Il volto di Vivaldi

Federico Maria Sardelli, Il volto di Vivaldi

292 pagine, Sellerio, 2021

Personaggio dal genio multiforme quello di Federico Maria Sardelli: oltre che musicologo, compositore, solista, direttore d’orchestra, saggista e autore satirico è anche pittore. Tutti questi talenti sono messi a frutto in quest’ultimo contributo alla conoscenza di Antonio Vivaldi fornita da chi ha dedicato tanto tempo allo studio del Prete Rosso.

Il tema della figura del compositore è un pretesto per fare il punto su un aspetto non marginale della conoscenza del musicista che dopo la morte è stato crudelmente dimenticato – e lo sarebbe ancora oggi senza le fortuite e rocambolesche circostanze che hanno portato alla luce i suoi manoscritti, una vicenda che è stata oggetto del precedente saggio di Sardelli L’affare Vivaldi.

Con un linguaggio ricercato (i termini dimestico, flebillime non si incontrano tutti i giorni…) ma estremamente scorrevole e spesso ironico, e uno studio rigorosissimo dei materiali e delle fonti,  Sardelli ci consegna una storia avvincente che prende in esame i ritratti più o meno giustamente attribuiti al veneziano. Delle poche testimonianze iconografiche, ancora meno sono quelle certe e quelle coeve e originali sono essenzialmente soltanto due: il ritratto ad olio anonimo di Bologna (proveniente dalla collezione del Padre Martini) del 1710 e la caricatura del Ghezzi del 1723. Da queste derivano tutte le altre rappresentazioni, per lo più incisioni, del volto sorridente di Vivaldi. Un caso a parte è costituito dall’affresco del Tiepolo della Chiesa della Pietà dove si scorge un mezzo volto spuntare dietro uno degli angeli musicanti dell’Incoronazione della Vergine – probabile omaggio alla sua memoria da parte delle allieve dell’Ospedale della Pietà. È il particolare effigiato sulla copertina del libro.

L’ultimo capitolo riguarda le reinterpretazioni moderne di alcuni famosi caricaturisti tra cui si inserisce Sardelli stesso che, partendo dal disegno del Ghezzi, propone un’immagine a colori del profilo del compositore di estrema vivezza. E questo forse è il ritratto più vivido e probabilmente più somigliante. Il fatto poi che non sia molto diverso dall’autoritratto di Sardelli stesso la dice lunga sul coinvolgimento dell’autore del libro nella vicenda.