trascurare Lucette, da tutti soprannominata Cenerentola, figlia nata dal suo precedente matrimonio. Tutti, tranne Cenerentola, si avviano al ballo. La fanciulla, sola e malinconica, si addormenta accanto al fuoco. In sogno le appare la sua fata madrina che, con un colpo di bacchetta magica, la trasforma in una dama splendidamente vestita. Cenerentola promette di tornare entro i rintocchi della mezzanotte e si avvia alla festa.
Atto secondo. Al palazzo reale, medici e ministri cercano di distrarre il principe ma senza successo. Solo la splendente apparizione di Cenerentola durante il ballo riesce a scuotere il giovane. Ma a mezzanotte la fanciulla deve fuggire come ha promesso alla fata.
Atto terzo. Nella sua fuga Cenerentola ha perso una scarpetta di cristallo. La fanciulla, agitata e in ansia, si rifugia vicino al camino. Quando la matrigna e le sorellastre ritornano dal ballo le raccontano di una ‘avventuriera’ che, con il suo comportamento scandaloso, è venuta a turbare la festa e irritare il principe. Al colmo della disperazione, Cenerentola fugge nel bosco e si lascia cadere sfinita sotto la quercia delle fate. Sogna, e nel sogno ritrova il principe, affranto per la sua scomparsa, deciso a donarle il proprio cuore.
Atto quarto. Cenerentola è stata ritrovata svenuta nel bosco. Ora è gravemente ammalata e il padre la veglia. Un messo reale annuncia che il principe, anch’egli ammalato di malinconia, sta cercando la bella sconosciuta del ballo. Guidata dalla fata, Cenerentola raggiunge il principe che finalmente la può stringere tra le braccia nel tripudio generale.

L’edizione corrente è dell’Opera di Santa Fe, ripresa alla Royal Opera House di Londra nel 2011. Il regista Laurent Pelly non tenta nessuna attualizzazione (1) o lettura psicanalitica (2) o sociologica o quant’altro della fiaba. La sua messa in scena è una deliziosa, pulita e a suo modo ingenua rappresentazione della nota vicenda, lasciando alla musica il ruolo principale. Le essenziali scene disegnate da Barbara de Limburg sono costituite dalle pagine di una delle eleganti edizioni in carat­tere Garamond della fia­ba di Charles Perrault (che belli i puntini delle i che diventano stelle o la parola carosse che diven­ta la carrozza che porta Cendrillon al ballo!). I divertenti movi­menti co­reografici sono di Laura Scozzi, partner artistica usuale di Pelly al quale si devono anche i gustosi costumi.

Il direttore Bertrand de Billy spreme dall’orchestra tutte le meraviglie armoniche e melodiche della partitura e si dimostra un eccellente concertatore di voci. E quali voci! Joyce DiDonato è semplicemente meravigliosa. Non solo non fa rimpiangere Frederica von Stade che ha ricreato il ruo­lo di Cendrillon ai giorni nostri, ma è addirittura superiore per espressività ed eleganza di fraseggio senza il vibrato vecchio stile della collega americana. Il ruolo di Prince Charmant è qui affidato a un mezzosoprano, un’eccezionale Alice Coote perfettamente a suo agio nei ruoli en travesti. La gorgheggiante fata madrina è Eglise Gutiérrez, mentre il grande baritono francese Jean-Philippe Lafont, papà Pandolfe, si dimostra ahimè vocal­mente molto affaticato e non riesce a tener testa a quella megera di mo­glie, una spassosa Ewa Podleś.

Due dischi, immagine perfetta, due tracce audio ed extra finalmen­te interessanti tra cui quattro interviste agli artefici di questa feli­cissima produzione.

(1) In Cinderella story, il film di Mark Rosman, la protagonista Samantha alla fine del ballo perde il cellulare.

(2) Bruno Bettelheim ci ha dato il suo punto di vista sulla scar­petta di vetro: «Un ricettacolo dove può penetrare una parte del corpo […]  considerato come un simbolo della vagina poiché è fatta di una materia fragile che si può rompere se si penetra con forza: non si può non pensa­re all’imene. Un oggetto che si perde alla fine di un ballo […] come la verginità» (Il mondo incantato, 1977).

  • Cendrillon, Nanási/Michieletto, Berlino, 12 giugno 2016