Alfonso und Estrella

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★★★☆☆

Franz und Franz

Opera romantica per eccellenza nelle intenzioni dei suoi autori, fu composta da Franz Schubert tra il 1821 e il 1822. Rifiutata dai teatri del suo tempo, debuttò postuma sulle scene nel 1854, non a Vienna bensì a Weimar grazie a Liszt. Schubert era morto trentunenne nel 1828.

Nel libretto del compagno Franz von Schober si narra del re spagnolo Froila, spodestato dal suo rivale Mauregato, che ora vive esiliato fra i monti con il figlio Alfonso. Quando il vecchio re gli rivela che è destinato a rivendicare il trono gli dà anche un gioiello di famiglia. Durante una battuta di caccia Alfonso incontra Estrella, figlia di Mauregato. I due ovviamente si innamorano e Alfonso dà alla ragazza il gioiello che gli ha regalato il padre. Nel frattempo Adolfo, un generale di Mauregato, organizza una sommossa contro il re dopo aver tentato di ottenere la mano di Estrella ed esserne stato rifiutato. Quando ormai la situazione sembra precipitare, sopraggiunge Alfonso che sconfigge i ribelli. Mauregato restituirà la corona a Froila che la darà alla nuova coppia regnante: Alfonso ed Estrella.

Nata in un periodo felice trascorso da Schubert assieme al suo compagno a Sankt Pölten in una specie di luna di miele, l’opera ha le stimmate del contrasto di sentimenti che univano i due giovani. «Alfonso und Estrella occupa un posto particolare nella produzione e nella biografia di Schubert. Oltre a rinnovare alcuni archetipi del suo teatro precedente […] essa può essere vista come una sorta di proiezione di un mondo ideale di paladini nel sogno di una rappresentazione teatrale emblematica: meta dalla quale erano senz’altro attratti entrambi gli autori, memori di letture, fantasie e concezioni al di fuori di qualsivoglia realtà concreta e dunque di ogni convenzione drammatica. Ed è a questo fine che si indirizza la musica di Schubert, con dovizia di vena melodica nei pezzi statici, lirici e contemplativi, dove paradossalmente la tensione è più forte e incisiva, e furibonde accelerazioni, con pezzi d’insieme e cori sempre più concitati, nei culmini drammatici. Con i suoi trentaquattro numeri, di cui tredici duetti e dieci arie con recitativi interamente musicati, grandiose pagine corali e apparati strumentali insolitamente ricchi, quest’opera è un gesto insieme pubblico e privato che, uscendo dalla sfera dell’intimità e della proiezione autobiografica, si trascende in atto simbolicamente dimostrativo di un pensare e sentire in grande. Il suo tono speciale proviene proprio da una sovrapposizione di piani: ciò che la musica di Schubert esprime, fagocitando il libretto, non è tanto il carattere dei personaggi che agiscono sulla scena, quanto l’essenza dei sentimenti di cui sono portatori e del contrasto, anche tra valori morali, che vi è sottinteso. La dignità del re spodestato si manifesta con accenti pieni di fierezza e di calma attesa, circonfusi dall’aureola della nobiltà d’animo; la bellezza incontaminata della natura risplende come una promessa di regni superiori, quando non sia rifugio o conforto alla solitudine; l’usurpatore e il suo cattivissimo generale sono emblemi di una malvagità che agisce per falso intendimento e matta bestialitade, ed è tuttavia pronta a redimersi di fronte all’evidenza del bene. Quanto ai due protagonisti, essi non vivono un’esperienza terrena, ma un idillio romantico, un’estasi alimentata dalla Sehnsucht dell’Amore incondizionato, ideale». (Sergio Sablich)

Probabilmente è la mancata possibilità di vedere rappresentati i suoi lavori per il teatro e averne quindi un riscontro pratico a determinare una certa debolezza di azione e di ritmo drammaturgico nello sviluppo della vicenda. Per Schubert non era avvenuto quello che era successo a Beethoven con il suo Fidelio, sottoposto a profonde revisioni a seguito delle rappresentazioni e con Fidelio l’opera di Schubert condivide la vicenda di amore, prigionia e tirannide. Ma qui il distacco tra invenzione musicale e azione scenica è il difetto maggiore di un lavoro che anche se con i recitativi cantati – a differenza del successivo Fierrabras che ha i dialoghi parlati – rimane un Singspiel dalle gradevoli melodie e dall’ingenuo libretto.

Non mancano momenti in cui, come nei lavori puramente strumentali, Schubert gioca con armonie audaci ai limiti della dissonanza, è il caso delle voci nel concertato alla fine del primo atto, ma in generale la partitura risulta uno statico avvicendarsi di arie dalla preziosa invenzione melodica e accorta orchestrazione. Forse Alfonso und Estrella risulta più adatto a una esecuzione concertistica in cui godere delle gemme musicali di cui l’opera è ricca.

Jürgen Flimm non fa il miracolo di rendere viva l’esile vicenda in questa produzione delle Wiener Festwochen del maggio 1997 e assieme allo scenografo Erich Wonder illustra la storia utilizzando tinte scure e colori spenti.

Sul podio un Nikolaus Harnoncourt dagli occhi spiritati dirige con grande partecipazione la Chamber Orchestra of Europe.

Il giovane Endrik Wottrich è un Alfonso generosamente impegnato, ma la voce è ingolata e il timbro particolare ma certo non bello. La sua Estrella è Luba Orgonasova con una purezza di linea vocale che si adatta al ruolo della dolente figlia, ma scenicamente sembra la zia lagnosa, non l’innamorata ardente.

Thomas Hampson, ormai specializzatosi nel repertorio tedesco la cui lingua padroneggia perfettamente, affronta i numeri musicali del vecchio Froila con intenzione liederistiche che raggiungono l’apice nel drammatico “Lied vom Wolkenmädchen” del secondo atto.

Olaf Bär è un Mauregato cieco e autorevole mentre Alfred Muff è il perfido Adolfo che alla fine con una bandiera nera prepara forse una rivincita, come ci suggerisce il regista.

Gli applausi più intensi del pubblico del Theater an der Wien vanno giustamente ai due vecchi padri e al direttore d’orchestra.

Confezione molto spartana e sottotitoli in tedesco e inglese nel disco. Nonostante sia un titolo raro, ora sono disponibili ben due DVD di quest’opera: oltre a questo Naxos, c’è un disco Dynamic con l’allestimento del 2000 al Teatro Lirico di Cagliari di Luca Ronconi.

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