Mese: aprile 2015

THÉÂTRE DES CHAMPS-ÉLYSÉES

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Théâtre des Champs-Élysées

Parigi (1913)

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Con la sua facciata art déco e il fregio in bassorilievo di Antoine Bourdelle è monumento storico nazionale. Dal punto di vista architetturale è un edificio in anticipo sui tempi: era previsto inizialmente con una struttura in ferro, ma Auguste Perret ha optato invece per una struttura in cemento armato che ha permesso di evitare colonne e pilastri e dare alle gallerie l’idea di essere sospese, audacia strutturale inedita per l’epoca. Sono bastati solo due anni per l’edificazione e il 1913 la sala viene inaugurata con la partecipazione di Camille Saint-Saëns.

Interview mit dem Direktor des Theatre des Champs-Elysées dem 51-jährigen Michel Franck. Aufnahmen des 1913 im Jugendstil und Art Deco erbauten Theaters.

Sotto la cupola del soffitto e attorno al mastodontico lampadario di cristallo ci sono dipinti di Maurice Denis su tela su temi musicali: da immagini allegoriche legate alle sinfonie di Beethoven alle eroine di Wagner. Tra il 2005 e il 2008 è stato sottoposto a un accurato restauro dalla Caisse des Dépôts, attuale proprietaria del teatro.

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PETIT THÉÂTRE DE LA REINE


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Petit Théâtre de la Reine

Versailles (1780)

204 posti

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Fu costruito per la regina Maria Antonietta dall’architetto Richard Mique dal giugno 1778 al luglio 1779 al Petit Trianon nel parco del castello di Versailles. Aperto dieci anni dopo il Grand Théâtre, come era chiamata allora l’Opéra Royal, è un luogo segreto, lontano dalla corte e appannaggio delle regine che si sono succedute: Marie-Louise, Marie-Amélie e Eugénie.

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La scena è grande due volte la sala e i macchinari, complessi e dei più moderni all’epoca, sono opera di Boullet dell’Opéra di Parigi e sono esemplari quasi unici di macchine del XVIII secolo. Mentre l’Opéra di Versailles era un teatro di corte dove le rappresentazioni avvenivano in circostanze solenni, questo era un teatro destinato ai parenti e agli amici. Nascosto tra i tigli e le siepi del giardino, la costruzione si presenta come un semplice volume a parallelepipedo col tetto di ardesia e senza decorazioni se non le due colonne ioniche e il frontone triangolare con genio alato.

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L’interno è invece riccamente decorato ma con sculture in cartapesta e gesso e pitture trompe-l’œil. La Regina aveva infatti promesso che la spesa sarebbe stata minima. Fu salvato dai saccheggi della Rivoluzione Francese proprio grazie a questo fatto. Napoleone fece eseguire dei cambiamenti alla sala introducendo l’aquila imperiale nelle decorazioni. Una prima fase di restauri si ebbe tra il 1925 e il 1936 grazie a un lascito dei Rockefeller e una seconda nel 2001. Per ragioni di sicurezza raramente vi si tengono rappresentazioni e il teatro è un museo delle arti e delle tecniche dello spettacolo visitabile durante i mesi estivi.

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OPÉRA BASTILLE

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Opéra Bastille

Parigi (1989)

2700 posti

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L’Opéra Bastille è il secondo teatro dell’Opéra National de Paris insieme al Palais Garnier, che dal 1990 ospita prevalentemente spettacoli di danza e opere barocche. È il più grande teatro d’Europa e il secondo al mondo dopo il Metropolitan Opera House di New York. Costato una somma equivalente a 500 milioni di euro attuali, è stato inaugurato con un concerto diretto da Georges Prêtre il 13 luglio del 1989 dal presidente della Repubblica François Mitterrand, in occasione di una cerimonia alla quale parteciparono i capi di Stato e di governo riuniti in quei giorni a Parigi per il vertice del G7 convocato nella capitale francese in occasione del Bicentenario della Rivoluzione.

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Uno degli elementi fondamentali del progetto di rinnovamento urbanistico della città di Parigi assieme al Grand Louvre e alla Bibliothèque Nationale, l’Opéra Bastille è stata oggetto di polemiche fin dal momento della progettazione. Scartata l’ipotesi della Villette, come area venne prescelto un terreno a Place de la Bastille, nel XII arrondissement, in gran parte occupato da una stazione ferroviaria dismessa, da un vecchio cinema e da una stazione di servizio destinati ad essere demoliti. Trattandosi di una vasta area a forma di pianoforte a coda, era inevitabile che l’inserimento di un edificio di dimensioni così enormi avrebbe presentato complicazioni di ogni sorta.

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Nel 1983 fu indetto un concorso internazionale, in cui furono presentati 756 progetti. A rendere la partita ancora più difficoltosa, contribuirono le pesanti condizioni imposte ai progettisti. La giuria selezionò sei schizzi, che furono sottoposti a Mitterrand in settembre. Questi ne scelse tre senza che se ne conoscessero gli autori. Fu quindi organizzata una seconda selezione in novembre, nel corso della quale si scatenò una lotta dietro le quinte. Da parte di alcuni, si premeva affinché si recuperasse uno dei tre progetti eliminati. Di questi, il più riuscito era certamente quello di Christian de Portzamparc, scartato solo perché prevedeva un allineamento sulla rue de Charenton non conforme alle prescrizioni del concorso.  L’anno successivo, Portzamparc si prenderà la sua rivincita aggiudicandosi la progettazione della Cité de la Musique.

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Fu così che fu prescelto il progetto di Carlos Ott, un uruguaiano trentasettenne a quell’epoca attivo soprattutto in Canada. I risultati del concorso scatenarono polemiche a non finire. A lavori ultimati, le critiche non si contarono: l’inserimento troppo brutale di un edificio mastodontico e sgraziato nel contesto urbano; l’erezione, accanto al portico del nuovo teatro, di una struttura in cemento armato riproducente un edificio settecentesco che si trovava sulla piazza e che fu necessario demolire; l’acustica un po’ fredda della grande sala, curata dagli esperti Helmut Muller e Jean-Paul Vian; l’eccessiva distanza delle poltrone dal palcoscenico, comprese quelle delle prime file; gli scaloni interminabili, e solo quattro ascensori a disposizione degli spettatori; le toilettes esigue e mal distribuite. Ebbero una migliore accoglienza, soprattutto dal punto di vista estetico, la grande sala e i foyer panoramici.

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Il marmo bianco utilizzato per rivestire le pareti del foyer e l’amphithéatre proviene da Verona. Il granito dei rivestimenti della grande sala proviene dalla Bretagna e il legno delle poltrone è ricavato da un albero di pero che si trova in Cina. Le Monde, la grande scultura che si trova nel foyer, è di Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle. Non sono mancati i problemi legati alla manutenzione: dal 1996, i rivestimenti esterni dell’Opéra Bastille hanno incominciato a staccarsi, con grave rischio per l’incolumità dei passanti, tanto che è stato necessario imbrigliare l’intero edificio con delle grosse reti protettive.

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MAGYAR ÁLLAMI OPERAHÁZ

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Magyar Állami Operaház

Budapest (1884)

1260 posti

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L’Opera di Stato Ungherese è situata nel centro di Pest, la parte di città ad est del Danubio. Fu disegnata da Miklós Ybl, una delle figure più importanti dell’architettura ungherese del XIX secolo, che iniziò la sua costruzione nel 1875 sotto l’Imperatore Francesco-Giuseppe e fu inaugurata il 27 settembre 1884.

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Riccamente decorata in stile neo-rinascimentale con elementi barocchi, ha un auditorium con un’ottima acustica. Un lampadario di 3050 kg illumina l’affresco di Károly Lotz che ritrae gli dèi dell’Olimpo.

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Il palcoscenico ai suoi tempi fu uno dei più moderni, con un palco rotante e macchinari idraulici. Il palco reale al centro dei tre ordini di palchi è decorato con sculture che simboleggiano le quattro voci dell’opera – soprano, contralto, tenore e basso.

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Il foyer con colonne di marmo ha soffitti a volta coperti da murali di Bertalan Székely e Mór Than con le nove Muse. Le scalinate sono illuminate da lampade di metallo dorato.

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Sulla facciata vi sono nicchie con statue di eminenti personalità della musica ungherese, tra cui Franz Liszt, ovviamente, e Ferenc Erkel, primo direttore musicale, fondatore dell’Orchestra Filarmonica Ungherese e autore dell’inno nazionale. Successivamente qui ci furono Gustav Mahler, dal 1887 al 1891, e Otto Klemperer, dal 1947 al 1950.

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Nel 1970 l’edificio ha subito un profondo restauro che si è concluso nel 1984, con la riapertura del teatro esattamente 100 anni dopo la sua inaugurazione. È sede di una pregevole stagione di opere, balletti e concerti.

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Rise and Fall of the City Mahagonny

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Kurt Weill, Ascesa e caduta della città di Mahagonny

★★★★☆

Londra, Royal Opera House, 1 aprile 2015

(live streaming)

«Wir brauchen keinen Hurrikan,
wir brauchen keinen Taifun,
denn was er an Schrecken tuen kann,
das können wir selber tun»

Il messaggio di Brecht è profeticamente e tragicamente d’attualità oggi: «Non abbiamo bisogno di tifoni, | non abbiamo bisogno di uragani, | il terrore e la distruzione che scatenano | ce li procuriamo noi stessi»

Il titolo dello spettacolo è in inglese perché in questa lingua è stato tradotto il testo di Bertolt Brecht nel suo primo allestimento alla Royal Opera House. Che contrasto fra i velluti e gli ori della sala del Covent Garden e il crudo messaggio «dell’opera che non poteva essere rappresentata all’Opera»!

Una traduzione inglese era stata la scelta anche della produzione de La Fura dels Baus a Madrid nel 2010 e come per quella edizione valgono qui le stesse riserve: la lingua tedesca originale si adatta meglio alla musica e alla violenza del libretto e anche qui come là ci sono delle voci fin troppo “educate” rispetto a quelle “aspre” dei primi interpreti, come le aveva volute il compositore Kurt Weill per ricreare il cabaret tedesco anni ’20.

La svedese Anne Sofie von Otter abbandona Gluck, Mozart, Strauss e Mahler per calarsi nei panni, e parrucca bicolor, di Leocadia Begbick, la spietata fondatrice e tenutaria di quel gran bordello che è Mahagonny, incarnazione delle bibliche Sodoma a Gomorra. Willard W. White ritorna a interpretare il Trinity Moses di Madrid, ma è la Jenny di Christine Rice la più convincente, straziante com’è il contrasto tra quella voce di velluto e quella parte cinica ben sintetizzata dalla sua “Alabama Song”, ancora oggi una canzone di grande successo.

La direzione di Mark Wigglesworth mette brillantemente in evidenzia sia le asprezze che le ambigue seduzioni cantabili di quel pastiche musicale che è la partitura di Ascesa e caduta della città di Mahagonny e la regia di John Fulljames evidenzia la disperata modernità del lavoro, specchio dell’angoscia dei nostri tempi che, come nel ’29, è in preda ad una crisi che non è solo economica ma anche di valori. Questa allegoria musicale della crudeltà dell’uomo con sé stesso è evidenziata a più riprese dalla messa in scena di Fulljames, che si avvale per la scenografia delle geniali trovate di Es Devlin già ammirate in tanti altri spettacoli. Nella prima parte (atto I) il rimorchio trasportato dai tre fuggitivi si trasforma in container di prostitute, cabina di aereo, palco di Burlesque semplicemente ruotando su sé stesso. Nella seconda parte (atti II e III) un’immane e incombente piramide di container fa da sfondo al processo di Jimmy e alla sua esecuzione. Proiezioni di videografica, oramai sempre più comuni sulle scene delle opere liriche, completano visivamente lo spettacolo.

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TEATRO COLÓN

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Teatro Colón

Buenos Aires (1908)

2487 posti

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L’originario Teatro Colón sorgeva in prossimità della Plaza de Mayo. Costruito su progetto di Carlos E. Pellegrini, aveva una capienza di 2.500 spettatori. Inaugurato nel 1857, il teatro fu chiuso già nel 1888 e attualmente è sede della Banca Centrale Argentina. In seguito alla chiusura del vecchio Teatro Colón, il 20 ottobre 1888 venne promulgata la legge n. 2381 volta ad avviare le procedure per la costruzione di un nuovo teatro che, nell’intento delle autorità, doveva essere inaugurato nel 1892.

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I lavori di costruzione dell’attuale Teatro Colón iniziarono nel 1889 sotto la guida dell’architetto italiano Francesco Tamburini e del suo allievo Vittorio Meano con il finanziamento di Angelo Ferrari, ma si arenarono a causa di problemi politici legati soprattutto all’ubicazione del nuovo edificio. Nel frattempo entrambi gli architetti furono assassinati e i lavori furono completati sotto la supervisione di Julio Dormal. L’inaugurazione ebbe luogo il 25 maggio 1908 con Aida per la Gran Compañía Lírica Italiana di Luigi Mancinelli.

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Con una capienza di 2487 spettatori a sedere (che arriva a 4000 calcolando i posti in piedi), suddivisi in sette livelli, la sala all’italiana ha 32 metri di diametro, 75 di profondità e 28 di altezza in un ambiente eclettico, che combina lo stile italiano e il rococo francese. Nel corso dei suoi oltre cento anni di storia, l’edificio del Teatro venne sempre più deteriorato dal tempo e dagli agenti atmosferici, anche a causa della scarsa manutenzione e dai pochi investimenti.

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Il 25 maggio 2008 il Teatro Colón ha compiuto cento anni, la performance dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Stato di Berlino diretta da Daniel Barenboim, prevista per le celebrazioni del centenario, è avvenuta presso lo stadio della città, poiché il teatro non era pronto a causa dei lavori di restauro. Il 24 maggio 2010 è stata celebrata l’inaugurazione post restauro con un grande spettacolo di animazione 3D sulla facciata, alla quale hanno partecipato migliaia di persone.

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CIVIC OPERA HOUSE

Civic Opera House

Chicago (1929)

3560 posti

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A fine ‘800 Chicago aveva un teatro dell’opera ubicato in un edificio che comprendeva anche uffici per compensare i costi di gestione del teatro. Costruito nel 1884-1885 vide la prima di molti musical prima di venir demolito nel 1913. Anche il successivo Civic Opera House fa parte di un complesso di 45 piani, il Civic Opera Building. Aperto il 4 novembre 1929 nella prima stagione il teatro ha ospitato Camille, libretto e musica di Hamilton Forrest, tratta come La Traviata dalla Dame aux camélias di Dumas, opera di grande successo locale e mai rappresentata al di fuori di Chicago.

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Con i suoi 3560 posti è secondo solo al Metropolitan di New York per capacità. L’interno è un tripudio di Art Déco con dettagli in oro. È al magnate Samuel Insull che si deve l’idea della costruzione dell’auditorium come una grande poltrona, il “trono di Insull” è stata anche chiamata la sala. Gli architetti  Graham, Anderson, Probst & White, responsabili di altri progetti del centro di Chicago commissionarono a  Henry Hering le sculture architettoniche.

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Nel 1993 il teatro fu chiuso per un’ampia opera di restauro che si è conclusa nel 1996. Oggi è la sede del Lyric Opera of Chicago.

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