Jules Verne

Le voyage dans la Lune

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Jacques Offenbach, Le voyage dans la Lune

direzione di Marc Soustrot

regia di Jérome Savary

scene di Michel Lebois

31 dicembre 1988, Grand Théâtre, Ginevra

Il 31 dicembre 1988 il canale televisivo FR3 manda in onda da Ginevra questo allestimento di Offenbach per celebrare la fine dell’anno. Jérôme Savary adatta liberamente il libretto per uno spettacolo che rispetta comunque lo spirito dell’originale pur passando da un film di Méliès al Ballo Excelsior a una festa di San Silvestro ad alto grado alcolico e umorismo goliardico.

Atto I. Scena 1: Principe Caprice. In una parte della Terra, su una grande piazza della capitale, il re Vlan sta preparando una festa in onore di suo figlio, il principe Caprice, che è tornato da un lungo viaggio intrapreso per la sua educazione. All’arrivo di Caprice, il re Vlan gli cede la corona, ma Caprice la rifiuta, non volendo governare o sposarsi, ma piuttosto avere libertà, movimento, aria, spazio… La Luna, allora nascente, gli dà un’idea della sua prossima destinazione. Chiede a suo padre di portarlo in questo luogo sconosciuto e inesplorato. Vlan cede e chiede a Microscopio, il più grande studioso del regno, di trovare un modo per arrivarci. Microscopio risponde che questa missione riguarda l’osservatorio. Scena 2: All’osservatorio. Interrogati, gli astronomi non rispondono e chiedono una commissione. Furioso per questa evasione, Caprice li cancella e propone di fare lo stesso a Microscopio se non trova un modo per andare sulla Luna. Microscopio fa in modo che si incontrino 8 giorni dopo nella sua fucina, e dice che nel frattempo troverà un modo per andare sulla Luna. Scena 3: Alla fucina. Gli operai della fucina finiscono il loro lavoro quando Vlan e Caprice arrivano 8 giorni dopo. Microscope svela il suo mezzo per arrivare sulla Luna: una granata lanciata da un cannone. A causa della probabilità che la missione vada male, Microscopio è costretto ad accompagnare Caprice. Vlan acconsente alle insistenti richieste del figlio e si unisce anche lui al viaggio. Scena 4: La partenza. Vlan, Caprice e Microscopio salgono nel proiettile. Gli artiglieri accendono la miccia e, con un’enorme detonazione, la granata sfreccia verso la Luna.
Atto II. Scena 5: La Luna. Sentendo voci misteriose, vediamo una città dalla strana architettura. Scena 6: L’arrivo. I seleniti osservano con timore un punto nero nel cielo, e uno chiede all’altro se non sia qualcosa inviato dai terrestri per sterminarli. Cosmos, re della Luna, e il suo consigliere Cactus tranquillizzano il loro popolo: la scienza ha dimostrato che la Terra è disabitata. Con uno schianto orrendo, il guscio si schianta su una casa e Vlan, Caprice e Microscope escono, mentre i seleniti si nascondono. I tre uomini osservano quello che sembra un pianeta desolato, e il loro umore si annerisce, visto che per le provviste rimangono solo mele. Alcuni seleniti si alzano, e Cosmos riappare per chiedere ai terrestri da dove vengono. La loro risposta insolente lo fa condannare alla prigione, ma arrivano la moglie di Cosmos, Popotte, e la figlia Fantasia. È il compleanno di Fantasia, e lei chiede al padre di avere pietà dei prigionieri e di liberarli come regalo di compleanno. Cosmos accetta e propone che i terrestri visitino il suo palazzo. Scena 7: Il palazzo di vetro. Cosmos e Cactus mostrano a Vlan, Caprice e Microscopio il servizio civile della Luna. Sulla Luna, lavorare per il re non è un lavoro felice e se non ci sono candidati viene scelta la persona più grassa. Scena 8: Le gallerie di madreperla. Caprice corteggia Fantasia, ma lei non capisce, non sapendo cos’è l’amore, poiché non esiste sulla Luna se non come malattia – quando si vuole avere un figlio, ci si chiede se c’è una zona di commercio in cui possa prosperare. Scena 9: Il parco. Caprice, disperato per la principessa Fantasia e la sua incapacità di amarlo, mangia una mela. La principessa, stupita dalla sua assenza, va a cercarlo. Attratta da questo frutto (a lei sconosciuto), lo assaggia. Chiamandolo «un regalo affascinante che ha mangiato in passato sulla terra», si innamora immediatamente di Caprice, mandando il palazzo in subbuglio. Scena 10: Le ombre vaganti. Quando cala la notte, lo scenario cambia e creature simili a fantasmi appaiono tra i rampicanti e improvvisamente delle luci brillano nelle loro teste, poi tutto scompare. Scena 11: I giardini di Cosmos. In grandiosi giardini con fiori e giochi d’acqua.
Atto III. Scena 12: Il consulto. I medici del regno esaminano Fantasia, chiusa nella sua camera, pazza d’amore. Lei fugge e trova Caprice. Per salvarla, Caprice suggerisce di rendere Cosmos amoroso dandogli una bevanda a base di mele. A causa della sua incurabile malattia d’amore, Cosmos propone di vendere Fantasia, come è abitudine sulla Luna quando una donna cessa di piacere. Caprice promette a Fantasia che la comprerà. Scena 13: Il mercato delle donne. Sulla Luna, il mercato delle donne è l’equivalente del mercato azionario. Microscopio è incaricato da Caprice di comprare la principessa e, visitando Quipasseparla, re del mercato azionario), negozia con lui nel caso in cui il ‘prezzo delle azioni’ salga. Quipasseparla non accetta e lo avvelena per impedirgli di partecipare alla vendita. Arrivano Vlan e Caprice, vestiti da ciarlatani. Propongono un elisir che, tra le altre cose, farà dimagrire le persone grasse. Questo elisir è molto prezioso, e solo un re ne è degno, quindi Cosmos ne è il felice beneficiario. Cosmos lo assaggia e va nel panico, credendosi avvelenato – in realtà, gli hanno fatto scoprire l’alcol. Quipasseparla vince Fantasia alla vendita. Scena 14: Il paese dei pazzi. Quipasseparla e il suo harem arrivano nel paese dei pazzi dove si fermano in una locanda. Arriva Microscopio, seguito da Popotte e da Cosmos, che si è innamorato perdutamente di lei. Popotte non ricambia il suo amore e così le aveva fatto bere l’elisir che la farà innamorare, ma Microscopio passa per caso in quel momento e lei si innamora di lui! Vlan e Caprice arrivano in cerca di Fantasia. Vlan si ferma a cena, mentre Caprice ritrova Fantasia e fugge con lei. Furioso per essere innamorato e per essere stato battuto da sua moglie, arriva Cosmos… La locanda impazzisce, Vlan e Microscopio vengono smascherati nonostante le loro finte pause. Le guardie reali vanno all’inseguimento di Caprice e Fantasia e li riportano indietro. Quipasseparla rinuncia alla principessa. L’inverno segue immediatamente l’estate in questo paese e quindi tornano nella capitale solo sotto la neve. Scena 15: 50 gradi sotto zero. Gran balletto dei fiocchi di neve.
Atto IV. Scena 16: L’imprigionamento dei portatori di mele. Le donne della Luna scoprono l’amore, ma il re Cosmo non ne vuole sapere. Vlan, Caprice e Microscopio vengono portati davanti a un tribunale e condannati a passare cinque anni all’interno di un vulcano spento, dove saranno completamente privi di qualsiasi tipo di nutrimento. Scena 17: Il ghiacciaio. Portati in cima al vulcano, prendono posto in una cesta con Cosmos per essere calati nel cratere. Scena 18: Il cratere. Arrivata sul fondo, Popotte taglia la corda, rimproverando il marito di voler far perire Microscopio. Si scopre che Fantasia si è nascosta nella cesta, volendo morire con Caprice. In questa situazione disperata, Cosmos promette ai prigionieri la libertà se trovano una via d’uscita. Scena 19: L’interno del vulcano. Cercano una via d’uscita tra rumori e detonazioni. Il vulcano comincia ad eruttare. Scena 20: L’eruzione. La scena si riempie di fuoco e di fumo; Microscopio viene mandato nello spazio da un’esplosione; Vlan e Cosmos cercano di trovare una via d’uscita. La lava riempie la scena. Scena 21: La pioggia di cenere. La cenere copre la scena. Scena 22: La cima del vulcano dopo l’eruzione. Caprice, Fantasia, Cosmos e Vlan giacciono a terra, dopo essere svenuti. Microscopio si è nascosto in una fessura e li sveglia. Popotte si precipita da loro – sono salvati. Scena 23: Il chiaro di Terra. La terra si alza e brilla sulla scena come un’aurora boreale. Tutti accorrono e cantano il coro finale, salutando la terra la cui luce brilla nello spazio.

Prima delle due operette derivate dai libri di Jules Verne (la seconda sarà Le Docteur Ox), l’opéra-féerie Le voyage dans la Lune – di Albert Vanloo, Eugène Leterrier e Arnold Mortier – è quella in cui la satira è più pungente: il governo della Luna è in mani esclusivamente maschili e le donne sono puramente funzionali (“femme utile”) o decorative (“femme de luxe”) e messe all’asta al miglior compratore. I bambini vengono “fatti” sull’altra faccia del pianeta e importati una volta all’anno e la corruzione significa mettere di tasca propria i soldi  nelle casse dello stato.

Creato il 26 ottobre 1875 al Théâtre de la Gaîté, di cui Offenbach era direttore, il lavoro fu ripreso con alcune aggiunte allo Châtelet nel marzo 1877. Nulla venne risparmiato per la messa in scena: ognuno dei 24 quadri aveva una sua propria scenografia – l’Osservatorio Astronomico parigino, un altoforno, un paesaggio lunare, un vulcano, un palazzo di vetro, gallerie di madreperla… – e furono approntati 673 costumi per cantanti, coro, ballerini e comparse. Il ruolo del principe Caprice venne interpretato da Zulma Bouffar en travesti. A Parigi l’opera raggiunse 247 rappresentazioni successive, ma nel frattempo era stata messa in scena anche a Londra e a Vienna.

L’Orchestre de la Suisse Romande è diretta con grande energia da Marc Soustrot e nello sterminato cast di interpreti si fanno notare i re, affidati a due glorie dell’opera in francese: Michel Trempont (Vlan) e Jules Bastin (Cosmos).

La Wally

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Alfredo Catalani, La Wally

★☆☆☆☆

Ginevra, Grand Théâtre, 24 giugno 2014

(live streaming)

Una stella. Alpina.

«La migliore opera italiana che abbia mai diretto». È di Gustav Mahler la stupefacente dichiarazione, in contraddizione con le incomprensioni di buona parte della critica dell’epoca – e di quella odierna. Anche Toscanini però la amava, tanto da chiamare Walter e Wally i suoi primi due figli.

Quinta e ultima opera di Alfredo Catalani, che morirà trentanovenne l’anno seguente, su libretto di Luigi Illica tratto dal mediocre romanzo di Wilhelmine von Hillern Die Geier-Wally (1875), il lavoro andò in scena alla Scala nel 1892. A parte i preludi orchestrali al terzo e quarto atto, solo l’aria «Ebben, ne andrò lontana» (questa sì quasi mahleriana), tratta dalla “Chanson Groënlandaise” composta da Catalani nel 1878 su versi di Jules Verne, si è imposta nella memoria del pubblico – anche grazie al film Diva (1981) di Jean-Jacques Beinex – e Wally, come La rondine di Puccini, è ancora oggi opera nota per una sola aria. La vicenda è squinternata (1) e l’opera proprio brutta: debole e senza ritmo sul piano drammatico è poco ispirata su quello musicale, a parte l’aria del soprano e i pezzi strumentali appunto.

Con la speranza di una sua eventuale rivalutazione, al Grand Théâtre di Ginevra va in scena questo allestimento poco convinto di Cesare Lievi con la direzione di Evelino Pidò, non sempre seguito a dovere dall’orchestra della Suisse Romande. Un Tirolo da illustrazione per ragazzi quello dello scenografo Ezio Toffolutti: cime innevate dipinte sullo sfondo, alberi ritagliati come nei libri pop-up, marionette di legno, orsi di peluche, brache di cuoio per gli uomini e grembiuloni per le donne. Il ghiacciaio è reso con uno scivolo e un telo bianco, la valanga la solita nebbiolina di ghiaccio secco.

Nel ruolo titolare Ainhoa Arteta si adatta all’ingrata parte, ma la voce ha un eccessivo tremolo e utilizza mezzi espressivi esageratamente veristi – qualcuno ha notato che il suo «Lo voglio morto!» è più da terra di Sicilia che da Tirolo. Yonghoon Lee (Giuseppe Hagenbach) ha un accentuato timbro nasale che compromette addirittura la comprensibilità delle parole, ma non è questo il peggio. Il tenore coreano utilizza un canto di forza ingolato e monolitico che non conosce né sfumature né morbidezze. Dalla prima all’ultima non c’è frase che non sia berciata a squarciagola. Meglio gl’interpreti dei ruoli minori: Bálint Szabó, uno Stromminger inflessibile che però  lascia presto la scena in quanto muore prima del secondo atto; Vitaliy Bilyy (Vincenzo Gellner) l’innamorato rifiutato da Wally; Ivanna Lesyk-Sadivska, patetico Walter en travesti.

(1) Gli avvenimenti narrati nel romanzo sono qui condensati in un libretto dai risvolti involontariamente grotteschi.
Atto I. Alto Tirolo, epoca 1800 circa. Il «giovane ardito» e arrogante Giuseppe Hagenbach, di ritorno dalla caccia in cui ha ucciso un orso, attacca e offende il vecchio Stromminger di cui si festeggiano i 70 anni. Arriva la figlia («strana creatura […] bizzarra fanciulla […] i lunghi capelli disordinatamente sciolti e intrecciati di edelweiss») che invece di prendere le difese del padre si innamora dell’energumeno. Intanto Vincenzo Gellner dichiara il suo sincero amore per Wally al padre il quale gli promette la mano della figlia. Questa però rifiuta e viene cacciata di casa. «Ebben, ne andrò lontana» canta la fanciulla che prende la strada della montagna.
Atto II. Stromminger è morto lasciando la ricca eredità a Wally che è ritornata in paese tutta agghindata per la festa del Corpus Domini. C’è anche Hagenbach che nel frattempo si è fidanzato con Afra. Ciononostante Wally gli dichiara il suo amore e Hagenbach, per vendicare la fidanzata che è stata offesa precedentemente da Wally, finge di ricambiare il suo sentimento e alla fine del ballo la bacia. Accortasi dell’inganno Wally medita vendetta e chiede nientemeno che Gellner lo ammazzi: in cambio sarà sua.
Atto III. Wally ritorna a casa in preda a opposti sentimenti mentre Gellner spinge in un burrone il rivale. A quel punto Wally accorre disperata sul posto e, realizzando improvvisamente di aver provocato la morte dell’uomo che ama, tenta di uccidere Gellner. Un lamento la riporta in sé: Hagenbach è ancora vivo. Calatasi con una corda, Wally porta in salvo l’amato che affida, insieme ai propri averi, alle cure di Afra. Poi si allontana un’altra volta sulle montagne.
Atto IV.  Wally vive in una capanna e riceve la visita di Hagenbach, venuto a cercarla per dichiararle il suo amore. Wally è sorpresa e commossa.  I due restano a lungo assorti nei loro progetti di vita futura e non si accorgono delle nubi minacciose che si addensano preparando una tempesta. Quando Hagenbach torna in sé si avvede del pericolo e cerca una via di scampo, ma una valanga lo travolge. Wally, disperata, si getta anche lei nel burrone.