King Arthur

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★★★★☆

Il “musical” di Purcell a Salisburgo

Per oltre 320 anni è rimasta quasi sconosciuta questa semi-opera di Henry Purcell, opera cioè che prevede interventi musicali e recitati. Su testo di John Dryden, King Arthur or The British Worthy (Re Artù o Il degno britannico) andò in scena al Queen’s Theatre di Londra nell’estate del 1691. I dialoghi parlati sviluppano il plot mentre gli interventi cantati sono quelli di dèi, ninfe e pastori che forniscono il tocco allegorico alla vicenda.

La storia non è tratta tanto dalla famosa saga di Camelot, quanto dalla Historia regum Britanniæ (1136-1147) di Goffredo di Monmouth con l’intervento di dèi della Grecia antica e della mitologia germanica. Quello di Purcell è un “Restoration spectacular”, uno spettacolo di azione, musica, canto e danza nel puro stile barocco dell’epoca e utilizzava complessi macchinari scenici, dipinti illusionistici, ricchi costumi e speciali effetti teatrali quali botole, personaggi volanti e fuochi d’artificio.

Arthur, re dei Britanni, e Oswald, re dei Sassoni, aspirano alla mano di Emmeline, figlia del duca di Cornovaglia. Dopo aver perso una battaglia decisiva contro i Britanni, Oswald rapisce Emmeline e tenta invano di ottenerne i favori. Intanto, Arthur riesce a resistere alle seduzioni di due sirene e si libera degli incantesimi di cui era vittima. Il giorno di San Giorgio si svolge il combattimento decisivo fra i due rivali; il mago Osmond e lo spirito della terra Grimbald sostengono Oswald, mentre Merlino e lo spirito dell’aria Philidel sostengono Arthur e i Britanni. L’ultimo atto vede lo scontro fra le due armate: Arthur affronta Oswald in un duello e, dopo averlo disarmato, lo risparmia. Emmeline sposa il vincitore e Merlino fa sorgere dal mare le isole britanniche.

«Purcell compose le musiche per sei scene distribuite nel corso dell’azione: contrariamente a quanto accade per i masques contenuti nelle altre semi-operas, la maggior parte degli episodi musicali sono collegati a momenti del dramma, anzi ne sono parte integrante, sebbene i protagonisti non cantino in prima persona [come avviene normalmente nelle dramatick operas inglesi di questo periodo]. Invece gli spiriti Philidel e Grimbald cantano e recitano: cosa eccezionale perché di solito le parti cantate nelle semi-operas venivano affidate a cantanti, e quelle recitate ad attori professionisti. Fra gli episodi musicali ricordiamo la scena solistico-corale del sacrificio offerto dai Sassoni e l’aria con coro dei Britanni “’Come if you dare’, our trumpets sound” nel primo atto, l’aria di Philidel “Hither this way, this way bend” e l’intermezzo pastorale offerto a Emmeline nel secondo. Al centro del quarto atto si trova la passacaglia “How happy the lover”, una delle più lunghe composizioni di Purcell, che si basa su un basso di quattro battute ripetuto cinquantanove volte in varie forme, inanellando assoli, duetti, terzetti, cori e intermezzi strumentali. Nell’ultimo atto si celebra la definitiva vittoria dei Britanni con una lunga serie di episodi musicali, fra i quali spiccano l’aria virtuosistica per basso “Ye blust’ring brethren of the skies” e quella nobile e nostalgica “Fairest Isle”, cantata da Venere su un accompagnamento armonicamente assai denso. Il momento più importante è riservato all’atto terzo, che presenta un masque spesso rappresentato separatamente e famosissimo per tutto il Settecento. Quando Emmeline respinge le attenzioni di Osmond, il mago fa una dimostrazione dei propri poteri evocando una scena invernale: nel masque successivo Cupido risveglia il calore delle passioni negli abitanti di un mondo ghiacciato. Chiamato da Cupido, il genio del Freddo canta un’aria cromatica, “What power art thou”, in cui i brividi sono resi dall’indicazione di tremolo nella parte strumentale e per la voce (l’esatta resa esecutiva della linea ondeggiata è incerta, l’effetto è chiaro), forse su ispirazione di un coro di Isis di Lully (1677). All’aria del genio segue con forte contrasto quella di Cupido, “Thou doting fool, forbear”, in cui il dio prende in giro l’esagerata gravità del genio. La pluralità di registri del dramma (politico, allegorico, bucolico, marziale, amoroso, ironico, sovrannaturale) genera un’infinità di prospettive possibili, anche per l’interpretazione musicale offerta da Purcell in sottile dialettica con il testo: il tono nazionalista del finale può così risultare compromesso da una possibile lettura parodistica». (Marco Emanuele)

Questo ibrido dramma-opera-balletto (il primo musical della storia lo definisce Harnoncourt), o meglio ancora successione di pezzi recitati, cantati e danzati di cui non si sa l’ordine preciso, nel luglio del 2004 viene montato negli spazi della Felsenreitschule di Salisburgo (edificio coevo dell’opera essendo stato costruito nel 1693) con i dialoghi parlati in tedesco e i numeri musicali cantati in inglese. L’immenso palco ellittico ingloba al centro la fossa in cui suona il Concentus Musicus Wien che diventa essa stessa spazio di azione scenica: gli attori in fuga si nascondono tra i musicisti, il direttore porge la spada che serve all’attore o si copre con un berretto nella scena del gelo. Le arcate del fondo diventano finestre sull’esterno tramite schermi opportunamente sistemati e anche il soffitto è utilizzato per le proiezioni: Merlino ci parlerà da lassù come da uno squarcio nel tetto. In molti altri momenti dello spettacolo la tecnologia farà mostra di sé in questo allestimento di Jürgen Flimm pieno di anarchico divertimento. I costumi dei britanni sono da Prima Guerra Mondiale, quelli dei sassoni sembrano provenire da un trovarobato wagneriano, ma ogni riferimento storico viene spazzato via quando entrano in scena fate, spiriti, maghi e streghe fino ad arrivare al finale con il song “Your hay it is mow’d” cantato dal tenore come una cover pop con l’orchestra del Concentus Musicus trasformata in rock band con tanto di percussioni. L’umorismo del regista si esprime nelle diverse apparizioni di Merlino: prestigiatore su una tavola da surf, escursionista tirolese, vecchia abbonata del Festival di Salisburgo che trova il suo posto occupato in platea e si lagna per di più delle regie moderne in una lunga tirata. O l’incontro di pugilato per il duello tra Arthur e Oswald. O ancora le controscene in platea fra il pubblico divertito. Con i mezzi moderni e nel gusto attuale viene costruito uno spettacolo nello spirito più barocco possibile.

E poi c’è la musica – ancora più preziosa data la scarsezza! – cesellata da Harnoncourt e resa da bravi cantanti tra cui spicca come grande stilista Barbara Bonney. Vivace la presenza scenica degli attori tra cui citiamo la Emmeline di Sylvie Rohrer e l’Arthur di Michael Maertens.

I due dischi dell’EuroArts hanno sottotitoli in inglese, francese e tedesco. Nessun extra.

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