Nicola Giuvo

Aci, Galatea e Polifemo

Georg Friedrich Händel, Aci, Galatea e Polifemo

★★★☆☆

Piacenza, Teatro Municipale, 15 novembre 2020

(live streaming)

Serenata a porte chiuse

Da sempre la gente di teatro ha saputo fare di necessità virtù aguzzando l’ingegno per reagire alle ristrettezze e agli imprevisti. In questi sciagurati tempi se la gente non può andare a teatro è il teatro stesso che sale su un camion e va a portare lo spettacolo per le strade – come ha fatto recentemente Davide Livermore col suo mozartiano Bastiano e Bastiana sul TIR (Teatro In Rivoluzione). Oppure sfrutta la tecnologia per riprendere lo spettacolo a porte chiuse e trasmetterlo in rete così da portarlo gratuitamente in migliaia di case – ma che angoscia quelle file di poltrone vuote e i cantanti che si inchinano nel silenzio a un pubblico inesistente…

Opera Streaming trasmette dunque su Youtube Aci, Galatea e Polifemo di Händel dal Teatro Municipale di Piacenza. La “serenata a tre voci” con cui il Sassone nel 1708 a Napoli aveva celebrato il matrimonio della giovane nipote Sanseverino viene presentata in una versione inedita, quella pensata per il Senesino e la Strada della ripresa napoletana del 1713. È una versione che si basa su frammenti manoscritti della British Library e che Raffaele Pe, Fabrizio Longo e Luca Guglielmi hanno ricostruito effettuando un cambio di registro per due dei protagonisti: Aci passa da soprano a contralto e Galatea da contralto a soprano; Polifemo resta un basso ma perde l’aria «Sibilar l’angui d’Aletto», che passerà al Rinaldo, ma acquista un recitativo e un’aria («Affanno tiranno») con cui inizia il lavoro mentre nell’orchestra qui aumenta il ruolo dei legni. Luca Guglielmi alla guida dell’ensemble barocco La lira d’Orfeo mostra il suo agio in questo repertorio e nella concertazione delle voci evidenzia la maestria compositiva del ventunenne Händel.

 

Di Raffaele Pe si è sempre ammirato il bel timbro e l’espressività, qui confermati entrambi. In lui non vanno ricercate particolari doti di agilità, la parte di Aci non è quello che richiede, quanto dolcezza di emissione e sensibilità, pienamente realizzate. Talora qualche nota è sforzata e qualche passaggio non perfettamente intonato, ma nel complesso la performance di quello che è tra i migliori controtenori italiani è pienamente soddisfacente. Con Giuseppina Bridelli dobbiamo abituarci a una Galatea più sopranile – nelle orecchie ci era rimasto il timbro di velluto di Sara Mingardo… – ma ben presto il personaggio prende corpo e diventa del tutto convincente anche in questo registro grazie alla personalità e alla sicurezza vocale del mezzosoprano piacentino.

Giubbotto di pelle sulla canottiera a rete, catenaccia d’oro al collo, avambracci tatuati, il Polifemo grunge di Andrea Mastroni si contrappone ai due giovani “per bene” in questo allestimento. Vocalmente è il personaggio al quale Händel affida la parte più stupefacente con quel «Fra l’ombre e gl’orrori» dagli abissali salti di registro, dal Sol#4 al Do#2. Mastroni ha una sonorità possente nelle note sotto il rigo, ma ricorre al falsetto in quelle acute. Dei tre è comunque il personaggio più intrigante e il basso milanese riesce a rendere i suoi duetti con Galatea più interessanti di quelli della ragazza con l’amato Aci. C’è un momento in «Non sempre, no, crudele, mi parlerai così» in cui Galatea quasi sembra cedere al fascino ben più maschio del gigante e forse qui la regia avrebbe avuto buon gioco a rendere ancor più ambiguo il rapporto tra il ciclope e la nereide. La regia di Gianmaria Aliverta è invece un po’ rinunciataria, poco più che una esecuzione in forma di concerto con una scenografia estremamente essenziale, una pedana con tre schermi a led. Il regista punta giustamente  sull’immagine dal momento che il lavoro di Händel manca di una plausibile drammaturgia, ma queste immagini  si rivelano piuttosto banali. Il confronto con la video grafica dell’Aci, Galatea e Polifemo di Livermore non gioca a favore qui della Tokio [sic] Studio Light.

 

Aci, Galatea e Polifemo

Pompeo Batoni, Aci, Galatea e Polifemo, 1761

George Friedrich Händel, Aci, Galatea e Polifemo

★★★★★

Torino, teatro Carignano, 16 giugno 2009

Incantevole opera giovanile del Caro Sassone

Sei sole persone in scena (il numero giusto per il minuscolo palcoscenico del teatro Carignano): i tre personaggi del titolo e il loro doppio interpretato da un mimo (nell’Acis and Galatea di Londra era un danzatore invece) che riprende e amplifica i gesti del cantante.

Questa “Serenata a tre” è il lavoro che Händel allestisce a Napoli nell’estate del 1708 in occasione delle feste per le nozze della nipote della duchessa di Sanseverino. Il libretto di Nicola Giuvo si chiude in effetti con un elogio della fedeltà e della costanza in amore, degno suggello per una festa di nozze. Il compositore era al suo primo viaggio in Italia. A 21 anni nell’autunno del 1706 aveva varcato le Alpi. Firenze, Roma, Napoli, Venezia sono le città in cui il giovane sassone è acclamato per i suoi lavori tra cui Il trionfo del Tempo e del Disinganno, l’opera Agrippina e l’oratorio La resurrezione.

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Tratto dal tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, in Aci, Galatea e Polifemo si narra dell’amore della ninfa Galatea per il pastore Aci, amore contrastato dalla gelosia del gigante. La stessa vicenda sarà soggetto, nove anni dopo, per un’altra “little opera” rappresentata nella nuova patria del musicista, l’Inghilterra.

Il pastore Aci è innamorato della nereide Galatea: gli innamorati si dichiarano il proprio amore. Galatea teme che l’amore provato nei suoi confronti dal ciclope Polifemo, non corrisposto, provochi nel figlio di Nettuno violente reazioni. Un suono spaventoso annuncia l’arrivo di Polifemo e Aci, su suggerimento di Galatea fugge. Il ciclope è furibondo nei confronti del rivale e promette di ricorrere ad ogni mezzo per liberarsi di Aci. Galatea resiste alle minacce di Polifemo e Aci si frappone tra i due per difendere l’amata. Polifemo ribadisce che la sua furia colpirà chi non corrisponde il suo interesse e Galatea invoca il padre Nereo per salvarla dal tentativo di abbraccio del cicolpe. Quando Aci e Galatea si ritrovano uniti, Polifemo ascolta i discorsi d’amore e, in un accesso di rabbia, uccide Aci con un masso. Alla disperazione di Galatea Polifemo risponde sostenendo che la causa della morte di Aci è della sua resistenza al suo amore. La nereide si rivolge in preghiera al padre chiedendogli di trasformare il sangue dell’amato in un fiume che corra verso il mare cosicché lei possa abbracciarlo. Polifemo capisce che le preghiere di Galatea sono state accolte: la cantata si conclude con il terzetto, intonato dai tre protagonisti: «Chi ben ama ha per gli oggetti fido cor, pura costanza».

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Lo spettacolo è nato come contributo alle celebrazioni nel 2009 dei 250 anni dalla morte del compositore su progetto del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini e coprodotto dal Regio di Torino e dal San Carlo di Napoli, si è avvalso della direzione musicale di Antonio Florio e della messa in scena di Davide Livermore a cui si devono la regia e la scenografia. Semplice ma incantevole la scena, costituita da un interno settecentesco visto in prospettiva, spoglio e un po’ fatiscente. Dalle porte entra a coprire il pavimento a scacchi di marmo della sabbia (o fango) come intrusione della natura nell’artificiale umano. Sullo sfondo vengono proiettate le immagini realistiche di Marco Fantozzi che rendono visivamente le metafore del libretto. Non solo acqua, aria, sangue, ma anche animali che concretizzano le essenze dei protagonisti: l’aquila per Aci, la farfalla per Galatea, il serpente per Polifemo. Sono immagini video suggestive e non invadenti. Unici oggetti in scena sono un candeliere che si accende da solo con un abile trucco e un letto dove avviene l’amplesso cantato nel trio. La parte visiva è equilibrata dall’ottima resa sonora di una smilza orchestra di strumenti d’epoca che sa trarre dalla partitura tesori di musicalità. Precisa e partecipe la direzione del maestro Florio, specialista del repertorio barocco, il quale ha diviso il lavoro in due parti facendole precedere da un finto preludio costituito da altre composizioni händeliane.

Dire che Sara Mingardo è il punto di forza del triangolo di interpreti era prevedibile. Il contralto veneziano usa il bellissimo colore scuro della sua voce per accentuare il carattere umano della sua Galatea. Una piacevole sorpresa è il soprano Ruth Rosique che dipana con abilità le agilità del suo ruolo en travesti. Antonio Abete è, ahimè, il punto debole del triangolo: il suo Polifemo non ha le agilità richieste da una parte molto impegnativa che va dal furore della sua prima aria «Sibilar l’angui d’Aletto» alle dolenti note di «Fra l’ombre e gl’orrori», quest’ultima temibile aria pur venendo “adattata” alle sue capacità. Cristina Banchetti, Luisa Baldinetti e un interessante Sax Nicosia sono i mimi che raddoppiano i personaggi.

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