Agrippina

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★★★☆☆

Un finale che fa tutti felici e contenti

Primo successo teatrale di Georg Friedrich Händel e suo primo capolavoro musicale, Agrippina, dramma per musica HWV 6, viene rappresentato per il carnevale vene­ziano del 1710 al termine di un soggiorno di tre anni in Italia del venticin­quenne compositore il cui nome viene italianizzato in Giorgio Federico Hendel ed egli stesso si firma così. Molti pezzi dell’opera vengono ri­ciclati da compo­sizioni precedenti dello stesso autore, pratica piuttosto dif­fusa in quell’epoca, ma l’opera inanella una dopo l’al­tra una serie di splen­dide arie degne del più maturo compositore. Il vivace libret­to del Car­dinale Vincenzo Grimani è pieno di “a parte” con cui i cantanti ammicca­no al pubbli­co come in una commedia goldoniana.

La vicenda narra degli intrighi che Agrippina mette in ope­ra per far succe­dere al trono dell’imperatore Claudio il figlio Ne­rone, sfruttando senza scru­polo gli altri personaggi per le sue macchinazioni. È una commedia piena di immoralità e inganni. Tutti i personaggi, eccetto Ottone, sono infidi e agisco­no per inte­resse, fingono e tramano – come dice Claudio a un certo punto: «né so chi dice il vero o chi mentisca» – ma sono anche pieni di sfaccettatu­re, soprattutto la perfida Agrippina cui Händel regala la bellissima aria «Pen­sieri» nel secondo atto. Su tutto però Gri­mani e Händel stendono un velo di ironia che ha il culmine nel­la scena dell’atto terzo con la sfrontata Poppea che sull’equivoco dei nomi Ne­rone-Ottone scambiati l’uno per l’altro riesce a ca­povolgere la situazione a suo favore. Il finale riesce a soddisfare tutti quanti, anche il disorientato imperatore Clau­dio sulla cui figura sembra volessero appuntarsi gli strali satirici del librettista che si voleva far beffe del pontefice Clemente XI.

Ecco l'”argomento” nelle parole stesse del librettista: «Agrippina nata di Germanico nipote d’Augusto, fu moglie di Domitio Enobardo. Di questi ebbe un figlio chiamato Domitio Nerone. Passata alle seconde nozze con Claudio imperatore, tutta la di lei premura fu di portare sul trono il suo figlio Nerone, e se bene fosse da un astrologo avvertita, che il di lei figliuolo sarebbe stato imperatore, ma insieme matricida, ella rispose, me quidem occidat dum imperet. Questa donna di grande talento, avida di regnare, e del pari ambiziosa, che potente, tanto s’adoprò col marito Claudio, che l’obbligò a dichiarare cesare il suo Nerone. Ciò le riuscì stante la debolezza dello spirito di Claudio, tutto dedito al lusso, disapplicato, e innamorato, avendo però con tutto ciò la gloria d’avere acquistata a Roma la Bretagna. Otone fu marito di Popea donna ambiziosa, e vana, e di cui fu anche Nerone amante, che poi ad Otone la tolse, e la sposò. Con Claudio il credito de’ liberti fu smisurato, e particolarmente di Pallante, e di Narciso, de’ quali anche Agrippina si valse. Da tali fondamenti istorici s’intreccia con verisimili il presente dramma intitolato l’Agrippina, in cui intendi sanamente le solite frasi poetiche dettate dalla penna senza pregiudizio della religione».

Nella produzione del 2003 de La grande Écurie diretta da un veterano della musica barocca come Jean-Claude Malgoire al Théâtre Municipal di Tourcoing, le parti dei castrati vengono so­stenute da controtenori, di cui ora abbiamo grande scelta e quasi tutti di buona qualità e qui svetta il Nerone imberbe di Philippe Jaroussky che nella pirotecnica aria «Come nube che fugge dal vento» spiega tutte le sue sorprendenti agilità. Le due parti fem­minili di Agrippina e Poppea son ben so­stenute rispettivamente da Véronique Gens e Ingrid Perruche.

Scene molto essenziali, con proiezioni luminose e schermi su rotelle mossi da una schiera di attori-mimi in costumi neutri color carne, i quali diventa­no secondo necessità statue o servitori muti. Colorati invece gli ironici co­stumi settecenteschi e in tinta pastello dei cantanti. Parrucche dai colori im­probabili e trucco pesante accentuano l’aspetto quasi grotte­sco dei perso­naggi Nar­ciso, Pallante e Nerone.

La produzione di Frédéric Fisbach è in sostanza gradevole, ma ha un non so che di amatoriale. Il DVD ha l’immagine in formato 4:3 e due tracce audio. Nessun extra nono­stante siano due i dischi per un totale di 172 minuti di musica.

Altre edizioni:

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