Luoghi

TEATRO VALLE

 

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Teatro Valle

Roma (1727, 1822)

687 posti

Il Teatro Valle, inaugurato il 7 gennaio 1727, nacque per iniziativa della famiglia Capranica su progetto dell’architetto Tommaso Morelli. Fin dalle origini si affermò come uno dei principali luoghi dello spettacolo romano, ospitando rappresentazioni di prosa, opere liriche e commedie musicali.

Una svolta decisiva nella sua storia architettonica si ebbe tra il 1818 e il 1822, quando i Capranica affidarono a Giuseppe Valadier, protagonista del Neoclassicismo romano, la ricostruzione dell’edificio, ancora prevalentemente ligneo. Il progetto iniziale prevedeva un ampliamento monumentale, ma le autorità pontificie imposero una soluzione più contenuta. Valadier realizzò così una struttura prevalentemente in muratura, conservando la pianta a ferro di cavallo, riducendo a quattro gli ordini di palchi e riorganizzando gli accessi mediante due eleganti scaloni laterali.

Particolare attenzione fu dedicata alla decorazione della sala, immaginata dall’architetto come un ambiente «gajo e lucido». A Felice Giani furono affidati gli apparati pittorici, caratterizzati da raffinate grottesche e richiami alla classicità. Il 26 dicembre 1822 il Teatro Valle riaprì, presentandosi con una veste profondamente rinnovata, nella quale funzionalità, eleganza e ricchezza decorativa trovavano un equilibrio destinato a caratterizzarne l’identità.

La storia del Valle è indissolubilmente legata ad alcune delle più importanti prime assolute del repertorio operistico italiano. Già nel Settecento vi debuttarono opere di Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello, Antonio Salieri e Domenico Cimarosa, facendo della sala un vivace laboratorio musicale.

Il 10 giugno 1811 il teatro ospitò la prima rappresentazione romana del Don Giovanni di Mozart. Il 18 maggio 1812 vi debuttò Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini, seguito, il 26 dicembre 1815, da Torvaldo e Dorliska. Ma l’appuntamento destinato a entrare nella storia fu quello del 25 gennaio 1817, quando andò in scena per la prima volta La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo, su libretto di Cesare Sterbini. Inizialmente accolta senza particolare entusiasmo, l’opera sarebbe diventata uno dei capolavori assoluti del repertorio rossiniano.

Dopo la ricostruzione del 1822, il Valle divenne uno dei palcoscenici prediletti di Gaetano Donizetti, che vi presentò quattro opere in prima assoluta: L’ajo nell’imbarazzo (1824), Olivo e Pasquale (1827), Il furioso all’isola di San Domingo (1833) e Torquato Tasso (1833). Questa straordinaria successione di debutti confermò il ruolo centrale del teatro nella diffusione del melodramma italiano.

Con il progressivo affermarsi della prosa, il Valle continuò a essere protagonista di eventi memorabili. Il 9 maggio 1921 ospitò la prima assoluta di Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, rappresentata dalla compagnia di Dario Niccodemi. Accolta da vivaci contestazioni, l’opera avrebbe rivoluzionato la drammaturgia del Novecento, trasformando il rapporto tra finzione, personaggio e realtà scenica. Nel corso del Novecento il teatro consolidò la propria vocazione di sala di prosa, accogliendo compagnie, registi e interpreti di primo piano.

L’interno conserva il fascino raccolto del teatro all’italiana, con i palchi sovrapposti intorno alla platea e un ricco apparato decorativo. Elementi settecenteschi, interventi neoclassici e decorazioni ottocentesche convivono armoniosamente. Stucchi dorati, pitture e motivi ornamentali creano un ambiente raffinato, nel quale la vicinanza tra pubblico e palcoscenico favorisce un rapporto diretto con la rappresentazione. Tra gli elementi più significativi figurano le decorazioni di Felice Giani, la grande tela del soffitto di Silvio Galimberti e gli ornamenti del boccascena.

La soppressione dell’Ente Teatrale Italiano nel 2010 aprì una fase difficile. Nel giugno 2011 il teatro venne occupato da artisti e lavoratori dello spettacolo, dando vita a un’esperienza di autogestione protrattasi fino al 2014, che alimentò un ampio dibattito sul ruolo pubblico della cultura.

Nel marzo 2023 ebbe inizio un importante intervento di restauro, promosso da Roma Capitale e seguito dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Con un investimento superiore a undici milioni di euro, i lavori hanno interessato strutture, facciata, decorazioni, palcoscenico, impianti e accessibilità. Particolarmente significativo è stato il recupero della Danza delle ore, una composizione di putti monocromi su fondo in oro zecchino riemersa nell’arco del boccascena, riconducibile alla stagione ottocentesca.

Il 16 ottobre 2026 il Teatro Valle ha finalmente riaperto con La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, un racconto teatrale di Francesco Piccolo dedicato alla storica rappresentazione pirandelliana del 1921.

La riapertura precede simbolicamente il tricentenario del 2027. Intitolato dal 2021 a Franca Valeri e affidato alla Fondazione Teatro di Roma, il Valle rinasce come Casa della Drammaturgia Contemporanea, luogo di scrittura, sperimentazione e dialogo tra passato e presente.

Scritte e slogan sulle scale interne, realizzati durante l’occupazione del teatro, durata dal giugno 2011 all’agosto 2014, sono state integrate nel teatro restaurato, accanto alle decorazioni storiche settecentesche e ottocentesche, come parte della memoria dell’edificio.

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THÉÂTRE DU CAPITOLE

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Théâtre du Capitole

Tolosa (1818)

1156 posti

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Nel 1736 si decide la costruzione di un teatro degno della città di Tolosa secondo i disegni di Guillaume Cammas, pittore e architetto dell’Hôtel de Ville. Chiuso durante la rivoluzione, riapre nel 1818 completamente restaurato. Nel 1880 viene nuovamente modificato con una decorazione neo-barocca in cui risuonano le musiche di Verdi, Delibes, Bizet, Massenet, Gounod e della febbre wagneriana.

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Un incendio nel 1917 e la guerra hanno la meglio e nel 1923 ne viene costruito un nuovo sulle ceneri del vecchio, ma la Seconda Guerra Mondiale neanche questa volta risparmia l’edificio. Il 1950 vede un nuovo teatro moderno che però si rivelerà obsoleto. Nel 1996 ritorna il teatro all’italiana che coniuga modernità e tradizione nell’operazione condotta dagli architetti tolosiani  Yvonnick Corlouër e François Linarès, con l’apporto dello  scenografo Richard Peduzzi Un ultimo adeguamento alle norme di sicurezza viene portato a termine nel 2004.Toulouse-theatre_salle

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THEATER AN DER WIEN

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Theater an der Wien

Vienna (1801)

1230 posti

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La compagnia di Schikaneder aveva già operato con successo, da diversi anni, nel più piccolo (800 posti) Theater auf der Wieden, dove era avvenuta la prima de Il flauto magico. Schikaneder, le cui messe in scena erano note per enfatizzare lo spettacolo e le scene, era così pronta a spostarsi in un teatro più grande e moderno. Aveva ricevuto un’autorizzazione imperiale per edificare un nuovo teatro già nel 1786, ma soltanto nel 1798 riuscì nell’intento di costruire la nuova sala.

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L’edificio venne disegnato dall’architetto Franz Jäger in stile impero (esso è stato poi ridisegnato) e completato nel 1801. Il nome deriva dal fatto che allora il teatro sorgeva sulla riva del fiume Wien che ha anche dato nome alla capitale austriaca. Lo spettacolo inaugurale del il 13 giugno 1801 fu il prologo Thespis Traum di Anton Friedrich Fischer, scritto da Schikaneder, seguito dall’opera Alexander di Franz Teyber. Il nuovo teatro si dimostrò sensazionale. Adolf Bäurle, un critico locale, scrisse «Se Schikaneder e la sua partner Zitterbarth avessero avuto l’idea … di far pagare l’ingresso solo per ammirare le glorie del loro Theater an der Wien, essi sarebbero certamente stati in grado di incassare grandi somme di denaro senza dare uno spettacolo». L'”Allgemeine musikalische Zeitung” la chiamò la «più confortevole e soddisfacente sala in tutta la Germania» (che significava, allora, «tutti i paesi di lingua tedesca»). Nel gennaio 1802 avviene la prima di Die Zauberflöte e in marzo di Lodoïska di Cherubini.007863Nel 1807 il teatro venne preso in gestione da un gruppo di nobili con a capo il conte Ferdinand Palffy che acquistò il teatro nel 1813. Durante il periodo della sua gestione egli mise in scena opere, balletti e per la prima volta a Vienna, pantomima e varietà, perdendo molti soldi in elaborati spettacoli che lo costrinsero a vendere il teatro all’asta nel 1826. Nel 1821 era avvenuta la prima di Armida e nel 1822 dell’Italiana in Algeri e del Barbiere di Siviglia.

007866Il teatro ha avuto un’epoca d’oro durante la fioritura dell’operetta viennese e dal 1945 al 1955, fu uno delle sedi temporanee della Wiener Staatsoper, il cui teatro venne distrutto dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale. Nel 1955 venne chiuso per motivi di sicurezza e rimase tale per molti anni, fino ai primi anni 1960, in quanto doveva essere trasformato in un parcheggio multipiano.

007867Soltanto una parte dell’edificio originario è giunta ai nostri giorni: la Papagenotor (porta di Papageno) sulla Millöckergasse è un ricordo di Schikaneder rappresentato nel suo ruolo nel Flauto magico con i tre genietti. Il resto dell’edificio è del tutto moderno e si affaccia sulla Linkewienzeile.

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Una lapide afferma che Beethoven visse qui dal 1803 al 1804, dove scrisse parti della sua opera, la Terza sinfonia, la Sonata a Kreutzer e dove hanno avuto la prima il Fidelio e altri suoi lavori.

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TEATRO ALIGHIERI

Teatro Alighieri

Ravenna (1852)

835 posti

Il teatro venne realizzato per volere dell’amministrazione comunale a seguito del progressivo degrado del principale teatro dell’epoca, il Teatro Comunitativo. Nel 1838 l’amministrazione individuò presso la piazzetta degli Svizzeri il luogo ideale per la costruzione della nuova struttura, la cui progettazione fu affidata ai veneziani Tommaso e Giovan Battista Meduna, già restauratori del Gran Teatro La Fenice di Venezia. Dopo la prima progettazione di un edificio con facciata monumentale verso la piazza, il progetto definitivo del 1840, più ridotto, favorì l’orientamento longitudinale, con fronte verso la strada del Seminario vecchio, attualmente rinominata via Mariani. Nello stesso anno venne posata la prima pietra dell’edificio di ispirazione neoclassica, che ricordava nei tratti principali il teatro veneziano.

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L’inaugurazione avvenne il 15 maggio 1852 con Roberto il diavolo di Giacomo Meyerbeer. Nel 1929 fu realizzato un adeguamento tecnico con la creazione del golfo mistico, della galleria nei palchi di quart’ordine e il rinnovo dei camerini. Nell’estate del 1959 venne interrotta l’attività per necessità di consolidamento delle strutture: vennero completamente rifatti la platea e il palcoscenico, rinnovate le tappezzerie e l’impianto di illuminazione, con la collocazione di un nuovo lampadario. Le attività ripresero dopo quasi otto anni. Il successivo legame con il Teatro Comunale di Bologna e l’inserimento nel circuito ATER ha favorito il rinnovo del repertorio delle stagioni liriche, che però al termine degli anni 1970 vennero dirottate nell’arena della Rocca Brancaleone. Durante gli anni 1980 e anni 1990, altri restauri portarono al rifacimento della pavimentazione della platea, all’inserimento dell’aria condizionata, al rinnovo delle tappezzerie e all’adeguamento delle uscite, diventando sede ufficiale dei principali eventi operistici del Ravenna Festival.

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PALAU DE LA MÚSICA CATALÁ

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Palau de la Música Catalá

Barcellona (1908)

2100 posti

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La storia del Palau è connessa a quella della società corale che tutt’ora lo utilizza per i suoi concerti e iniziative. È anche sede della scuola di canto dell’Orfeó Català. Venne progettato agli inizi del secolo da Lluís Domènech i Montaner. L’area designata ad ospitare il Palau è nel quartiere di Sant Pere in una via adiacente alla via Laietana.

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La prima pietra del Palau venne collocata nel 1905 e ci vollero tre anni per terminare l’intera costruzione; il palazzo fu considerato all’unanimità il simbolo della nuova architettura modernista catalana di cui da tempo l’ideatore cercava una sintesi. Il comune di Barcellona premiò per questo motivo il Palau nel 1909. Nel 1971 venne dichiarato monumento nazionale.

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Dal 1982 al 1989 il Palau fu oggetto di restauro ed ampliamento ad opera degli architetti Óscar Tusquets e Carles Diaz: nel 2000 iniziò la seconda fase dei lavori di ampliamento che dotarono il Palau di un edificio contiguo di sei piani di altezza in cui trovarono posto i camerini, la biblioteca, un archivio, una sala riunione e gli uffici. Per non togliere luce al palazzo, fu costruita una piazzetta sul lato sinistro dello stesso, operazione che costò l’abbattimento di un’ala di una chiesa attigua al Palau. Nel 1997 il Palau de la Música Catalá è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

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Le innovazioni architettoniche del Palau sono molteplici: concepito come uno spazio aperto, fruibile, da vivere a pieno, annovera tra i materiali utilizzati per la costruzione il vetro smaltato e il cristallo. Lo stesso ingresso è un esempio indicativo: studiato per non bloccare lo sguardo, non cela le strutture interne delle scalinate e di altri ambienti che rimangono quindi a vista. Esternamente, il Palau si presenta come un’architettura insolita e di spicco a causa di una certa sobrietà delle costruzioni circostanti. Sulla facciata principale, che dopo i lavori di restauro non ospita più l’ingresso al foyer originale, vi è sopra il portone un doppio colonnato che sorregge una ricca e complessa serie di archi e balconcini. La decorazione delle colonne è a mosaico a motivi floreali non sono casuali: una precisa ricostruzione della flora catalana è infatti il motivo conduttore di tutte le decorazioni.

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La sala concerti è rettangolare con disposizione dei posti a sedere semi ellittica e ha una particolarità unica al mondo: ha un lucernario a goccia ed ampie vetrate laterali che ne permettono l’utilizzo anche in assenza di luce artificiale. I motivi floreali e i colori utilizzati nelle vetrate e negli arredi ne permettono la comparazione con un giardino artificiale, di cui il lucernario rappresenterebbe il sole. Tutta la superficie del soffitto è ornata da rose in ceramica bianca e rosa. Il palco, sul quale è presente un organo del 1908, è decorato con statue femminili che suonano strumenti musicali: ciò rende vano l’utilizzo di scenografie ed abbellimenti, difatti scarsamente utilizzati durante i concerti.

palaumusicamuses_9105Diverse sculture adornano gli interni della sala e la facciata del Palau: nella sala sono presenti due gruppi scultorei, uno raffigurante un gruppo di fanciulle dedite a cantare una ballata catalana e l’altro raffigurante la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner. Esternamente, situato a mo’ di cardine dell’edificio, posto sopra quello che era l’ingresso delle carrozze, vi è invece un gruppo scultoreo dedicato ai personaggi delle canzoni popolari catalane.palau-musica-catalana-photo_10799693-770tall

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THÉÂTRE ROYAL

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Théâtre Royal

Liegi (1820)

1040 posti

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Sede dell’Opéra Royal de Wallonie, è uno dei tre teatri lirici del Belgio. Nel 1816, il re Guillaume d’Orange aveva graziosamente ceduto alla città il terreno e i materiali dell’antico Convento dei Domenicani a condizione di edificarci un teatro. Con la posa della prima pietra nel 1818 iniziò la costruzione secondo i progetti dell’architetto Auguste Dukers in stile neoclassico e con la forma di un massiccio parallelepipedo. La facciata principale ha una colonnata di marmo e una balaustra al primo piano, mentre al piano terra ha dei portici che si affacciano sulla piazza.

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Il teatro è stato inaugurato  il 4 novembre 1820 e la città ne è diventata proprietaria nel 1854. La statua davanti all’edificio rappresenta il compositore belga André Grétry ed è opera dello scultore Guillaume Geefs. La base della statua contiene il cuore del musicista. Nel 1861 il teatro ha subito profonde trasformazioni con un ampliamento della sala e la decorazione rifatta secondo i canoni estetici del Secondo Impero.

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L’Esposizione Internazionale di Liegi del 1930 è l’occasione per l’installazione di un vasto frontone scolpito in facciata da Oscar Berchmans con figure allegoriche. Il 1967 è l’anno della creazione dell’Opéra Royal de Wallonie, costituita in associazione senza fini di lucro raggruppando, all’inizio, le città di Liegi e di Verviers. Dal 1990 la Communauté Française de Belgique è diventata il principale finanziatore.

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L’edificio ha subito nel 2009-2012 restauri importanti sia all’interno che all’esterno che ne hanno fatto uno dei teatri più moderni in Europa. Una struttura ultramoderna è stata costruita per aumentare l’altezza della scena e ospitare una sala polivalente. Il 19 settembre 2012 il teatro è stato riaperto con una rappresentazione dell’opera Stradella di César Franck in prima mondiale.

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TEATRO ARGENTINA

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Teatro Argentina

Roma (1732)

720 posti

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Il teatro Argentina, uno dei più antichi teatri di Roma, venne inaugurato il 31 gennaio dell’anno 1732 con la rappresentazione della Berenice di Domenico Sarro. Nel 1730 la famiglia Sforza Cesarini avviò il progetto di costruzione del teatro da una rivalutazione del palazzetto e della torre di loro proprietà (Casa del Burcardo): una parte dell’edificio secondario venne demolita per fare spazio al palcoscenico mentre la torre ed altri ambienti del palazzetto furono adibiti a servizi per il teatro e per i camerini degli artisti.

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Il teatro era costruito originariamente tutto in legno ad esclusione delle mura e delle scale in muratura; la sala fu progettata con la forma a ferro di cavallo per soddisfare al meglio le necessità acustiche e visive. La platea, pavimentata con tavole di legno, era completata da quaranta file di banchi mentre i centottantasei palchi erano disposti in sei ordini. Il Teatro Argentina, secondo le testimonianze riportate dai visitatori stranieri del XVIII secolo, era considerato il più importante tra quelli romani. L’Argentina è celebre per aver ospitato la prima rappresentazione, il 20 febbraio 1816, de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con Manuel García padre. Anche alcune opere di Saverio Mercadante vennero eseguite per la prima volta nel teatro. Sul frontone un’iscrizione dedica l’edificio alle muse Melpomene, Euterpe e Tersicore, ossia alla tragedia, alla poesia lirica e alla danza.

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OPERAEN PÅ HOLMEN

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Copenhagen (2005)

1700 posti

royaldanishoperahouse1Nel 1999 fu deciso di costruire un nuovo teatro dell’opera da affiancare al vecchio Kongelike Teater (Teatro Reale). Fu scelto un terreno sull’isola di Holmen di fronte all’Amaliehaven in modo tale da continuare l’asse dell’Amalienborg al di là del canale che divide la città di Copenhagen. Nell’ottobre 2001 fu presentato il progetto dell’architetto Henning Larsen.

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L’inaugurazione il 15 gennaio 2005 è avvenuta con una serata di gala trasmessa in televisione. La prima opera allestita nel nuovo teatro è stata Aida il 26 gennaio. Subito dopo è seguito il Ring di Wagner con la messa in scena di Kasper Holten Bech. L’edificio ospita una sala più piccola di 180 posti.110W1313-Det-kongelige-Teater-Operaen-Foto_Lars-Schmidt

Legno d’acero e marmo perlatino della Sicilia sono i materiali principali per il rivestimento. Il soffitto scuro e le poltrone in tessuto blu danno un particolare tono intimo alla sala principale.o_top04

Nel foyer vi sono grandi lampadari sferici di Olafur Eliasson e bassorilievi bronzei di Per Kirkeby, oltre a molte opere di artisti danesi contemporanei. La programmazione di lirica e balletto del Kongelike Teater è suddivisa equamente nelle due sale, questa moderna e quella storica della Gamle Scene.

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KONGELIGE TEATER

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Kongelige Teater

Copenhagen (1874)

1600 posti

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Fin dal 1720 era attivo un teatro in lingua francese nella capitale danese che ospitò nel 1722 una rappresentazione dell’Avare di Molière. Con l’avvento sul treno del re Christian VI (1730), profondamente religioso, non furono più date autorizzazioni  per spettacoli pubblici e i pochi teatri furono trasformati in appartamenti. La situazione mutò con Federico V che fece costruire un nuovo edificio teatrale dall’architetto Nicolai Eigtved inaugurato nel 1748.Gamle-Scene-2

Con una capienza di soli 600 spettatori fu presto giudicato troppo piccolo e nel 1772 si decise di ricostruirlo. Questa volta fu l’architetto C. F. Harsdorff a progettare un edificio più grande con un imponente ingresso in stile classico. Neanche questo però ebbe vita lunga e un altro ancora finì per essere costruito e terminato nel 1874.

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Le decorazioni ad affresco del soffitto e le dorature furono eseguite solo nel 1883 per mancanza di fondi. La prima balconata dell’auditorium era riservata ai membri della famiglia reale. La programmazione dell’ente lirico ora utilizza anche il nuovo teatro dell’opera (Store Scene).IMG_2808

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TEATRO NACIONAL DE SÃO JOÃO

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Teatro Nacional de São João

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643 posti

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Su iniziativa del Corregedor Francisco de Almada e Mendonça e di un gruppo di azionisti privati che volevano dotare la seconda città del regno di una «bela escola de costumes e de civilidade», il Real Teatro de São João, in onore dell’allora principe reggente e futuro D. João VI, fu costruito su progetto dell’archietto e scenografo italiano Vincenzo Mazzoneschi e inaugurato il 13 maggio 1798.

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Distrutto da un incendio nell’aprile del 1908, fu lanciato un concorso pubblico per la sua ricostruzione vinto da José Marques da Silva di formazione stilistica assorbita all’École des Beaux-Arts di Parigi. Il modello francese si ritrova nell’articolazione spettacolare degli spazi di accoglimento, passaggio e spettacolo. Utilizzando il cemento armato nella struttura, il teatro rappresentava nel 1920, anno della riapertura, un valido compromesso tra innovazione tecnica e continuità stilistica nel gusto tradizionale.

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Nel 1932 fu trasformato in cinematografo e iniziò una fase di declino. Acquisito dallo Stato nel 1992 fu inaugurato con il nome di  Teatro Nacional São João dopo un restauro accurato dell’architetto João Carreira e da allora ha ripreso la sua attività artistica.IMG_5594

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