The Death of Klinghoffer

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★★★★☆

Quando la realtà più controversa viene messa in musica

Se un film, un romanzo, un quadro possono avere come soggetto la realtà contemporanea più scomoda, perché non si può fare lo stesso con un’opera in musica? Questa è la domanda che pone John Adams mettendo in musica nel 1991 una vicenda di terrorismo e dimostrando altresì grande interesse e fiducia per questa forma d’arte  – l’opera, non il terrorismo…

Il compositore americano aveva già affrontato temi attuali nella sua prima opera Nixon in China (1987) e lo farà ancora in seguito, ma qui è la realtà più scabrosa a entrare brutalmente in scena. Il fatto che il musicista tocchi un nervo scoperto è dimostrato dai contestatori che al di fuori dei teatri in cui viene rappresentata la sua opera, senza averla mai vista sia ben chiaro, inalberano cartelli che ne denunciano l’antisemitismo in quanto l’autore ha dato voce ai terroristi. Questo accadeva nel 1992 a San Francisco, ma si è ripetuto davanti al MET di New York poche settimane fa nel novembre di questo 2014.

Quattro membri del Fronte per la Liberazione della Palestina il 7 ottobre 1985 prendono il controllo della nave da crociera “Achille Lauro” al largo della costa egiziana tenendo in ostaggio i passeggeri e l’equipaggio e ordinando al comandante di salpare per la Siria chiedendo il rilascio di 50 palestinesi detenuti nelle prigioni di Israele. Avendo ricevuto il rifiuto del governo siriano a ormeggiare a Tartus, i dirottatori uccidono Leon Klinghoffer, un ebreo americano disabile e lo gettano in mare assieme alla sua carrozzella. Alla nave è garantita una rotta sicura per la Tunisia dove vengono sbarcati i passeggeri, ma l’aviazione americana costringe l’aereo con i terroristi e il capo Abu Abbas ad atterrare nella base di Sigonella in Italia dove inizia una lunga controversia sull’estradizione. Alla fine le autorità del nostro paese arrestano e portano in tribunale i quattro terroristi, ma lasciano che il possibile mandante del colpo, Abu Abbas, fugga nell’allora Yugoslavia. Mai come in questa occasione le tensioni tra l’allora governo Craxi e l’amministrazione americana del presidente Reagan sono state così forti. Quattro mesi dopo l’uccisione del marito, Marilyn Klinghoffer morirà di cancro a 59 anni.

Prologo. Il prologo è composto da due cori, il «Coro dei palestinesi in esilio» e il «Coro degli ebrei in esilio», ciascuno dei quali costituisce una riflessione generale sui rispettivi popoli e sulla loro storia.
Atto primo. Scena 1. Il capitano senza nome della MS Achille Lauro ricorda gli eventi del dirottamento. Prima di ciò, la maggior parte dei passeggeri era sbarcata in Egitto per una visita alle Piramidi, e la nave era salpata per poi tornare a prendere i passeggeri in gita. I dirottatori erano saliti a bordo durante lo sbarco. Quando i dirottatori prendono il controllo della nave, i passeggeri ancora a bordo vengono radunati nel ristorante della nave. La narrazione passa a una nonna svizzera, in viaggio con il nipote mentre i genitori del ragazzo visitano le piramidi. Il primo ufficiale della nave, a cui è stato dato il nome fittizio di Giordano Bruno, informa il Capitano che ci sono dei terroristi a bordo e che un cameriere è stato ferito. Il capitano e il primo ufficiale cercano di mantenere la calma tra i passeggeri. Molqi, uno dei dirottatori, spiega la situazione ai passeggeri sotto la minaccia delle armi. Il capitano e Molqi hanno un incontro, durante il quale il capitano ordina che vengano portati cibo e bevande e si offre di lasciare che Molqi scelga il cibo che il capitano mangerà. Scena 2. Dopo il «Coro dell’oceano», un altro dirottatore, Mamoud, fa la guardia al Capitano. Mamoud ripensa alla sua giovinezza e alle canzoni che ascoltava alla radio. Il Capitano e Mamoud dialogano: il Capitano esorta le parti in conflitto nel conflitto israelo-palestinese a incontrarsi e a cercare di capirsi a vicenda. Mamoud respinge questa idea. Durante questa scena c’è una narrazione di una passeggera, la donna austriaca, che si è chiusa nella sua cabina ed è rimasta nascosta per tutta la durata del dirottamento. Il primo atto si conclude con il “Coro notturno”.
Atto secondo. Viene cantato il “Coro di Agar”, che si riferisce alla storia islamica di Agar e dell’angelo e alla storia biblica di Agar e Ismaele. Rappresenta gli inizi della tensione arabo-israeliana, di cui il dirottamento è uno dei risultati storici. Scena 1. Molqi è frustrato per non aver ricevuto alcuna risposta alle sue richieste. Mamoud minaccia di morte tutti i passeggeri. Leon Klinghoffer canta, dicendo che di solito ama evitare i guai e vivere in modo semplice e dignitoso, ma prosegue denunciando i dirottatori. Un altro dirottatore, chiamato “Rambo”, risponde con parole dure nei confronti degli ebrei e degli americani. La passeggera, la ballerina britannica, ricorda quanto bene il quarto dirottatore, Omar, abbia trattato lei e gli altri passeggeri, ad esempio lasciando loro fumare sigarette. Omar canta del suo desiderio di martirio per la sua causa. Alla fine della scena, Omar e Molqi hanno una discussione e Molqi porta via Klinghoffer. Segue il “Coro del deserto”. Scena 2. Marilyn Klinghoffer parla di disabilità, malattia e morte. Crede che suo marito Leon sia stato portato all’infermeria della nave, ma in realtà è stato ucciso fuori scena. I dirottatori hanno ordinato al Capitano di dire che uccideranno un altro passeggero ogni quindici minuti. Il Capitano, invece, si offre come unica persona da uccidere. Appare Molqi e dice che Leon Klinghoffer è morto. Segue l’«Aria del corpo che cade (Gymnopédie)», cantata da Klinghoffer. Il «Coro del giorno» collega la scena 2 alla scena 3. Scena 3. Dopo che i dirottatori si sono arresi e i passeggeri sopravvissuti sono sbarcati sani e salvi in porto, il Capitano rimane per comunicare a Marilyn Klinghoffer la morte del marito. Lei reagisce con dolore e rabbia nei confronti del Capitano, per quella che considera la sua acquiescenza nei confronti dei dirottatori. Il suo sentimento finale è che avrebbe voluto morire al posto del marito.

L’opera di Adams su libretto di Alice Goodman è commissionata da ben sei distinte istituzioni teatrali (di Bruxelles, San Francisco, Lyon, Los Angeles, Glyndebourne e Brooklyn) e ha come modello le Passioni di Bach con i loro diversi livelli narrativi, i lunghi monologhi dei singoli personaggi e i commenti del coro, che non partecipa all’azione. Gli eventi non sono direttamente portati in scena e l’opera può essere vista come una ‘riflessione drammatica’ di fatti accaduti, proprio come fa un oratorio. E infatti l’opera si apre con due cori, il primo dei palestinesi e il secondo degli ebrei, di uguale lunghezza e stessa rilevanza musicale per significare che le due questioni hanno pari importanza ed è questo che i contestatori ebrei non perdonano al lavoro della Goodman.

Lo stile musicale si rifà al minimalismo dell’epoca, anche se nel libretto che accompagna il DVD Stephen Pettitt vuole correggere l’affermazione: «Ci sono gesti che indossano abiti minimalisti, come ad esempio i passaggi dominati da schemi ripetitivi. Ma la maniera minimalista è solo uno di una vasta gamma di strumenti impiegati per prolungare un particolare momento, suggerire un senso di irrealtà, evocare qualcosa di sinistro. […] La musica non riempie semplicemente uno spazio, ma crea il suo proprio senso di tempo e movimento; va da qualche parte, fa qualcosa».

La messa in scena di Peter Sellars prevedeva dei ballerini (le coreografie erano di Mark Morris) che doppiano i cantanti. L’opera venne ripresa da molti teatri in Europa, ma negli USA la controversia del soggetto e i fatti dell’11 settembre 2001 ne sconsigliarono la prevista andata in scena a Boston.

La versione presentata in questo DVD è quella realizzata per la televisione da Penny Woolcock, una trasposizione che si discosta significativamente dalla concezione scenica originale di Peter Sellars. Se quest’ultimo puntava su un impianto astratto, quasi rituale, la regista britannica opta per un realismo marcato. Le riprese su una vera nave da crociera e le ambientazioni esterne conferiscono al racconto una concretezza visiva che modifica radicalmente l’esperienza dello spettatore.

Fin dalle prime sequenze, la scelta è evidente: un prologo in bianco e nero rievoca gli eventi del 1948, mostrando lo scontro tra popolazioni e anticipando il conflitto che farà da sfondo all’intera opera. Subito dopo, il passaggio al colore introduce la preparazione del commando palestinese, seguita dalla rappresentazione delle sofferenze e delle rivendicazioni ebraiche. In parallelo, si sviluppa la dimensione più “quotidiana” della crociera, con immagini di partenze festose che contrastano con la tragedia imminente.

A differenza della versione teatrale, qui gli eventi vengono messi in scena direttamente. Non più soltanto evocati o meditati, ma mostrati con una forza visiva che spesso sovrasta la componente musicale. È una scelta che divide: da un lato rende la narrazione più accessibile e immediata, dall’altro rischia di ridurre la complessità simbolica dell’opera, spostando l’attenzione dal piano riflessivo a quello narrativo.

La regia della Woolcock si distingue comunque per un equilibrio non scontato. Pur dando spazio alle motivazioni di entrambe le parti, non cade mai nella giustificazione della violenza. Anzi, il finale è particolarmente eloquente: i terroristi, ormai liberi, vengono mostrati in diversi contesti che suggeriscono le derive della loro scelta. Uno si immola in un attentato suicida, altri si trasformano in fanatici religiosi, mentre un quarto sembra essersi integrato in una vita agiata e distante. È una chiusura amara, che rifiuta qualsiasi forma di redenzione o semplificazione morale.

Dal punto di vista interpretativo, la resa vocale e orchestrale si mantiene su livelli elevati, anche se inevitabilmente subordinata alla dimensione cinematografica. La direzione musicale conserva la tensione interna della partitura, valorizzando le sfumature dinamiche e i contrasti timbrici che caratterizzano lo stile di Adams.

Questo DVD, dunque, non è soltanto la documentazione di un’opera, ma il ritratto di un’opera trasformata. Un adattamento che, pur allontanandosi dall’idea originaria, offre una nuova prospettiva su un lavoro già di per sé complesso e controverso. Ne emerge un oggetto artistico ibrido, sospeso tra teatro e cinema, tra riflessione e rappresentazione.

In definitiva, ciò che resta è la forza di un progetto che continua a interrogare lo spettatore. Non offre risposte semplici, né pretende di farlo. Piuttosto, invita a confrontarsi con la difficoltà di comprendere, con l’ambiguità della storia, con il peso delle narrazioni contrapposte. Ed è forse proprio questa la sua qualità più preziosa: ricordarci che anche la musica, come ogni altra forma d’arte, può e deve affrontare le zone più oscure del nostro tempo.

Gli unici interpreti della prima versione che ritroviamo qui sono Sanford Sylvan (Leon Klinghoffer) e il direttore, lo stesso Adams alla guida della London Symphony Orchestra. Tra gli altri interpreti Christopher Maltman (il capitano della “Achille Lauro”), Tom Randle (il terrorista che uccide il turista americano) e Yvonne Howard (l’intensa moglie di Klinghoffer).

Il disco contiene un lungo documentario e una traccia audio con i commenti della regista e degli interpreti, cosa inusuale per un’opera in musica, ma relativamente comune per i film in DVD.