Serse

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★★★★☆

 Una divertente commedia

La notorietà della terz’ultima opera del compositore sassone si deve alla popolarità dell’aria iniziale, che nella versione orchestrale è conosciuta come “largo di Händel” pur trattandosi di un larghetto, in cui il folle tiranno che salì al trono di Persia nel 485 a.C. è presentato per la dichiarazione d’amore che riserva a un platano del suo giardino. Nella versione della stampa inglese del libretto una premessa si affretta a dichiarare che «Some imbecilities, and the temerity of Xerxes (such as his being deeply enamour’d with a plane tree, and the building a bridge over the Hellespont to unite Asia to Europe) are the basis of the story. The rest is fiction.» (Alla base della storia ci sono alcune bizzarrie di Serse, come il suo amore per un platano o la costruzione di un ponte sull’Ellesponto per unire Europa e Asia. Tutto il resto è invenzione).

Il libretto di Giovanni Bononcini ha spunti di comicità più o meno volontaria, a cominciare dalla intricata vicenda: il capriccioso Serse si è invaghito di Romilda, una ragazza borghese che ama, ricambiata, Arsamene, fratello di Serse. Anche Atalanta, sorella di Romilda, ama Arsamene mentre Amastre, una principessa straniera promessa a Serse, si è travestita da soldato per seguire in incognito come si mette la faccenda. Nel personaggio di Elviro, servo di Arsamene, si può poi quasi intravedere il Leporello che verrà cinquant’anni dopo e anche Atalanta ha una certa vivacità mozartiana soprattutto nell’aria che conclude il primo atto.

Händel riveste la vicenda di musica ineffabile e con un taglio molto moderno dove supera il tradizionale modello dell’aria con da capo a favore di spunti melodici intrecciati a recitativi e pezzi di insieme. L’orchestrazione è molto ricca con numerosi strumenti a fiato mentre i cori hanno la stessa festosa solennità che avranno quelli del Messiah tre anni dopo. Il pubblico dell’epoca non sembrò però apprezzare l’esperimento del compositore e l’opera dopo cinque rappresentazioni fu dimenticata per quasi due secoli.

L’allestimento del 1985, qui ripreso tre anni dopo, celebra i trecento anni della nascita del musicista. Qui siamo alla English National Opera di Londra dove tutte le opere sono date in lingua inglese per cui i leggiadri versi di Nicolò Minato e Silvio Stampiglia «Ombra mai fu / di vegetabile / cara ed amabile / soave più» diventano i più prosaici «Under thy shade / dear beloved tree / beauty and harmony / are both displayed». È lo stesso regista Nicholas Hytner, futuro direttore del National Theater, a farne la traduzione. Questo suo fortunato allestimento è ancora in scena oggi e la freschezza e l’umorismo con cui Hytner propone questa divertente commedia assieme alla scenografia di David Fielding, che ricrea i Vauxhall Gardens compresi di statua di Händel, continuano a incantare il pubblico. Charles Mackerras dirige un’orchestra non barocca con mano non sempre leggera su una propria revisione della partitura.

Il ruolo del titolo, che in origine fu del castrato Caffarelli, in questa edizione è affidato alla perfezione vocale del mezzosoprano Ann Murray, ma adeguati si rivelano anche gli altri interpreti inglesi pur non specialisti del canto barocco.

Tre ore di musica stipate su un unico disco, audio e immagine in 4/3 sono di conseguenza quello che sono. Sottotitoli in italiano e nessun extra.

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