Platée

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★★★★★

Un beffardo Olimpo 150 anni prima di Offenbach

La meritoria riproposta moderna del teatro di Rameau ha un culmine nel 2000 con la comédie-lyrique Platée. Pro­seguirà negli anni seguenti con Les Indes Galantes e Les Boréa­des, sempre all’Opé­ra Garnier di Parigi.

L’opera era stata data il 31 marzo 1745 a Versailles come ballet bouffe in occasione delle nozze del delfino di Luigi XV con l’infanta di Spagna e c’è chi ha visto nel divertente libretto di Adrien-Joseph Le Valois d’Orville tratto da Platée ou Junon jalouse di Jacques Autreau allusioni a questo matrimonio a causa della reputazione di poca avvenenza della povera Maria Teresa messa impietosamente in evidenza nel famoso ritratto di Velazquez. Soggetto del lavoro di Rameau è infatti la bruttezza della naiade Platée che è indotta a credere di essere l’oggetto del nuovo amore di Giove. I trasali­menti amorosi della ninfa sono accompagnati da un’orchestra che dovrà aspettare il Ravel de L’enfant et les sortilèges per potersi esprimere con al­trettanta arguzia ed eleganza di onoma­topee musicali.

Prologo. Vignaioli, satiri e menadi cercano di svegliare Thespis perché canti un inno bacchico. Questi decide di mettere in scena uno spettacolo e Momus propone come soggetto le vicende di Jupiter e Junon. L’Amour avverte che nessuno spettacolo può svolgersi senza la sua presenza. Atto primo. Junon, gelosa, ha provocato una tempesta che minaccia il raccolto. Mercure e il re Cithéron cercano di correre ai ripari: si finge che Jupiter si sia innamorato di una persona ridicola, in modo da togliere a Junon ogni motivo di gelosia. Chi meglio della vecchia, orribile ninfa Platée? La donna si dimostra lusingata quando Mercure le porta la notizia dell’innamoramento divino. Atto secondo. Mentre Mercure ha allontanato Junon, Jupiter e Platée hanno il loro primo appuntamento. Disceso da una nuvola, Jupiter si trasforma in un asino e quindi in una civetta; ordina a Momus di organizzare dei festeggiamenti, sino al momento delle nozze. Compare allora la Folie, che accompagna sulla lira di Apollo un balletto di pazzi, travestiti da buffoni e da filosofi. Atto terzo. I festeggiamenti proseguono tra le follie di Momus; intanto Jupiter comincia a temere che Junon torni troppo tardi per liberarlo da questa situazione imbarazzante. Fortunamente la dea arriva in tempo utile: dapprima furibonda, alla vista di Platée scoppia in una risata fragorosa, riconoscendo l’infondatezza della sua gelosia. Riconciliati, i due sposi divini ascendono all’Olimpo, mentre la povera ninfa resta in balìa della derisione generale.

Marc Minkowski è l’interprete ideale per questa partitura: fin dai primi istanti, quando con le sue manone fa partire le note pun­tute e saltellanti della meravigliosa ouverture, si capisce che sarà una serata specia­le. Con la sua verve e il suo gusto per questo repertorio Minkowski dà una lettura ineguagliabile della partitura.

Per quanto riguarda l’aspetto visivo Laurent Pelly è, se possibile, ancora più spassoso qui che nelle sue re­gie delle operette di Offenbach. Qui tutto si muove con la musica, le sue non sono mai gag gratuite o volgari e i suoi costumi de­liziosi fanno il paio con le divertenti co­reografie di Laura Scozzi. Esilarante nel terzo atto la danza delle tre Grazie la cui comicità ricorda il Grand Pas de Quatre dei Trockade­ro. Il tut­to contribuisce a rendere lo spettacolo estremamente go­dibile.

All’apertura di sipario troviamo in scena le file di poltrone di una galleria di teatro che si va riempiendo di pubblico. È il coro del prologo che risveglia Tespi/Mercurio (un effervescente Yann Beuron) il quale, assieme ad altri dèi di questo Olimpo di cartape­sta, intende organizzare una burla a spese della sgraziata Platea, «la naïade ridicule», con cui Giove vuole punire la gelo­sia della con­sorte Giunone. Gli atti successivi ci trasportano nello stagno della suddetta naiade (l’inarrivabile Paul Agnew en travesti di batrace femmini­le). La scena, di Chantal Thomas, è la stessa galleria di teatro di prima, ma immersa in una nebbiolina lacustre e invasa sempre più da muschi ed erbe acquatiche.

Tutti bravissimi gli altri cantanti tra cui Laurent Naouri e Mireille Delunsch la quale, assieme allo spas­soso balletto, si ritaglia un esilarante pezzo di teatro nel teatro nel se­condo atto.

Nessun extra nei due dischi, ma un cofanetto da comprare senza esitazioni.

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