Luoghi

TEATRO SCIENTIFICO BIBIENA

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Teatro Scientifico Bibiena

Mantova (1769)

300 posti

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Il luogo dove sorge ora il teatro Scientifico dell’Accademia fu in precedenza occupato da un palazzo di Ferrante I Gonzaga, conte di Guastalla, generale dell’esercito imperiale durante il Sacco di Roma, poi viceré di Sicilia. Il di lui figlio Cesare fondò, nel 1562, ospitandola presso di sé, l’Accademia degli Invaghiti (dal 1610 Accademia degli Invitti, dal 1648 Accademia dei Timidi). L’edificio includeva un piccolo teatro coperto, probabilmente a gradoni, in linea con lo stile dell’epoca. Nel 1767, circa sessant’anni dopo l’inizio della dominazione austriaca, fu proprio l’Accademia dei Timidi a commissionare un nuovo teatro. L’incarico venne commissionato al bolognese Antonio Bibiena, figlio del noto scenografo barocco Ferdinando. Scenografo ed architetto egli stesso, Antonio si era fatto notare nella realizzazione del nuovo teatro di Bologna, inaugurato nel 1763 e, in Mantova, nel disegno della facciata della Chiesa di San Barnaba.DSC00027

Il Bibiena demolì il teatrino cinquecentesco e progettò una scena fissa, alle cui spalle edificò due corridoi sovrapposti a formare un loggiato a due piani. La platea ebbe un disegno a campana. L’ambiente appare finemente decorato: con quattro ordini di palchi, divisi da colonne, quattro nicchie con statue dei mantovani illustri (Gabriele Bertazzolo, Baldassarre Castiglione, Pietro Pomponazzi e Virgilio) e un generale assetto decorativo che produce una sensazione di movimento. Il cantiere venne completato in soli due anni ed il nuovo teatro di Mantova venne inaugurato il 3 dicembre 1769 con la cantata Virgilio e Manto di Luigi Gatti. Venne detto Teatro Scientifico, poiché doveva ospitare riunioni accademiche di istruzione ed educazione, in linea con le finalità dell’Accademia e lo spirito illuministico dell’epoca. Poche settimane dopo l’inaugurazione, il 16 gennaio 1770, ospitò un concerto pianistico del giovane Mozart, non ancora quattordicenne, con arie da concerto e due sinfonie di Mozart stesso. L’edificio suscitò il compiacimento del Mozart padre, il quale scrisse da Mantova alla moglie: «Oggi ho visto il teatro più bello del mondo».

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Con decreto dell’Imperatrice il 9 novembre 1767 l’Accademia dei Timidi venne assorbita nella neonata Reale Accademia di scienze e di belle lettere (diverrà Accademia Nazionale Virgiliana sotto Napoleone): una vera e propria università cui vennero aggregate, in quegli anni, le accademie di pittura, scultura ed architettura, la filarmonica, la ‘colonia di arti e mestieri’ e la accademia agraria. Si decise, quindi, di ricostruire anche l’antico palazzo che ospitava il nuovo teatro. Venne indetto un concorso cui parteciparono il mantovano Gaetano Crevola, il bolognese Antonio Bibiena, l’autore del teatro e l’architetto reale Giuseppe Piermarini. Quest’ultimo vinse e realizzò, nel 1770, il disegno, poi realizzato, nel 1773-75 dal veronese Paolo Pozzo. Essi realizzarono un’opera con una sobria facciata di gusto neoclassico estesa anche al teatro senza, tuttavia, intervenire sull’interno dello stesso, che conservò le originarie fattezze barocche.

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MARIINSKIJ II

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Mariinskij II

San Pietroburgo (2013)

2000 posti

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Proprio dietro l’edificio originale, sull’altra sponda del canale Kryukov, si erge oggi il Mariinskij II: una moderna struttura di vetro e cemento caratterizzata dal massiccio impiego di una pregiata varietà di onice color miele. Il progetto prevede che la sala da concerti sia “avvolta” da pareti di onice che hanno richiesto l’impiego di 1.500 metri quadrati della pietra semipreziosa. Procurarsi una simile quantità non è stato facile e ha obbligato il cantiere a farlo arrivare dall’Italia, dall’Iran, dalla Macedonia e dalla Turchia. Viste le imponenti dimensioni del teatro, l’onice è chiaramente visibile anche dal lato opposto della strada, attraverso la facciata di vetro dell’edificio.

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L’architetto canadese Jack Diamond ha definito il nuovo Mariinskij «una chiesa della musica». La sala è stata progettata in modo da favorire al massimo la resa acustica. A questo scopo è stato chiesto l’intervento della tedesca Müller-BBM, che vanta una grande esperienza, avendo collaborato tra l’altro all’allestimento acustico dell’auditorium di Bregenz, del Teatro Bolshoj di Mosca e della Bundestag tedesca.

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I pavimenti di legno conferiscono alla sala un suono eccellente. Il nuovo teatro conta inoltre solo tre balconate al posto delle solite quattro o cinque, e questo contribuisce a renderne l’atmosfera più raccolta e a dare al pubblico la sensazione di un incontro più ravvicinato con cantanti e musicisti.

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Questa “cattedrale” ha una storia breve ma già piuttosto tumultuosa. La decisione di costruire un nuovo Mariinskij venne presa nel 2003. A imporsi su tutti gli altri candidati fu l’architetto californiano Eric Owen, al quale fu affidato il progetto. In seguito i lavori furono interrotti per problemi economici e l’incarico passò all’architetto francese Dominique Perrault. Questi gettò le fondamenta del suo progetto, che prevedeva la costruzione di un enorme uovo dorato. L’idea non convinse Valerij Gergiev, che recentemente, durante una conferenza stampa, ha ricordato con tono sprezzante di «aver capito a un certo punto che non avevamo bisogno di qualcuno che si cimentasse nella costruzione di un teatro, ma di qualcuno che sapesse come se ne costruisce uno».

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Fu allora chiamato l’architetto canadese Jack Diamond, di cui Gergiev aveva visitato e ammirato alcuni lavori: la Symphony Hall di Montreal e il Four Seasons Centre for the Perfoming Arts di Toronto, rimanendo colpito dalla loro acustica. Era proprio quello di cui San Pietroburgo aveva bisogno. Diamond progettò una sala da concerti da duemila posti, da adattare alle fondamenta già esistenti. Il Mariinskij II può facilmente ospitare sino a tre rappresentazioni al giorno. Il vecchio Mariinskij è diventato la sede di elezione per il balletto.

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Russia Mariinsky Theatre New Stage

MARIINSKIJ TEATR

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Mariinskij Teatr

San Pietroburgo (1860)

1625 posti

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L’Opera Imperiale esisteva a San Pietroburgo fin dal 1783 grazie al patronato di Caterina la Grande. Sul sito di un circo equestre venne costruito dall’architetto Alberto Cavos un teatro dell’opera che allora aveva il palcoscenico più grande al mondo. Inaugurato il 2 ottobre 1860 con Una vita per lo Zar  il teatro Mariinskij (Мариинский театр) aveva preso il nome dalla imperatrice Maria Alexandrovna, moglie dello zar Alessandro II. Il nome è cambiato molte volte per riflettere il clima politico e storico del suo tempo.

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Nel 1885, il teatro ha subito un intervento, per mano dell’architetto Viktor Schröter, volto ad ampliare gli spazi esistenti: è stata costruita una nuova ala, a tre piani, adibita a laboratori teatrali e a sale prove, nonché per ospitare l’impianto elettrico e di riscaldamento. Nove anni dopo, sempre sotto la direzione di Viktor Schröter, sono state sostituite le travi in legno e ampliato il foyer e le ali laterali.

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Il teatro è stato il luogo in cui le più importanti opere musicali russe hanno visto il proprio debutto. Tra queste si ricorda: Boris Godunov di Modest Petrovič Musorgskij nel 1874, nonché le più importanti opere di Čajkovskij: La dama di picche nel 1890, Iolanta nel 1892 e i suoi balletti. Anche La forza del destino di Giuseppe Verdi è stata qui rappresentata in prima assoluta il 10 novembre 1862. Nel 1909 avvenne la prima assoluta di Il gallo d’oro di Nikolaj Rimskij-Korsakov. Nel 1988 Valerij Gergiev è stato nominato direttore artistico del teatro e nel 1996 il governo centrale gli ha conferito la carica di direttore artistico e generale, ossia il completo controllo amministrativo e musicale del grande e prestigioso teatro d’opera.

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Proprio dietro, separato da uno dei tanti canali di questa splendida città, è sorto nel 2013 il nuovo Mariinskij II, il modernissimo edificio che raddoppia lo spazio dedicato al teatro musicale: nello storico edifico verdolino si concentrano gli spettacoli di balletto, in quello di onice e cristallo quelli lirici.

THÉÂTRE DU CHATEAU

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Théâtre du Chateau

Chimay (1863)

200 posti

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L’attuale teatro del castello di Chimay, costruito nel 1863 da Le Fuel et Cambon, sostituisce quello di inizio secolo voluto dall’ex-Madame Tallien diventata principessa di Chimay. È una replica in miniatura di quello di Luigi XV nel castello di  Fontainebleau
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Restaurato nel 1991 ospita regolarmente spettacoli e concerti di musica barocca.chimay-gross

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KONINKLIJKE VLAAMSE OPERA

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Koninklijke Vlaamse Opera

Antwerp (1907)

1081 posti

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Le due maggiori città fiamminghe, Anversa e Gand, fino al 1981 avevano due diverse compagnie d’opera allorché si fusero in una sola, la Vlaamse Opera. Ora le stesse produzioni vengono presentate nei due edifici storici delle città. Ad Anversa fino al 1899 per le produzioni in lingua francese si utilizzava il Bourlaschouwburg, mentre per quelle in lingua fiamminga si decise di costruire un nuovo teatro più capiente.  Chiuso nel 2004 per restauro, si aprì nel 2007 in tempo per il centenario.

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Il progetto del Vlaams Lyrisch Theater, come allora venne chiamato, si deve all’architetto Alexis Van Mechelen. Iniziati i lavori nel 1904, l’edificio venne inaugurato nel 1907 con De Herbergprinses di Jan Blockx. La spesa sostenuta e lo stile neo-barocco della facciata con elementi Beaux-Arts e considerata troppo francese furono motivi di aspre critiche. Il teatro era molto moderno per l’epoca: l’illuminazione elettrica, il riscaldamento e l’unico foyer per ricchi e borghesi furono molto apprezzati. L’interno non è eccessivamente decorato a stucchi con un soffitto dipinto da un artista locale, Karel Mertens, ed è intitolato Il ritmo, una figura maschile attorniata dalle nove Muse. Il foyer con colonne di marmo rosa ha un soffitto dipinto tra il 1909 e il 1914 da Emile Vloors.

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TEATRO GRANDE

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Teatro Grande

Brescia (1810)

922 posti

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Il teatro vero e proprio sorge sul luogo di un primo teatro pubblico, costruito intorno al 1664. Esso, a sua volta, si era sviluppato sull’area concessa, nel 1643 dalla Repubblica di Venezia all’Accademia degli Erranti che vi edificò la propria sede. La costruzione era inizialmente delimitata dalle mura meridionali della cittadella. L’Accademia riuniva la nobiltà cittadina in varie attività di esercizio equestre e di scherma, matematica, morale e ballo. Il palazzo era composto da una vasta sala superiore, raggiunta da un maestoso scalone, e da un portico al pian terreno. Il porticato circondava un’area che gli accademici utilizzavano come maneggio, poi adattata a teatro con due interventi, nel 1664 e nel 1710. Il teatro del 1664 venne rifatto nel 1735-39 dall’architetto Manfredi, con la collaborazione di Antonio Righini e Antonio Cugini, due noti scenografi ed architetti teatrali dell’ambito dei Bibbiena padre e figlio.

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Nel 1745 al portale seicentesco vennero aggiunte due aperture minori, che conducono ad una scalinata ed all’atrio. Nel 1760-69 venne aggiunto un ridotto, quale sala accademica degli Erranti, in stile rococò, realizzato dall’architetto Antonio Marchetti. Sulle pareti, Zugno raffigura personaggi in costume dell’epoca, dediti ad attività musicali o intenti alla conversazione, bevendo cioccolata e indossando maschere. Sul grandioso soffitto, delimitato da una balconata mistilinea di grande effetto scenografico, lo stesso Zugno – allievo di Giambattista Tiepolo – dipinge figure allegoriche celebrative delle Arti e delle Scienze che venivano coltivate in seno all’Accademia degli Erranti: al centro, il dio Apollo si protende verso il cielo mentre, sulle nubi ai suoi piedi, Brescia in veste di Minerva è circondata dall’Astronomia, dalla Storia, dalla Musica e dal Commercio. Nel 1780 venne aggiunto un nuovo porticato, realizzato dagli architetti Antonio Vigliani e Gaspare Turbini. Nel 1789, lo stesso Turbini ridisegnò la facciata conservando, della preesistente opera seicentesca, tre finestroni sul fronte verso corso Zanardelli.

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La vecchia sala venne demolita e dal 1809 l’architetto Luigi Canonica, tra i maggiori progettisti teatrali dell’epoca, ne avviò la ricostruzione secondo il consolidato schema a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi; solo nel 1904, i due superiori furono trasformati in galleria e loggione. La nuova sala fu inaugurata nel 1810, con un grande spettacolo operisitico musicato per l’occasione da Simone Mayr. La decorazione, opera di Giuseppe Teosa, rappresentava un’allegoria delle vittorie di Napoleone e lunghe teorie di putti danzanti, distrutti durante i rifacimenti della fine del secolo. Il palco reale mantiene ancora le decorazioni originarie – i motivi egizi delle sfingi e delle palmette, così care alla moda dell’epoca – e la sovrapporta raffigurante l’Allegoria della Notte, dipinta da Domenico Vantini. Nel 1862 lo scenografo parmigiano Magnani disegnò una nuova decorazione della sala, con fastosi ornati neobarocchi, mentre la volta veniva affrescata dal pittore Campini.

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Nel 1894 il ridotto venne ritoccato dal Tagliaferri, che ‘rifece l’antico’, come usava all’epoca: egli aggiunse specchiere e putti in gesso ad opera di Francesco Gusneri e statue affrescate di Bortolo Schermini. Nel 1912 il teatro viene riconosciuto come monumento nazionale. Nel 1914 lo scalone d’ingresso venne decorato dal pittore bresciano Gaetano Cresseri con due grandi affreschi monocromi rappresentanti La tragedia e La commedia.

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Nel 2002 venne aggiunto, alla Sala delle Statue, il terzo busto di bronzo raffigurante il pianista bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, in occasione del settimo anniversario della morte dell’artista. Sempre in sua memoria, ogni anno in teatro ha luogo il famoso festival pianistico internazionale che da sempre richiama l’attenzione degli appassionati di tutto il mondo.

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TEATRO FILARMONICO

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Teatro Filarmonico

Verona (1732)

1200 posti

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Verona necessitava all’inizio del Settecento di un nuovo e stabile teatro lirico e fu così deciso di costruirne uno all’altezza della città, su iniziativa del marchese Scipione Maffei. Si scelse la struttura all’italiana, con una vasta platea ed ordini di palchi sovrapposti. Per la progettazione fu convocato l’architetto teatrale al tempo più celebre: Francesco Galli da Bibiena. I lavori iniziarono nel 1716, e durarono 13 anni. Da tutta Europa giungevano incisori e pittori per riprodurlo, poiché all’epoca era sicuramente fra i più moderni ed innovativi. Finalmente fu inaugurato la sera del 6 gennaio 1732, con il dramma pastorale La Fida Ninfa di Antonio Vivaldi, su libretto dello stesso Scipione Maffei. La stagione operistica divenne celeberrima e le rappresentazioni portavano affari d’oro, pur non essendo Verona una capitale di uno stato o una sede di una corte o di un principe. Il 21 gennaio 1749 si propagò un incendio nel teatro. Ricostruito con alcuni cambiamenti, fu inaugurato una seconda volta nel 1754 con l’opera Lucio Vero del napoletano Davide Perez. L’opera ebbe uno scarso successo.

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La notte del 23 febbraio 1945 il teatro crollò sotto i bombardamenti anglo-americani. L’accademia filarmonica annunciò che avrebbe cercato di ricostruire il teatro esattamente com’era prima. I lavori durarono parecchio tempo: il teatro fu inaugurato di nuovo nel 1975 con l’opera Falstaff, ossia Le tre burle di Antonio Salieri. Tuttora il teatro ospita nella stagione invernale opere, balletti e concerti. Nel 1978 vi fu un’importante prima esecuzione in epoca moderna dell’Orlando furioso di Antonio Vivaldi, con Marilyn Horne nel ruolo di Orlando, la regia di Pier Luigi Pizzi e la direzione di Claudio Scimone. Nel 2008 ha ospitato la prima italiana di Nixon in China e nel 2009 si tenne la prima rappresentazione in tempi moderni di Il mondo alla rovescia di Antonio Salieri.

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La struttura attuale del teatro è il risultato della ristrutturazione avvenuta dopo la seconda guerra mondiale. Le linee attuali sono il frutto della ripresa dei disegni originari di Francesco Galli da Bibiena. Il teatro in principio era composto da una sale all’italiana a cinque ordini di palchi decorati da foglie e conchiglie dorate a oro fino digradanti verso il palco per dare una buona visuale a tutti gli spettatori (accorgimento all’epoca d’avanguardia). Il palcoscenico aveva un’apertura laterale del proscenio così da essere diviso in tre parti (cosa ripetuta solo poi nel teatro di Imola). Dopo l’incendio del 1749 si apportarono alcune modifiche: venne ridotto il proscenio chiudendo le aperture laterali, si restrinsero i boccascena, si aggiunsero i palchi di proscenio, venne eliminata la digradazione dei palchi e vennero modificate le decorazioni. Ora il teatro è a tre ordini di palchi (ognuno con una decorazione dorata differente), una balconata ed una galleria. È stata ripresa anche la sistemazione digradante dei palchi. Il ridotto del teatro Filarmonico viene anche chiamato “sala degli Specchi” per le numerose decorazioni dorate e i molti specchi che lo decorano.

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La sala Maffeiana è l’unica parte intatta dell’originario edificio del teatro: sopravvisse infatti a tutti e due i disastri che colpirono il Filarmonico. Infatti dopo essere stata ripulita dal fumo, divenne il ridotto per il nuovo teatro inaugurato nel 1754, per essere utilizzata anche per attività culturali. Il 5 gennaio 1770 vi si tenne l’esibizione pianistica di Wolfgang Amadeus Mozart che stupì tutti gli accademici dell’Accademia Filarmonica al punto che il giovane musicista fu dichiarato maestro onorario. Tra il 1777 e il 1779, il ridotto fu consolidato e abbellito con l’affresco e le decorazioni del pittore bolognese Filippo Maccari (1725-1800), in cui nell’Ottocento, furono aggiunti il pavimento in legno e il lampadario. All’inizio il nome della sala era diverso, veniva infatti chiamata Gran Sala ed era, insieme al pronao antistante, l’unica opera compiuta di un progetto per un teatro antecedente a quello del Bibbiena. Fu dedicata in un secondo momento a Scipione Maffei per i suoi meriti verso il teatro, la cultura e l’intera città di Verona.

Il Filarmonico ha ben tre ingressi differenti per il pubblico: uno che dà su Via Roma, un altro su Via dei Mutilati e un terzo, il più imponente, dalla corte del Museo Lapidario Maffeiano.

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TEATRO PONCHIELLI

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Teatro Ponchielli

Cremona (1808)

1250 posti

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Anticamente Cremona disponeva di un Teatro Rangoni/Ariberti edificato nel 1670 e attivo fino al 1717. Da allora le rappresentazioni di svolsero in sale provvisorie. Nel 1733 un gruppo di nobili e patrizi stabilì di dotare la città di un nuovo teatro. Solo nel 1745 il marchese Giuseppe Lodi Mora mise a disposizione un appezzamento nella contrada di San Bartolomeo mentre i fondi venivano forniti dal nobile G.B. Nazari, che ne sarebbe divenuto il proprietario. L’incarico della progettazione venne affidato a Giovanni Battista Zaist, architetto cremonese che faceva parte della cerchia del Bibiena. Venne inaugurato il 28 dicembre 1747 con il melodramma Orazio del napoletano Pietro Auletta. Le stagioni erano organizzate, normalmente, nel periodo di carnevale, ma a decorrere dal 1755 non mancarono stagioni di primavera, dal 1774 stagioni estive, dal 1778 stagioni autunnali.

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Era chiamato Teatro Nazari, dal nome del proprietario, ma mutò nome nel 1785 in Teatro della Società o della Nobile Associazione, allorché, dopo la morte del marchese Nazari (1784), venne acquistato da un gruppo di nobili e patrizi (una “Società di dodici Cavalieri”), che si divisero la proprietà in qualità di palchettisti, in conformità con quanto accadeva nei molti teatri costruiti sino alla metà dell’800. Ciò pose fine ad una annosa polemica fra i proprietari e i palchettisti, che figuravano nella mera veste di inquilini e lamentavano l’alto costo della cosiddetta ‘tratta’, ovvero la tassa che ogni palchettista era tenuto a pagare per l’allestimento delle stagioni.

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Il 20 gennaio 1770 il giovane Mozart, accompagnato dal padre, assistette alla rappresentazione del melodramma La Clemenza di Tito del napoletano Valentini. ll Teatro della Società venne attaccato, nei primi anni dell’ottocento, da due incendi, il secondo dei quali, nel 1806, lo ridusse quasi in cenere. Venne subito programmata la ricostruzione affidandola al più noto architetto teatrale del momento, Luigi Canonica, che realizzò una sala a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e galleria e uno dei palcoscenici maggiori d’Italia. Esso prese il nome di Teatro della Concordia. La notte del 6 gennaio 1824 un nuovo incendio distrusse parzialmente la struttura, ripristinata dai cremonesi Rodi e Voghera. Essi rifecero quanto distrutto, allargando notevolmente il palcoscenico. Nel teatro è conservato lo storico sipario dipinto da Antonio Rizzi raffigurante la musica nelle sue manifestazioni.

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Dopo la morte di Amilcare Ponchielli, il noto musicista cremonese (insieme ad Antonio Stradivari e Claudio Monteverdi), avvenuta a Milano il 16 gennaio 1886, il teatro si chiamò Concordia-Ponchielli, per poi assumere, il 12 marzo 1907, la denominazione, per ora, definitiva di Teatro Amilcare Ponchielli.  Il Comune ne acquisì la proprietà nel 1986, iniziando nel 1989 radicali lavori di restauro e di adeguamento tecnologico.

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TEATRO PERGOLESI

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Teatro Pergolesi

Jesi (1798)

712 posti

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A sostituzione del vecchio Teatro del Leone (1731), ormai non più adeguato alle esigenze dell’epoca, venne iniziata la costruzione dell’allora Teatro della Concordia nel 1790 per volere della società di condomini costituita da 54 nobili Jesini con il sostegno del Governatore Pontificio. Il progetto originale fu affidato all’architetto fanese Francesco Maria Ciaraffoni, ma venne ampiamente rivisto dall’architetto imolese Cosimo Morelli, uno dei più rinomati specialisti dell’epoca nella progettazione teatrale. Morelli provvide ad allargare la pianta ed il boccascena e diede la definizione dell’ampia curva ellittica della sala, da cui dipende la sua ottima acustica. Inoltre rivide il disegno della facciata creando un alto basamento a bugnato liscio con un motivo ad arcate in asse con le finestre a timpano dei piani superiori.

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La decorazione interna venne affidata a due famosi artisti neoclassici: l’architetto Giovanni Antonio Antolini (autore del progetto del “Foro Bonaparte” di Milano, mai realizzato), al quale spettò la progettazione scenico-arredativa del teatro, e il pittore Felice Giani, che insieme all’ornatista Gaetano Bertolani dipinse le “Storie di Apollo” sulla volta della sala. Il teatro venne inaugurato nel carnevale del 1798, non alla presenza dei nobili finanziatori quanto del popolo e dei giacobini, che nel frattempo avevano invaso la città in seguito alla vittoria napoleonica e al trattato di Campoformio. Per l’occasione vennero rappresentate tre operine, di cui due di Marcos António Portugal Lo spazzacamino principe e Le confusioni della somiglianza ossia Li due gobbi e la terza La capricciosa corretta di Vicente Martín y Soler. Successivamente fu aggiunto il fascione che sovrasta il cornicione e che reca al centro l’orologio in pietra con l’aquila federiciana e due cornucopie donate da Massimiliano di Beauharnais nel 1839, in seguito alla calorosa accoglienza ricevuta l’anno prima durante la sua visita a Jesi.

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Nel 1856 venne realizzato dal pittore jesino Luigi Mancini il sipario storico con L’ingresso di Federico II a Jesi, dove il grande imperatore svevo era nato nel 1194. Nel 1883 il teatro perse la denominazione di Teatro della Concordia per prendere quella definitiva di Giovanni Battista Pergolesi, in omaggio al celebre compositore nato nella stessa Jesi nel 1710. Dal 1929 il teatro è diventato di proprietà del Comune e nel 1968 ha ottenuto il riconoscimento di Teatro di Tradizione.