La sonnambula

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★★★★★

 Eccelsi interpreti della Sonnambula al MET

Che fortuna essere stato presente di persona alla recita del Metropolitan di New York quella sera del 3 aprile 2009 e che emozione avere tra le mani la re­gistrazione su DVD di quella serata!

Uno spettacolo che immortala una Dessay ancora all’apice delle sue capacità (purtroppo di lì a poco sarebbe iniziata una parabola discendente che ha portato questa meravigliosa interprete ad annunciare il suo abbandono dalle scene) e un Flórez che più smagliante di così è difficile imma­ginare. Due interpreti ideali nell’intonazione, il fraseggio, l’agilità e il sentimento richiesti dalla partitura di questo delizioso lavoro che Bellini scrisse di getto nel 1830 all’età di 29 anni – solo cinque anni gli sarebbero rimasti da vivere – poco prima di lasciare l’Italia per Parigi dove incontre­rà, fra gli altri, Chopin e scriverà la sua ultima opera, I Puritani.

Il libretto di Felice Romani si basa su un vaudeville di Eugène Scribe del 1819 e narra del caso di una fanciulla che la notte prima delle noz­ze si viene a trovare suo malgrado in una situazione scabrosa a causa del suo sonnam­bulismo.

Mary Zimmerman non ambienta la storia nella Svizzera da cartolina che ci è stata molte volte proposta, ma nella sala prove di un teatro d’oggi in cui si prova, appunto, una Sonnambula molto tradizionale. La regista americana mescola la vicenda reale dell’amore dei due interpreti con quello dei due protagonisti dell’ingenua vicenda e la compagnia di teatro fa le veci del sem­pre presente coro del villaggio così da risparmiarci il kitsch dell’ambiente ti­rolese. Solo alla fine infatti i cantanti vestono i consueti costumi di scena che ci si aspetta, con un effetto teatrale molto di­vertente e spettacolare.

La trasparente e preziosa orchestra belliniana (ah, l’effetto magico dell’asso­lo di corno che introduce il «Tutto è sciolto» che Flórez intona pianissimo e magnificamente legato!) è qui diretta da un Evelino Pidò che accompagna con molta partecipazione le gemme melodiche dipanate dagli eccelsi cantan­ti. La Dessay con la sua minuta figura su una piattaforma che si protende verso l’orchestra ci dà con «Ah, non credea mirarti» un momento di emozio­ne altissima. Non fa dimenticare Callas e Sutherland in questa stessa parte, ma si affianca alle loro con la sua moderna e toccante versione. Oltre ai due interpreti principali, che sono fatti oggetto di grandiose ovazioni da parte del pubblico, occorre ricordare l’elegante e ironico Conte Rodolfo del bra­vissimo Michele Pertusi.

La registrazione fa parte delle trasmissioni live e in alta definizione dal Met e contiene quindi i fuori scena in cui Deborah Voigt intervista gli interpreti. Ottimi l’immagine e le due tracce sonore. Regia video molto attenta ai movi­menti in scena e con un uso calibrato dei primi piani.

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