Luoghi

ROYAL OPERA HOUSE

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Royal Opera House “Covent Garden”

Londra (1858)

2260 posti

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L’edificio originario, risalente al 1732, nacque come Her Majesty’s Opera House. Adibito a teatro di prosa, all’inizio prese il nome semplicemente dal luogo in cui sorgeva, ossia Covent Garden, e tutt’oggi è ancora possibile sentirlo chiamare in tal modo.  Il nome di Royal Opera House gli fu dato nel 1892.

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L’attuale edificio è il terzo a causa degli incendi che il teatro ha subito. Il 19 settembre 1808 un primo  incendio distrugge il teatro. L’edificio fu ricostruito una prima volta il 18 settembre 1809 e, sin dall’inizio, vi furono messe in scena prevalentemente opere di tradizione italiana. Dopo dei lavori di ristrutturazione viene riaperto il 6 aprile 1847 come Royal Italian Opera con la Semiramide di Rossini. L’edificio venne nuovamente distrutto da un incendio nel 1856 e rimpiazzato dalla struttura attuale nel giro di due anni riaprendo il 15 maggio 1858 con Les Huguenots di Meyerbeer. La facciata, il foyer e l’auditorio risalgono al 1858, ma gli altri elementi della complessa costruzione sono degli anni 1990.

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Al complesso è stato aggiunto un nuovo teatro studio, il Linbury, così come ulteriori spazi per il pubblico, come l’annessa vecchia Floral Hall, che era stata usata come magazzino degli scenari prima del restauro. Ora il complesso è tra i più tecnicamente avanzati in Europa e ospita una delle maggiori stagioni di opera e balletto  del mondo.

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THÉÂTRE ROYAL DE LA MONNAIE

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Théâtre Royal de la Monnaie

Bruxelles (1856)

1700 posti

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Koninklijke Muntschouwburg (de Munt) in fiammingo o Théâtre Royal de la Monnaie (la Monnaie) in francese hanno il significato di Teatro Reale della Zecca. L’attuale edificio è il terzo teatro costruito su quel sito. Il prospetto risale al 1818 ma è stato ristrutturato nel 1856 e poi ancora nel 1986. Il foyer e la sala sono stati costruiti nel 1856, ma quasi tutti gli elementi dell’attuale struttura sono stati rinnovati negli anni ottanta. Il primo teatro pubblico permanente per l’opera di Bruxelles venne costruito fra il 1695 ed il 1700 dagli architetti veneziani Paolo e Pietro Bezzi, a seguito di un piano di ricostruzione successivo al bombardamento di Bruxelles del 1695 da parte dell’esercito francese di Luigi XIV. Esso venne costruito sul sito della vecchia zecca di Stato e il nome di questo sito rimase collegato al teatro per i secoli a venire. Napoleone, in visita a Bruxelles, giudicò il vecchio Teatro in condizioni troppo cattive per uno dei maggiori teatri dell’Impero. Egli diede ordine di ricostruire il teatro in stile più monumentale, degno di una delle città più importanti dell’Impero, ma nulla fu fatto durante il suo regno. Finalmente il progetto andò in porto sotto gli auspici del nuovo Regno Unito dei Paesi Bassi ed il vecchio edificio venne demolito nel 1818.

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Il vecchio teatro venne sostituito da un nuovo edificio in stile neoclassico, disegnato dall’architetto francese Louis Damesme. De Munt avrebbe giocato un ruolo preminente nella formazione del Regno del Belgio. L’opera La muta di Portici di Daniel Auber venne programmata nell’agosto 1830, dopo che era stata vietata da re Guglielmo II per il suo contenuto incitante alla rivolta. Alla rappresentazione di quest’opera, la sera del 25 agosto 1830, si scatenò una rivolta che costituì la scintilla che fece scattare la rivoluzione belga, che condusse poi all’indipendenza del Belgio. L’edificio del Damesme continuò ad essere utilizzato per oltre un ventennio come maggior teatro d’opera del Belgio, prima che venisse raso al suolo da un pauroso incendio, avvenuto il 21 gennaio del 1855, che lasciò in piedi soltanto le pareti esterne e la facciata. Dopo l’incendio del gennaio 1855 il teatro venne ricostruito, su disegno di Joseph Poelaert, nel giro di quattordici mesi. La sala, con 1.200 posti, ed il foyer vennero decorati nell’allora popolare stile eclettico, una mistura di neo-barocco, neo-rococo e neo-rinascimentale. Il nuovo teatro aprì il 25 marzo 1856 con l’opera Jaguarita l’Indienne di Fromental Halévy.

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A seguito di un difetto nella costruzione delle fondazioni si rese subito necessario un intervento sui lavori di Poelaert. Seguirono poi alcuni lavori all’inizio del XX secolo e intorno agli anni cinquanta venne realizzato un nuovo edificio scenico. Nel 1985 fu deciso un rinnovamento generale del teatro. Venne innalzato il tetto di quattro metri, e allungato il palcoscenico al di fuori dell’area dell’edificio. I colori della sala, fra i quali primeggiava il rosso e l’oro, rimasero pressoché identici. Gli affreschi del soffitto vennero rimossi per essere restaurati e rimessi in sito soltanto nel 1999. Essi vennero sostituiti da una copia temporanei dai colori molto più brillanti dipinta direttamente sul soffitto di stucco. La sala d’ingresso ed il grande scalone subirono un rifacimento integrale, anche se con caratteristiche originali come il monumento di Paul Dubois del direttore musicale Dupont (1910) ed un numero di dipinti monumentali (1907-1933) di Emile Fabry, che vennero mantenuti. L’architetto Charles Vandenhove di Liegi realizzò una nuova concezione architettonica per l’ingresso nel 1985-86. Egli chiese a due artisti americani di dare il loro contributo: Sol Lewitt disegnò un pavimento in marmo bianco e nero, mentre Sam Frencis dipinse un triptych montato al soffitto. Vandenhove disegnò anche una nuova decorazione interna per il Salon Royal, una stanza di ricevimento connessa al palco reale. Per questo progetto collaborò con l’artista francese Daniel Buren. Con una capienza elevata a 1.700 posti il teatro venne inaugurato il 12 novembre 1986 con l’esecuzione della Sinfonia No. 9 di Beethoven. Negli ultimi tre decenni la de Munt/la Monnaie ha guadagnato la reputazione di uno dei maggiori teatri d’opera d’Europa, grazie al lavoro dei direttori che si sono succeduti, ovvero Gérard Mortier, Bernard Foccroulle ed il direttore musicale Antonio Pappano.

TEATRO REGIO

Teatro Regio

Parma (1829)

1090 posti

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La duchessa Maria Luigia (del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla) e sostenitrice della grande tradizione musicale decise che il teatro Farnese era inadeguato alle esigenze della città. Nacque così, sul terreno già appartenuto al monastero di S. Alessandro e su progetto dell’architetto di corte Nicola Bettoli, il Nuovo Ducale Teatro, da 1.800 posti, la cui costruzione iniziò nel 1821 e si concluse dopo otto anni. Fu inaugurato con scarso successo il 16 maggio 1829, con l’opera Zaira appositamente composta da Vincenzo Bellini, in presenza della Duchessa. Nell’Ottocento la sala grande del teatro presentava delle sostanziali differenze rispetto alla struttura attuale: il palcoscenico si spingeva per qualche metro all’interno della sala nel luogo che oggi è riservato all’orchestra, che a quel tempo occupava la zona designata per le prime file della platea. Nel 1847, con la morte di Maria Luigia e con il passaggio sotto il ducato dei Borboni, il teatro cambia nome, nel 1849 Teatro Reale e poi dal 1860 Teatro Regio.

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Nel 1853 vennero attuate da Carlo III di Parma delle opere di rifacimento, affidate a Girolamo Magnani. Il soffitto del teatro fu decorato da Giovan Battista Borghesi con figure dei più grandi drammaturghi, quali Seneca, Goldoni, Alfieri, Euripide, Plauto, Aristofane e Metastasio. Lo stesso artista dipinse sul sipario l’allegoria Trionfo della Sapienza, rappresentazione del governo di Maria Luigia, la cui figura appare nell’immagine centrale di Minerva. L’illuminazione è assicurata da un enorme lampadario del peso di 1.100 kg, che fu fabbricato a Parigi e poi portato a Parma nella seconda metà dell’Ottocento. Oltre a questo sono presenti piccoli lampadari in corrispondenza di ogni palco. La luminosità è crescente verso la platea e regolabile linearmente in intensità così da attribuire suggestivi effetti di illuminazione.

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Una scalinata porta alla Sala del Ridotto, dov’era il trono di Maria Luigia, che poteva accedervi direttamente dalle stanze del Palazzo Ducale. Questo è attualmente sede di piccoli concerti e rappresentazioni soliste e decorato con affreschi di Giovan Battista Azzi ed Alessandro Cocchi per la volta, nonché di fregi sulle pareti di Stanislao Campana.

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Il Teatro Regio di Parma è considerato uno tra i più importanti teatri di tradizione in Italia grazie alla qualità dei suoi allestimenti, la notorietà dei cantanti e dei direttori d’orchestra. Sebbene non sia così internazionalmente conosciuto come La Scala di MilanoLa Fenice di Venezia, viene considerato uno dei veri rappresentanti della tradizione operistica italiana.

TEATRO MUNICIPALE VALLI

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Teatro Municipale Valli

Reggio Emilia (1857)

1150 posti

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L’imponente fabbrica del Teatro Municipale copre un’area di quasi quattromila metri quadrati e sorge su una delle più importanti piazze cittadine, sulla quale si affacciano l’altro teatro cittadino, il Teatro Ariosto, la Galleria San Rocco e i Giardini Pubblici. L’edificio teatrale è stato costruito negli anni 1852-1857. Presenta una facciata neoclassica su due ordini con colonne tuscaniche in granito al piano terra e paraste ioniche al primo piano. Sulla trabeazione sono poste statue allegoriche. La sala interna si presenta come un tradizionale teatro d’opera italiano, con pianta a ferro di cavallo,  quattro ordini con 106 palchetti, il palco reale e una loggia. La sala aveva una capacità media di 1.609 spettatori (oggi ridotti a 1.150). Il teatro fu inaugurato il 21 aprile 1857 con l’opera Vittor Pisani del musicista Achille Peri.

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Nella sala che ha forma ellittica prevalgono il bianco e l’oro. I dipinti allegorici del soffitto, da cui pende il lampadario di cristallo, sono opera di Domenico Pellizzi, artista reggiano, con allegorie del melodramma, della commedia, della tragedia e infine della coreografia. Il sipario fu dipinto da Alfonso Chierici che vi espresse II Genio delle Arti che loro addita i più chiari uomini d’Italia perché in essi si inspirino e risorgano. Nel cartone il pittore aveva alluso all’Italia, ma il duca, non apprezzando il riferimento risorgimentale, fece dipingere un genio con la fiaccola rivolta verso il basso. Il lato sinistro del palcoscenico ospita il pregevole organo Montesanti del 1815.

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L’atrio ha forma di ottagono allungato, con colonne e decori, fra cui le dodici Baccanti della volta (opera di Giuseppe Ugolini) e medaglie con putti a chiaroscuro (del Magnani). I busti ai lati dell’ingresso rappresentano Cesare Pariati, scrittore melodrammatico e Francesco Fontanesi, rinnovatore della scenografia. Al sommo dello scalone che conduce al ridotto (dove aveva sede la Società del Casino, ora in Palazzo Tirelli) è il busto di Ludovico Ariosto di Ilario Bedotti. Dal 1980 il teatro è intitolato all’attore reggiano Romolo Valli.

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TEATRO NUOVO

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Teatro Nuovo “Giancarlo Menotti”

Spoleto (1864)

800 posti

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La struttura fu fortemente voluta dalla borghesia spoletina, che riteneva l’altro teatro all’italiana esistente (l’attuale Teatro Caio Melisso) troppo piccolo e obsoleto per l’epoca. I lavori furono in gran parte finanziati da Filippo Marignoli, mentre la progettazione dell’edificio fu affidata all’ingegnere marchigiano Ireneo Aleandri e, per creare lo spazio necessario ad ospitare il futuro teatro nel centro storico, furono demoliti una chiesa e un monastero. Il teatro fu inaugurato il 3 agosto del 1864. La sala è a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e un loggione. L’ampiezza del boccascena misura 12,5 metri, mentre l’ampiezza del palcoscenico misura 25 metri. Le decorazioni furono curate dall’artista romano Luigi Masella. Il sipario fu dipinto da Francesco Coghetti e rappresenta Annibale sconfitto sotto le mura di Spoleto.

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Nella seconda metà degli anni novanta del XX sec. inizia l’opera di restauro: l’intera struttura è stata interessata da lavori di rifacimento della copertura, di adeguamento alle norme di sicurezza, di rifacimento di tutte le tipologie d’impianti tecnici presenti e del completo restauro delle decorazioni. L’ultima fase dei restauri ha comportato una chiusura della struttura per 3 anni, restituita alla cittadinanza solo nel 2007. Particolare rilevante del teatro è la straordinaria acustica della sala. Nel 2010 è stato ribattezzato Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, in memoria del maestro librettista, compositore nonché fondatore del Festival dei Due Mondi.

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TEATRO CAIO MELISSO

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Teatro Caio Melisso

Spoleto (1880)

300 posti

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Il teatro ha sede in Piazza del Duomo ed è parte successiva (la costruzione risale al 1667) dell’edificio del Palazzo della Signoria, sorto nel 1419, su iniziativa dell’Accademia degli Ottusi. Era il primo teatro pubblico italiano, uno fra i più antichi teatri italiani, costruito su di una struttura interamente lignea, con quattro ordini di palchi, denominato “Nobile Teatro di Spoleto“. Nel 1751 viene arricchito di decorazione pittoriche, sipari e scene di pregevole fattura; Nicolò Jommelli mette in musica, espressamente per l’apertura, il melodramma Ipermestra di Pietro Metastasio; nel 1817 Gioacchino Rossini partecipa come suonatore di contrabbasso ad una rappresentazione della sua Italiana in Algeri; fa appena in tempo ad ammirare le belle decorazioni settecentesche prima che vengano in parte distrutte e in parte trafugate nel 1819 da ignoti restauratori fiorentini. L’inaugurazione del Teatro Nuovo nel 1864 segna la completa decadenza del “Nobile” e il suo abbandono, che tuttavia non dura a lungo perché appena dieci anni dopo il Comune ne decide il ripristino affidando l’incarico all’architetto spoletino Giovanni Montiroli.

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Tra il 1877 e il 1880 l’architetto Montiroli corregge la curvatura a ferro di cavallo della sala per migliorare la visibilità da parte del pubblico e fa costruire tre ordini di palchi, abbattendo le vecchie strutture in legno. Il pittore perugino Domenico Bruschi decora il plafone, con Apollo e nove Muse intercalate da lunette con composizioni floreali sovrastate da putti monocromi, e il sipario che ritrae l’Apoteosi di Caio Melisso (tempera su tela del 1879 raffigurante le arti e la poesia). Consegnato nel 1880 completamente rinnovato, viene intitolato a Caio Melisso,  bibliotecario di fiducia dell’Imperatore Augusto. Negli anni successivi accoglie i nomi più rappresentativi di quell’epoca: Emma Gramatica, Ruggero Ruggeri, Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani, Tito Schipa, Beniamino Gigli, Rosine Stoltz, Gemma Bellincioni, Elvira de Hildago, Conchita Supervia, ecc. Ma quando Gian Carlo Menotti arriva nel 1957 a Spoleto trova il teatro declassato al ruolo di cinematografo. Viene quindi ripristinato nel 1958 con una revisione completa delle sue strutture fondamentali, dall’architetto Roberto De Luca in occasione della prima edizione del Festival dei Due Mondi per volere dello stesso Maestro Gian Carlo Menotti; il 5 luglio 1958 viene inaugurato con l’opera Macbeth di Giuseppe Verdi.

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Un ulteriore consolidamento della struttura avviene negli anni ’80, nell’ambito del programma regionale di restauro dei teatri storici umbri. Con il restauro dei due preziosi sipari ottocenteschi, dell’apparato scenico e del foyer si è conclusa nel 2011 la sua completa messa in sicurezza ad opera della Fondazione Carla Fendi.

TEATRO ROSSINI

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Teatro Rossini

Pesaro (1818)

860 posti

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Il Teatro Rossini viene inaugurato come Teatro del Sole nel 1637 durante il pontificato di Urbano VIII che concede, come luogo per gli spettacoli pubblici, le vecchie scuderie ducali. L’edificio subisce nel tempo diverse trasformazioni; una vera e propria ricostruzione si deve all’architetto Pietro Ghinelli tra il 1816 e il 1818, anno in cui è inaugurato come Teatro Nuovo con una eccezionale rappresentazione de La gazza ladra diretta dallo stesso Gioachino Rossini, già celebre anche se appena ventisettenne. Del vecchio edificio si salva il portale bugnato di Filippo Terzi che tuttora costituisce l’ingresso principale. La struttura in stile neoclassico progettata da Ghinelli è a ferro di cavallo e con quattro ordini di palchi. A quest’epoca risale anche il sipario del pittore milanese Angelo Monticelli. Nel 1855 il teatro viene intitolato a Rossini.

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Nel 1934 viene ricostruita la facciata, modificato il ridotto e realizzata un’ampia sala (l’attuale Sala della Repubblica) all’altezza del terzo ordine di palchi. L’ultimo restauro strutturale è degli anni settanta dopo che il teatro viene dichiarato inagibile nel 1966. La riapertura del Rossini nel 1980 decreta l’inizio di una vita intensissima in contemporanea con la nascita del Rossini Opera Festival che si tiene ogni anno nel mese di agosto.

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Oltre al Teatro Rossini, fanno parte del Rossini Opera Festival la Adriatic Arena, un impianto polivalente che ospita eventi musicali e sportivi di livello internazionale inaugurato nel 1996 e ubicato in prossimità del casello autostradale, l’Auditorium Pedrotti, la cui data di fondazione risale al 1892, e il Teatro Sperimentale, realizzato nel 1965 all’interno dell’edificio in cui ha sede il Municipio della città.

TEATRO GAETANO DONIZETTI

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Teatro Gaetano Donizetti

Bergamo (1791)

1150 posti

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La zona dove adesso sorge il teatro si presentava al viaggiatore dell’epoca come un insieme di baracche di legno in cui i mercanti esponevano le loro merci. In quanto luogo di grande afflusso, sorgevano alcuni teatri “abusivi” in legno, che venivano demoliti alla fine della stagione e riedificati la stagione successiva con il medesimo materiale conservato all’uopo. Fu proprio in quel luogo che Bortolo Riccardi, ricco commerciante, edificò il primo nucleo del teatro stabile che ora conosciamo, che prese il nome di teatro Riccardi. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 24 agosto 1791.

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La struttura originaria, molto diversa dall’attuale, fu distrutta da un incendio, forse doloso, nel 1797. L’architetto Giovanni Francesco Lucchini, che già aveva progettato l’interno del teatro andato distrutto, ricevette la commissione di guidare i lavori di costruzione del nuovo teatro. Bisogna aspettare il 30 giugno 1800 per l’inaugurazione della struttura così come noi la conosciamo. Nel 1840 per la prima volta Bergamo tributa una pubblica manifestazione al concittadino Gaetano Donizetti, in teatro per la rappresentazione della sua opera L’esule di Roma. Giuseppe Verdi, presente in sala, debutterà al Riccardi con Ernani nel 1844.

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Nel 1897, in occasione del centenario della nascita di Donizetti, nel corso delle solenni onoranze il teatro Riccardi assume il nome del compositore. Pur dedicando attualmente parte della sua programmazione al teatro di prosa, si è sempre distinto per le produzioni liriche, tanto da venir inserito nel ristretto novero dei teatri lirici di tradizione. Il Teatro è ubicato nella parte bassa della città di Bergamo, quella meno antica, ma l’appassionato di musica non dovrà mancare di visitare nella parte alta della città la casa museo del compositore.

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GROßES FESTSPIELHAUS

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Großes Festspielhaus

Salisburgo (1960)

2200 posti

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Costruita tra il 1956 e il 1960 su disegno dell’architetto Clemens Holzmeister quando più di 50 mila metri cubi di roccia furono estratti dalla rocca per far stare l’enorme auditorium, mantiene la facciata originale delle scuderie di corte ed è per questo che il pavimento è decorato con mosaici di teste di cavallo. La facciata stessa incorpora un arco di marmo di Fischer von Erlach. L’inaugurazione è avvenuta nel 1960 con il Rosenkavalier di Richard Strauss diretto da Herbert von Karajan.

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Innumerevoli opere d’arte moderna punteggiano gli interni dell’edificio e i foyer tra cui statue in marmo di Wander Bertoni, arazzi di Kokoschka, quadri di Robert Longo, ceramiche di Arno Lehman.

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Con la Haus für Mozart (ex Kleines Festspielhaus) e la Felsenreitschule forma il nucleo delle sedi in cui sono allestite le opere dell’annuale prestigiosissimo Festival. Oltre 5200 posti in totale.

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Haus für Mozart (Kleines Festspielhaus)

Salisburgo (2006)

1580 posti

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Il Kleines Festspielhaus ha ospitato per ottant’anni rappresentazioni di piccole opere e spettacoli di prosa e fu costruito da Clemens Holzmeister che realizzò anche il Großes Festspielhaus. Sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 1925, l’edificio venne ricostruito più volte e nel 1937 l’auditorio subì uno spostamento di 180°. Dopo l’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler nel 1938, gli affreschi di Anton Faistauer, i mosaici di Anton Kolig e le sculture di Jakob Adlhart furono ritenuti “arte degenerata”. Clemens Holzmeister non era più considerato opportuno dal punto di vista politico e così seguì una nuova trasformazione compiuta dallo “scenografo del Reich” Benno von Arent, che sostituì il rivestimento di legno con un soffitto a stucco con tanto di ornamenti dorati. Nel 1939 si ebbe la prima rappresentazione di Der Rosenkavalier di Richard Strauss diretto da Karl Böhm.

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Le condizioni in fatto di acustica e visibilità si dimostrarono sfavorevoli per cui si ebbe un’altra modifica negli anni 1962/63. Gli architetti salisburghesi Hans Hofmann ed Erich Engels conferirono alla sala l’aspetto che mantenne fino al 31 agosto del 2004. In occasione dell’Anno Mozartiano nel 2006 le scuderie di corte d’un tempo vennero trasformate per l’ultima volta dall’architetto Wilhelm Holzbauer, un allievo di Clemens Holzmeister, e dal lussemburghese François Valentiny per realizzare la Haus für Mozart.

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I tre portoni d’ingresso sono opera di Josef Zenzmaier, mentre Michael Hammers ha concepito e realizzato la “Parete d’oro” nel foyer che il teatro condivide con la Felsenreitschule.

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