Agrippina

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★★★☆☆

«Lode ha, chi per regnar inganno adopra»

Primo successo teatrale di Georg Friedrich Händel, suo primo capolavoro musicale e ultima performance teatrale italiana, Agrippina, “commedia satirica anti-eroica”, viene rappresentata per il carnevale vene­ziano del 1709-1710 al termine di un soggiorno di tre anni in Italia del venticin­quenne compositore il cui nome viene italianizzato in Giorgio Federico Hendel ed egli stesso si firma così.

Molti pezzi dell’opera vengono ri­ciclati da compo­sizioni precedenti dello stesso autore, pratica piuttosto dif­fusa in quell’epoca, ma l’opera inanella una dopo l’al­tra una serie di splen­dide arie degne del più maturo compositore. Il vivace libret­to del Car­dinale Vincenzo Grimani è pieno di “a parte” con cui i cantanti ammicca­no al pubbli­co come in una commedia goldoniana.

Quasi un prequel alla vicenda dell’Incoronazione di Poppea, si narra degli intrighi che Agrippina mette in ope­ra per far succe­dere al trono di imperatore il figlio Ne­rone, sfruttando senza scru­polo gli altri personaggi per le sue macchinazioni. È una commedia piena di immoralità e inganni. Tutti i personaggi, eccetto Ottone, sono infidi e agisco­no per inte­resse, fingono e tramano – come dice Claudio a un certo punto: «né so chi dice il vero o chi mentisca» – ma sono anche pieni di sfaccettatu­re, soprattutto la perfida Agrippina cui Händel regala la bellissima aria «Pen­sieri» nel secondo atto. Su tutto però Gri­mani e Händel stendono un velo di ironia che ha il culmine nel­la scena dell’atto terzo con la sfrontata Poppea che sull’equivoco dei nomi Ne­rone-Ottone scambiati l’uno per l’altro riesce a ca­povolgere la situazione a suo favore. Il finale riesce a soddisfare tutti quanti, anche il disorientato imperatore Clau­dio sulla cui figura sembra volessero appuntarsi gli strali satirici del librettista che si voleva far beffe del pontefice Clemente XI.

Ecco l'”argomento” nelle parole stesse del librettista: «Agrippina nata di Germanico nipote d’Augusto, fu moglie di Domitio Enobardo. Di questi ebbe un figlio chiamato Domitio Nerone. Passata alle seconde nozze con Claudio imperatore, tutta la di lei premura fu di portare sul trono il suo figlio Nerone, e se bene fosse da un astrologo avvertita, che il di lei figliuolo sarebbe stato imperatore, ma insieme matricida, ella rispose, me quidem occidat dum imperet. Questa donna di grande talento, avida di regnare, e del pari ambiziosa, che potente, tanto s’adoprò col marito Claudio, che l’obbligò a dichiarare cesare il suo Nerone. Ciò le riuscì stante la debolezza dello spirito di Claudio, tutto dedito al lusso, disapplicato, e innamorato, avendo però con tutto ciò la gloria d’avere acquistata a Roma la Bretagna. Otone fu marito di Popea donna ambiziosa, e vana, e di cui fu anche Nerone amante, che poi ad Otone la tolse, e la sposò. Con Claudio il credito de’ liberti fu smisurato, e particolarmente di Pallante, e di Narciso, de’ quali anche Agrippina si valse. Da tali fondamenti istorici s’intreccia con verisimili il presente dramma intitolato l’Agrippina, in cui intendi sanamente le solite frasi poetiche dettate dalla penna senza pregiudizio della religione».

Atto I. L’azione si svolge a Roma durante il regno dell’imperatore Claudio Tiberio (41-54 d.C.). Agrippina, consorte dell’imperatore, è anche madre del giovane Nerone, frutto di nozze precedenti. Un dispaccio annuncia la morte in mare di Claudio, durante il viaggio di ritorno a Roma dopo la conquista della Britannia. Esultante, Agrippina convoca il figlio: egli ha finalmente la possibilità di diventare imperatore, ma deve comportarsi con abilità e ingraziarsi la plebe mostrandosi generoso. Subito dopo l’imperatrice stringe alleanza con due liberti, Pallante e Narciso, entrambi invaghiti di lei. Sulla piazza del Campidoglio fervono i preparativi per proclamare il nuovo imperatore. Ma proprio quando Agrippina sta per vedere Nerone assiso sul soglio imperiale, giunge un servitore di Claudio, Lesbo, per informare che il sovrano si è salvato dal naufragio. Il valoroso che ha messo l’imperatore al sicuro dai flutti, Ottone, comunica ai convenuti che Claudio, per riconoscenza, lo ha nominato suo successore. Il partito di Agrippina dissimula a fatica la delusione. Entusiasta e pieno di aspettative, Ottone confida con ingenuità ad Agrippina il suo amore per Poppea, una passione autentica e superiore ad ogni altra aspirazione. Nei suoi appartamenti Poppea si compiace dei sentimenti che ha saputo suscitare in uomini diversi come Ottone, Claudio e Nerone. Lesbo le annuncia la visita dell’imperatore nella notte. Poppea simula grande nostalgia nei confronti del sovrano, ma per precauzione tiene a ribadire la propria castità. Sopravviene Agrippina, cui Poppea confessa il proprio amore per Ottone. Invece di svelare alla fanciulla la devozione di Ottone, l’astuta Agrippina pone in cattiva luce l’inconsapevole rivale di Nerone: a suo dire Ottone avrebbe ottenuto la successione al trono attraverso la rinuncia a Poppea in favore di Claudio e pertanto le consiglia di vendicarsi. Poppea cade nel tranello e respinge l’imperatore, ma lo istiga contro Ottone e chiede per l’amato una punizione esemplare: non deve diventare il nuovo imperatore.
Atto II. Pallante e Narciso si sono resi conto della slealtà di Agrippina e si promettono alleanza reciproca. Da parte sua Ottone attende fiducioso l’investitura, che però gli viene negata pubblicamente dall’imperatore furibondo. Stupefatto Ottone si rivolge dapprima ad Agrippina, alla quale aveva fiduciosamente aperto il suo cuore, poi alla sdegnata Poppea, successivamente a Nerone e ai liberti, ma invano: perfino Lesbo rifiuta di ascoltare un traditore. Nel frattempo nel cuore di Poppea si insinua il dubbio: in un giardino ella si finge addormentata e ha così modo di riconciliarsi con l’innamorato, giunto lì a sfogare il suo dolore. I due comprendono la perfidia di Agrippina e il maneggio a favore del figlio, e Poppea giura vendetta. A tal scopo invita nelle sue stanze Nerone per un convegno amoroso. In un monologo angosciato Agrippina prende in esame la difficile situazione e si rende conto di aver sopravvalutato le proprie possibilità al momento della falsa notizia della morte di Claudio. Ella non rinuncia però alla sue macchinazioni. Innanzitutto mette uno contro l’altro Pallante e Narciso, i quali però sanno ormai come giudicarla. A Claudio, impaziente di recarsi dall’amata Poppea, ella estorce invece la promessa di nominare Nerone imperatore entro quel giorno stesso.
Atto III. Per mandare a monte le manovre di Agrippina e convincere Ottone del suo amore, Poppea escogita uno stratagemma. Ella nasconde dietro tre porte della stanza i suoi spasimanti, dapprima Ottone, poi Nerone e infine Claudio: con quest’ultimo ritratta con disinvoltura le sue accuse nei confronti di Ottone, le orienta verso Nerone e dimostra che anche il figlio di Agrippina insidia la sua virtù. Nerone se ne va intenzionato a farsi vendicare dalla madre. Adducendo come pretesto l’eventuale ira di Agrippina, Poppea riesce a liberarsi anche di Claudio. Rimasti finalmente soli, i due amanti si scambiano fervidi voti di fedeltà. Nerone riferisce alla madre quanto avvenuto, ed ella lo convince a puntare solo al trono. Pallante e Narciso riferiscono a Claudio frastornato e indignato che la consorte, alla notizia della sua morte, aveva fatto proclamare imperatore il figlio. Tuttavia Agrippina riesce a trasformare i suoi gesti in atti di devozione verso il consorte. Ella consegue così il suo obiettivo principale: Nerone è nominato successore di Claudio. Nella contentezza generale, intensificata dall’intervento della dea Giunone, protettrice delle nozze, Ottone e Poppea coronano il loro amore.

Agrippina venne eseguita la prima volta il 26 dicembre 1709 al Teatro San Giovanni Grisostomo di Venezia (attuale Malibran) e il cast fu composto da alcuni dei più importanti cantanti del Nord Italia del momento: Margherita Durastanti (Agrippina), Diamante Maria Scarabelli (Poppea), Francesca Vanini-Boschi (Ottone e Giunone), Valeriano Pellegrini (Nerone), Antonio Francesco Carli (CLaudio), Giuseppe Maria Boschu (Pallante), Giuliano Albertini (Narciso), Nicola Pasini (Lesbo). L’opera si dimostrò estremamente popolare ed affermò la fama internazionale di Händel. La sua produzione originalmente fu per 27 spettacoli, straordinariamente lunga anche per quel tempo. Il biografo di Händel John Mainwaring scrisse della prima rappresentazione: «Il teatro in quasi ogni pausa risuonava di grida di “Viva il caro sassone!”. Tutti erano folgorati dalla grandezza e sublimità del suo stile, perché non avevano mai conosciuto fino ad allora tutti i poteri dell’armonia e della modulazione così strettamente disposti e fortemente combinati»

Tra il 1713 e il 1724 ci furono produzioni di Agrippina a Napoli, Amburgo e Vienna, anche se Händel personalmente non riprese l’opera dopo il suo debutto iniziale. La produzione di Napoli includeva musica addizionale di Francesco Mancini. Le opere di Händel caddero nel dimenticatoio e nessuna andò in scena tra il 1754 e il 1920. Tuttavia, quando l’interesse per le opere di Händel si risvegliò nel XX secolo, Agrippina ricevette diverse esecuzioni, a iniziare da una produzione del 1943 nel luogo di nascita di Händel, Halle, sotto la direzione di Richard Kraus. In quella performance il ruolo di contralto di Ottone, composto per una donna, fu trasformato in un basso accompagnato da corni inglesi, «con effetti disastrosi sul delicato equilibrio e la consistenza della partitura», secondo Winton Dean. La RAI Radio Audizioni Italiane produsse una trasmissione radiofonica in diretta dell’opera il 25 ottobre 1953, segnando la prima volta che Agrippina veniva trasmessa con un mezzo diverso dal palcoscenico.

Nella produzione del 2003 de La grande Écurie diretta da un veterano della musica barocca come Jean-Claude Malgoire al Théâtre Municipal di Tourcoing, le parti dei castrati vengono so­stenute da controtenori, di cui ora abbiamo grande scelta e quasi tutti di buona qualità e qui svetta il Nerone imberbe di Philippe Jaroussky che nella pirotecnica aria «Come nube che fugge dal vento» spiega tutte le sue sorprendenti agilità. Le due parti fem­minili di Agrippina e Poppea son ben so­stenute rispettivamente da Véronique Gens e Ingrid Perruche.

Scene molto essenziali, con proiezioni luminose e schermi su rotelle mossi da una schiera di attori-mimi in costumi neutri color carne, i quali diventa­no secondo necessità statue o servitori muti. Colorati invece gli ironici co­stumi settecenteschi e in tinta pastello dei cantanti. Parrucche dai colori im­probabili e trucco pesante accentuano l’aspetto quasi grotte­sco dei perso­naggi Nar­ciso, Pallante e Nerone.

La produzione di Frédéric Fisbach è in sostanza gradevole, ma ha un non so che di amatoriale. Il DVD ha l’immagine in formato 4:3 e due tracce audio. Nessun extra nono­stante siano due i dischi per un totale di 172 minuti di musica.

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