Deidamia

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★★★★☆

Il Maestoso, il Magnificente e il Sublime

Ultima delle trentanove opere italiane di Georg Friedrich Händel, Deidamia debuttò nel 1741 su libretto di Paolo Antonio Rolli, segnando simbolicamente la fine di un’epoca nella produzione del compositore. Con questo lavoro, Händel chiude definitivamente il capitolo dell’opera seria in lingua italiana, un genere che lo aveva reso celebre a Londra ma che, ormai, stava perdendo il favore del pubblico. Subito dopo si sarebbe dedicato quasi esclusivamente all’oratorio in inglese, inaugurando una nuova fase creativa.

La trama di Deidamia si ispira al ciclo omerico e ruota attorno alla figura di Achille, ma lo fa con un tono sorprendentemente leggero e quasi disimpegnato.

Antefatto: L’eroe greco Achille si nasconde nell’isola di Sciro, travestendosi in abiti femminili e assumendo il nome di Pirra, un’ancella di Deidamia, figlia del re Licomede: sua madre ha escogitato questo piano per evitarne la morte che, secondo la profezia, lo attende sotto le mura di Troia. Una volta lontano dal campo di battaglia Achille si innamora di Deidamia, venendone ricambiato. Una delegazione di re greci alleati fra loro, Fenice, Nestore e Odisseo (nell’opera chiamato Ulisse, a sua volta travestito da Antiloco) in marcia verso Troia, rendono visita a Licomede, poiché sospettano che nasconda Achille sull’isola: un Oracolo ha predetto che la guerra non sarebbe stata vinta dai greci se Achille non avesse combattuto con loro sotto le mura di Troia e quindi lo vogliono trovare.
Atto I. I re greci arrivano a Sciro, guidati da Ulisse. Questi chiede la consegna di Achille e non si lascia ingannare da Licomede, che mente sulla sua presenza per sottrarre l’ospite al suo tragico destino. Deidamia mette al corrente la sua confidente Nerea dell’identità segreta di Pirra, che promette il suo aiuto. Mentre Deidamia è impegnata in lavori femminili con una delle sue ancelle, Nerea si inquieta per l’assenza di Achille, che pare più interessato ai piaceri della caccia che non all’amore. Deidamia rimprovera ad Achille la sua incostanza, ma riceve da lui in risposta una professione di libertà nel godimento dei piaceri perché dice: “l’amore è soltanto uno dei piaceri” e Deidamia non potrà avere il monopolio sul suo cuore. Al crescere di timori di Deidamia, giunge da Nerea la notizia della missione di esplorazione degli “scaltri” greci e in seguito all’incontro tra Deidamia e Ulisse, si convince della necessità di ricorrere al segreto per salvare Achille.
Atto II. L’astuto Ulisse, al fine di ottenere informazioni su dove sia Achille, si esibisce in un finto corteggiamento di Deidamia, che la mette in imbarazzo e scatena la gelosia di Achille, che assiste alla scena da dietro una siepe, e contemporaneamente, per lo stesso scopo, suggerisce a Fenice di corteggiare Nerea. Licomede, su invito di Ulisse, organizza una battuta di caccia, che fa temere a Deidamia che Achille possa essere scoperto, perché sarà difficile che Achille, pur travestito da Pirra, ma con una smodata passione per la caccia, non finisca in qualche modo per tradirsi. Deidamia ricorre all’aiuto di Nerea per vigilare su Achille. Durante la battuta di caccia, mentre Fenice distrae Nera corteggiandola, Ulisse riconosce qualcosa di Achille in Pirra e finge di volerla sedurre. Achille coraggiosamente sta al gioco, divertendosi di questo corteggiamento. Deidamia coglie la pericolosità della situazione, lamenta l’imprudenze del suo amato, e quando finisce il corteggiamento di Ulisse, lo rimprovera. Al termine della battuta di caccia una cosa è certa: gli emissari greci hanno ormai individuato Achille nella finta ancella Pirra.
Atto III. Avviene una schermaglia amorosa tra Nerea e Fenice. Ulisse fa portare dei doni alle ancelle nascondendovi delle armi: una faretra, delle frecce, un scudo e un elmo e fa eseguire una fanfara bellica. A quel punto Achille reagisce in modo guerriero rivelandosi per quello che è. Achille chiede a Deidamia di sposarlo prima del ritorno a Troia, facendo una speranzosa ode al “presente” in sfida al tragico destino che gli è stato predetto dall’oracolo, ma questa con stizza risponde che avrebbe quasi preferito sposare Ulisse, che invece benedice l’unione tra i due. Alla fine le nozze saranno doppie, perché prima di tornare in guerra, oltre a loro due si sposeranno anche Nerea e Fenice.

Il celebre espediente utilizzato da Ulisse per rivelare la vera identità di Achille è reso con efficacia teatrale: tra doni tipicamente femminili come stoffe e gioielli, vengono poste anche delle armi. L’istinto guerriero del protagonista emerge inevitabilmente, tradendolo. Da quel momento, la sua sorte è segnata: Achille abbandona Deidamia per seguire i greci verso Troia, accettando il proprio destino. Nonostante il potenziale tragico della vicenda, l’opera mantiene un tono complessivamente leggero, quasi galante, culminando nel coro finale che invita a cogliere i piaceri dell’amore prima che sia troppo tardi: «Non trascurate, amanti, gl’istanti del piacer: volan per non tornar».

Questa leggerezza riflette anche una trasformazione più ampia nello stile di Händel. Come osservato dallo studioso Donald Burrows, le ultime opere del compositore presentano una prospettiva diversa rispetto ai capolavori precedenti come Giulio Cesare o Alcina. Il paragone con gli ultimi quartetti di Beethoven, apparentemente ardito, risulta in realtà illuminante: in entrambi i casi si tratta di opere meno immediate, meno spettacolari, ma più sottili e riflessive. In Deidamia si percepisce chiaramente questa evoluzione: la scrittura musicale è più intima, meno orientata all’effetto virtuosistico fine a sé stesso e più attenta alla caratterizzazione psicologica dei personaggi.

La produzione presentata nel 2012 dalla Nederlandse Opera al Muziektheater di Amsterdam sfrutta pienamente le potenzialità dello spazio scenico, dando vita a uno spettacolo visivamente ricco e fantasioso. Le scene di Paul Steinberg colpiscono per la loro inventiva e per l’uso di colori vivaci e iperrealistici. L’ambientazione principale richiama la superficie del mare, creando un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione. L’apparizione iniziale di un sottomarino, che trasporta Ulisse sotto mentite spoglie insieme a Fenice, introduce subito un elemento di straniamento che caratterizza l’intera messinscena.

Lo spazio scenico è popolato da elementi sorprendenti e talvolta volutamente eccentrici: dalla silhouette dell’Opera House di Sydney, reinterpretata come una sorta di creatura marina, fino a un’isola stilizzata con palma integrata. Questa varietà visiva contribuisce a creare un universo teatrale che si colloca a metà tra il sogno e la parodia, in perfetta sintonia con il tono leggero dell’opera.

La regia di David Alden accentua ulteriormente questa dimensione ironica, costruendo uno spettacolo vivace e ricco di movimento. Durante le arie, e in particolare nelle sezioni da capo, la scena si anima grazie agli interventi coreografici di Jonathan Lunn, che aggiungono dinamismo e varietà. Non tutte le scelte registiche risultano però pienamente convincenti: alcune trovate appaiono eccessive o di gusto discutibile, come la presenza quasi costante di una finta violoncellista, che finisce per distrarre più che arricchire l’azione. Tuttavia, nel complesso, la regia riesce a mantenere un equilibrio tra ironia e coerenza narrativa, offrendo uno spettacolo divertente e accessibile.

Sul piano vocale, la produzione si avvale di un cast di buon livello, con alcune punte di eccellenza. Sally Matthews, nel ruolo del titolo, offre una Deidamia convincente sia dal punto di vista scenico sia vocale. La sua voce, caratterizzata da un timbro vellutato e da una notevole duttilità, le consente di affrontare con sicurezza le difficoltà della scrittura händeliana, alternando momenti di grande lirismo a passaggi di coloratura eseguiti con precisione.

Ottima anche la prova di Olga Pasichnik nel ruolo di Achille. Il soprano riesce a rendere credibile il personaggio, mettendone in luce tanto la dimensione amorosa quanto quella eroica. La sua interpretazione si distingue per solidità tecnica e per una presenza scenica efficace, che contribuisce a dare spessore al protagonista.

Il ruolo di Ulisse è affidato a Silvia Tro Santafé, che si segnala per la sicurezza e la qualità della sua vocalità. La cantante costruisce un personaggio autorevole e ben definito, sostenuto da un canto preciso e da una buona capacità espressiva. Meno convincente appare invece la Nerea di Veronica Cangemi, la cui interpretazione risulta a tratti disomogenea e manierata, senza raggiungere lo stesso livello di incisività degli altri interpreti principali.

Tra le voci maschili, meritano una menzione il basso Umberto Chiummo e il baritono Andrew Foster-Williams, rispettivamente nei ruoli di Licomede e Fenice. Entrambi offrono interpretazioni solide e ben caratterizzate, contribuendo a delineare con chiarezza i rispettivi personaggi.

Uno dei punti di forza principali della produzione è rappresentato dalla direzione musicale di Ivor Bolton, alla guida del Concerto Köln. L’orchestra, tra le più apprezzate nel repertorio barocco, offre una prova di grande qualità, distinguendosi per precisione, equilibrio e vivacità. Bolton dirige con partecipazione e sensibilità, riuscendo a valorizzare sia gli aspetti più brillanti sia quelli più intimi della partitura. La sua lettura appare sempre attenta alle esigenze del palcoscenico, sostenendo efficacemente i cantanti e contribuendo a mantenere la coesione dello spettacolo.

Dal punto di vista tecnico, il blu-ray restituisce con grande efficacia la ricchezza visiva della produzione. L’alta definizione esalta i colori vivaci delle scenografie e dei costumi, permettendo di apprezzare appieno i dettagli dell’allestimento. La qualità dell’immagine è eccellente e contribuisce a rendere l’esperienza di visione particolarmente immersiva.

Unica nota negativa riguarda l’assenza dei sottotitoli in italiano, una mancanza che potrebbe risultare penalizzante per una parte del pubblico. Considerando la complessità del libretto e l’importanza della comprensione del testo per apprezzare pienamente l’opera, si tratta di un limite non trascurabile.