Rinaldo

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Georg Friedrich Händel, Rinaldo

direzione di Václav Luks

regia di Louise Moaty

29 aprile 2010, Théâtre de Caen

Presentato a Praga allo Stavovské Divadlo, approda a Caen un Rinaldo conforme (?) ai canoni del teatro barocco. Francese è Luise Moaty, qui alla sua prima prova registica d’opera, cèca la parte musicale, con la direzione di Václav Luks, clavicembalista alla guida del Collegium 1704. La vicenda si sviluppa alla luce di candele, costumi e scenografie ispirati alle visioni di Paolo Uccello e Sandro Botticelli, declamazione e gesti sono datati.

«Tutto il dispositivo di illuminazione che caratterizza la pittura occidentale, tra la prospettiva rinascimentale e la rivoluzione di Manet, assume qui realtà e carne. […] Il materiale sviluppato da Louise Moaty non è la psicologia dei personaggi o la letterarietà del libretto, ma il linguaggio del corpo coreografato (qui è fondamentale il contributo di Françoise Denieau che ha il suo culmine nella battaglia della penultima scena) a partire dalle innumerevoli posture che vediamo nella pittura, il disegno e l’incisione – soprattutto del secondo Seicento francese. L’energia che collega le diverse istantanee di questo linguaggio è continua e tesa. Gesti e movimenti misurati e dolci (mai il minimo scatto brusco), a dimensione della corporeità, ci portano magnetizzati a far dialogare i quadri della pittura barocca della nostra memoria con quelli di questo spettacolo; dèi e umani parlano la stessa lingua di posture e gesti. Louise Moaty costruisce la sua drammaturgia sulla scena: quasi mai un fuori campo, ma un quadro in cui si entra e si esce, come in una serie di istantanee pittoriche (da confrontare con la scrittura cinematografica del Charlie Chaplin degli anni ’10). Ecco una realizzazione scenica meditata, ben realizzata e difficilmente dimenticabile, dove la messa in scena non consiste tanto nel far agire gli attori quanto a offrir loro un quadro preciso che la loro natura teatrale saprà più o meno riempire». (Frank Langlois)

Detto ciò, no grazie: preferisco il teatro d’oggi che mantiene vivo Händel e la sua capacità a parlarci, dopo tre secoli, di temi attuali. Per la casa museo so dove andare.

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