Il segreto di Susanna / La notte di un nevrastenico

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Ermanno Wolf-Ferrari, Il segreto di Susanna

Nino Rota, La notte di un nevrastenico

Trento, Centro Servizi Culturali S. Chiara, 16 dicembre 2012

(video streaming)

Un dittico non consueto

Assieme a La notte di un nevrastenico di Nino Rota, fa parte di una produzione del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento. L’orchestra Ensemble Zandonai è diretta da Dennis Assaf, la regia è di Nicola Ulivieri e la scenografia è firmata da Filippo Andreatta. Anna Delfino e Marcello Rosiello sono i due volonterosi interpreti.

Il Conte Gil, giovane sposo, crede di aver riconosciuto la moglie, la Contessa Susanna, in una passante, ma quando torna a casa, la trova seduta al pianoforte, stupita che il marito possa pensare che lei esca senza la sua autorizzazione. In realtà, la «figura snella» vista dal conte era proprio Susanna, che, rientrata in fretta, è riuscita ad avvolgere la mantiglia e il cappellino in un pacchetto e ad affidarlo a Sante, il cameriere muto. Gil sente odore di tabacco, ma non riesce a spiegarsi il motivo, visto che la giovane moglie non fuma e nemmeno Sante. Mentre Susanna suona, è tormentato dal sospetto che la moglie lo tradisca, a un mese dal matrimonio, con un fumatore. Decide allora di parlarle, ma lei si rattrista dei sospetti e lui si  pente del pensiero. Ma quando la abbraccia con trasporto ricordando il fidanzamento, ecco di nuovo “l’odor fatal, sin nella veste”. Lei nuovamente si turba e confessa al marito di avere un segreto, ma di non volerglielo rivelare: Gil si irrita e in preda alla furia dichiara la sua intenzione di protestare presso la suocera, donna integerrima. Lei corre in camera, ma quando Gil si accinge ad uscire di casa per andare al circolo degli amici, gli dà l’ombrello. Fanno pace, lui la bacia sulla fronte e poi esce. Passano pochi istanti e Susanna chiude bene tutte le finestre, apre l’involucro che aveva consegnato a Sante e tira fuori una sigaretta: ecco il segreto! Mentre fuma in compagnia del cameriere, rientra Gil; egli sente odore di fumo e, vieppiù insospettito dal troppo tempo che Susanna impiega ad aprirgli la porta, comincia a cercare il presunto amante con la scusa di aver dimenticato da qualche parte l’ombrello. Poi esce e Susanna riaccende la sigaretta. Ma Gil rientra immediatamente, convinto di incastrare la giovane moglie e il suo amante: prendendole però con forza la mano egli si brucia con la sigaretta, svelando così l’equivoco e anche l’inconsistenza della propria gelosia. Si perdonano a vicenda e si promettono tanto amore, fumando insieme.

In un salone borghese fine Ottocento con una enorme vetrata che dà su un lago su cui si ammirano le acrobazie di un biplano – gli arguti video in bianco e nero sono di Armin Ferrari – una donna appena tornata da una passeggiata cerca di nascondere qualcosa, quando arriva il marito, che scopriamo essere il pilota. L’uomo sente puzza di tabacco in casa e pensa sia dovuta alla presenza di un amante della moglie: «Un seduttore! Un fumatore! | Dio! quale orrore! […] Ben lo conosco, l’odor molesto, | che per istinto schivo e detesto!». Neppure lontanamente sospetta che la donna sia una fumatrice come dovrà alla fine confessare la moglie per la pace famigliare, coinvolgendo anche il marito nel vizio. La morale: « Tutto è fumo a questo mondo, | Che col vento si dilegua, | Ma l’amor, sincer, profondo, | Fuma, fuma, senza tregua!».

L’esilissima vicenda narrata nel libretto di Enrico Golisciani ha una veste musicale molto raffinata: «L’orchestra è un velo elegiaco e malinconico, che accompagna le volute azzurrine del fumo […] Delicatissimo giocattolo (il cioccolato, il girotondo finale) e gioiello di teatro da camera (a partire dall’ouverture “miniatura” e dai suoi molteplici disegni o schizzi melodici) che erige a modello La serva padrona di Pergolesi […] è da considerarsi forse l’opera più fortunata di Wolf-Ferrari, fin dalla lontana direzione di Toscanini al Costanzi  [1911] due anni dopo la creazione monacense». (Raffaele Manica)

Dopo la nevrosi tipica del Settecento, la gelosia, una nevrosi più attuale, l’insonnia, quella oggetto comico del radiodramma La notte di un nevrastenico, basato su una commedia giovanile del 1925 di Riccardo Bacchelli. Scritto da Nino Rota nel 1950 venne messo in scena, dopo aver vinto il Prix Italia, solo dieci anni dopo alla Piccola Scala di Milano. Diretto da Nino Sanzogno, assieme a Sette canzoni di Malipiero e Mavra di Stravinskij, ebbe poco successo perché da subito perse al confronto con il precedente Il cappello di paglia di Firenze.

In un albergo un nevrastenico con problemi di insonnia ha prenotato, oltre alla sua camera, anche le due attigue. Poiché siamo nell’affollato periodo della Fiera Campionaria, il portiere concede le due camere confinanti a un commendatore e a una coppia di amanti, raccomandando loro il silenzio. Ma il nevrastenico non sopporta il minimo rumore e irrompe nella stanza del commendatore, chiamando il personale. Calmatosi, sta per addormentarsi, quando avverte le effusioni amorose degli amanti nell’altra stanza: si precipita ancora a protestare, poi convoca di nuovo il personale dando fuori di matto. Finalmente, cacciati gli intrusi, si avvia a letto ma il cameriere bussa per la colazione: è mattina.

«In una scrittura nettamente tradizionale e di gradevole levità, che predilige moduli tra la commedia musicale e la farsa giocosa, il nevrastenico tuona le sue invettive su una linea vocale dagli ampi intervalli dissonanti. Con efficace senso teatrale, la scena col commendatore è caratterizzata da scalette discendenti (di una vocalità quasi ‘seria’, come pure nei rimproveri ai camerieri), mentre quella della coppia – un duetto d’amore in piena regola, a tempo di valzer lento e con estatici acuti femminili – si distingue per i suoi languidi cromatismi. In perfetto spirito da opera buffa rossiniana è invece il quintetto dei protagonisti nel momento della massima concitazione, caratterizzato da veloci sillabati e da un’animata trama contrappuntistica». (Maria Grazia Sità)

Come Il segreto di Susanna l’allestimento è curato da Nicola Ulivieri, che riserva per sé la parte del nevrastenico. Il baritono che fa il regista è bilanciato da un regista che invece fa il tenore: come cameriere troviamo infatti Gianmaria Aliverta.

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