Luoghi

KONGELIGE TEATER

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Kongelige Teater

Copenhagen (1874)

1600 posti

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Fin dal 1720 era attivo un teatro in lingua francese nella capitale danese che ospitò nel 1722 una rappresentazione dell’Avare di Molière. Con l’avvento sul treno del re Christian VI (1730), profondamente religioso, non furono più date autorizzazioni  per spettacoli pubblici e i pochi teatri furono trasformati in appartamenti. La situazione mutò con Federico V che fece costruire un nuovo edificio teatrale dall’architetto Nicolai Eigtved inaugurato nel 1748.Gamle-Scene-2

Con una capienza di soli 600 spettatori fu presto giudicato troppo piccolo e nel 1772 si decise di ricostruirlo. Questa volta fu l’architetto C. F. Harsdorff a progettare un edificio più grande con un imponente ingresso in stile classico. Neanche questo però ebbe vita lunga e un altro ancora finì per essere costruito e terminato nel 1874.

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Le decorazioni ad affresco del soffitto e le dorature furono eseguite solo nel 1883 per mancanza di fondi. La prima balconata dell’auditorium era riservata ai membri della famiglia reale. La programmazione dell’ente lirico ora utilizza anche il nuovo teatro dell’opera (Store Scene).IMG_2808

TEATRO NACIONAL DE SÃO JOÃO

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Teatro Nacional de São João

Oporto (1920)

643 posti

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Su iniziativa del Corregedor Francisco de Almada e Mendonça e di un gruppo di azionisti privati che volevano dotare la seconda città del regno di una «bela escola de costumes e de civilidade», il Real Teatro de São João, in onore dell’allora principe reggente e futuro D. João VI, fu costruito su progetto dell’archietto e scenografo italiano Vincenzo Mazzoneschi e inaugurato il 13 maggio 1798.

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Distrutto da un incendio nell’aprile del 1908, fu lanciato un concorso pubblico per la sua ricostruzione vinto da José Marques da Silva di formazione stilistica assorbita all’École des Beaux-Arts di Parigi. Il modello francese si ritrova nell’articolazione spettacolare degli spazi di accoglimento, passaggio e spettacolo. Utilizzando il cemento armato nella struttura, il teatro rappresentava nel 1920, anno della riapertura, un valido compromesso tra innovazione tecnica e continuità stilistica nel gusto tradizionale.

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Nel 1932 fu trasformato in cinematografo e iniziò una fase di declino. Acquisito dallo Stato nel 1992 fu inaugurato con il nome di  Teatro Nacional São João dopo un restauro accurato dell’architetto João Carreira e da allora ha ripreso la sua attività artistica.IMG_5594

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THÉÂTRE IMPÉRIAL DU CHÂTEAU

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Théâtre Impérial du Château

Fontainebleau (1857)

200 posti

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Perfetto esempio di arti decorative del Secondo Impero, il teatro di corte del castello di Fontainebleau fu costruito per ordine di Napoleone III tra il 1853 e il 1856 dall’architetto Hector Lefuel per l’imperatrice Eugenia. In forma ellittica e su quattro piani si ispirava al quello di Versailles. L’ala del castello che ospita il teatro è riconoscibile dall’esterno per il fatto che è l’unica parte in cui il tetto non è disseminato di camini.

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Inaugurato nel 1857, sotto il lampadario di cristallo dalle cento luci si sono avvicendate non più di quindici rappresentazioni: la caduta dell’impero nel 1870 portò alla chiusura del teatro e se non fosse stato per il crollo del suddetto lampadario nel 1926, nessuno ne avrebbe sentito parlare. Ci furono alcuni spettacoli durante l’occupazione tedesca, ma nel 1941 venne chiuso definitivamente.

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Negli anni ’60 ci furono dei progetti di restauro, ma è solo nel 2007 che con i fondi forniti dagli Emirati Arabi Uniti sono potuti partire i lavori con la riapertura prevista nel 2015. Come contropartita dei 5 milioni di euro elargiti, il teatro ha preso il nome del suo benefattore, lo sceicco Khalifa bin Zayed al Nahyan. Per ragioni di sicurezza il teatro dimezzerà la sua capacità di posti a sedere dai 400 degli splendori imperiali agli attuali 200. Un video dei lavori di restauro può essere visto qui.

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ALEXSANTERIN TEATTERI

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Aleksanterin Teatteri

Helsinki (1880)

500 posti

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Nell’estate del 1875 il Governatore Generale della Finlandia russa, conte Nicolaij Adlergerg, frequentatore di spettacoli teatrali, ebbe il permesso da Alessandro II di costruire un teatro per i russi residenti a Helsinki. Con il materiale fatto arrivare dalle isole Åland, la costruzione iniziò nel 1876 e l’edificio fu completato nel 1879.

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L’auditorium fu decorato dall’architetto di San Pietroburgo Jeronim Osuhovskij e il soffitto dall’artista finlandese Severin Falkman che si ispirò ai putti del teatro Mariinskij. Intitolato allo zar il teatro aprì nel marzo 1880 con il Faust di Gounod. Il teatro fu la sede dell’Opera e del Balletto Nazionali finlandesi fino al 1993, quando si trasferirono nel nuovo teatro. Da allora l’Alessandro ospita spettacoli di vario genere, sale di prove e uffici.

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ERMITAŽNYJ TEATR

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Teatro dell’Ermitage

San Pietroburgo (1787)

250 posti

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Nel 1783 l’architetto Giacomo Quarenghi fu incaricato dall’imperatrice Caterina II  di costruire un teatro collegato al Palazzo d’Inverno lungo la Neva, l’Ermitazhnyj Teatr (Эрмитажный театр). Fu completato nel 1787. La struttura magnificamente equilibrata e armonica dell’edificio è un esempio del neoclassicismo russo. Le rustiche finestre del piano terra sono decorate da mascheroni leonini, uno degli elementi decorativi preferiti del Quarenghi, mentre al primo piano vi sono nicchie con le statue degli antichi poeti e drammaturghi greci.

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L’auditorium è interpretato come un anfiteatro con sei file di sedili. Le pareti sono decorate in finto marmo e le colonne con capitelli corinzi sono alternate con maschere teatrali. Il palcoscenico è separato dalla sala da una balaustra con altre file di sedili e due palchi laterali.I5_2fFin dal XIII secolo le rappresentazioni teatrali hanno fatto parte di innumerevoli celebrazioni nella città baltica. Ancora oggi si danno spettacoli nella sala e nel foyer si allestiscono esposizioni.

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TEATRO VERDI

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Teatro Verdi

Salerno (1872)

607 posti

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Fu progettato nel 1863 per volontà di Matteo Luciani, primo sindaco della città dopo l’Unità d’Italia. Il progetto definitivo fu redatto dall’ingegnere Antonino D’Amora e dall’architetto Giuseppe Menichini, che si basarono sulle proporzioni del Teatro San Carlo di Napoli ma con una sala cinque volte più piccola.

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I lavori iniziarono il 1º aprile 1864. Nel 1869 fu ultimata l’opera di costruzione che si presentava allora quasi come oggi (aveva solo due palchi in più sacrificati ai primi del Novecento per costruire due uscite di sicurezza). Il teatro fu inaugurato il 15 aprile 1872 con una rappresentazione del Rigoletto. L’intitolazione a Verdi avvenne solo alla morte del compositore nel 1901.

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Le decorazioni interne sono dei pittori Gaetano e Fortunato d’Agostino che furono affiancati da numerosi artisti salernitani e partenopei. Di particolare pregio è il soffitto, dipinto da Pasquale Di Criscito, che raffigura il musicista Gioachino Rossini intento a dirigere le sue opere mentre viene ispirato dalle nove muse. 

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Notevole per fattura è il fondale, all’epoca definito “il più bello esistente in Italia”, realizzato da Domenico Morelli con la collaborazione degli allievi Giuseppe Sciuti ed Ignazio Perricci. Vi è raffigurata la cacciata dei Saraceni da Salerno dell’871. L’ingresso della platea è preceduto da una pregevole statua in bronzo raffigurante “Pergolesi morente” opera dello scultore Giovanni Battista Amendola.

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All’edificio del teatro sono annesse le sale del Casino Sociale, punto di ritrovo della nobiltà salernitana del XIX secolo e, attualmente, club esclusivo. Il circolo è decorato con scene a tema dagli stessi pittori sopra citati. Nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzato dalle truppe alleate sbarcate a Salerno e, a causa dei danni subiti, poté riaprire solo nel 1952. Subì enormi danni anche durante il terremoto dell’Irpinia del 1980 quando rimase inagibile per circa 14 anni.

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La ristrutturazione, voluta dal sindaco Vincenzo Giordano, fu completata nel 1994, anno in cui fu reinaugurato in occasione del cinquantenario di “Salerno Capitale d’Italia” con un concerto dei Solisti Veneti. Il 22 gennaio 1997 la messa in scena del Falstaff aveva inaugurato la prima stagione lirica della storia recente del teatro.

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Una curiosità: su una facciata esterna del Teatro Verdi un decoratore si concesse una piccola burla: è infatti raffigurato un putto con il pene in erezione che insegue un altro angioletto.

TEATRO VERDI

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Teatro Verdi

Trieste (1801)

1300 posti

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Venne costruito per iniziativa privata tra il 1798 e il 1801. Il progetto originale fu di Giannantonio Selva, progettista anche della Fenice di Venezia, a cui si devono gli interni. Matteo Pertsch subentrò nell’incarico in seguito e si occupò soprattutto delle facciate. Nella facciata principale è evidente l’influenza di Giuseppe Piermarini, insegnante del Pertsch e progettista della Scala a Milano. Fu inaugurato con il nome Regio Teatro Nuovo e si chiamò poi Teatro di Trieste. La prima rappresentazione il 20 aprile 1801 fu la prima assoluta dell’opera Annibale in Capua di Salieri e il 21 aprile Ginevra di Scozia di Simon Mayr.

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Nel 1820 fu rinominato Teatro Grande e nel 1861 il comune di Trieste diventò proprietario dell’edificio, che cambiò il nome in Teatro Comunale. Nel 1883 vi venne rappresentata, integralmente, la tetralogia wagneriana diretta dal maestro Anton Seidl. Il 27 gennaio 1901 venne intitolato a Giuseppe Verdi su decisione con delibera straordinaria del consiglio comunale, convocato la notte stessa della morte del grande compositore. Il teatro è stato soggetto a diverse opere di manutenzione e restauro, le più importanti nel 1881, grazie alle quali venne incrementata la capienza del teatro, e nel 1889. L’ultimo restauro si è svolto tra 1991 e 1997.

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Il Ridotto fu costruito  contemporaneamente al Teatro nel 1800 per iniziativa di Tommasini su disegni di Selva e venne realizzato come sala rettangolare  a doppia altezza con colonne libere lungo i quattro lati, poste a sostegno di un ballatoio continuo. Più volte rinnovata nelle decorazioni la sala nel 1882 fu ridotta da Geiringer nelle dimensioni per dare spazio ad altri ambienti. Sopra  la sala è cinta da un ballatoio; sul soffitto  spiccano  dei mascheroni della tragedia greca e decorazioni di muse in gesso;  al centro un imponente lampadario in vetri di Murano e attorno ancora pannelli decorati a mano con la foglia d’oro, in un’armonia di colori dal crema all’avorio, all’azzurro polvere.

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Il Ridotto è una sede   per manifestazioni, eventi culturali  pubblici ed istituzionali, mostre d’arte e parte dell’attività artistica del Teatro a fianco dell’attività lirica e sinfonica ospitata nella sala maggiore.

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TEATRO COMUNALE

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Teatro Comunale

Ferrara (1798)

990 posti

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Ferrara possedeva già dal XV secolo una ricca tradizione di spettacoli e rappresentazioni teatrali fino a quando, verso i primi anni del Seicento, alcune famiglie di patrizi eressero i primi teatri della città. Alla fine del settecento l’offerta teatrale è ormai inadeguata a una società in evoluzione: anche a Ferrara sta emergendo una classe borghese in grado di orientare le scelte della pubblica amministrazione. Matura così la richiesta di un teatro capace ed elegante, costruito per volontà e con finanziamenti pubblici, che integri le attività dei due teatri in funzione. Verso il 1773 il Cardinale Legato Borghese commissiona a Antonio Foschini e Cosimo Morelli il progetto del nuovo teatro, del quale era già stata individuata l’area per la sua costruzione: si trattava di un’area centrale denominata “Isola del Cervo” che ospitava alcune stalle e botteghe e aveva il vantaggio di essere poco popolosa e di essere collocata di fronte al Castello Estense. Nel 1778 i lavori del teatro subiscono svariati ritardi fino a fermarsi completamente quando il Cardinale Carafa affida a Giuseppe Campana un nuovo progetto che non viene ben accolto all’arrivo del nuovo Cardinal Legato, lo Spinelli, che mette sotto inchiesta l’operato di Campana. Qualche tempo dopo si arrivò alla decisione di riprendere in mano una parte del progetto di Campana già realizzato e di coinvolgere nuovamente Cosimo Morelli e Antonio Foschini: a Morelli viene affidata la realizzazione della “Rotonda” (che verrà in seguito nominata “Rotonda Foschini”) e del completamento della facciata mentre a Foschini spetterà la costruzione del vestibolo anteriore con le botteghe, lo scalone d’onore e le stanze del piano nobile. Finalmente, a lavori ultimati, dopo tante diatribe anche proveniente da Morelli e Foschini che non ebbero mai accettato appieno i propri incarichi, il Teatro Comunale venne inaugurato il 2 settembre 1798 con l’opera Gli Orazi e i Curiazi di Cimarosa. Dopo la sua ultimazione furono numerosi i restauri e gli interventi fatti al teatro. Nel corso del 1825-1826 vennero eseguiti i primi restauri atti a sostituire le decorazioni oltre che all’abbellimento della volta con una rappresentazione dell’Apoteosi dell’Ariosto.

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Il teatro segue le linee generali del cosiddetto “teatro all’italiana” e rappresenta l’architettura teatrale più armonica d’Italia, nonostante la sua burrascosa costruzione. L’importanza architettonica viene in primo luogo rappresentata dalla collocazione urbanistica dell’edificio, situato all’incrocio fra due strade cittadine importanti, il quale riesce perfettamente ad inserirsi senza stravolgere o sacrificare le aree dei palazzi limitrofi. Altro elemento di rilievo risulta l’architettura stessa della facciata che appare sobria e non particolarmente ricercata e decorata, costituita da sette archi che rifiutano la monumentalità preferendo uno stile sobrio. Il rapporto fra teatro e spazio urbano trova completamento con la facciata d’angolo che regala slancio alla struttura e ne sminuisce le caratteristiche strutturali. Ma se all’esterno il teatro sembra rifiutare le proprie funzioni architettoniche, all’interno è costituito da un’organizzazione ben distribuita degli spazi. La struttura è caratterizzata da un ampio vestibolo che porta allo scalone d’onore che dà accesso alla platea. La pianta ha forma ellittica o a ferro di cavallo e caratterizzata dalle presenza dei cinque ordini di palchi che salgono fino al soffitto a volta ribassata. Il palcoscenico, ancora oggi di notevoli dimensioni, era invece dotato di un proscenio architettonico che serviva a non separare nettamente il palco dalla sala.

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Parte integrante dell’architettura del teatro, la Rotonda rappresenta un piccolo cortile ovale interno anche se è da sempre stato progettato per il transito delle carrozze da Corso Martiri della Libertà a Corso Giovecca. Oggi la Rotonda, dedicata all’ingegnere Antonio Foschini, è stata riqualificata con il rifacimento delle pareti ovali e con l’aggiunta di un’adeguata illuminazione. Non è più aperta al traffico ed è adibita a zona pedonale nella quale vengono svolte anche manifestazioni o convegni di ogni sorta. Vi si può accedere attraverso due sottopossaggi aperti sulle due strade sulle quali si ergono le pareti del teatro. Negli anni ’40 del Novecento il teatro cade in disuso per via dell’occupazione di alcuni locali da parte delle truppe tedesche e dagli sfollati che decretarono il degrado dell’edificio. Venne successivamente riaperto nel 1956 fino a quando fu decretato inagibile e quindi chiuso. Successivamente dal 1961 al 1964 il teatro subì una ristrutturazione completa ad opera di Carlo Savonuzzi che, nonostante fosse attivo nell’architettura razionalista, seppe ridare slancio e vigore agli ambienti ormai degradati riportandoli all’antico splendore. Dopo le ultime riqualificazioni degli interni nel 1987, è stato necessario migliorare l’acustica della sala, peraltro già buona, dopo che il maestro Claudio Abbado decise di insediarvi la Chamber Orchestra of Europe.

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TEATRO ALL’ANTICA

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Teatro all’Antica

Sabbioneta (1590)

100 posti

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Il teatro di corte di Sabbioneta fu inaugurato, nel 1590, alla presenza del duca Vespasiano e della duchessa Margherita Gonzaga di Guastalla, sua terza consorte. Il teatro scamozziano può considerarsi uno tra i primi esempi degli edifici teatrali dell’età moderna essendo il primo teatro inserito in un edificio appositamente costruito (il precedente, il Teatro Olimpico di Vicenza, era frutto di una ristrutturazione). È considerato dalla storiografia un teatro moderno per la presenza di elementi innovatori per l’epoca quali: la facciata autonoma; il diversificato sistema d’ingressi; la forma mistilinea della cavea; l’orchestra inclinata; il retropalco dotato di camerini per i comici e per i musici. Uno spazio teatrale in bilico tra tradizione e innovazione che genialmente sintetizzava la culturale teatrale del XVI secolo aprendosi al futuro.

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Tra il 1584 e il 1585 Scamozzi aveva già portato a compimento a Vicenza il Teatro Olimpico per l’Accademia Olimpica subentrando ad Andrea Palladio, morto nel 1580. Tale esperienza fece maturare nell’architetto-scenografo l’idea di teatro da lui espressa tre anni dopo nell’appartato teatro di corte sabbionetano. Il raffinato prospetto esterno è ripartito in due ordini: la fascia marcapiano mostra la scritta ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET (Quanto fu grande Roma ce lo dicono le sue rovine). Il tutto si ripete nella identica facciata posteriore, da cui normalmente entra il pubblico. La cavea mistilinea è sormontata da un peristilio corinzio affrescato con Cesari monocromi, coronato da statue di divinità mitologiche e concluso ai lati da nicchie e busti collocati in intercolumni ciecati. Un tempo il palcoscenico a scena fissa era dotato di un’immagine di città prospettica, lignea, policroma e monofocale. La scenografia è andata distrutta ma è illustrata, in pianta e in sezione longitudinale, dall’autografo schizzo dello Scamozzi conservato al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze. L’attuale scena è stata posta in opera nel 1996.

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Pregevoli gli affreschi ricchi di significato che abbelliscono la sala. La balaustra dipinta che si snoda nella parte superiore dell’ambiente evoca l’archetipica idea cinquecentesca del cortile adibito a luogo teatrale; mentre le esemplari vedute di Roma, incorniciate da due illusionistici archi trionfali, evocano per gli spettatori-visitatori il mito romano caro al principe committente a all’architetto. Il duca di Sabbioneta, amante dello sfarzo e delle arti, poté godere poco il proprio teatro, in quanto scomparve il 26 febbraio 1591 e la sua erede Isabella, spesso lontana, non si curò delle opere volute dal padre. A tutt’oggi agibile e restaurato, questo insigne spazio del teatro ospita manifestazioni culturali di ogni genere ed è assai ammirato dai tanti turisti che visitano la città ideale di Vespasiano.

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TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE

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Teatro del Maggio Musicale

Firenze (2011)

1800 posti

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L’Opera di Firenze (ora Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) è una struttura polifunzionale culturale dotata di una sala destinata al teatro lirico per 1800 posti e una cavea all’aperto per 2000 posti; è in corso di costruzione un auditorium per concerti da circa 1200 posti. Ospiterà la nuova sede amministrativa del Maggio Musicale Fiorentino, mentre coro e orchestra terranno concerti anche in altre sedi.

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L’inaugurazione è avvenuta il 21 dicembre 2011 con la Nona sinfonia di Beethoven diretta dal maestro Zubin Mehta. In seguito l’edificio fu chiuso per consentire, grazie a finanziamenti aggiuntivi, la realizzazione della macchina scenica. In Toscana il principale teatro dedicato alla musica classica e lirico-sinfonica è stato, fino al 2014, il Teatro Comunale, sede della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino (che ha nelle proprie disponibilità anche il Teatro Goldoni). L’Opera di Firenze prende il posto del Teatro Comunale, che il Comune di Firenze ha posto in vendita e che sarà quindi destinato ad altri usi. Il progetto è stato firmato dallo studio ABDR e realizzato dall’Impresa SAC in 23 mesi di cantierizzazione.

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Con l’Opening Gala del 10 maggio 2014 la struttura è stata definitivamente aperta al pubblico insieme alla piazza antistante, intitolata a Vittorio Gui, fondatore della Stabile Orchestra Fiorentina. Il primo cartellone completo delle opere riguarda la stagione operistica 2014-2015.

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