Due atti unici

Schermata 2021-02-21 alle 22.56.17

Anton Čechov, La domanda di matrimonio, L’orso

Regia di Damiano Michieletto

(video streaming)

Negli scherzi di Čechov i microdrammi della borghesia

Spettacolo nato per la televisione in tempo di pandemia, con i teatri chiusi. Registrato a dicembre al Goldoni di Venezia, viene trasmesso da RAI5 nella serata che RAI Cultura dedica al regista assieme alla sua Salome alla Scala.

Con la scenografia di Paolo Fantin, le luci di Alessandro Carletti e i costumi di Carla Teti, il regista ha cucito in un’unica serata due atti unici che il commediografo russo chiama “scherzi”. In scena solo cinque grandi interpreti: Giancarlo Previati, Petra Valentini, Edoardo Sorgente, Andrea Pennacchi e Nicola Stravalaci che interpreta il ruolo del servo, a cui è affidato il compito di traghettare l’azione da un atto unico all’altro. La regia televisiva è di Daniela Vismara.

Ecco lo spettacolo nelle parole di Michieletto «Entrambe le storie sono scritte secondo un principio di simmetria: in ogni atto un uomo si presenta all’improvviso in un salotto, si sente male e finisce per baciare la padrona di casa. Così come i drammi giocosi, questi scherzi vivono di personaggi colti in una dimensione semplice e quotidiana. Le storie si avviano sempre a partire da banali disquisizioni come la proprietà di un terreno, i malanni di salute, la noia di una giornata dove non succede nulla, la biada per i cavalli, i piselli da sgranare, la mandibola di un cane… All’interno di questa cornice domestica i personaggi prendono vita e fanno emergere sfumature che li rendono affascinanti e complessi. Dietro ad un’immagine apparentemente bonaria i vari Lomov, Čubukov, Smirnov, Natal’ja e Luka presentano dei microdrammi fatti di nevrosi, sogni infranti, inquietudini, ansie e rimorsi. Un lato interiore e non detto, fatto di piccole fratture che emergono attraverso vari dettagli come un braccio indolenzito, una gola secca, una breve confessione riguardo agli amori passati. Čechov crea un mondo interiore all’insegna della fragilità. Una fragilità che diventa esasperante e che porta allo scontro. I personaggi arrivano a puntarsi contro pistole e fucili: “se ne vada o sparo”  oppure  “sta zitto, se no prendo il fucile e ti impallino!”. In entrambi gli episodi si parte dalla calma e si arriva alla catastrofe. Il tutto in meno di mezz’ora. Il piacere di scoprire questa umanità, che diverte per il fatto di essere così fragile, è quello che mi ha portato a scegliere queste due piccole storie e affrontarle con un bellissimo cast di cinque attori, immaginandole come un’unica vicenda a distanza di tempo. La domanda di matrimonio si conclude con lo sposalizio di Natal’ja Stepanovna. Passano cinque anni nei quali, come ci racconta il servitore Luka, i destini dei personaggi sono cambiati e si approda così al secondo atto, L’orso, in cui ritroviamo la stessa donna, ora rimasta vedova. Il medesimo salotto, sintetizzato con un unico grande divano accoglie le lacrime, le minacce, le paralisi, e le crisi che scalpitano dietro a cappotti abbottonati, giacche striminzite, gonne lunghe, frac logori e pellicce irsute». 

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